Edward Gibbon - Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 10
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A. D. 569-609
L'oscura e volgare origine che si attribuì a Maometto è una sciocca calunnia de' Cristiani 69 69 In eo conveniunt omnes, ut plebejo vilique genere ortum , etc. (Hottinger, Hist. orient. , p. 136). Ma Teofane, il più antico degli storici Greci, e padre di più menzogne, confessa che Maometto era della razza d'Ismaele, εκ μιας γενικωτατης φυλης ( Chron. p. 277.) di una famiglia nobilissima.
, i quali così adoperando danno più risalto al merito dell'avversario in vece di menomarlo. La discendenza sua da Ismaele era un privilegio, oppure una favola comune all'intera nazione 70 70 Abulfeda (in Vit. Mohammed , c. 1, 2) e Gagnier ( Vie de Mahomet , p. 25-97) espongono la genealogia del Profeta quale è ammessa da' suoi nazionali. Se fossi alla Mecca, mi guarderei ben del contrastarne l'autenticità, ma a Losanna mi farò lecito d'osservare, 1. che da Ismaele a Maometto lo spazio è di duemila e cinquecento anni, e che i Musulmani non contano che trenta generazioni in vece di settantacinque; 2. che i Beduini moderni sono ignari della storia propria, e non si curano della lor genealogia ( Voyage de Darvieux , p. 100-103).
; ma se abietti o incerti erano i primi anelli della sua genealogia, provava una nobiltà purissima per più generazioni; discendea dalla tribù di Koreish, e dalla famiglia degli Hashemiti, i più illustri fra gli Arabi, principi della Mecca, e custodi ereditari della Caaba. Abdol-Motalleb, suo avo, era figlio di Hashem, cittadino ricco e generoso, che in tempo di carestia avea mantenuto co' guadagni del suo traffico i concittadini. La Mecca, sostentata dalla liberalità del padre, fu salvata dal coraggio del figlio. Il regno d'Yemen obbediva a' principi cristiani dell'Abissinia; avvenne che per un insulto ricevuto, Abrahah, loro vassallo, si determinò a vendicare l'onore della croce; una truppa d'elefanti e un esercito d'Affricani investirono la santa città. Si propose un accomodamento; nella prima conferenza, l'avo di Maometto domandò che fossero restituite le sue greggie. «E perchè, gli disse Abrahah, non implori piuttosto la mia clemenza in favore del tuo Tempio che ho minacciato?» «Perchè, replicò l'intrepido Capo, le greggie son mie, e la Caaba appartiene agli Dei, che ben sapranno difenderla contro l'oltraggio e il sacrilegio». La diffalta di viveri o il valore de' Koreishiti forzarono gli Abissini ad una ritratta obbrobriosa. Si ornò il racconto di quella sconfitta colla apparizione miracolosa d'uno stormo d'uccelli che fecero piovere una grandine di sassi su le teste infedeli, e la memoria di questa liberazione fu per lungo tempo celebrata sotto nome di Era dell'elefante 71 71 I primi semi di questa o favola o storia si trovano nel centesimoquinto capitolo del Corano, e Gagnier ( Préface de la Vie de Mahomet , p. 18, etc.) ha tradotto il racconto d'Abulfeda sul quale si può cercare qualche schiarimento nel d'Herbelot ( Bibl. orient. , p. 12) e Pocock ( Specimen , p. 64). Prideaux ( Vie de Mahomet ) scrive essere una novella inventata dal profeta; ma il Sale ( Koran , p. 501-503), mezzo Musulmano, punge l'incoerenza di questo scrittore che credeva ai miracoli dell'Apollo di Delfo. Il Maracci ( Alcoran , t. I, parte II, p. 14; t. II, p. 823) attribuisce il prodigio al diavolo, e forza i Musulmani a confessare che Dio non avrebbe protetto contro i cristiani gli idoli della Caaba.
