— Sarebbe orribile — intervenne Polly in tono scioccamente vanitoso.
— È esatto, Ippolita — disse ChinTekki-tho — ma al momento mi sto rivolgendo a Lisandro. Conosci il motivo per il quale gli abitanti umani della Terra hanno bisogno del nostro aiuto, Lisandro?
— È stato verificato con grande accuratezza e al di là di ogni dubbio — iniziò Sandy usando una locuzione hakh’hli con parole inglesi per dimostrare la sua indipendenza (mostrare indipendenza di fronte a un Anziano però non era una buona politica, quindi continuò recitando a memoria le parole che gli erano state insegnate). — La razza umana è riuscita nel corso degli anni a innalzare la temperatura dell’atmosfera terrestre, a diffondere composti acidi nell’aria, a saturare lo spazio orbitale del pianeta di relitti di vario genere, a inquinare le acque di superficie con materiali organici e di sintesi, a disperdere nell’ambiente sostanze radioattive di lunga durata e infine a permettere la deforestazione e l’erosione del suolo terrestre.
— Hai dimenticato — intervenne con tono sollecito Demmy — l’eutrofizzazione dei laghi.
— Non l’ho dimenticata — ribatté Sandy. — Fa parte dell’inquinamento delle acque con materiali organici e di sintesi, vero ChinTekki-tho?
— Esatto — confermò il tutore. — Ma hai tralasciato la cosa peggiore in assoluto. Oltre a tutto ciò, i tuoi esseri umani sono anche aggressivi e violenti. Posseggono armi di vario tipo, e combattono spesso guerre fra di loro, arrivando fino al punto di uccidersi in massa a vicenda.
— Ho avuto modo di assistere alle trasmissioni — si limitò a rispondere Sandy.
— Lo so. Quindi sei perfettamente consapevole del fatto che dobbiamo essere molto cauti nell’avvicinarci a loro. Se riterremo possibile un incontro pacifico fra gli esseri umani e gli hakh’hli, riveleremo la nostra presenza agli abitanti del pianeta Terra. Ma prima di fare una cosa del genere dobbiamo avere la certezza assoluta che l’incontro si svolga in maniera pacifica, ed è proprio in questo che consiste il tuo compito, Lisandro. Non possiamo assolutamente mettere a rischio l’integrità della nostra nave.
— Lode alla nave! — gridò Obie, prontamente imitato in coro dalle femmine del gruppo.
— Sì, lode alla nostra nave — ribadì ChinTekki-tho. — Allora, Lisandro, vorresti esporre la tua storia?
— Tanto per iniziare — disse Lisandro con tono scocciato — il mio nome non è Lisandro. Non quando mi troverò sulla Terra, almeno.
— Un’ottima precisazione — commentò il tutore. — Continua.
— Mi chiamo John William Washington. Ho 23 anni. La mia casa si trova a Miami Beach, in Florida, ma i miei genitori, che si chiamavano Peter e Alice, sono morti in un incidente stradale. Sono uno studente universitario, ma la morte dei miei genitori mi ha intristito molto, e quindi ho deciso di prendermi un periodo di vacanza. Sto visitando l’Alaska perché è un luogo che ho sempre desiderato vedere. Sono stato in giro da solo, cercando oro nei ruscelli, e adesso mi sto preparando per tornare a Miami Beach, ma mi sono perso.
— Esatto — disse ChinTekki-tho con tono soddisfatto. Si concesse una pausa, nel corso della quale li osservò tutti quanti con aria pensierosa. — Avete qualche domanda? — domandò infine.
Tania alzò una mano, in stile terrestre. — Per quale motivo non riceviamo più trasmissioni dalla Terra, ChinTekki-tho? Non ne possiamo più di vedere sempre gli stessi vecchi film.
— Non ne abbiamo assolutamente idea, Titania. Continuiamo a ricevere segnali elettromagnetici, quindi non abbiamo dubbi riguardo al fatto che i terrestri siano riusciti a sopravvivere alle loro difficoltà, almeno entro certi limiti. Tuttavia, i segnali che riceviamo non sembrano contenere alcun tipo di dati. Non abbiamo idea di che cosa siano esattamente. Altre domande?
— Perché non possiamo più vedere gli amici con i quali ci siamo addestrati in passato? — domandò Obie. Stava riferendosi agli oltre 30 giovani hakh’hli che erano cresciuti con loro e che erano stati trasferiti in un altro settore della nave pochi dodigiorni prima.
