Marco Buticchi - Profezia
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- Название:Profezia
- Автор:
- Издательство:Longanesi
- Жанр:
- Год:2000
- Город:Milano
- ISBN:978-88-304-1651-2
- Рейтинг книги:4 / 5. Голосов: 1
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«Abbiamo individuato la villa circa un’ora fa e la stiamo tenendo sotto stretta sorveglianza», disse Alberto Vite non appena furono saliti sull’auto che, preceduta e seguita dalla scorta, partì a tutta velocità.
«Poco fa sono arrivate alcune persone. Le abbiamo fotografate tutte con i raggi infrarossi, e i nostri esperti sono all’opera per identificarle. Nessuno può entrare o uscire senza essere visto. Non appena arriveremo, le squadre speciali si prepareranno all’irruzione.»
Per quella particolarissima riunione il Gran Maestro aveva ridotto il cerimoniale al minimo. Seduto a capotavola con il mantello crociato, aveva con sé soltanto undici membri del Consiglio.
«Ho convocato questa riunione d’urgenza, fratelli, per comunicarvi che il primo degli eventi che ci metteranno in condizione di governare il mondo è riuscito soltanto in parte per l’intervento di persone legate al Maligno. Ma abbiamo ancora molte carte da giocare, e la luce della Verità ci illumina la strada. Alla fine la nostra idea trionferà. Adesso vi esporrò nei dettagli i prossimi…»
In quell’istante la sala fu devastata dallo scoppio di due fumogeni, e dai piani superiori arrivò una voce amplificata.
«La casa è circondata. Avete due minuti per uscire con le mani alzate e disarmati, altrimenti faremo irruzione.»
Il Gran Maestro rimase impassibile. Il suo sguardo si fece di gelo, scrutando da sotto il cappuccio ciascuno dei componenti del Consiglio.
«Sapete che cosa vi impone di fare la Regola, fratelli», disse semplicemente, prima di lasciare la stanza.
I carabinieri dei gruppi speciali entrarono nella sala riunioni esattamente dopo due minuti e trenta secondi. I corpi erano ordinatamente seduti attorno al tavolo di noce. Nessuno degli undici Apostoli del Consiglio era sopravvissuto al veleno.
Alberto Vite aveva appena spiegato a Oswald che, secondo quanto appena saputo dalla centrale, tra loro c’erano personalità della finanza internazionale, uomini di governo e persino un cardinale.
«I conti non tornano», disse Breil scuotendo la testa.
«In che senso?» chiese l’alto magistrato italiano.
«Nel senso che uno di questi personaggi, morendo, mi ha rivelato che il Consiglio del Nuovo Ordine è composto da dodici membri. Più il Gran Maestro, fa tredici. Probabilmente il consigliere morto davanti a me non è stato sostituito, e quindi si torna a dodici. Ma questi cadaveri sono soltanto undici.»
Il colonnello responsabile operativo dell’operazione si raschiò la gola. «Chiedo scusa se vi interrompo, signori, ma uno dei miei uomini ha trovato questo. Era posato a un capo del tavolo.»
Sul foglio si leggeva una sola parola: Hoover.
Gli inquirenti italiani riuscirono a dare conferma ai sospetti di Breil soltanto in tarda mattinata: grazie a sofisticate apparecchiature a risonanza magnetica, gli uomini di Vite erano riusciti a scoprire un passaggio segreto che sbucava nelle fogne.
Oswald Breil era però già lontano da Roma.
Da quante ore non dormo? si stava chiedendo mentre accendeva il computer. Chissà quando avrebbe potuto farlo. Il capo della setta era ancora libero e in grado di nuocere, quindi non poteva perdere tempo.
La sua mente, adesso, era tutta concentrata su una sola parola: Hoover. La parola scritta sul foglietto trovato nella villa romana. Che cosa poteva mai significare?
Digitate tutte le password necessarie ed espletate tutte le procedure di sicurezza, si collegò attraverso una linea sicura con l’archivio del Mossad, cercandovi ogni possibile occorrenza della parola.
Ottenute le risposte, dovette scartarne diverse decine, connesse con la notissima marca di aspirapolvere, ma finalmente la sua attenzione si soffermò sulle parole chiave di una delle schede. Accanto a Hoover si leggeva: «diga».
