Il mattino seguente, quando i membri della coorte di Sandy si riunirono per prepararsi al turno di lavoro, percepirono due lievi mutamenti del loro senso dell’orientamento, come se il pavimento si fosse spostato leggermente. Naturalmente, si trattava di piccole correzioni di rotta effettuate dai navigatori; la grande nave stava lentamente decelerando, ed entro breve sarebbe giunta alla sua orbita di parcheggio attorno al pianeta Terra. La meta del loro lungo viaggio era ormai prossima, e tutti i componenti della coorte sembravano piuttosto emozionati. Tutti meno Sandy.
E il loro Tutore Primario ChinTekki-tho, quando finalmente apparve, non poté fare a meno di rendersene subito conto. — Che cosa gli è successo? — domandò indicando Sandy.
Anche gli altri componenti della coorte non avevano mancato di notare il pessimo umore del loro compagno umano. — È per via di MyThara — spiegò Obie. — Deve fare il suo esame di idoneità fisica.
— Sandy non vuole che venga terminata — aggiunse Elena.
— Vuole che rimanga in vita perché le vuole più bene che a tutti noi — concluse in maniera sprezzante Polly.
ChinTekki-tho si leccò le labbra in un gesto di disapprovazione. — Volersi bene a vicenda è una buona cosa — disse rivolto a Sandy — ma Thara-tok sta diventando vecchia. Ha già passato i diciotto-dodici di dodici dodi-giorni da tempo — (più o meno l’equivalente di 50 anni terrestri) — e di conseguenza deve essere esaminata ogni dodici dodigiorni. Questa è la regola, Lisandro.
— Lo so — rispose Sandy cupo.
— Senza contare che potrebbe benissimo passare — aggiunse ChinTekki-tho. — Io stesso ho passato finora ben cinque esami di idoneità, e molti hakh’hli arrivano persino a passarne otto o nove. Guardate i Grandi Anziani, per esempio…
— I Grandi Anziani passano sempre — intervenne Tania.
— Non sempre — la corresse ChinTekki-tho. — Di solito passano, perché dopotutto sono Grandi Anziani, ma non c’è niente di strano.
— MyThara non crede che lo passerà — disse Sandy.
— E se lo dice lei…
Il Tutore Primario inclinò leggermente il capo. — Be’, se deve essere così, Sandy, non ci si può fare nulla. Non vi è alcun motivo per rattristarsi. Accade a tutti noi, prima o poi, altrimenti la nostra nave sarebbe piena all’inverosimile e nessuno avrebbe la possibilità di sopravvivere. E se non lasciamo che se ne vadano i più vecchi e i più deboli, come potremmo mai tirare fuori altre uova dai congelatori per dare inizio a nuove vite?
— Fra l’altro, noi non esisteremmo nemmeno — intervenne Polly. — Possibile che tu non riesca mai a ragionare, Sandy?
Il Tutore Primario fu costretto a rimproverarla. — Certo che riesce a ragionare. Sandy è un essere intelligente a tutti gli effetti, anche se non è hakh’hli. E per questo sa anche che MyThara-tok ha moltissime uova nel congelatore, che prima o poi verrà concesso il permesso di schiudere alcune di quelle uova, e che allora lei vivrà di nuovo nella sua progenie. E sa anche che queste decisioni sono state prese dai Grandi Anziani. E tu non metti in dubbio le decisioni dei Grandi Anziani, vero Lisandro?
Lisandro trasalì. — Oh, no, certo che no! Solo che… — Si morse il labbro. — Solo che pensavo che magari si potrebbero anche fare delle speciali eccezioni, quando si tratta di una persona particolarmente valida come lo è MyThara…
— E non ritieni che anche questa sia una decisione che spetta ai Grandi Anziani? — domandò il Tutore Primario gentilmente.
Sandy scrollò le spalle. Era stanco di quella discussione, che si stava protraendo da quando si erano svegliati. — Arriveremo in ritardo per il nostro turno di lavoro — disse, evitando la risposta.
ChinTekki-tho accettò di buon grado il cambiamento di argomento. — Bene — commentò. — In fondo è proprio per questo che sono venuto qui. Quale compito vi è stato assegnato per oggi?
— Dobbiamo occuparci degli animali da macello, ChinTekki-tho — rispose Chiappa rispettoso. — Gli hoo’hik stanno figliando.
