Edward Gibbon - Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 10

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Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 10: краткое содержание, описание и аннотация

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I forestieri e i nativi del paese discorsero con grandi elogi dell'independenza perpetua degli Arabi, e parecchi artificiosi controversisti hanno trovato 21 21 La Genesi, al capo 16, v. 12, dice: hic erit ferus homo: manus ejus contra omnes, et manus omnium contra eum, et e regione universorum fratrum suorum figet tabernacula. Qui nel dato carattere d'Ismaele possono considerarsi descritti profeticamente i suoi discendenti, gli Arabi, dati a regolare ladroneccio, e dimoranti poco lungi della Palestina; non sono artificiosamente contorti i sensi della Genesi; non si potrebbe per altro spiegare il manus omnium contra eum che col riferirlo all'essere stata l'Arabia alcune volte invasa da armate tartare, e persiane; ma ciò potrebbe pur dirsi di tanti altri Stati. (Nota di N. N.) in quello stato singolare, ma naturale, una profezia ed un miracolo in favore della posterità d'Ismaele 22 22 Un dottor anonimo ( Univers. History , vol. XX, edit. in-8) ha ricavato dall'independenza degli Arabi una dimostrazione formale della verità del cristianesimo. Può un critico primieramente negare i fatti, e poi disputare sul senso del passo che si allega della Bibbia ( Genes. XVI, 12), su l'ampiezza della applicazione, e sul fondamento della genealogia. . Parecchi fatti che non si ponno nè dissimulare, nè eludere, rendono imprudente e superflua questa maniera di ragionare: il regno d'Yemen fu soggiogato ora dagli Abissini, ora da' Persiani, ora da' Soldani d'Egitto 23 23 Fu soggiogato (A. D. 1173) da un fratello del gran Saladino che fondò una dinastia de' Curdi o degli Ayoubiti (Guignes, Hist. des Huns , t. 1, p. 425; d'Herbelot, p. 477). , e da' Turchi 24 24 Dal luogotenente di Solimano I (A. D. 1538), e da Selim II (1568). V. Cantemir ( Hist. de l'empire Ottoman , p. 201-221.) Il Bascià che risedeva in Saana comandava a ventun Bey, ma non mandò mai tributi alla Porta (Marsigli, Stato Militare dell'impero Ottomano , p. 124), e i Turchi ne furono cacciati verso l'anno 1630. (Niebuhr, p. 167, 168.) : le città sante della Mecca e di Medina varie volte furono soggette a un tiranno Tartaro, e la provincia romana d'Arabia 25 25 Le principali città della provincia romana che chiamavasi Arabia e terza Palestina, erano Bostra e Petra che datavano dall'anno 105, epoca in cui furono soggiogate da Palma, luogotenente di Traiano. (Dion Cassio, l. LXVIII). Petra era la capitale de' Nabatei, che traevano il nome dal primogenito dei figli d'Ismaele (Genes. XXV, 12, etc., co' Commenti di San Girolamo, del Le Clerc, e del Calmet). Giustiniano abbandonò un paese palmifero di dieci giornate di viaggio al mezzodì di Aelah (Procopio, De bell. persico , l. I, c. 19); e i Romani avevano un centurione e una dogana (Arriano in Periplo maris Erythroei , p. 11, in Hudson, t. 1) in un luogo (λευκη κωμη, Pagus Albus Hawarra) del territorio di Medina (d'Anville, Mémoire sur l'Egypte , p. 243). Su questi possedimenti reali, e su qualche nuova scorreria di Traiano ( Peripl. p. 14, 15) fondarono gli storici e le medaglie la supposizione che i Romani conquistassero l'Arabia. comprendea particolarmente il deserto ove Ismaele e i suoi figli alzarono probabilmente le loro tende in faccia a' fratelli. Ma questa servitù non fu che passeggera o locale; il Corpo della nazione sfuggì all'impero delle più possenti monarchie. Sesostri e Giro, Pompeo e Traiano, non valsero a terminare la conquista dell'Arabia; e se il moderno sovrano de' Turchi 26 26 Niebuhr ( Descript. de l'Arabie , p. 302, 303, 329-331) ci dà le notizie più recenti ed autentiche sul grado d'autorità che possedono i Turchi nell'Arabia. esercita una giurisdizione apparente, il suo orgoglio è ridotto a domandare l'amicizia d'un popolo che provocato è terribile, e che invano si assale. È cosa evidente che la libertà degli Arabi dipende dalla lor indole e dalla qualità del paese. Per molte generazioni, prima di Maometto 27 27 Diodoro di Sicilia (t. II, l. XIX, p. 390-393, ediz. del Wesseling) ha data a conoscere chiaramente l'independenza degli Arabi nabatei, che fecero resistenza alle armi d'Antigono e di suo figlio. , aveano le contrade circonvicine provato con grave danno l'intrepido valore di quelli nella guerra offensiva e nella difensiva. Seguendo le abitudini e la disciplina della vita pastorale, gli uomini si conformano a poco a poco alle pazienti e operose virtù del soldato. La cura delle pecore e de' cammelli è lasciata alle donne della tribù; ma la gioventù bellicosa, sempre a cavallo, armata ed unita sotto la bandiera dell'Emir, s'esercita