Frederik Pohl - Uomo più

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Questo nuovo romanzo di Frederik Pohl ci presenta il primo tentativo di colonizzazione del pianeta Marte: non il Marte sognato dalla fantascienza di cinquant’anni fa, ma il Marte che oggi conosciamo attraverso i risultati trasmessi dalle sonde spaziali.
Il protagonista della colonizzazione è Uomo Più: l’uomo più gli ausili che gli possono offrire i computer, e il protagonista del romanzo è il primo di questi uomini. Macchine sofisticate collegate al suo corpo hanno sostituito i suoi organi con altri organi artificiali, ed egli è ora adatto a vivere nell’atmosfera rarefatta di Marte, a trarre dal sole l’energia che gli occorre. Ma i suoi ex simili, le persone umane normali, non lo riconoscono più come uno di loro, e Marte, considerato come un’avventura e un episodio, si rivela il suo esilio e la sua casa.
Nominato per i premi Hugo, Campbell e Locus in 1977.

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L’atrio era alto quanto l’edificio, completamente chiuso: le stanze erano disposte tutto intorno, e sopra la testa si incrociavano ponti volanti e gallerie. L’impiegato non aveva mai sentito nominare il dottor Alexander Bradley.

— Provi Beckwith, — suggerì Torraway, porgendogli un biglietto di banca. — Qualche volta fatica a ricordare il suo nome.

Ma fu inutile: l’impiegato non riusciva a rintracciare Brad, o non voleva. Roger uscì con la macchina dal parcheggio, si fermò sotto il sole a picco e rifletté sul da farsi. Fissò, senza vederla in realtà, la piscina che sembrava sdoppiarsi nel movimento d’aria causato dall’impianto di condizionamento d’aria del motel. Probabilmente doveva provare a telefonare a Brad a casa sua, pensò. Avrebbe dovuto farlo finché era nell’atrio: non se la sentiva di tornare indietro. E neppure di chiamare dalla macchina: era un radiotelefono, ed era meglio che la conversazione rimanesse riservata. Poteva andare a casa sua e chiamare da lì, pensò: era questione di una corsa di cinque minuti…

In quel momento Roger si rese conto per la prima volta che doveva riferire a sua moglie quanto era accaduto.

Era un dovere poco piacevole. Dirlo a Dorrie, purtroppo, significava anche dirlo chiaramente a se stesso. Ma Roger aveva un atteggiamento sano nei confronti dell’inevitabile, anche se si trattava di una cosa spiacevole: conservando la neutralità mentale, girò la macchina verso casa e verso Dorrie.

Purtroppo Dorrie non c’era.

La chiamò dal corridoio, fece capolino in sala da pranzo, guardò la piscina dietro la casa, controllò le due stanze da bagno. Dorrie non c’era. Era uscita a far spese, senza dubbio. Era irritante, ma non poteva farci nulla; e stava per lasciarle un biglietto, guardando dalla finestra mentre cercava di trovare le frasi adatte, quando la vide arrivare con la sua micromini a due posti.

Le aprì la porta prima ancora che Dorrie la raggiungesse.

Aveva previsto che lei sarebbe rimasta sorpresa. Ma non aveva previsto che restasse lì inchiodata, con le graziose sopracciglia inarcate e immote, l’espressione impietrita. Sembrava una istantanea di se stessa, colta mentre muoveva un passo.

Torraway disse: — Volevo parlarti. Sono appena arrivato dal Chero-Strip, perché c’è di mezzo anche Brad, ma…

Dorrie si rianimò e disse educatamente: — Entriamo e sediamoci. — Il suo volto era ancora inespressivo, quando si soffermò in corridoio a guardarsi nello specchio. Corresse una sbavatura di trucco sulla guancia, si assestò i capelli e andò in soggiorno senza togliersi il cappellino. — Fuori fa un caldo spaventoso, non è vero? — osservò.

Anche Roger sedette, cercando di riordinare i propri pensieri. L’importante era non spaventarla. Una volta aveva visto un programma televisivo che spiegava come dare le brutte notizie: uno psicologo in caccia di nuovi pazienti e un po’ timoroso di violare l’etica professionale se avesse ingaggiato un uomo-sandwich per farsi pubblicità, partecipava alla trasmissione nella speranza di catturare qualche cliente viva per la sua anticamera. Mai essere troppo bruschi, diceva. Date all’interessato il tempo di prepararsi. Dategli la notizia un poco alla volta.

Allora Roger aveva pensato che fosse una cosa buffa; ricordava di averlo raccontato a Dorrie… Tesoro, hai la carta di credito?… Ecco, ti servirà per comprare l’abito nero… L’abito nero per il funerale… Il funerale che dovremo seguire, e immagino che ci terrai a fare bella figura, per la morta… Bene, dopotutto, era cara vecchietta. E sai che non sapeva guidare molto bene. Quelli della polizia dicono che non ha sofferto, dopo che è andata a sbattere contro il camion. Tuo padre l’ha presa con molto coraggio. Ne avevano riso, tutti e due.