— Certo — disse il tutore con aria pensierosa. — Be’, temo che il mandriano dovrà rimanere un po’ a corto di aiuto per oggi. Ho delle nuove istruzioni per voi da parte dei Grandi Anziani.
I componenti della coorte si sollevarono leggermente sulle zampe posteriori, evidentemente interessati. ChinTekki-tho li scrutò con aria benevola. — Come ben sapete — iniziò — ieri Obie è entrato nel suo periodo di fertilità, interrompendo la nostra riunione con i Grandi Anziani.
— Lo sappiamo, lo sappiamo — intervenne Polly acida rivolgendo un’occhiataccia a Obie.
— Ebbene, i Grandi Anziani hanno pensato che se una cosa del genere dovesse accadere durante la missione, potrebbe aumentare notevolmente i rischi a essa connessi. Immaginate che cosa potrebbe accadere se Chiappa o Demetrio dovessero diventare fertili proprio nel mezzo di qualche importante trattativa con i terrestri.
Polly assunse un’espressione allarmata. — Oh, Chin-Tekki-tho! Non vorrai mica dire che hai intenzione di dare ai maschi qualcosa per evitare che entrino nel loro periodo di fertilità?
— No, no, nulla del genere — disse il tutore incrociando le zampe con fare affabile. — Anzi, sarà esattamente il contrario. I Grandi Anziani hanno deciso di accelerare il processo e di fare entrare i maschi nel loro periodo subito, così non vi saranno problemi in seguito. In questo modo, trascorreranno almeno sei o dodici dodigiorni prima che il problema si ripresenti.
— Davvero? — esclamò Chiappa. — Vuoi dire che avremo la possibilità di farlo adesso?
L’intera coorte iniziò subito a gioire, ma Polly interruppe i festeggiamenti con una considerazione. — Ma Obie è appena uscito dal suo periodo!
— Certo — assentì ChinTekki-tho. — Naturalmente, lui sarà esentato dal farlo di nuovo. Probabilmente fornirebbe a una di voi un numero ridotto di cellule spermatiche, e immagino che nessuna di voi voglia deporre uova sterili. Oberon sarà esentato per oggi.
Obie assunse un’espressione abbattuta, ma neanche le femmine del gruppo parvero particolarmente felici di quest’ultima informazione. — Ma allora ci saranno solo due maschi, e noi siamo tre… — protestò Tania con apprensione.
— Abbiamo pensato anche a questo — disse il Tutore Primario con tono indulgente. — La soluzione è che anche io accetterò una puntura assieme a voi, così non mancherà il terzo maschio.
— E io? — domandò Obie fra le grida di esultanza delle femmine.
— Naturalmente, tu e Lisandro vi dedicherete al vostro normale turno di lavoro. Lisandro, ti faccio presente che quando una persona si sente abbattuta per qualsiasi motivo, il lavoro con gli animali può risultare molto consolante. Quando ero un cheth, provavo un grande conforto nell’occuparmi delle bestie.
Se il Laboratorio di Genetica era un luogo pieno di strani odori, le stalle degli hoo’hik erano qualcosa di realmente disgustoso. Sandy non provò alcun tipo di conforto recandovisi. Tanto più che per arrivare alle stalle bisognava per forza passare attraverso le vasche coperte piene di quegli esseri schifosi, copulanti e divoranti che erano i titch’hik, e questo per Sandy non solo non era confortante, ma era addirittura quasi insostenibile. (Che cosa stavano divorando in quel momento? O meglio, chi? E che cosa avrebbero divorato da lì a pochi giorni?) Sandy alzò lo sguardo, e in quel momento vide una squadra di operai hakh’hli che calava rispettosamente il cadavere di qualche loro compagno in una delle vasche.
Sandy rabbrividì. L’unica cosa confortante era che almeno quel giorno lui e Obie non erano costretti a lavorare con le ossa o con i titch’hik. Non erano nemmeno costretti a imbrattarsi tutti nelle stalle degli hoo’hik; quattro femmine di quei placidi animali avevano figliato proprio negli scorsi giorni, e il compito assegnato alla sua coorte per quel turno di lavoro consisteva solamente nel siringare il midollo spinale dei cuccioli appena nati.
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