Mario Stern - Il sergente nella neve
Здесь есть возможность читать онлайн «Mario Stern - Il sergente nella neve» весь текст электронной книги совершенно бесплатно (целиком полную версию без сокращений). В некоторых случаях можно слушать аудио, скачать через торрент в формате fb2 и присутствует краткое содержание. Город: Torino, Год выпуска: 2001, ISBN: 2001, Издательство: Einaudi, Жанр: Старинная литература, на итальянском языке. Описание произведения, (предисловие) а так же отзывы посетителей доступны на портале библиотеки ЛибКат.
- Название:Il sergente nella neve
- Автор:
- Издательство:Einaudi
- Жанр:
- Год:2001
- Город:Torino
- ISBN:9788806160319,8806160311
- Рейтинг книги:4 / 5. Голосов: 2
-
Избранное:Добавить в избранное
- Отзывы:
-
Ваша оценка:
- 80
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
Il sergente nella neve: краткое содержание, описание и аннотация
Предлагаем к чтению аннотацию, описание, краткое содержание или предисловие (зависит от того, что написал сам автор книги «Il sergente nella neve»). Если вы не нашли необходимую информацию о книге — напишите в комментариях, мы постараемся отыскать её.
Il sergente nella neve — читать онлайн бесплатно полную книгу (весь текст) целиком
Ниже представлен текст книги, разбитый по страницам. Система сохранения места последней прочитанной страницы, позволяет с удобством читать онлайн бесплатно книгу «Il sergente nella neve», без необходимости каждый раз заново искать на чём Вы остановились. Поставьте закладку, и сможете в любой момент перейти на страницу, на которой закончили чтение.
Интервал:
Закладка:
Una giovane è con le braccia aperte, e ha sul viso un lino bianco. Ma perché questo? Chi è stato? E si continua a camminare.
Passiamo per una valletta stretta e deserta. Cammino con angoscia, vorrei che se ne fosse già fuori; mi sembra di soffocare. Guardo da tutte le parti con apprensione.
Ascolto e trattengo il fiato. Vorrei correre. Mi aspetto di veder comparire da un momento all’altro le torrette dei carri armati e di sentire le raffiche delle mitragliatrici.
Ma passiamo.
Ho fame. Quando ho mangiato l’ultima volta? Non ricordo. La colonna passa tra due villaggi distanti tra loro pochi chilometri. Lí ci sarà certamente qualcosa da mangiare. Dalla colonna si staccano dei gruppetti che vanno verso i villaggi in cerca di cibo. Gli ufficiali gridano, dicono che potrebbero esservi dei partigiani o delle pattuglie russe. Soldati del mio plotone vanno anch’essi in cerca di cibo. Durante una breve sosta ci fermiamo a bere ad un pozzo e poi vado in un’isba che mi sembra la piú vicina. Ma è una delle piú vistose ed è già stata visitata da molti. Non vi trovo che un pugno di fettine di mele essiccate che i russi usano per fare i decotti.
Si cammina e viene ancora notte. È freddo: piú freddo di sempre, forse quaranta gradi. Il fiato si gela sulla barba e sui baffi; con la coperta tirata sulla testa si cammina in silenzio. Ci si ferma, non c’è niente. Non alberi, non case, neve e stelle e noi. Mi butto sulla neve; e sembra che non ci sia neanche la neve. Chiudo gli occhi sul niente. Forse sarà cosí la morte, o forse dormo. Sono in una nuvola bianca. Ma chi mi chiama? Chi mi dà questi scossoni? Lasciatemi stare. – Rigoni. Rigoni. Rigoni! In piedi. La colonna è partita. Svegliati, Rigoni -. È il tenente Moscioni che mi chiama quasi con angoscia e aprendo gli occhi lo vedo curvo su di me. Mi dà un paio di scossoni e vedo bene il suo viso ora, e i due occhi scuri che mi fissano, la barba dura e lucente di brina, la coperta sopra la testa. – Rigoni, prendi, – dice. E mi dà due piccole pastiglie. – Inghiotti, fatti forza, avanti –. Mi alzo, cammino con lui e a poco a poco raggiungiamo la compagnia e capisco tutto... Ma quanti che si sono buttati sulla neve non si alzeranno piú? Cenci e Moscioni mi fanno salire su un cavallo. Ma è peggio che camminare; temo di congelarmi, ridiscendo e cammino. Cenci mi dà una sigaretta e fumiamo. – Di’ Rigoni, che desidereresti adesso? – Sorrido, sorridono anche loro. La sanno la risposta perché altre volte l’ho detta camminando nella notte. Entrare in una casa, in una casa come le nostre, spogliarmi nudo, senza scarpe, senza giberne, senza coperte sulla testa; fare un bagno e poi mettermi una camicia di lino, bere una tazza di caffè-latte e poi buttarmi in un letto, ma un letto vero con materassi e lenzuola, e grande il letto e la stanza tiepida con un fuoco vivo e dormire, dormire e dormire ancora. Svegliarmi, poi, e sentire il suono delle campane e trovare una tavola imbandita: vino, pastasciutta, frutta: uva, ciliege, fichi, e poi tornare a dormire e sentire una bella musica –. Cenci ride, Antonelli ride e anche i miei compagni ridono. –
Eppure lo voglio fare, se ci ritorno, – dice Cenci, – e poi,
– aggiunge, – un mese di mare alla spiaggia, sulla sabbia tutto nudo, solo con il sole che brucia –. Intanto camminiamo e Cenci vede il mare verde e io un letto vero. Ma Moscioni è serio, è il piú consapevole tra noi, ha i piedi nella neve e vede steppa, alpini, muli, neve. Laggiú si vede un lume. Non è il mare verde, non è il letto vero, è solo un villaggio.
