Marco Buticchi - Profezia

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Profezia: краткое содержание, описание и аннотация

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Tenendo l’orecchio costantemente accostato alla radio portatile, diede un’occhiata all’orologio. Erano già trascorsi quasi dieci minuti da quando gli altri tre erano andati a cercare gli ordigni.

«Mancano due minuti e dodici secondi allo scoppio, capitano Bernstein», comunicò via radio Gerardo di Valnure.

«Dica agli altri di ritentare la procedura. Secondo le informazioni appena pervenute dall’ente nucleare russo, bisogna ruotare il timer di mezzo giro a sinistra. Il movimento dovrebbe rendere possibile una parziale estrazione del congegno. Sul cilindro in acciaio ci sono tre pulsanti. Vanno premuti nell’ordine che vi abbiamo appena comunicato. A quel punto dovrebbe essere possibile modificare il timer e prolungare il tempo sino a tre ore.»

La prima delle venti scialuppe brandeggiò fuori bordo per alcuni istanti. Per precauzione Di Bono aveva preferito che non vi fossero passeggeri: nessuno poteva sapere quali reazioni avrebbe avuto a quella velocità lo scafo al contatto con l’acqua.

Sulla scialuppa, il marinaio incaricato di manovrare i cavi degli argani commise un errore, lascando per prima la cima di prora. Non appena toccò l’acqua, l’imbarcazione compì una piroetta, impennandosi e capovolgendosi.

«Accendete il motore prima di toccare l’acqua e mettete le manette avanti tutta. Una volta raggiunto il mare, mollate per primi i cavi di poppa e girate il timone verso il largo. Soltanto allora liberate la prora della scialuppa. Il motore al massimo dei giri dovrebbe essere sufficiente a ridurre l’impatto», ordinò Di Bono.

«Dio sia lodato! Siamo riusciti a reimpostare il timer», gridò Gerardo nel microfono. «Quindi abbiamo tre ore di tempo, sempre che le altre testate non siano a bordo e innescate.»

«Possiamo soltanto aspettare. Dovrebbero mancare poco meno di quarantacinque secondi allo scoppio.»

«Come procedono le operazioni di sbarco dei passeggeri?» chiese Gerardo.

«Vediamo alcune scialuppe di salvataggio sospese lungo il fianco della nave. Mi sembra che tutto proceda con ordine. Intanto stanno arrivando tre navi per raccogliere i passeggeri. Certo… sempre che non si verifichi l’irreparabile.» E Oswald si zittì, mentre Bernstein scandiva i secondi.

«Cinque… quattro… tre… due… uno… zero!»

I due uomini lanciarono un grido di esultanza. La Queen of Atlantis non era saltata in aria e continuava a navigare verso il mare aperto.

«Tutto bene, Gerardo», disse poi Breil nel microfono. «Avete il tempo di condurre la nave verso il punto che vi indicheremo. Poi dovrete abbandonarla anche voi.»

Era stata sbarcata quasi la metà dei passeggeri, quando Di Bono vide Maggie.

«Signora Hassler», la chiamò.

Maggie uscì dalle due file ordinate che aspettavano di prendere posto sulle scialuppe e si diresse verso di lui. Da quando Timothy si era sacrificato per lei, era piombata in uno stato di prostrazione e angoscia.

«Grazie al coraggio di Pat Silver, che lo ha liberato dai terroristi, suo marito è salvo», le spiegò Di Bono. «È leggermente ferito e lo abbiamo messo in una cabina, ma due infermieri sono andati a prenderlo. Tra qualche minuto lo potrà riabbracciare.»

Maggie chiuse gli occhi, in preda a un tumulto di sensazioni contrastanti: i terroristi non erano riusciti a sequestrare Timothy grazie all’uomo con cui lei lo aveva tradito. Si sentì prendere di nuovo dal rimorso per ciò che aveva fatto. Non avrebbe mai potuto dimenticare gli screzi che l’avevano indotta a considerare finito il suo matrimonio, ma, nel vero momento del bisogno, suo marito si era comportato da eroe.

«Non lo farò mai più», si disse, cedendo alla commozione. Sì, sarebbe sempre stata al fianco di Timothy Hassler.