. La gloria d'Abdol-Motalleb fu rabbellita dalla felicità domestica; visse sino all'età di centodieci anni, e diede la vita a sei figlie e a tredici maschi. Abdallah, suo figlio prediletto, era il più bello e il più modesto giovanetto dell'Arabia; narrasi che nella prima notte delle sue nozze colla vezzosa Amina, della nobile stirpe degli Zahriti, duecento fanciulle morissero di gelosia e di rabbia. Maometto, o, più esattamente scrivendo, Mohammed, unico figlio di Abdallah e d'Amina, nacque alla Mecca quattro anni dopo la morte di Giustiniano, e due mesi dopo la sconfitta degli Abissini 72 72 Le epoche più sicure, quelle d'Abulfeda ( in Vit. , c. 1, p. 2) d'Alessandro o de' Greci 882, di Bocht Naser o Nabonassar 1316, ci danno l'anno 569 per quella della nascita di Maometto. A' Benedettini è sembrato troppo oscuro ed incerto il vecchio calendario degli Arabi per prestargli fede ( Art de vérifier les dates , p. 15); stando al giorno del mese o della settimana, fanno un nuovo computo, e ritirano indietro la nascita di Maometto sino al 10 novembre 570. Concorderebbe questa data coll'anno 882 de' Greci, stabilita da Elmacin ( Hist. Saracen. p. 5) e da Abulfaragio ( Dynast. p. 101, e l' Errata della versione di Pocock). Si pone oggi molta cura a conoscere l'epoca precisa della nascita di Maometto, che forse non era nota a quest'ignorante profeta[*]. * Alcuni letterati più moderni pongono la nascita di Maometto nell'anno 571 dell'Era cristiana. (Mohammeds religion, etc. von Cludius , p. 21) (Nota dell'Editore francese).
, i quali, vincendo, introdotta avrebbero nella Caaba la religione cristiana. Ancora fanciullo perdette il padre, la madre e l'avolo. I suoi zii erano considerati assai, ed erano molti: nella division della successione non ebbe per sua parte che cinque cammelli ed una schiava d'Etiopia. Abu-Taleb, il più ragguardevole de' suoi zii, fu sua guida nell'interno della casa e fuori, in pace e in guerra 73 73 Secondo altri, Abu-Taleb s'impadronì del retaggio paterno di Maometto, e cercò ancora di far perire quell'orfano, il quale dovè ricorrere alla protezione degli altri parenti, di fuggire e d'andare dietro le carovane. ( Mohammeds religion aus dem Koran dargelegt etc. von Cludius, p. 21.) ( Nota dell'Editore francese ).
. Nella età di venticinque anni andò Maometto a servire Cadijah, ricca e nobile, vedova della Mecca, che in premio della sua fedeltà gli concedette ben tosto la sua mano e la sua fortuna. Il contratto matrimoniale dimostra, secondo la semplicità di que' tempi, l'amore scambievole di Maometto e di Cadijah, e lo rappresenta per l'uomo più costumato e gentile della tribù di Koreish. Lo sposo assegnò alla moglie per trattamento vedovile dodici once d'oro e venti cammelli che furono dati dallo zio 74 74 Ecco la testimonianza onorevole che Abu-Taleb rendette alla sua famiglia e al nipote. Laus Dei, qui nos a stirpe Abrahami et semine Ismaelis constituit, et nobis regionem sacram dedit, et nos judices hominibus statuit. Porro Mohammed filius Abdollahi nepotis mei (nepos meus) quo cum ex aequo librabitur e Koraishidis quispiam cui non praeponderaturus est, bonitate et excellentia, et intellectu et gloria et acumine etsi opum inops fuerit (et certe opes umbra transiens sunt et depositum quod reddi debet), desiderio Chadijae filiae Chowailedi tenetur, et illa vicissim ipsius, quidquid autem dotis vice petieritis, ego in me suscipiam (Pocock, Specimen , a septima parte libri Ebu Hamduni.)
. Questa alleanza ripose il figlio d'Abdallah nel grado de' suoi antenati, e la saggia matrona fu paga delle domestiche di lui virtù, sinchè giunto all'età di quarant'anni 75 75 L'istoria della vita privata di Maometto, dalla sua nascita sino alla sua missione, si legge in Abulfeda ( in Vit. , c. 3-7) e negli scrittori Arabi, autentici o supposti, citati dall'Hottinger ( Hist. orient. , p. 204-211), nel Maracci (t. I, p. 10-14) e nel Gagnier ( Vie de Mahomet , t. I, p. 97-134).
assunse il titolo di Profeta, e predicò la religione del Corano.