— Perché i Grandi Anziani hanno deciso di segregarvi — spiegò ChinTekki-tho. In realtà quella spiegazione era più che sufficiente per qualunque hakh’hli, ma il tutore volle essere generoso e aggiunse un supplemento di spiegazione per la coorte. — In fondo — disse — voi sei, volevo dire voi sette, scusami Lisandro, siete molto speciali. Sarete voi i primi ad atterrare sul pianeta Terra.
— Ma nel resto del gruppo vi erano molte femmine attraenti, mentre ora abbiamo solo queste tre — si lamentò Obie, alimentando sibili di rabbia da parte delle femmine della coorte.
Il Tutore Primario però stroncò qualsiasi tipo di protesta sul nascere. — Basta così, Oberon! Ora dobbiamo recarci nella Camera dei Grandi Anziani per la vostra udienza. Ma prima di andare, volevo farvi un’ultima raccomandazione. Affinché la vostra preparazione per la missione venga portata a termine in maniera soddisfacente, d’ora in poi dovrete parlare sempre ed esclusivamente in inglese, anche fra di voi. Naturalmente, nel corso dell’udienza con i Grandi Anziani userete l’hakh’hli.
Dato che i Grandi Anziani non erano ancora pronti a riceverli, Sandy e il resto della coorte dovettero attendere nella sala di decompressione per un’ora e 52 minuti, secondo i loro nuovi orologi. Dapprincipio assunsero tutti un atteggiamento sottomesso, l’atteggiamento adatto a un’occasione solenne di quel genere. Lisandro si massaggiò le orecchie doloranti; lo sbalzo di pressione gli faceva ancora male, nonostante ciò che era già stato fatto alle sue orecchie per alleviare un po’ il dolore.
L’atteggiamento sottomesso della coorte però non durò molto a lungo; in fondo, un’occasione del genere era decisamente qualcosa di molto eccitante per loro. Obie ed Elena iniziarono a litigare come al solito, e Polly fu costretta a sedersi su entrambi per cercare di calmarli. Ma questo era un avvenimento piuttosto normale. Il solo fatto di poter accedere alle zone normalmente vietate della nave rappresentava qualcosa di speciale per loro, come una specie di avventura. A dir la verità era un’avventura solo quando non era una scocciatura, e cioè quando dovevano attraversare la nave per svolgere i loro turni di lavoro. Comunque fosse, nella sala di decompressione non vi era proprio nulla di emozionante. Non era altro che una stanza con alcune panche basse per accovacciarsi e alcuni schermi per l’intrattenimento che trasmettevano il programma della nave, che non mostrava quasi mai nulla di realmente interessante. Anche se, ogni dodigiorno, trasmetteva su tutti gli schermi un film terrestre selezionato fra le migliaia di registrazioni disponibili. Si trattava di un’occasione particolarmente interessante anche per la Coorte Missione Terra, soprattutto perché i dialoghi di questi film venivano doppiati in lingua hakh’hli da alcuni degli studiosi della nave esperti in lingue terrestri. Era sempre molto divertente sentire la voce di una femmina cheth che doppiava personaggi come un rude sergente di fanteria della Seconda guerra mondiale. Per il resto, però, gli schermi della nave mostravano quasi sempre immagini dei circuiti standard, e anche cambiando in continuazione canale non si riuscivano a ottenere altro che riprese fisse dei motori, delle sale coltura, dell’abitacolo di pilotaggio e delle funzioni di manutenzione automatiche. Ogni tanto, gli schermi mostravano anche qualche ripresa esterna infinitamente noiosa di un sole che la nave aveva appena oltrepassato o magari del pianeta che era la loro destinazione. Tutto ciò avrebbe anche potuto risultare abbastanza interessante, solo che per Sandy e la sua coorte non lo era affatto, dato che gli schermi della loro sezione mostravano cose decisamente più interessanti. Erano stati forniti loro documentari, resoconti storici e programmi di ogni tipo che rappresentavano il succo di mezzo secolo di trasmissioni televisive e radiofoniche terrestri captate dai sistemi di ricezione della nave. E nonostante i componenti della coorte avessero guardato quei programmi per tre dodicesimi di ogni singola giornata della loro vita, li trovavano ancora emozionanti, se non altro per il solo fatto che provenivano dalla Terra.
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