Non aveva dubbi: si trattava di Oda Yoshiro, l’ oyabun della potente Yamaguchi-Gumi, il capo della più influente famiglia della malavita giapponese.
Montecarlo, giugno 2001
Henry Vittard avrebbe forse preferito non sopravvivere a quell’avventura. Gli mancava il coraggio per superare il senso di vuoto che l’assenza di Sylvie aveva creato. L’equipaggio del catamarano oceanico C’est Dommage aveva interrotto la regata per prendere parte alle ricerche, ritirandosi proprio nel momento in cui si profilava la vittoria.
Henry aveva ripreso possesso della sua barca soltanto un anno dopo l’incidente, quando il dolore si era, almeno all’apparenza, un po’ attenuato.
Una volta tirata in secco in un cantiere europeo, all’imbarcazione vennero apportate alcune modifiche, tali da renderla più simile a un veliero da crociera che a un prototipo da regata. Le caratteristiche essenziali rimasero invariate, ma all’interno di ognuno dei due «scarponi» furono predisposti cabine e servizi sufficientemente comodi per gli ospiti e l’ampia area tra i due galleggianti fu dotata di una tuga nella quale si apriva un salone di notevoli dimensioni. A bordo venne montata ogni più sofisticata attrezzatura. Da quando il catamarano apparve sul mercato delle imbarcazioni a noleggio, la lista d’attesa si allungò via via, come se una crescente moltitudine di persone non volesse altro che trascorrere una vacanza in compagnia dello skipper più famoso al mondo.
Il C’est Dommage rimaneva comunque un’imbarcazione dalle notevoli prestazioni. I venti tesi del Mediterraneo erano in grado di regalare emozioni uniche agli ospiti, diverse tuttavia da quelle estreme che Vittard ben conosceva. E lui restava un comandante attento ed esperto, oltre che un insuperabile subacqueo.
L’ammiraglio Grandi attese che Henry prendesse posto al tavolo del bistrot, ma soprattutto che la mente del navigatore fosse sgombra, se mai fosse stato possibile, dagli spettri che vi aleggiavano.
«Mi sono permesso di disturbare proprio lei, signor Vittard…» esordì l’ammiraglio parlando in italiano e interrompendosi dopo le prime battute. «Lei capisce la mia lingua, non è vero, Henry? Se non erro, sua madre era italiana.»
Henry con un cenno d’assenso incoraggiò l’interlocutore a proseguire.
«Come le ho detto, sono andato in pensione da pochi mesi. Nella mia carriera militare ho collezionato una dozzina di comandi, tra cui quello del centro velico agonistico della marina militare italiana. Non le nego che ho seguito quasi con fanatismo ogni sua impresa, essendo io, anzitutto, un grande appassionato di vela. Ma i fatti di cui le vorrei parlare risalgono a una decina di anni or sono, quando ero di stanza in una delle maggiori isole italiane. In quel periodo amavo praticare immersioni. Non sono certo un subacqueo professionista, e quindi limitavo le mie discese entro i trenta metri. Nel corso di una di queste, ho rinvenuto un primo reperto e, nell’anno successivo, con l’aiuto di un metal detector, sono riuscito a recuperare altri oggetti antichi.»
«Certo, il Mediterraneo, e le coste italiane in particolare, sono disseminati di relitti di ogni epoca», annuì Vittard.
«Non sto parlando di una nave oneraria carica di anfore o di un cacciatorpediniere affondato nel corso della seconda guerra mondiale…» Gli occhi di Grandi brillavano di euforia, mentre infilava la mano destra in una tasca. «Mi riferisco a queste…»
Tre monete d’oro rotolarono sul tavolo, sobbalzando lungo i bordi consumati dal tempo. La figura centrale del conio era ancora ben visibile. Henry prese tra le dita quella meno consunta.
«Interessante… Una moneta d’oro di tarda età neroniana, raffigurante l’imperatore nelle vesti di Apollo Citaredo… Avevo visto dei conii simili in bronzo, ma mai in oro.»
