«Molto convincente!», urlò quasi Barbee. «Ma dimentica un piccolo particolare: che io ho fatto quel sogno prima di sapere che Rex era stato ucciso.»
«Lo so che lei lo pensa. Ma la mente ci gioca strani tiri, quando siamo in preda a certe emozioni, relativamente a cause ed effetti. Forse ha inventato il sogno dopo aver saputo della morte del suo amico, e invertito la sequenza dei fatti per trasformare le conseguenze in causa. O forse prevedeva che dovesse morire.»
«E in che modo?»
«Poteva sapere che doveva passare in macchina a Sardis Hill. Sapeva di certo che doveva essere stanchissimo e avere una gran fretta.» Gli occhi apatici si socchiusero. «E, mi dica... non sapeva proprio nulla dei freni difettosi di quella macchina?»
Barbee dischiuse appena la bocca, stupito.
«Nora mi aveva detto che avevano bisogno di una ripassata.»
«Non vede, dunque, anche lei? L’inconscio è attentissimo a ogni stimolo e coglie qualsiasi occasione, si serve di qualunque stratagemma per esprimersi. Lei sapeva, coricandosi, che Chittum aveva tutte le probabilità di rompersi l’osso del collo su Sardis Hill.»
«Probabilità», ripeté Barbee, con un brivido. «Forse lei ha ragione.»
I freddi occhi nocciola erano fissi sul giornalista.
«Sono un uomo razionale, signor Barbee, e respingo ogni teoria soprannaturale come superstizione. Il mio razionalismo si fonda esclusivamente su dati scientifici dimostrati in via sperimentale. Ma credo nell’inferno.»
Il bruno psichiatra sorrise.
«Perché ogni essere umano si fabbrica il suo piccolo inferno privato e lo popola con demoni di sua invenzione, che lo tormentino per i suoi peccati segreti, immaginari o reali che siano. È affar mio esplorare questi inferni individuali e smascherarne i diavoli per quel che sono. Di solito si rivelano meno terrificanti di quanto non sembrassero. Il Lupo Mannaro e la tigre dai denti a sciabola dei suoi sogni sono i suoi demoni privati, signor Barbee. Spero che le appaiano già meno terribili, ora.»
Ma Barbee crollò il capo.
«Non so... ma quei sogni sono stati d’una realtà impressionante.» E quasi con furore soggiunse: «Dottore, lei è maledettamente abile, ma in questo caso non si tratta di semplici allucinazioni create dal subcosciente. Sam e Nick stanno montando la guardia a qualcosa che ignoro, chiuso in quella cassa. Stanno ancora combattendo una battaglia accanita contro... non so che cosa. Sono amici miei, dottore». Parve sul punto di scoppiare in pianto. «Voglio aiutarli, non essere lo strumento dei loro nemici.»
Glenn annuì, soddisfattissimo.
«La sua stessa veemenza tende a confermare l’attendibilità della mia interpretazione, sebbene debba pregarla di non dare troppo peso ai miei commenti improvvisati in questa seduta, che è soltanto esplorativa.» Piegò il corpo da una parte per lanciare un’occhiata all’orologio. «Questo è tutto il tempo che possiamo concederci per oggi. Se desidera restare a Glennhaven, possiamo rivederci domani. Penso che farebbe bene a prendersi un paio di giorni di riposo, prima di cominciare in modo organico i nostri rapporti clinici.»
Fece per alzarsi e avviarsi verso la porta, ma Barbee non si mosse dalla sua poltrona.
«Resto, dottore». La sua voce tremava come d’impazienza. «Ma c’è un’altra domanda che devo farle subito.» Scrutò il volto sereno e abbronzato di Glenn. «April Bell mi ha detto di averla consultata una volta. È forse dotata di poteri... soprannaturali?»
L’alta figura del medico si alzò lentamente dalla poltrona.
«Il segreto professionale m’impedisce di parlare dei miei pazienti», disse. «Ma se una risposta di carattere generico può darle qualche sollievo, le dirò che aiutai mio padre ad analizzare migliaia di casi di cosiddetti fenomeni metapsichici di ogni genere, e devo ancora trovare un caso in cui le ordinarie leggi della natura vengano meno.»
