Marco Buticchi - Profezia
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- Название:Profezia
- Автор:
- Издательство:Longanesi
- Жанр:
- Год:2000
- Город:Milano
- ISBN:978-88-304-1651-2
- Рейтинг книги:4 / 5. Голосов: 1
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Scuotendo amaramente la testa, si chinò accanto alla giovane israeliana ferita e cercò di tranquillizzarla, mentre Bertold le prestava le prime cure.
«È la prima volta che non mi sento di condannare una persona che ha distrutto un documento così prezioso», disse, sfiorandole con dolcezza il volto sofferente. «Ti dobbiamo la vita, Karin. Grazie.»
«Mi spiace, Toni, ma era l’unica cosa che potevo fare», rispose la giovane agente del Mossad, stringendo i denti per il dolore.
Mediterraneo meridionale. 23 luglio 1999
L’onda si stagliava come una muraglia crestata di bianco sulla linea chiara dell’orizzonte. Avanzava minacciosa verso la corvetta, dove ci si preparava a fronteggiarla.
«Motori pari avanti tutta. Mantenete la prora all’onda.»
La massa d’acqua colpì come uno schiaffo violento; la prora della corvetta s’incuneò nell’enorme ricciolo dell’onda e la nave rimase sommersa per diversi secondi, ma finalmente la Sa’ar 5 riemerse, pronta a fronteggiare le ondate minori che sarebbero seguite.
«Mi dica la sua opinione, comandante. Vediamo se concorda con la mia», disse Oswald, non appena si accorse che il peggio era passato.
«Un’onda degna di una tempesta forza otto-nove. Violenta, ma perfettamente affrontabile dalla mia nave come da quelle che hanno portato soccorso ai naufraghi. Non credo che la violenza del maremoto possa essere tale da impensierire le strutture costiere o le popolazioni. Lei sa già come la penso, signor vice ministro. A bordo della Queen of Atlantis era rimasta una sola testata e, come previsto, è esplosa quando la nave era mille metri sotto la superficie dell’acqua.»
«Proprio così», si limitò a commentare Oswald, ma la gioia di aver evitato una catastrofe era velata dall’angoscia per il potenziale nucleare ancora in mano ai terroristi.
Doveva contattare subito Sara per sapere a che punto fossero le sue ricerche. Ma, soprattutto, chi meglio di lei poteva forse spiegargli le ultime parole di Fosh circa una «antica strada della Città Eterna»?
Era sicuro che dietro di esse si celasse il luogo dove si riuniva il Gran Consiglio della setta.
Notte del 23 luglio 1999
I lampeggianti della polizia illuminavano la facciata della Cappella con lampi intermittenti. Gli indumenti dei quattro sopravvissuti erano a brandelli. Per questo, oltre che per i brividi da cui erano squassati sebbene facesse caldo, il personale medico li aveva forniti di coperte. Mentre Toni Marradesi e Karin venivano trasportati in ospedale, Sara e Bertold risposero alle domande dell’ispettore di polizia.
«Dovrete seguirmi alla centrale, signori, e i vostri amici saranno piantonati in ospedale. Qui c’è un morto. E le vostre fantasiose spiegazioni non mi convincono affatto.»
«Le ripeto, ispettore», replicò pazientemente Sara, «contatti il sovrintendente di Rosslyn. Lui sa perché eravamo qui.»
«Lo faremo dalla centrale», ribatté testardamente il poliziotto.
«Allora», riprese non appena furono nel suo ufficio, «volete finalmente spiegarmi che cosa facevate nella Cappella di Rosslyn di notte?»
«Gliel’ho già detto almeno cinque volte», sbuffò Sara, irritata. «Perché non si decide a chiamare il sovrintendente?»
«Lo abbiamo fatto, egregia signorina, ma per il momento è irrintracciabile. Comunque, abbiamo informato le nostre autorità centrali. Adesso però la invito a rispondere alla mia domanda. E questa volta dandomi una risposta seria.»
In quel momento un agente fece letteralmente irruzione nell’ufficio con un fonogramma in mano.
Leggendolo, l’ispettore sbiancò. E i suoi toni si fecero immediatamente diversi.
«Ho ricevuto l’ordine di lasciarvi liberi, signorina Terracini, e di garantirvi una scorta», disse con malcelato imbarazzo. «Il fonogramma dice di raccomandarle di contattare al più presto il suo ‘amico importante’.»
Appena rientrata in albergo, Sara accese il computer, aggiunse al numero telefonico di rete il prefisso internazionale dell’Italia e si collegò con il suo server di Roma. Sentì subito squillare imperiosamente il campanello. Qualcuno stava già cercando di comunicare con lei.
