Carlo Botta - Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 1

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Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 1: краткое содержание, описание и аннотация

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Non è però, che non siano corsi di quando in quando mali umori tra l'uno e l'altro popolo per le tente fatte dall'un canto a fine di mantenere, ed anche amplificare la superiorità, e dall'altro per progredire verso l'independenza. Un anno dopo la pace di Aquisgrana fu fatta nelle vicinanze del fiume Ojo una concessione di seicentomila acri (un'acre chiamano una sorta di misura agraria usata nell'America settentrionale, delle quali cinque sommate insieme equivalgono a un dipresso a due ectari) delle migliori terre ad alcuni gentiluomini, che esercitavano la mercatura, i quali collegatisi si chiamarono la compagnia dell'Ojo. Della qual cosa avendo avuto sentore il governatore della provincia del Canadà, la quale si teneva allora pei Francesi, venne in apprensione, non avessero gl'Inglesi il pensiero di disturbare il commercio loro con gli Indiani chiamati Tuigtuis, ed interrompere la comunicazione loro tra le due province della Luigiana e del Canadà. Mandò dunque ai governatori della Nuova-Jork e della Pensilvania significando, i mercatanti inglesi aver posto piede sul territorio francese trafficando con gl'Indiani, i quali coi sudditi della Corona di Francia dovevano solo trafficare; e minacciando, gli farebbe pigliare, ovunque trovati gli avesse. Ma questi nonostante continuarono i traffichi loro; onde nel principio dell'anno 1751 alcune bande di Francesi e d'Indiani posero le mani addosso ai mercatanti inglesi. Gl'Indiani, amici all'Inghilterra, alteratisi grandemente all'ingiuria stata fatta ai confederati si assembrarono, e fatta nelle selve una diligente scoperta pigliarono a furia i mercatanti francesi, e gli trasportarono in Pensilvania. E non contenti a questo, i Virginiani mandarono al sig. San-Pietro comandante, pel Re di Francia, di un forte piantato sul fiume Ojo, il maggiore Washington, quell'istesso, il quale imperò poscia agli eserciti americani, commettendogli, gli domandasse ragione di questi atti d'ostilità, e ricercasselo, ritirasse i suoi. Rispose San-Pietro, non potere alle dimande inglesi acconsentire; appartenere la contrada al Re di Francia suo signore; non avere gl'Inglesi nissuna ragione di trafficare su per quei fiumi; e che perciò eseguendo gli ordini datigli avrebbe fatto pigliare, e condurre prigioni nel Canadà tutti quegl'Inglesi, che si attentassero di trafficare per l'Ojo, e sue dependenze.

Questo procedere dei Francesi alterò grandemente i ministri della Gran-Brettagna, i quali non potevano tollerare, che fossero fatti soprusi agli amici e confederati loro. Perciò si risentirono tosto, e scrissero risolutamente in America, dovessesi resistere alle usurpazioni francesi colla forza dell'armi. Le istruzioni pervennero molto per tempo in Virginia. Nacquero quindi le ostilità, e si sparse sangue da ambe le parti.