Ma quel lume è come quello della favola. Anzi è piú lontano. Non ci si arriva mai. Il villaggio è piccolo e non c’è posto per tutti; siamo tra i primi, ma le isbe sono già tutte occupate. Dovremo forse passare il resto della notte all’aperto. Il capitano, Cenci, Moscioni e una metà della già ridotta compagnia vanno in cerca di alloggio.
Io rimango con il resto degli uomini e il mio plotone.
Il mattino dopo il capitano mi disse che aveva mandato un portaordini: da loro c’era posto per tutti. Ma io non vidi arrivare nessun portaordini, quella notte.
Parte dei miei compagni si sistemarono attorno a un pagliaio coprendosi poi di paglia. Altri andarono non so dove, e io rimasi solo con Bodei davanti a un fuoco.
D’un tratto si sentí belare e Bodei si alzò, andò a prendere la pecora che aveva belato e l’uccise vicino al fuoco. Io l’aiutai a scuoiarla e sul fuoco vivo mettemmo ad arrostire una coscia della pecora per ciascuno. La carne calda e sanguinolenta era incredibilmente buona. E dopo le cosce, abbrustolimmo il cuore, il fegato, i rognoni infilati alla bacchetta del fucile. Attorno al fuoco si abbrustoliva la carne della pecora e l’odore del fumo era grasso e buono. Mangiammo le braciole, e passavano le ore, poi il collo e le gambe anteriori. Vennero da noi, forse attratti dall’odore, due fanti italiani e un tedesco; finirono di mangiare la pecora; anzi spolparono le ossa che Bodei e io avevamo lasciato. Erano senza armi e al posto delle scarpe avevano stracci e paglia legati attorno ai piedi con filo di ferro. Facemmo loro un po’ di posto vicino al fuoco, e se ne stettero lí silenziosi. Non si alzavano nemmeno per andare in cerca di legna e Bodei brontolava; nemmeno il fumo scansavano con la testa.
Io avevo un gran sonno. Mi addormentai ma incominciava l’alba, e di lí a poco mi svegliarono i rumori che sempre precedevano la partenza della colonna. Raduno i miei compagni di plotone. Si va, ma la colonna, invece di proseguire, ritorna sulla pista di ieri. Che succede? Vediamo giú a destra un paese abbastanza grosso.
Dicono che vi sono i russi e che bisogna conquistarlo per lasciare la strada aperta agli altri dei nostri che seguiranno. – Avanti il Vestone! – gridano in testa, e ci fanno passare. Ora son pronti a farci passare. Ci viene comunicato da che parte attaccare e andiamo ancora una volta. Il plotone di Cenci e Moscioni a destra, io al centro e un po’ arretrato con la pesante, poi le altre compagnie del battaglione, infine i tedeschi. Da un fosso vengono fuori dei soldati russi con le mani alzate e i nostri li disarmano. Si sente qualche sparo qua e là, ma fiacco. Il maggiore Bracchi ci segue e ogni tanto ci grida degli ordini. Vediamo altri soldati russi che se ne vanno.
Non sembra una vera battaglia. La pesante non spara nemmeno un colpo. Noi siamo piú in alto e vediamo tutto. Raggiungiamo le prime isbe e aggiriamo il paese.
Troviamo un branco di oche che strepitano. Ne acciuffiamo alcune; e tiriamo loro il collo e ce le portiamo in spalla tenendole per la testa. È stata per le oche la battaglia. Dal centro del paese, dove c’è la chiesa, gridano adunata. È già finito tutto.
Andando in direzione della chiesa vediamo dei camion abbandonati di marca americana, vi sono anche dei cannoni piazzati con le munizioni accanto. Strano che i russi abbiano tanta artiglieria in un piccolo paese.
Ma perché non hanno sparato? Era un caposaldo ben munito. Stanotte la colonna è passata sull’orlo della mugila che sovrasta il paese. È stato là che io mi sono addormentato sulla neve. Non ci hanno sentiti. Eravamo veramente ombre. E mi ricordai di aver visto qualche chiarore nelle vicinanze. E che mi ero detto: «Perché non andiamo lí?» Pensando a queste cose vedo ora un’isba con la porta aperta ed entro. Non mi accorgo che entrando ho scavalcato un morto, un russo, messo di traverso sulla soglia. Nellíisba mi guardo attorno per cercare qualcosa da mangiare. C’è già qualcun altro che mi ha preceduto; vedo cassetti aperti, biancheria, merletti sparsi sul pavimento e cassapanche aperte. Frugo in un cassetto, ma poi in un angolo vedo delle donne e dei ragazzi che piangono. Piangono singhiozzando forte con la testa fra le mani e le spalle che sussultano. Allora mi accorgo dell’uomo morto sulla porta e vedo che lí vicino il pavimento è tutto rosso di sangue. Non so dire quello che ho provato; vergogna o disprezzo per me, dolore per loro o per me. Mi precipitai fuori come se fossi il colpevole.
Читать дальшеИнтервал:
Закладка:
Похожие книги на «Il sergente nella neve»
Представляем Вашему вниманию похожие книги на «Il sergente nella neve» списком для выбора. Мы отобрали схожую по названию и смыслу литературу в надежде предоставить читателям больше вариантов отыскать новые, интересные, ещё непрочитанные произведения.
Обсуждение, отзывы о книге «Il sergente nella neve» и просто собственные мнения читателей. Оставьте ваши комментарии, напишите, что Вы думаете о произведении, его смысле или главных героях. Укажите что конкретно понравилось, а что нет, и почему Вы так считаете.