Frederik Pohl - Il lungo ritorno
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- Название:Il lungo ritorno
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- Издательство:Mondadori
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- Год:1996
- Город:Milano
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— Un altro nuovo fatto senz’altro degno di interesse — continuò il Primo Grande Anziano — è che non abbiamo ricevuto alcuna indicazione sulla presenza di veicoli spaziali all’interno del sistema solare in questione. Questo ci porta a concludere inevitabilmente che i terrestri non sono ancora riusciti a risolvere i problemi connessi all’accesso allo spazio circostante il loro pianeta.
Questa affermazione venne seguita da un altro sospiro generale da parte di tutti i componenti della coorte.
— Oh, che noia! — sussurrò Demmy, che venne immediatamente colpito da un calcio proveniente da Chiappa. Nessuno dei Grandi Anziani diede segno di aver sentito. A parte il Primo, tutti gli altri stavano osservando con interesse la Quarta, che stava annusando la schiena di Obie. Le sue sacche labiali si erano visibilmente gonfiate.
— Ciò nonostante — continuò il Primo Grande Anziano — saremo comunque in grado di compiere un atterraggio sulla superficie del pianeta con una delle nostre navette esplorative passando attraverso una finestra d’entrata polare. La gran parte dei relitti spaziali terrestri infatti orbitano sul piano equatoriale del pianeta, e per quanto ve ne siano significative quantità anche su altre orbite, i nostri esperti hanno individuato una serie di intervalli temporali nel corso dei quali sarà possibile effettuare un approccio sicuro. I costi dell’operazione dal punto di vista del consumo di carburante saranno molto elevati, dato che non avremo modo di sfruttare la velocità di rotazione del pianeta e che saremo costretti a impiegare i propulsori sia per la discesa sul pianeta sia per il viaggio di ritorno. In ogni caso, riteniamo che l’atterraggio sul pianeta Terra sia un’operazione fattibile.
Dando prova di coraggio, Polly si mise in mezzo fra Obie e la Quarta Grande Anziana. L’Anziana però si sollevò minacciosamente sulle zampe posteriori e la fissò, facendola indietreggiare impaurita.
A quel punto la Quarta Grande Anziana si rivolse al gruppo dei Grandi Anziani alle sue spalle. — Vogliate scusarmi e non rimanere offesi — disse in tono formale mentre prendeva Obie da dietro il collo e lo trascinava via con sé.
— Ma certamente — disse il Primo Grande Anziano, rivolto ormai alla schiena della sua collega. — In ogni caso — continuò — penso che non vi sia altro da aggiungere. E tu, Lifandro, ricordati sempre che pur essendo un essere umano del pianeta Terra, sei anche un hakh’hli. Siamo stati noi hakh’hli a darti la vita, e ora non desideriamo altro che aiutare i terrestri a correggere gli errori provocati dalla loro stessa follia. Ciò nonostante dobbiamo agire con grande cautela, quindi desideriamo che voi portiate a termine la vostra missione al meglio, in maniera precisa e senza alcun tipo di insuccesso. Sei tu, Lifandro, disposto a fare ciò?
— Lo sono — disse Lisandro, sperando che il colloquio fosse finalmente giunto al termine.
Ma non ebbe questa fortuna. A quel punto infatti intervenne la Seconda Grande Anziana. — Lifandro — disse con tono severo — devi essere saggio, sincero e leale. I tuoi terrestri sono persone vanitose, indolenti, incuranti e ingannevoli. Sono dei veri irresponsabili, e sono riusciti a rovinare completamente il loro pianeta. Quindi mi raccomando, quando ti troverai sul pianeta Terra, dovrai essere come noi, e non come loro.
— Va bene — borbottò Sandy spostando nervosamente il peso da un piede all’altro.
Il Primo Grande Anziano gli concesse una piccola lacrima di consolazione. — Tu non hai alcuna responsabilità o colpa per ciò che queste persone hanno fatto e continuano a fare sul loro pianeta, Lifandro — disse con grande sfoggio di generosità. — Non c’è bisogno che tu ingoi la tua stessa saliva per questo. E ora, potete andare.
Questa volta non vi fu alcun tipo di litigio nella sala d’attesa. Vi fu solo attesa; attesa che Obie portasse a termine la sua anfilassi con la Quarta Grande Anziana e facesse ritorno al suo gruppo. E l’attesa non fu affatto gradevole, poiché le tre femmine della coorte erano fuori di sé dalla rabbia.
Quando Obie fece ritorno, tutto allegro e soddisfatto, le femmine sembravano sul punto di scoppiare. — Oberon, non sei altro che un escremento di hoo’hik! — esclamò Polly non appena lo vide entrare.
— Come hai potuto? — gli domandò Elena con tono piagnucoloso.
— Con una Grande Anziana! — aggiunse Tania con indignazione.
Ma Obie non sembrava affatto pentito. — Vi siete accorte subito di quel che stava succedendo, no? — disse. — Perché non vi siete messe in mezzo, allora?
— Mettersi contro una Grande Anziana?
Obie scrollò le spalle. — Ci saranno altre occasioni — concesse con generosità. — Gente, come era grande! Non lo avevo mai fatto con una Grande Anziana prima d’ora! Vi assicuro che non riuscivo a far altro che tenermi forte!
— C’erano molte uova? — domandò Chiappa con invidia.