Si volse fermamente verso la porta, ma Barbee rimase ancora seduto.
«Il solo contributo scientifico realmente valido ai fenomeni metapsichici e di criptestesia è stato dato dagli studi fatti alla Duke University», aggiunse Glenn. «Alcuni dei risultati pubblicati tendenti a dimostrare la realtà della metapsichica e il controllo mentale delle probabilità sono abbastanza convincenti... ma temo che il desiderio di dimostrare l’esistenza di un mondo soprannaturale abbia accecato i ricercatori, fino a far loro commettere qualche grave menda nei loro metodi sperimentali o statistici.» Scosse il capo, con enfasi rattenuta. «L’universo è per me rigorosamente meccanicistico. Ogni fenomeno che vi si verifica, dalla nascita delle stelle alla tendenza degli uomini a vivere nel timore di forze soprannaturali, era già implicito nel super-atomo primitivo dalla cui esplosiva energia cosmica l’universo trasse appunto origine. Gli sforzi che alcuni eminenti scienziati vanno facendo per trovare giustificazione a una libera volontà umana e a una funzione creativa soprannaturale, che ovviino all’errore rappresentato, nella descrizione meccanicistica, dal principio di indeterminazione di Heisenberg, questi futili sforzi sono così patetici per me come il tentativo pagliaccesco di uno stregone di far piovere, spruzzando il terreno con un po’ d’acqua. Tutto il cosiddetto soprannaturale, signor Barbee, è pura illusione, basata su emozioni male incanalate, osservazioni poco precise e pensieri irrazionali.» La calma faccia abbronzata sorrise, rincuorante. «Questo la fa sentire meglio?»
«Sì, dottore.» Barbee gli prese la mano forte e nervosa, e provò ancora quello strano senso di agnizione, come se avesse ritrovato un forte vincolo dimenticato che li legasse l’uno all’altro. Glenn, pensò, sarebbe stato un alleato potentissimo.
«Grazie», gli disse. «È esattamente quello che avevo bisogno di sentirmi dire!»
Nella piccola anticamera c’era l’infermiera Graulitz che lo stava aspettando. Cedendo completamente alla sua volontà sperimentata, Barbee telefonò all’ufficio di Troy, al quale espresse la sua necessità di passare qualche giorno a Glennhaven per una visita di controllo al suo sistema nervoso.
«Ma certo, Barbee!» La voce aspra di Troy suonava calda e cordiale nel microfono. «Lei si è prodigato troppo in questi ultimi tempi... e so che il povero Chittum era suo amico. Penserà Grady a sostituirla al giornale. Io ho una grande fiducia in Archer Glenn. Se ci sono difficoltà di carattere economico per le sue cure, non si preoccupi: dica a Glenn di telefonarmi; e non pensi al lavoro.»
Balbettando i suoi ringraziamenti, il giornalista pensò che Troy dopo tutto non era poi tanto cattivo. Forse, era stato un po’ troppo severo nel giudicarlo per la campagna Walraven e anche per le prove... «indirette» trovate nell’appartamento di April Bell.
Cedendo ancora alla volontà della formidabile signorina Graulitz, Barbee si convinse di non aver bisogno di tornare fino a Clarendon per il suo spazzolino da denti e un pigiama, e nemmeno di andare al funerale di Rex Chittum. Docilmente, seguì l’infermiera lungo un passaggio coperto dall’edificio centrale a una dipendenza dal tetto di mattoni rossi. La donna lo pilotò attraverso la biblioteca, la sala di musica, la sala da gioco, la sala di soggiorno e la sala da pranzo. Lo presentò casualmente a parecchie persone, lasciandolo incerto su quali fossero i pazienti e quali facessero parte del personale della clinica. Barbee continuava a guardarsi intorno in cerca di Rowena Mondrick, e alla fine si decise a chiedere di lei.
«È nel reparto agitati», rispose il vocione dell’infermiera. «L’edificio attiguo, attorno al quadrilatero. Ho sentito che oggi è peggiorata... qualcosa l’ha sconvolta mentre era fuori per la passeggiata. Non può ricevere visite, e lei dovrà fare a meno di vederla finché non sia migliorata.»
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