Il maestrato, il quale nell'Inghilterra tien cura dei negozj appartenenti al commercio ed alle piantazioni, accorgendosi che le colonie divise tra di loro, non potevano se non tardi e male opporsi ai tentativi di una gente audace ed arrisicata, secondata anche da buon numero d'Indiani, raccomandò a ciascuna di esse, facessero un convento generale di deputati, a fine si contraesse una generale lega fra di tutte, e fra queste e gl'Indiani sotto il nome e la protezione di Sua Maestà britannica. Appuntossi, che il convento dei governatori e dei principali di ciascuna delle colonie si facesse in Albania, Terra posta sul fiume del Nort. Questi dopo di avere con doni convenienti assicurati gli animi degl'Indiani delle sei tribù, procedettero alla disamina dei mezzi più opportuni per poter difendere sè e le robe loro dagli assalti degl'inimici. Sopra di che furono di parere, essere del tutto necessaria una lega generale fra tutte le colonie. Le condizioni della lega furono accettate addì 4 di luglio 1754, la somma delle quali importava quanto siegue: «Si supplicasse, a fine d'impetrare dal Parlamento un atto, in virtù del quale venisse a ordinarsi un governo generale in America; che sotto questo governo ciascuna colonia conservasse gli ordini suoi interni, da quei particolari in fuori, nei quali dal medesimo atto fosse qualche cambiamento introdotto; che il governo generale fosse amministrato da un presidente generale da eleggersi e stipendiarsi dalla Corona, e da un Gran Consiglio da eleggersi dai rappresentanti del popolo delle colonie; il presidente generale avesse il divieto sopra gli atti del Gran Consiglio, e fosse suo uffizio di mettergli ad effetto; il medesimo, col parere del Gran Consiglio, avesse autorità di concludere ed eseguire tutti que' trattati cogli Indiani, nei quali tutte le colonie avessero un interesse comune, come ancora di concludere la pace, o di dichiarare la guerra alle nazioni indiane; ancora fosse autorizzato a far provvisioni per regolare ogni traffico con quelle; potesse dagl'Indiani comprare, e ciò per la Corona, terre situate fuori del territorio delle particolari colonie; avesse facoltà di fondare nuove colonie sulle terre acquistate; e potesse far leggi per regolare e governare queste nuove colonie; potesse far leve e stipendiare soldati, construrre fortezze, allestir naviglj per la custodia delle coste, e per la protezione del commercio; ancora, ed a questi fini avesse facoltà di far provvisioni per imporre tali generali dazj, balzelli, o tasse, che più credesse convenienti; eleggesse un tesoriere generale, ed anche un particolare in ciascheduna colonia, ove ne fosse d'uopo; il presidente generale avesse la facoltà di eleggere gli uffiziali di terra e di mare, ed il Gran Consiglio avesse la facoltà di nominare gli uffiziali civili; nel rimanente le leggi che facessero, non solo non potessero essere contrarie, ma di più dovessero essere consentanee alle leggi inglesi, e da trasmettersi al Re per l'approvazione». Questi furono i modelli del governo a venire proposti dalle colonie, i quali furono inviati in Inghilterra per l'approvazione; della qual cosa gli Americani avevano grande speranza; perciocchè le cose già si volgevano a manifesta guerra colla Francia; ed affermavano bastar loro la vista, se la lega era approvata, di difendersi da sè stessi dalle armi francesi, senz'altro ajuto dalla parte dell'Inghilterra.

Nissuno non vede, quanto un sì fatto ordine pubblico avrebbe attenuato l'autorità del governo inglese, ed avvicinati i coloni ad una totale independenza; imperciocchè per quello venivano a conseguire, e ad avere in mezzo di loro medesimi un governo, il quale in fatto avrebbe esercitata tutta l'autorità e tutti i diritti, che spettano alla sovranità, quantunque in nome paresse dipendere tuttavia dal governo patrio. Ma questo disegno non sapeva del buono al governo inglese, il quale s'era stranamente ingelosito, che la lega di cui si trattava, non somministrasse la opportunità, ed un fondamento notabile ad accordo di macchinazioni in America, che tendessero a' danni della sovranità sua. Perciò mal grado del pericolo imminente di una guerra esterna contro di un nemico poderoso d'uomini e d'armi, gli articoli della confederazione non furono approvati.

Ma i ministri d'Inghilterra non trasandarono questa occasione per ampliare, se avessero potuto, l'autorità del governo in America, e massimamente quella d'imporre le tasse; cosa più di tutte desiderata al di qua, e detestata al di là dell'Oceano. E perciò in luogo del modello americano ne immaginarono un altro, e lo mandarono ai governatori delle colonie, acciò alle assemblee colonarie lo proponessero; «che i governatori di tutte le colonie, accompagnati da uno, o due membri dei Consiglj, convenissero insieme per accordare tra di loro quelle cose, che alla difesa comune fossero necessarie; per construr fortezze; per far leve di soldati con facoltà di trarre sopra il tesoro britannico per quelle somme che fosser di bisogno; e si rimborsasse il tesoro per mezzo di una tassa da porsi sulle colonie per via di un atto del Parlamento». A qual fine mirasse questo trovato ministeriale non è difficile a vedersi, se si considera, che per lo più i governatori ed i membri del Consiglio erano eletti dal Re; onde il tentativo non ebbe successo in America, ed i motivi furono acconciamente dedotti in una lettera del dottor Beniamino Franklin, scritta al governatore Shirley, il quale gli aveva il modello dei ministri inviato. In quella s'incominciarono a scorgere i semi della discordia, che poco poi nacque 1.

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