Obie si fermò a metà della rampa a spirale che portava al livello del laboratorio. — Dici sul serio? — domandò.
— Sì. Dico sul serio.
— Ma è un atteggiamento sciocco! Nel caso che tu non lo sapessi, là dentro hanno anche un sacco di miei antenati.
— Non è possibile — ribatté Sandy con tono solenne — altrimenti tu non saresti nemmeno qui.
— Voglio dire, provenienti dalla stesso lotto di uova. E non ci sono dubbi sul fatto che là dentro ci siano figli miei, lo sai? Anche senza contare quelli fatti con la Quarta Grande Anziana — concluse con un impeto di orgoglio apparentemente casuale.
— Non è la stessa cosa.
— Sì che è la stessa cosa — ribatté Obie irritato. — Allora, vieni con me o no?
Sandy scrollò le spalle e lo seguì, sebbene fosse ancora riluttante. Tuttavia, venne risparmiato. Infatti, davanti alla porta del Laboratorio di Genetica incontrarono un Anziano, che disse loro con aria severa che innanzitutto non vi erano nuovi organismi interessanti prodotti dal laboratorio da vedere in quel momento, dato che il laboratorio stava preparandosi per studiare geneticamente le nuove creature della Terra, cosa che loro avrebbero dovuto già sapere. Come avrebbero potuto produrre piante, hoo’hik o titch’hik più strani del solito o più efficienti in un simile momento? In secondo luogo, proseguì, non vi era proprio alcun motivo per il quale loro dovessero trovarsi lì in quel momento.
I due batterono in ritirata in tutta fretta. — E va be’ — disse Obie con un sospiro. — Tanto tu non volevi andarci comunque. Ma lo so io dove andiamo! Andiamo a vedere che cosa stanno facendo per noi!
Nelle sale dei laboratori di produzione faceva molto caldo, e non solo perché si trovavano nella sezione che era stata lasciata riscaldare durante il passaggio in prossimità del Sole. Qui si producevano oggetti, e di conseguenza vi erano diversi forni e fornaci per produrli.
Sandy era letteralmente affascinato. Nella prima sala vi erano due vecchi hakh’hli che lavoravano a un miscelatore di plastiche, con il quale venivano prodotti tessuti di vari colori e spessori. — Questi sono per te — disse con orgoglio il più anziano dei due. — Queste saranno calze, queste mutande, e questa è una “cravatta”. Ma se volete vedere qualcosa di realmente interessante, andate nella prossima sala.
La sala successiva era realmente interessante, come promesso, ma era ancora più calda di quella in cui venivano prodotti i tessuti. Parte del calore proveniva da una fornace, dove un Anziano verificava il lavoro di due tecnici che stavano maneggiando con estrema cautela un crogiolo. Lo inclinarono lentamente, facendo cadere in un ampio recipiente una fila di piccole gocce arancioni luccicanti. Sandy non riusciva a vedere l’interno del recipiente, ma non appena caddero le prime gocce sentì un violento sfrigolio.
Poi l’Anziano infilò una mano nel recipiente (Sandy sbatté le palpebre, ma evidentemente all’interno del largo cilindro doveva esserci dell’acqua, ancora fredda nonostante le gocce di liquido bollente che vi erano state versate) e ne tirò fuori un paio di sassolini irregolari di metallo giallastro. Se li passò da una mano all’altra emettendo un sibilo di fastidio per la loro temperatura, quindi ne porse uno a Sandy. — Oro — gli disse con orgoglio, usando parole inglesi. — È per te. Lo potrai fcambiare per comprare cofe.
— Sì, per comprare — ripeté Sandy annuendo con entusiasmo. Quante lezioni avevano dovuto sopportare sul “comprare”, lo “spendere” e il “pagare”! La pietruzza d’oro ustionò quasi la mano di Sandy, ma dato che si trattava di una cosa terrestre la tenne ugualmente, rimirandola con una certa riverenza.
— Secondo me comprare è una cosa molto sciocca — intervenne Obie mentre osservava a sua volta con curiosità una pietruzza di quel metallo giallo. Poi alzò lo sguardo, e il viso gli si illuminò per la sorpresa. — Teseo! — esclamò. — Non mi aspettavo di vederti qui!