Secondo la tradizione de' suoi compatriotti, Maometto 76 76 Abulfeda ( in Vit. c. 65, 66), Gagnier ( Vie de Mahomet , t. III, p. 272-289). Le tradizioni più verosimili sulla persona e i discorsi del Profeta vengono da Ayesha, da Alì e da Abu Horaira, soprannomato il padre d'un gatto (Gagnier, t. II, p. 267; Ockley, Hist. of the Saracens , t. II, p. 149), e che morì l'anno dell'egira 59.
era insigne per avvenenza, vantaggio esteriore dispregiato soltanto da quelli che nol possedono. Prima di favellare, sia in pubblico sia in privato, si conciliava già il favore degli astanti. Applaudivasi al suo contegno che annunciava un uomo autorevole, alla sua aria maestosa, al suo sguardo penetrante, al suo sorriso piacevole, alla lunga barba, alla fisonomia in cui si leggevano i sentimenti dell'anima, al gesto che cresceva forza alle sue parole. Nella familiarità della vita privata non si dipartiva mai dalla civiltà grave e cerimoniosa del suo paese; i suoi riguardi verso i ricchi e i potenti erano nobilitati dalla condiscendenza e affabilità con cui trattava i cittadini più poveri della Mecca. La franchezza delle sue maniere velava l'astuzia delle sue mire, e l'urbanità prendeva in lui le sembianze d'affetto per la persona a cui parlava, o quelle d'una benevolenza generale. Vasta era e sicura la sua memoria, agevole l'ingegno e adatto alla società, sublime l'immaginazione, e il giudizio chiaro, pronto, decisivo. Aveva coraggio nel pensare come nell'operare, e benchè sia da credersi che i suoi disegni si allargarono gradatamente a seconda del buon esito, la prima idea che concepì della sua missione profetica porta l'impronto d'un ingegno straordinario. Educato in grembo alla famiglia più nobile del paese, avevane preso l'abito di parlare il più puro dialetto degli Arabi; e sapea contenere la facilità e l'abbondanza del discorso, e accrescerne il pregio con un silenzio usato a luogo e tempo. Con tutti questi doni dell'eloquenza, non era in fin fine Maometto che un Barbaro ignorante: non se gli era insegnato quand'era giovane, a leggere, nè a scrivere 77 77 Que' che credono che Maometto sapesse leggere e scrivere, non hanno adunque esaminato ciò ch'è scritto d'altra mano che la sua ne' suras , o cap. del Corano 7, 29 e 96. Abulfeda ( in vit. , c. 7), Gagnier ( Not. ad Abulfeda, p. 15), Pocock ( Specimen , p. 151), Reland ( De Religione Mohammed. , p. 236) e Sale ( Disc. prélim. , p. 43) ammettono senza contrasto que' testi e la tradizione della Sonna. Il Sig. White è presso che il solo che neghi l'ignoranza del profeta, per accusarne l'impostura. Ma le sue ragioni sono tutt'altro che soddisfacenti. Due viaggi non lunghi alle fiere di Siria non bastavano certamente ad acquistare cognizioni sì rare fra i cittadini della Mecca; nè mai alla sottoscrizione d'un trattato, che si fa con animo quieto, avrebbe Maometto lasciata cadere la maschera. Niuna conseguenza può dedursi da ciò che si narra della sua malattia e del suo delirio. Prima che s'avvisasse di spacciarsi profeta, avrebbe dovuto nella vita privata mostrar di sovente che sapeva leggere e scrivere; e i suoi primi proseliti, i membri della sua famiglia, sarebbero stati i più pronti a riconoscere ed accusare la sua scandalosa ipocrisia. (White, Sermons , p. 203, 204; Notes , p. 36-38.)