— Continua, ti prego, — disse invitante Dorrie, prendendo una sigaretta da una scatola sul tavolino. Quando l’accese, Roger vide la fiamma a butano vacillare, e sbalordì, accorgendosi che le tremava la mano. Ne fu stupito, e un po’ compiaciuto: evidentemente, Dorrie si preparava a una brutta notizia. Era sempre stata così sensibile, pensò ammirato, e intuitiva. E adesso che lei era pronta, si buttò.

— Si tratta di Willy Hartnett, cara, — disse dolcemente. — Questa mattina qualcosa non ha funzionato e…

S’interruppe, aspettando che Dorrie capisse; ma lei non sembrava preoccupata: perplessa, piuttosto.

— È morto, — fece laconico Torraway, e tacque, per lasciare che quell’annuncio giungesse a segno.

Sua moglie annuì, pensierosa. Non aveva capito, si disse Roger, con un senso di rammarico. Non aveva capito. Aveva provato simpatia per Willy, ma non gridava, non piangeva, non dimostrava la minima emozione.

Concluse la frase, rinunciando a ogni tatto: — E naturalmente, questo significa che ora tocca a me, — disse, cercando di parlare adagio. — Gli altri ne sono fuori; ricorderai, te l’avevo detto. Perciò sono io quello che vogliono, uhm, preparare per la missione su Marte.

L’espressione del volto di Dorrie lo sconcertò. Era fragile, apprensiva, quasi come se lei si fosse aspettata qualcosa di peggio e non fosse ancora sicura che il peggio non accadesse. Roger disse, spazientito: — Non hai capito quel che ho detto, cara?

— Ma sì. E… beh, è un po’ difficile da accettare. — Egli annuì, soddisfatto, e Dorrie proseguì. — Ma sono così confusa. Non avevi cominciato a dire qualcosa a proposito di Brad e del Chero-Strip?

— Oh, sì, scusami. Capisco di averti scaricato addosso tante notizie in una volta sola. Sì, ho detto che ero appena andato al motel a cercare Brad. Vedi, sembra che i sistemi percettivi non abbiano funzionato bene e abbiano ucciso Willy. Ecco, è un problema che riguarda Brad. E proprio oggi doveva decidere di star fuori tanto per pranzo… Beh, non c’è bisogno che te lo dica io, com’è Brad. Probabilmente è da qualche parte, a letto con una delle infermiere. Ma le cose si metteranno male se non si presenterà per la riunione… — S’interruppe per dare un’occhiata all’orologio. — Caspita, bisogna che rientri anch’io. Ma la notizia volevo dartela personalmente.

— Grazie, tesoro, — disse Dorrie in tono distratto, come se inseguisse un pensiero. — Non sarebbe stato meglio telefonargli?

— A chi?

— A Brad, naturalmente.

— Oh. Oh, sicuro, ma era una faccenda riservata. Non volevo che nessuno potesse ascoltare. E poi, non credo che avrebbe risposto al telefono. Anzi, l’impiegato non ha voluto ammettere neppure che Brad fosse lì. E ho dovuto rivolgermi al servizio sicurezza per scoprire dove poteva essere. — Ebbe un pensiero improvviso: sapeva che Dorrie giudicava simpatico Brad, e si chiese per mezzo secondo se era scandalizzata della sua immoralità. Poi quel pensiero tramontò, ed egli proruppe, in tono d’ammirazione: — Tesoro, devo dire che l’hai presa meravigliosamente. Molte donne al tuo posto sarebbero già in preda a crisi isteriche.

Dorrie scrollò le spalle e disse: — Bene, a che servirebbe? Lo sapevamo tutti e due che poteva accadere anche questo.

Roger si azzardò a dire: — Non avrò un gran bell’aspetto, Dorrie. E vedi, credo che dal punto di vista fisico il nostro matrimonio per un po’ volerà dalla finestra… anche senza contare il fatto che resterò via in missione per oltre un anno e mezzo.

Lei assunse un’espressione pensosa, poi rassegnata; infine lo guardò in faccia e sorrise. Si alzò, gli andò vicino e lo abbracciò. — Sarò fiera di te, — disse. — E avremo tanto, tanto tempo da vivere insieme, quando sarai tornato. — Si scostò quando egli fece per baciarla e disse, scherzosamente: — Niente da fare, devi tornare al laboratorio. Cosa intendi fare con Brad?

— Beh, potrei tornare al motel…

Dorrie disse, decisa: — Non andare, Roger. Lascia che si arrangi. Se sta combinando qualcosa che non dovrebbe, è affar suo. Voglio che tu vada alla riunione e… Oh, ecco, giusto! Sto per uscire di nuovo. Passerò vicino al motel. Se vedo la macchina di Brad gli lascerò un biglietto.

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