«Diga», mormorò, intento. «Diga», ripeté. Poi il suo sguardo s’illuminò. «Chissà…» Gli era venuta in mente una delle espressioni biascicate da Didier Fosh prima di morire.
Aprì la scheda del Mossad e la studiò attentamente, accigliandosi. Esponeva nei minimi dettagli le caratteristiche di una delle dighe più grandi degli Stati Uniti.
«La diga Hoover», lesse, «è stata ultimata nel maggio 1935 sul fiume Colorado, a valle del lago Mead. Per realizzare le opere strutturali del bacino e degli impianti sono stati utilizzati cinque milioni e settecentomila metri cubi di calcestruzzo: quanto basterebbe per pavimentare un’autostrada da New York a San Francisco. Rifornisce di energia idroelettrica decine di città in California, Arizona e Nevada. Tra di esse Las Vegas, capitale mondiale del gioco d’azzardo.»
Il gioco d’azzardo. Un terribile vizio.
«La diga che alimenta il vizio », mormorò Oswald.
Per i soliti problemi di sicurezza, non appena Oswald ebbe raggiunto Tel Aviv, non fu Erma ad andare da lui al ministero, ma lo ricevette nel suo ufficio all’«Istituto».
Nonostante le lunghe ore insonni, i due uomini non mostravano segni di stanchezza. La tensione nervosa e l’alto tasso di adrenalina nel sangue fungevano da stimolanti.
«Ho già allertato i nostri negli Stati Uniti», disse subito Erma, «e in questo momento ci sono nove uomini che stanno sorvegliando ogni movimento attorno al bacino. Inoltre un nostro satellite spia è stato posizionato in linea con le coordinate della diga Hoover. Crede sia opportuno informare le autorità americane?»
«No, questi personaggi hanno dimostrato di essere molto potenti e capaci d’infiltrarsi ovunque, quindi un nostro avvertimento agli americani potrebbe arrivare anche a loro. Di conseguenza, per adesso lasciamo fuori CIA, FBI eccetera. Cercheremo di consegnare loro i terroristi già impacchettati. In questo momento mi fido soltanto dei nostri uomini», replicò Oswald. «Qui all’’Istituto’ è ancora possibile avere un caffè?»
Poco più tardi, con la tazza fumante in mano, indicando una cartina degli Stati Uniti, riprese: «Torniamo al punto. Il bacino che alimenta la diga, il lago Mead, contiene quasi ventinove milioni di acre-feet. Per intenderci, l’ acre-foot corrisponde alla quantità d’acqua necessaria per coprire la superficie di un acro con un piede d’acqua. Una cifra, fatti i debiti calcoli, vicina a trentacinquemila miliardi di litri: quanto basta per allagare tutto il Nevada sotto una quindicina di centimetri d’acqua».
E Oswald si concesse un sorso di caffè, prima di continuare: «Quella del lago Mead è una zona ad alta frequentazione turistica: ogni anno vi affluiscono autentiche folle da tutto il mondo per visitare il Grand Canyon e il Parco Nazionale. Pertanto non sarà facile individuare i terroristi. Ma questa volta non possiamo assolutamente concedere loro altri vantaggi. Dobbiamo fermarli prima che usino le bombe.
«Abbiamo visto che cosa è riuscita a combinare una sola testata in un bacino relativamente vasto come quello del Mediterraneo, a mille metri di profondità e all’interno di una robustissima struttura d’acciaio. Immaginiamoci che cosa succederebbe se un fatto analogo, anzi, forse moltiplicato per nove, dovesse succedere in un lago. Ma non penso che i terroristi sprecheranno i loro ordigni nucleari soltanto per lasciare al buio un paio di milioni di americani. Certo, creeranno enormi disagi per moltissime persone, e l’evento farà scalpore. Ma secondo me il loro vero obiettivo è un altro».
Allo sguardo interrogativo di Erma, proseguì: «Non so se ricorda una sciagura naturale avvenuta in Italia negli anni ’60, quando una montagna precipitò nel bacino di una diga alpina. Vajont, mi pare, o qualcosa di simile. Milioni di metri cubi d’acqua tracimarono dalla diga, travolgendo i paesi a valle. Ci furono migliaia di morti. Adesso guardi questa piantina, e ripensi bene a tutto ciò che ha detto Fosh sotto narcotico poco prima di morire».
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