; la universale ignoranza lo assolvea da vergogna e da rimprovero; ma fra limiti angusti era imprigionato il suo spirito, e mancava di quegli specchi fedeli che riflettono su la mente nostra i pensamenti de' saggi e degli eroi. Veramente il gran libro della Natura stava aperto davanti a' suoi occhi; nondimeno debbonsi attribuire agli autori della sua vita le osservazioni politiche e filosofiche che ne' suoi viaggi gli prestano 78 78 Il conte di Boulainvilliers ( Vie de Mahomet , p. 201-228) fa viaggiare Maometto come il Telemaco del Fénelon e il Ciro di Ramsay. La sua andata alla Corte di Persia è probabilmente una fola, nè posso capire io stesso donde venga quella esclamazione: «I Greci peraltro son uomini!» Quasi tutti gli scrittori Arabi, Musulmani e Cristiani parlano dei due viaggi nella Siria (Gagnier, ad Abulfeda, p. 10.)
. Lo veggiamo, la mercè loro, fare confronti di tutte le nazioni e di tutte le religioni della terra, scoprire la debolezza della monarchia della Persia e di quella di Roma, osservare con isdegno e compassione il suo secolo degenerato, e formare il divisamento di unire sotto uno stesso re e uno stesso Dio l'invitto valore e le virtù prische degli Arabi. Più esatte indagini ci avvertono che Maometto non avea veduto le Corti, gli eserciti, i Templi dell'oriente; che consistettero i suoi viaggi nell'attraversare la Siria andando due volte alle fiere di Bostra e di Damasco; che avea soli tredici anni quando accompagnò la caravana dello zio, e dovè ritornare alla casa di Cadijah tosto ch'ebbe spacciate le merci da lei affidategli. Nelle sue corse precipitose e negligenti potè l'occhio acuto del suo grande intelletto penetrare cose invisibili pe' suoi rozzi compagni: potè quello spirito fecondo ricevere i semi di varie cognizioni; ma l'ignoranza in cui era dell'idioma siriaco avrà poi repressa moltissimo la sua curiosità, e di fatto io non iscorgo nella vita e negli scritti di Maometto che siensi mai allargate le sue mire oltre i confini dell'Arabia. La divozione e il commercio conduceano ogn'anno alla Mecca pellegrini da ogni Cantone di quella romita parte del globo. Per le libere comunicazioni vigenti fra questa moltitudine di persone poteva un cittadino qualunque aver modo di studiare nella lingua nativa lo stato politico e il carattere delle varie tribù, la dottrina e la pratica de' Giudei e de' Cristiani. Poteano gli Arabi aver avuta occasione d'esercitare l'ospitalità con alcuni stranieri utili ad essi, colà guidati da genio o da necessità, e i nemici di Maometto nominarono un Giudeo, un Persiano e un Monaco siriaco come cooperatori secreti nel comporre il Corano 79 79 Mi manca il tempo d'esaminare le favole e le congetture poste in mezzo sul nome di que' forestieri accusati, o presunti dagl'Infedeli della Mecca. ( Corano , c. 16, p. 223; c. 35, p. 297, colle note del Sale; Prideaux, Vie de Mahomet , p. 22-27; Gagnier, Not. ad Abulfeda, p. 11-74; Maracci, t. II, p. 400). Il Prideaux medesimo ha osservato che queste intelligenze saranno state secrete, e che la scena succedette nel cuor dell'Arabia.
. Il conversare arricchisce d'idee l'intelletto, ma la solitudine è la scuola del grand'uomo, e l'uniformità di un'opera annuncia la mano d'un autor solo. Si era dato Maometto interamente alla contemplazione religiosa; ogni anno si allontanava dalla gente non che dalle braccia di Cadijah nel mese di Ramadan; si ritraeva nel fondo della spelonca di Hera, distante tre miglia della Mecca 80 80 Abulfeda ( in vit. , c. 7, p. 15; Gagnier, t. I, p. 133-135.) Abulfeda ( Geogr. arab. , p. 4) indica il sito del monte Hera. Eppure Maometto non aveva mai udito parlare della grotta della ninfa Egeria, ubi nocturnae Numa constituebat amicae ; non del monte Ida, ove Minosse conversava con Giove, ec.
: quivi consultava lo spirito di frode o quello del fanatismo, il soggiorno del quale non è già in cielo, ma nella mente del profeta. Non vi ha che un Dio, e Maometto è l'appostolo di Dio : tale è la fede, che sotto nome d' Islam , predicò egli alla sua famiglia e alla sua nazione, e che così comprende una verità eterna, ed una favola evidente.
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