Le labbra esangui di Nora si strinsero in un deciso riserbo. Camminarono in punta di piedi, passando davanti alla porta della nursery ,e Barbee vide che le labbra di Nora tremavano, come se stesse per piangere.
«Pat è ancora addormentata», sussurrò. «Credevo che si sarebbe svegliata, quando è venuta la polizia. Sono rimasti qui ore e ore, cercando di farmi dire dove fosse andato Sam...» Dovette vedere il sussulto di Barbee, perché si affrettò ad aggiungere con dolcezza: «Non preoccuparti, Will, non ho detto loro che mi avevi telefonato di avvertire Sam».
«Grazie, Nora», e Barbee si strinse nelle spalle, sotto la sua vestaglia rossa. «Non che la cosa possa avere grande importanza, ma la polizia mi sta cercando per qualcosa di più grave ancora.»
Nora non fece domande. Ma gli versò una tazza di caffè dalla caffettiera sul fornello elettrico, e glielo servì con un piattino di crema e la zuccheriera.
«Grazie, Nora», ripeté lui. Sorseggiò la bevanda bollente, gli occhi pieni di lacrime di riconoscenza e di dolore. La sua solitaria disperazione si disciolse dal duro nodo in cui s’era raggrumata nel suo cuore, e improvvisamente annunciò proprio la cosa che non avrebbe voluto dire:
«Rowena Mondrick è morta!».
Nora lo guardò muta, gli stanchi occhi sbarrati.
«È scappata da Glennhaven.» Una stolida perplessità gli rendeva la voce lenta e incerta. «È stata trovata morta sul ponte del Deer Creeck. La polizia crede che io l’abbia investita. Ma non è vero!» La sua voce si ruppe in una nota troppo alta e stridula. «Non sono stato io!»
Nora sedette davanti a lui, dall’altra parte del tavolo di cucina. Scrutò il suo volto emaciato, e alla fine assentì, con un lieve sorriso di comprensione intenerita.
«Parli e ti comporti esattamente come Sam», disse poi. «Era così stravolto, non riusciva a capire, e non sapeva che cosa gli convenisse fare.» Ancora una pausa, durante la quale il suo sguardo indugiò sulla faccia contratta di Barbee. «Will, c’è qualcosa di spaventevole sotto questa tragedia. Sono convinta che ne sei vittima innocente, proprio come Sam. Tu credi... credi veramente di poterlo aiutare?»
«Credo che possiamo aiutarci a vicenda.»
La donna rimase in silenzio un istante, mentre lui rimescolava il caffè.
«Allora ti dirò di Sam», decise alla fine, inghiottendo la saliva come se stesse soffocando. «Perché Sam... ha bisogno di aiuto, terribilmente bisogno!»
«Farò tutto quello che posso. Dove si trova ora?»
«Non lo so... davvero!» Scosse la testa bionda, esasperata. «Non s’è fidato nemmeno di me... è questa la cosa terribile.» Inghiottì ancora, prima di dire: «Ho paura di non vederlo... più!».
«Puoi dirmi esattamente che cosa è successo?»
Lei cercò di vincere i singhiozzi. «L’ho chiamato subito dopo la tua telefonata. Gli ho detto che secondo te la polizia sarebbe venuta a cercarlo per interrogarlo sulla morte di Nick.» Guardò Barbee con aria perplessa. «Aveva una strana voce, quando gli ho detto questo. Mi ha chiesto come facessi tu a saperlo.» La sua voce si fece più recisa. «Come lo hai saputo, Will?»
Barbee non riuscì a guardarla negli occhi. «Sai, i miei soliti informatori.» Si mosse a disagio, ripetendo la bugia inconsistente. «Non posso compromettere chi mi aiuta nel mio mestiere.» Fu per rovesciare il caffè, e mormorò: «Insomma, che altro ha fatto Sam?».
«M’ha detto che doveva assolutamente scappare, ma non poteva dirmi dove. L’ho pregato di venire prima a casa, ma ha detto che non ne aveva il tempo. Perché non poteva dare spiegazioni alla polizia? ho chiesto. Perché non lo avrebbero creduto, m’ha risposto. Ha detto che i suoi nemici lo avevano messo nei guai con molta abilità... Ma chi sono i suoi nemici, Will?»
Barbee scosse il capo come un automa.