— Tu cosa dici? — rispose Obie con orgoglio. — Voglio dire, con una di quelle dimensioni… Stava giusto iniziando a deporle quando me ne sono andato e… A proposito, qualcuno deve andare a portarle al reparto classificazione per farle contrassegnare e congelare. Non vorrete mica che ci vada lei?
In realtà non esisteva alcun motivo particolare per il quale uno di loro, piuttosto che chiunque altro, dovesse portare a termine quel compito. Tuttavia, come aveva detto Obie, qualcuno doveva pur farlo. Solo che le tre femmine della coorte erano gelose della Quarta Grande Anziana, gli altri due maschi erano gelosi di Obie, e lo stesso Obie era troppo pieno di sé in quel momento per potersene occupare. Insomma, in un modo o nell’altro, sarebbe stato comunque Sandy a doversi assumere lo sgradito compito di raccogliere gli ammassi ovulari usciti dall’ovipostor dilatato della Quarta Grande Anziana.
Era un compito che non gli era mai stato assegnato in precedenza, e in effetti Sandy lo trovò piuttosto interessante. Le uova assomigliavano a ciò che i terrestri dei film chiamavano “caviale”, e avevano un odore aspro-salato che gli procurò subito una leggera nausea.
Come era costume, Sandy avvolse le uova in un frammento di plastica trasparente e le trasportò attraverso i vari corridoi della nave fino al reparto classificazione. Tutti gli hakh’hli che gli capitava di incontrare si fermavano e lo lasciavano passare, come se fosse una persona molto importante. Rimase a osservare mentre gli addetti alla classificazione separavano la massa gelatinosa in alcuni piatti di acqua tiepida, per poi pesare, annusare, analizzare ed etichettare ogni singolo uovo con i codici di riconoscimento di Obie e della Quarta Grande Anziana. Sandy non se ne andò finché le uova non vennero riposte nei loro vassoi e infilate nel congelatore.
Sandy non sapeva per quale motivo quel processo risultasse tanto affascinante per lui. Sapeva solo che lo affascinava. Per tutto il tempo durante il quale assistette alle varie operazioni, e anche dopo mentre tornava verso la sua sezione della nave, provò un certo sommovimento interno e si sentì attraversare il corpo da strane ondate di calore. L’unica cosa di cui era sicuro era che non vedeva l’ora di mettere piede sulla Terra, e di poter finalmente entrare in contatto con le innumerevoli femmine nubili che vi si trovavano.
4
Nei progetti della grande nave hakh’hli, ben sette dodicesimi del volume del settore riservato ai propulsori vengono descritti come “serbatoi carburante”. Solo che in realtà le cose non stanno esattamente così. I tre propulsori principali occupano non più di un dodicesimo di un dodicesimo di tutto quello spazio, e il carburante vero e proprio ne occupa ancora meno. Il carburante che alimenta i propulsori hakh‘hli è composto da tre blocchi separati. Ognuno di questi blocchi misura press’a poco quanto la testa di un hakh’hli. Le dimensioni dei blocchi di carburante sono decisamente ridotte, ma nonostante ciò i blocchi stessi hanno un peso specifico enorme; ognuno infatti pesa qualcosa come 4·10 14G. Sebbene questi ammassi di carburante siano composti di materia, non si tratta di normale materia barionica, composta solo da particelle quark e antiquark. Il carburante della nave hakh‘hli è composto da ciò che i fisici terrestri chiamano materia “anomala”, ovvero da una combinazione di quark, antiquark e quark “anomali”. Si tratta della sostanza conosciuta dotata del maggior potenziale energetico che esista. Ciò che occupa quindi la gran parte dello spazio del “serbatoio carburante” della nave hakh’hli non è altro che semplice gas di idrogeno, il cui unico scopo è quello di essere sparato fuori dagli scarichi della nave stessa a una velocità prossima a quella della luce, spinto dall’energia prodotta dalla materia anomala. Il resto dello spazio disponibile viene occupato dai contenitori per il carburante. Gli elementi del carburante hanno infatti bisogno di speciali incastellature affinché rimangano in posizione, poiché nonostante abbiano le dimensioni di una palla da basket, sono davvero molto pesanti. Pesano più o meno quanto tutto il resto della nave e, dato che sono quel che sono, non possono assolutamente essere racchiusi in un serbatoio di acciaio zincato. La materia deve essere tenuta assieme da campi elettromagnetici, i quali devono a loro volta essere fissati in qualche modo alla struttura interna della nave stessa. La grande fortuna di coloro che hanno progettato la nave sta proprio nel fatto che i nuclei di carburante non hanno alcun peso nel momento in cui la nave è ferma, come del resto qualsiasi altra cosa che si trovi al suo interno, e che quando invece i propulsori sono in funzione la pressione posteriore esercitata sul nucleo è esattamente identica alla spinta dei motori stessi che fanno muovere la nave. E in questo caso, le leggi di Newton sul movimento uguale e opposto vengono rispettate in maniera perfetta. Quando il nucleo di carburante viene attivato, i quark anomali riscaldano il fluido d’idrogeno, che spinge in avanti la nave stessa mentre accelera, equilibrando le masse contrarie in maniera perfetta. Il carburante a materia anomala dura molto, molto a lungo. Ha alimentato la nave hakh’hli per oltre 3.000 anni, e continuerà ad alimentarla per almeno altri 10.000 prima di esaurirsi. Anzi, a dirla verità non si esaurirà mai. Una delle cose più anomale della materia infatti è che più la si usa, più ce n‘è. E questo è un problema che preoccupa i tecnici e gli scienziati della nave hakh’hli da diversi secoli.
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