La Sa’ar 5 era ormai in vista del porto di Haifa. Nel frattempo le altre navi avevano comunicato via radio di aver ben tollerato l’onda anomala provocata dall’esplosione nucleare. Stavano scaricando i naufraghi sulle banchine, dov’erano assistiti da personale medico e smistati in alberghi, ospizi e caserme.
Oswald era profondamente inquieto per ciò che gli era appena stato riferito in merito a quanto accaduto a Rosslyn. Ma non aveva ancora avuto tempo di collegarsi con Sara.
‹COME STAI?› digitò finalmente, utilizzando il solito programma di scrittura criptata.
‹QUASI A PEZZI, E NON È UN MODO DI DIRE›, lesse con profondo sollievo sul suo monitor. Se era in grado di rispondere, voleva dire che Sara stava bene.
‹SPIEGAMI BENE CHE COS’È SUCCESSO.›
‹UNO SCONOSCIUTO ADERENTE ALLA SETTA CI HA LANCIATO CONTRO UNA BOMBA A MANO. MA PER FORTUNA NON MI HA BECCATO.›
‹E GLI ALTRI TRE? AVETE SCOPERTO QUALCOSA?›
‹UNA DOMANDA ALLA VOLTA. SONO ANCORA STORDITA, E OLTRE A TUTTO PUZZO DI POLVERE DA SPARO. TONI STA BENE, ANCHE SE HA DIVERSE FERITE SUPERFICIALI. BERTOLD È ILLESO. QUELLA CHE STA PEGGIO È KARIN: HA UNA FRATTURA A UNA GAMBA. ABBIAMO SCOPERTO ROBA DI ENORME INTERESSE, MA IN BUONA PARTE È PURTROPPO ANDATA PERDUTA NELL’ESPLOSIONE. NIENTE COMUNQUE CHE POSSA ESSERTI D’AIUTO NELLA RICERCA DELLA REALTÀ ATTUALE DELLA SETTA. ADESSO, PERÒ, AVREI PROPRIO BISOGNO DI UN BEL BAGNO.›
‹ANCORA UN ATTIMO, SARA. CHE COSA PUÒ VOLER DIRE ‘ANTICA STRADA DELLA CITTÀ ETERNA’?›
‹DOMANDA DA UN MILIONE DI DOLLARI, CAPO. A ROMA TUTTO È ANTICO, E CI SONO ALMENO UNA VENTINA DI STRADE NEL CUI NOME COMPARE L’AGGETTIVO ‘ANTICO’. LA VIA ANTICA PER ANTONOMASIA, PERÒ, È L’APPIA. PERCHÉ?›
‹TE LO SPIEGHERÒ UN’ALTRA VOLTA. ADESSO HO COSE MOLTO IMPORTANTI DA SBRIGARE. SHALOM.›
24 luglio 1999
Sulla nave che li aveva imbarcati, Timothy Hassler era sempre rimasto al fianco di Maggie, tenendola stretta e confortandola. Dopo lo sbarco la sua ferita superficiale alla spalla sinistra era stata sollecitamente medicata, e non appena tornato dalla moglie le aveva detto: «Devo mettermi a disposizione dell’ambasciata degli Stati Uniti qui in Israele. Ho appena telefonato. Quindi bisogna che vada a Tel Aviv. C’è già un’auto che mi aspetta, ma sarò di ritorno domani. Cerca di essere forte».
«Ma, Timothy… sei ferito», cercò di obiettare lei. «Capisco il tuo senso del dovere, ma puoi anche concederti un po’ di riposo.»
«Non posso, Maggie. Un funzionario degli Stati Uniti che è stato testimone di un evento come questo non può sfuggire ai suoi doveri. E ancora meno posso rischiare che il tempo mi faccia dimenticare qualche particolare importante.»
Timothy baciò la moglie, poi si rivolse a Grant: «Ti prego, Derrick, abbi cura di lei fino al mio ritorno».
Nel trambusto generale, quasi nessuno prestò attenzione a un elicottero militare che passava sopra le loro teste.
Oswald Breil sbirciò giù dal finestrino del velivolo e vide che la macchina dei soccorsi era in piena attività. Ma non poteva ancora tirare un sospiro di sollievo. La terribile minaccia continuava a incombere.
Quando aveva bisogno degli organi di giustizia in Italia, Oswald Breil non poteva che ricorrere a un vecchio amico: Alberto Vite, il magistrato a capo della Divisione Investigativa Antimafia. Avevano collaborato con successo in diverse missioni.
Il suo executive jet atterrò sulla pista di Ciampino poco prima dell’alba, e Vite era lì, accanto a un’auto blindata. Si limitarono a una franca stretta di mano, senza troppe chiacchiere: sapevano entrambi che non c’era tempo da perdere.
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