«È tutto un complotto, Will!», riprese, con voce che il terrore soffocava. «La polizia mi ha mostrato alcune cose che ha trovato... per farmi parlare. Mi ha detto quello che pensa. Non... non ci posso credere!»
«Che cosa ti hanno fatto vedere?»
«C’è un biglietto», rispose Nora debolmente, «scritto su un pezzo di carta gialla con la calligrafia di Sam... o un’imitazione della sua scrittura. Dice come abbiano bisticciato, tornando dalla spedizione, per il tesoro che avevano nella cassa. Sam lo voleva per sé, e ha cercato di convincere Nick ad aiutarlo... questo dice il biglietto.»
Nora scosse il capo in una frenetica protesta. «Il biglietto dice anche che Sam avrebbe dato a Mondrick una dose eccessiva della sua medicina per il cuore, per ucciderlo all’aeroporto e impedirgli così di riporre il tesoro nel museo dell’Istituto. Sam poi avrebbe indebolito i freni e lo sterzo della nostra macchina, così che Rex sbandasse su Sardis Hill... è strano che Sam dovesse imprestargli la nostra vecchia macchina, quando all’Istituto ci sono macchine molto migliori. E infine il biglietto dice che Nick aveva paura che Sam volesse ucciderlo, per mantenere il segreto sugli altri assassini e avere il tesoro tutto per sé.»
Nora fu scossa da un singulto e la sua voce si fece più acuta. «La polizia crede al biglietto, capisci. Crede che sia stato Nick a scrivere in realtà il biglietto. Dicono che Sam e lui erano soli nella stanza. Hanno trovato una sedia spezzata, e una striscia di sangue fino alla finestra. Sono persuasi che Sam abbia ucciso Nick e poi lo abbia gettato dalla finestra... ma tu sai che Nick pativa di sonnambulismo... Ricordi, vero?»
Barbee annuì, e vide la disperata speranza della donna.
«Ricordo», disse, «e non credo che sia stato Nick a scrivere quel biglietto.»
Era stata la lupa, pensò, quand’era balzata sul tavolo di Nick e aveva preso la sua matita nella zampa... ma questo faceva parte della sua pazzia, non poteva parlarne a nessuno, nemmeno a Nora.
Barbee guardò la macchina dell’Istituto dalla finestra della cucina e indicandola col mento domandò:
«Sam dunque è venuto qui?».
«Oh!... Sam me l’ha mandata con un uomo dal garage della Fondazione perché la usassi al posto della nostra... quella in cui Rex si è ammazzato. Sam mi aveva detto al telefono che il nemico non avrebbe riconosciuto la nostra automobile, e invece...»
Barbee abbassò ancora gli occhi sul resto del suo caffè. «E non sai nulla di Sam?»
«So solo che se n’è andato.» Si asciugò le lacrime che continuavano a colmarle gli occhi. «Ma non so dove. Mi ha detto che la morte dei suoi tre amici gli imponeva un dovere importantissimo, che deve adempiere da solo. Non mi ha detto di che si tratta. Gli ho consigliato di prendere questa macchina, ma mi ha risposto che non aveva tempo di venire a casa. Contava di prendere un furgone dell’Istituto.»
Si soffiò il naso in un tovagliolo di carta. «Will», mormorò, «che cosa possiamo fare per aiutarlo?»
«Dobbiamo innanzi tutto trovarlo», disse Barbee, alzando la tazza con mano tremante, per inghiottire l’ultimo sorso di caffè. «Ma io credo di sapere... di sapere dove posso trovarlo. Perché lui sa che tutti gli agenti di polizia di quattro Stati saranno sguinzagliati alla ricerca di quel furgone entro mezzogiorno. Credo di sapere dove Sam andrebbe in un caso del genere.»
Nora si chinò su di lui con espressione implorante sul volto.
«Dove, Will? Ti prego, dimmi, dove credi di poterlo trovare?»
«È solo una supposizione», e Barbee si agitò inquieto nella sua vestaglia rossa, «forse mi sbaglio, ma non credo. Se non mi sbaglio, anche questa volta è meglio che tu non sappia. Immagino che la polizia sarà presto di nuovo qui... alla ricerca di me come di Sam.»
Lei si portò le mani alla gola. «La polizia!», ripeté. «Will, non l’avvertirai, vero, del nascondiglio di Sam?», domandò con improvvisa diffidenza. «E non ti farai scoprire?»
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