«Estendete l’ordine di evacuazione della costa sino a Jaffa e avvertite le autorità di Siria, Libano, Palestina, Cipro, Turchia, Grecia ed Egitto», ordinò Oswald. «Se le dieci testate sono ancora a bordo, la morfologia della costa mediterranea sudorientale verrà semplicemente sconvolta.»

«Ma neanche la nostra nave e quelle che stanno recuperando i naufraghi resisterebbero all’onda d’urto», obiettò il comandante della corvetta.

«Meglio non pensarci. Se ci distraiamo anche un solo istante, rischiamo davvero di assistere a una catastrofe nucleare», replicò Oswald prima di tornare al microfono.

«Comandante Di Bono», disse poi in tono di massima gravità, «comunque vadano le cose, abbiamo una sola certezza: una testata nucleare è regolata per esplodere tra poco meno di tre ore. Ma potrebbero essercene altre nove, destinate a esplodere per ‘simpatia’. Dobbiamo affondare la nave prima di un possibile disastro nucleare.»

Di Bono non rispose subito. La sua meravigliosa nave stava per essere condannata a morte. Ma dalla sua decisione dipendeva la vita di migliaia, forse milioni di esseri umani.

«Esistono alternative?» chiese finalmente.

«Negativo, comandante. Allo stato attuale, nessuna.»

«Mi atterrò alle sue istruzioni, signor vice ministro», disse disciplinatamente Di Bono.

«Proseguendo per altre quindici miglia sulla rotta attuale, il fondo marino si apre in una depressione che raggiunge gradualmente la profondità di millesettecento metri. Calcolando che impiegherete circa quarantacinque minuti per raggiungerla, e che la nave andrà a fondo molto rapidamente, al momento dello scoppio la Queen of Atlantis dovrebbe essere almeno un migliaio di metri sott’acqua e la struttura d’acciaio delle paratie contribuirà in modo considerevole a ridurre la forza d’urto. Quanto basta per scongiurare gli effetti di un’esplosione nucleare di medie proporzioni. Il discorso è invece del tutto diverso se a bordo ci sono ancora tutte le dieci testate. Ma non credo. Comunque è nostro dovere cercare di salvaguardare le popolazioni costiere.»

«Come farà a mandare a picco una nave considerata inaffondabile?»

«Anche il Titanic era considerato inaffondabile», ribatté Oswald.

Roslin. 29 giugno 1314

«Bertrand de Rochebrune è stato per me un amico, un padre, un maestro», disse Luigi di Valnure con gli occhi pieni di lacrime, davanti al corpo di Bertrand, composto come voleva la tradizione templare: con la lunga spada impugnata all’altezza del torace, le gambe incrociate e la tunica bianca con la croce rossa sopra la cotta di maglia che lo copriva fino alla testa, celando la ferita infertagli al collo da Jean Marie de Serrault.

Le sue mani estrassero un cordoncino rosso, impreziosito da un filamento d’oro. Le dita si mossero rapide ed esperte come a tracciare un disegno.

«Noi continueremo, Bertrand. Non abbandoneremo mai gli insegnamenti che ci hai lasciato.» E Luigi dovette aprire a forza le mani di Bertrand per infilarvi il cordoncino. La gassa d’amante risaltò tra le dita bianchissime.

Bertrand de Rochebrune fu seppellito provvisoriamente nel cimitero poco fuori le mura del castello dei St Clair. I nobili scozzesi avevano prestato un solenne giuramento che li avrebbe vincolati per generazioni, almeno finché Bertrand de Rochebrune, primo Gran Maestro del Nuovo Ordine, non fosse stato tumulato in un sepolcro degno di lui, accanto agli oggetti sacri del Tempio. Quelli che dai tempi di Hugues de Payns erano fonte di venerazione, invidie e calunnie nei confronti dei Cavalieri.

Rosslyn. 23 luglio 1999

Sara Terracini aveva appena finito di disporre un sottile spago tra le colonne. Con un senso di trionfo vide che disegnavano una Stella di Davide, perfettamente simmetrica. Si portò al centro della figura geometrica e puntò un dito verso il pavimento.

«È qui che dobbiamo scavare.»

Karin prese dalla borsa degli attrezzi uno scalpello e cominciò a scalzare con grande cautela la pietra dal pavimento. Bastarono pochi minuti perché si staccasse dalla sua sede senza alcun danno.

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