«Sì, infatti. Ne ho rinvenute sette a poca distanza l’una dall’altra, un numero sacro per gli antichi. Probabilmente erano inserite nella scassa dell’albero di maestra di una nave per propiziarsi i favori delle divinità. Il titolo d’oro puro è poi relativamente basso. Ciò avvalora la tesi che Nerone fu il primo a introdurre monete con valore inferiore a quello nominale.»
«È vero, infatti si parla di Nerone come l’inventore del fenomeno inflativo.»
«Noto che, malgrado le traversate e l’impegno agonistico, ricorda bene gli insegnamenti universitari, Henry», sorrise l’ammiraglio.
«Io invece mi sto rendendo conto che lei si è ben documentato su di me, prima di incontrarmi.»
«Deformazione professionale, da vecchio militare… D’altronde, sua madre è italiana e si è brillantemente laureato in archeologia: non sono certo notizie che possano sfuggire a un suo ammiratore.»
«Bene, ammiraglio, date queste premesse veniamo al dunque…» disse Vittard, un poco innervosito per quell’intrusione nella sua vita privata.
«Io ho rinvenuto il luogo dell’affondamento di una nave… una nave… forse appartenuta a qualche potente del passato. Poteva essere addirittura un imperatore. Una nave d’oro. Le chiedo di partecipare alla spedizione per riportare alla luce il relitto, Vittard.»
«Vede, ammiraglio, da quando mi sono ritirato dalle competizioni, trascorro la mia esistenza portando in giro, sopra e sotto il mare, turisti in cerca di emozioni. Mi creda, almeno il cinquanta per cento di loro si presenta a bordo con metal detector dell’ultima generazione e una gran voglia di scoprire un tesoro. Nella migliore delle ipotesi sono riusciti a recuperare qualche ancora che si è incagliata sui fondali non più di dieci anni prima…»
«Capisco quello che lei vuole dire, Vittard. Ma la mia età non mi consente di essere un visionario. So bene di cosa sto parlando.»
«Certo, ma chi le assicura che quelle monete non stessero nella borsa di un ricco mercante, accidentalmente caduta in acqua?»
«La invito a visionare gli altri reperti, Henry, in modo da sciogliere ogni suo dubbio. Naturalmente sarei pronto a pagare il prezzo del noleggio della sua barca per tutto il tempo necessario, anche se le mie finanze sono piuttosto limitate.»
«Tra poco inizia la stagione, ammiraglio, e le prenotazioni che ho già mi lasciano davvero poco tempo libero.»
«Certo non voglio impegnare lei e il C’est Dommage durante l’estate. Capisco bene che sarete molto indaffarati. La mia richiesta è per i mesi autunnali, mesi in cui il tempo ancora mite del Mediterraneo consente le immersioni.»
«Ci devo pensare, ammiraglio. Ma non per farmi desiderare. A quanto vedo, sono di fronte a una persona di tutto rispetto. Non vorrei essere complice nel prosciugare quelle che lei stesso definisce ‘finanze limitate’ per inseguire una chimera. Se non capisco male, l’eventuale relitto dovrebbe trovarsi in acque italiane e la legislatura del suo paese è molto rigida in materia di ritrovamenti archeologici.»
«Non è mia intenzione depredare il patrimonio archeologico della nazione che ho servito per tutta la vita, ma riuscire a mettere in piedi una spedizione ‘istituzionale’ è molto più complicato. Gli organi dello Stato non riescono a tenere sotto controllo il patrimonio che sta alla luce del sole, figuriamoci quello sommerso. Pensavo di individuare il relitto e di fare regolare denuncia alla sovrintendenza. Non cerco ricchezza alla mia età, e nemmeno fama. Ripescare una nave imperiale sarebbe per me una grande soddisfazione. Senza contare che le medesime leggi prevedono che lo Stato riconosca consistenti ricompense agli scopritori di un qualsiasi bene archeologico. Aspetto una sua chiamata e magari una sua visita, in modo da poterle mostrare il resto della collezione.»
Così dicendo, Grandi estrasse un biglietto da visita e lo porse a Henry Vittard.
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