a scagliar dardi, a maneggiar la chiaverina e la scimitarra. La memoria della lunga loro independenza è la testimonianza più certa per provarne la durata; ogni generazione novella si sente infiammata dalla brama di mostrarsi degna de' suoi antenati, degna di conservare l'eredità del valore che gli fu trasmesso. All'avvicinarsi d'un comune nemico rimane sospesa ogni lite domestica; nelle ultime ostilità contro i Turchi, ottantamila confederati assalirono, e rubarono la caravana della Mecca. Marciano alla battaglia forti della speranza di vincere, e si conducono dietro quanto occorre ad assicurare la ritratta. I lor cavalli, e i cammelli, che in otto o dieci giorni possono correre quattro o cinque cento miglia, si dileguano rapidamente davanti al vincitore; le acque occulte del deserto ne eludono ogni ricerca, e le schiere vittoriose son costrette a languire di fame, di sete, di stenti inseguendo un nemico invisibile, che, ridendosi degli sforzi ostili, riposa sicuro in seno all'ardente sua solitudine. Nè solamente le armi e i deserti de' Beduini ne francheggiano la libertà; essi sono una barriera per l'Arabia Felice, gli abitanti della quale lontani dal teatro della guerra sono snervati dal clima e dall'abbondanza del suolo. Dalle fatiche e dalle malattie furono distrutte le legioni d'Augusto 28 28 Strabone, l. XVI, p. 1127-1129; Plinio, Hist. nat ., VI, 32. Elio Gallo sbarcò presso Medina, e fece quasi trecento leghe nella parte dell'Yemen che giace fra Mareb e l'Oceano. Il non ante devictis Sabeae regibus ( Od . I, 29), e gl' intacti Arabum thesauri ( Od . III, 24) d'Orazio, attestano l'indipendenza ancora inviolata degli Arabi. , nè mai si giunse, fuorchè per mare, a sottomettere l'Yemen. Quando Maometto 29 29 Lo stendardo di Maometto non è sacro pel lettore cristiano: questo aggettivo è male applicato ad uno stendardo di un fortunato Capo d'entusiasti, che coll'armi diffusero la lor religione rapidamente in molte, e vaste regioni dell'Asia, e dell'Affrica. (Nota di N. N.) inalberò il suo sacro Vessillo 30 30 V. in Pocock una Storia imperfetta dell'Yemen, Specimen , p. 55-66; di Hira, p. 66-74; di Gassan p. 75-78, su tutte le cose che si poterono sapere, o di cui si potè in un tempo d'ignoranza serbare memoria. , era quel regno una provincia del reame di Persia; ma regnavano tuttavia nelle montagne sette principi degli Omeriti, e il luogotenente di Cosroe si indusse a dimenticare la patria, e il suo sciagurato padrone. Gli storici del secolo di Giustiniano ci espongono lo stato degli Arabi independenti, che parteggiarono secondo l'interesse e l'inclinazione propria nella lunga guerra dell'Oriente: fu permesso alla tribù di Gassan l'accamparsi sul territorio di Siria, ed a' principi di Hira l'edificare una città circa quaranta miglia al mezzodì dalle ruine di Babilonia. Spediti erano e vigorosi nelle fazioni militari, ma venali nell'amicizia, incostanti nella fedeltà, capricciosi negli odii: era più facile l'attizzare questi Barbari erranti che il disarmarli, e nella familiarità che si acquista con chi guerreggia, imparavano a conoscere e a dispregiare l'altiera debolezza di Roma e della Persia. Da' Greci e da' Latini le tribù Arabe, disseminate fra la Mecca e l'Eufrate 31 31 Le Σαρακηνικα φυλα, μυριαδες ταυτα, και το πλειστον αυτων ερημονομοι, και αδεσποτοι, tribù Saracene, a decine di migliaia, e per lo più abitatrici di deserti, e independenti , descritte da Menandro ( Excerpt. legat. , p. 149), da Procopio ( De bell. Pers. l. I. c. 17-19; l. II, c. 10) e, coi più forti colori, da Ammiano Marcellino, (l. XIV, c. 4) che ne parla sin dal tempo di Marc'Aurelio. , erano confuse sotto il nome generale di Saraceni 32 32 Questo nome usato da Tolomeo e da Plinio in un senso più ristretto, e da Ammiano e da Procopio in significato più largo, fu ridicolamente derivato da Sarah , moglie d'Abramo; e in un modo assai oscuro dal villaggio di Saraka μετα Ναβαταιους fra i Nabatei (Stephan., De urbibus ), ma più plausibilmente da vocaboli arabici, che significano un naturale disposto al ladroneccio, o che denotano la loro situazione all'Oriente (Hottinger, Hist. orient. , lib. I, c. I. p. 7, 8; Pocock, Specimen , p. 33-35; Assemani, Bibl. orient. t. IV, p. 567). Ma l'ultima e la più ammessa di tali etimologie è confutata da Tolomeo ( Arabia , p. 2, p. 18, in Hudson, t. IV), che segna espressamente la situazione occidentale e meridionale de' Saraceni, che allora erano una tribù oscura stanziata su le frontiere dell'Egitto. Questa denominazione adunque non può riferirsi al carattere nazionale; e poichè fu data da forestieri, convien cercarne l'origine non già nella lingua araba, ma in una straniera. , cui sino dall'infanzia ogni cristiano apprendeva a pronunciare con orrore e spavento.

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