Evidentemente, nemmeno il giovane hakh’hli si era aspettato di incontrarli lì. Teseo faceva parte delle tre o quattro dozzine di hakh’hli con i quali erano cresciuti, prima che venissero separati quando era stata decisa la composizione definitiva della Coorte Missione Terra.
A quel punto fu anche evidente che l’Anziano non gradiva affatto che loro avessero incontrato Teseo. Si scusò e si portò accanto a uno schermo per le comunicazioni.
— Voi due non dovreste trovarvi qui — disse Teseo con tono asciutto.
— E perché no?
— Perché questi sono gli ordini, ecco perché!
— Questo non è un buon motivo — ribatté Obie con testardaggine. — Ci hanno solo ordinato di rimanere nella nostra sezione, tutto qui. Poi ci hanno ordinato di uscire per andare da qualche parte, e nessuno ha mai detto che non potevamo farci un giro. Tu piuttosto, che cosa ci fai qui?
— Sono venuto per prendere delle cose — rispose Teseo. — Ma ti assicuro che dovrai mandare giù la tua stessa saliva se ti trovano qui.
— E perché mai? Quale grande segreto ci sarebbe qui?
— Non è permesso parlarne — ribatté Teseo seccamente. I due si fissarono in cagnesco, a pochi centimetri di distanza l’uno dall’altro.
Lisandro sapeva bene che non era mai il caso di mettersi in mezzo fra due hakh’hli che stavano per affrontarsi fisicamente, solo che in questo caso si trattava di suoi amici. Obie almeno era certamente suo amico, su questo non aveva dubbi, e in quanto a Teseo era stato quantomeno un suo compagno, prima che il loro gruppo venisse separato dagli altri. Aprì la bocca per tentare di farli ragionare.
Ma non fu necessario. Lo scontro venne fermato sul nascere da una voce gracchiante che proveniva dallo schermo. — John William Washington! HoCeth’ik ti’Koli-kak! — Si trattava della voce di MyThara, e il solo fatto che si fosse rivolta a loro chiamandoli con i loro nomi formali lasciava intendere in che tipo di guai si fossero cacciati. Sandy rivolse un’occhiata di fuoco all’Anziano che aveva fatto la spia, ma non ebbe il tempo per dire alcunché. — Quando l’Anziano ha chiamato non ho voluto crederci, ma invece è proprio vero! — continuò MyThara. — Vi trovate in un luogo dove non dovrefte affolutamente effere! Lifandro, fatti trovare immediatamente nella voftra fezione dormitorio! E in quanto a te, Oberon, torna immediatamente alla fala del fimulatore con i tuoi compagni!
Quando MyThara giunse alla sezione dormitorio della coorte, (vi arrivò ben dopo Lisandro, poiché zoppicava ancora vistosamente) trovò Sandy nel suo angolo di studio che osservava la fotografia di sua madre. Ma non si trattava solo di un semplice stratagemma da parte di Sandy per impietosirla. Quando si trovava in una situazione problematica, infatti, Lisandro provava sempre un certo conforto nel guardare l’unico ricordo che avesse della donna che gli aveva dato la vita. Tuttavia, vi era anche una parte di malizia in quel suo gesto, poiché aveva imparato ormai da molto tempo che l’ira di MyThara per qualsiasi tipo di trasgressione da parte sua poteva essere notevolmente placata se riusciva a farla impietosire almeno un poco.
— Non ferve a nulla, Lifandro — esordì MyThara severamente. — Oggi fei ftato molto cattivo!
— Lo so, MyThara — rispose Sandy in tono pentito. — MyThara? — aggiunse però subito dopo. — Perché ho solo questa fotografia di mia madre?
La tutrice gli rivolse un sibilo di rimprovero, ma Sandy si rese subito conto che aveva abboccato al suo amo. — I coftumi degli hakh’hli non prevedono che le perfone fi tengano fotografie di altre perfone morte — gli ricordò.
— Ma io non sono un hakh’hli!
— Certo che no — disse MyThara comprensiva più che irata. — Infomma, non abbiamo potuto fare di meglio. L’abbiamo trovata nel “portafoglio” di tuo padre. È molto fomigliante, fai?
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