«Un’operazione comunque molto costosa», si limitò a commentare Henry.
«Sembra che le autorità italiane abbiano trovato un mare di sponsor privati pronti a finanziare il progetto.»
«Mi auguro solo che non ci sia la Water Enterprise tra quelli», disse con un sorriso Vittard, accarezzando con la punta delle dita la guancia di Sara.
«Veniamo a noi», continuò lei, cercando di mantenere un’aria professionale. «Quanto sai tu di Didone, del suo tesoro e dell’antica città di Carthago Nova?»
«Ricordo solo che, secondo Virgilio, la regina Didone ha incontrato Enea. Niente altro.»
«Allora aggiungerò qualcosa a quello che sai già. La leggenda narra che Didone, meglio nota col nome di Elissa, sorella di Pigmalione, dalla fenicia Tiro, dopo l’omicidio del marito per mano del fratello decise di abbandonare la città nativa. Quindi, seguita da molti patrizi suoi concittadini, riuscì a fuggire, recando con sé oro e preziosi. Lungo il suo peregrinare raccolse altri adepti e, giunta sulle coste africane, edificò la città di Cartagine.»
«E come sarebbe arrivato dall’Africa in Spagna il leggendario tesoro di Didone-Elissa?»
«Cartagena, la città che stiamo raggiungendo, fu fondata dal cartaginese Asdrubale nel terzo secolo avanti Cristo e in breve divenne un’importante base di Cartagine. Nel 209 avanti Cristo fu conquistata da Publio Scipione, diventando il capoluogo romano della Spagna Citeriore. Con buona probabilità, il tesoro dell’antica regina può aver seguito i coloni cartaginesi in cerca!
di una terra sicura dopo la sconfitta che subirono dai romani.»
«Certo, e adesso noi non dobbiamo fare altro che trovare l’ago in un pagliaio. Non ti sembra eccessivo, Sara? Le informazioni che ci ha fornito Lisicrate sono piuttosto scarse.»
«Cartagena è una città piena di musei e di vestigia dell’antica Roma. Potremmo incominciare da quelle. In ogni caso non mi dispiace fare la turista per qualche giorno: credo di essermi meritata un po’ di riposo. Poi si vedrà.»
«Bingo!» esclamò Bernstein, come faceva sempre quando riusciva a violare i segreti di complessi apparati elettronici. Le chiavi per accedere ai segreti di Yasuo Maru erano ormai nelle sue mani.
«Innanzitutto copiamo l’hard disk», disse Bernstein ad alta voce, inserendo nel masterizzatore del suo computer un dischetto argentato.
Quindi il capitano del Mossad si addentrò nella memoria del computer del Signore delle Acque.
«C’è di tutto!» esclamò ancora, felice come un bambino che ha appena aperto la porta di una dispensa colma di dolci, controllando nel contempo lo stato di avanzamento della copia dei quaranta gigabyte di memoria. I titoli dei documenti che scorrevano sullo schermo erano sufficientemente eloquenti: l’intera rete della Yakuza, la più temuta tra le organizzazioni criminali, i suoi introiti, gli appartenenti e i contatti erano annotati con precisione maniacale.
All’improvviso lo schermo si oscurò. I comandi di Bernstein per riattivare la connessione si rivelarono inutili: lettere e numeri impazziti invasero il monitor, sino a che un muro nero e invalicabile si frappose tra l’ufficiale del Mossad e i segreti del Signore delle Acque.
Oswald Breil era rimasto accanto al computer, divorato dall’attesa e dal pensiero fisso che occupava la sua mente.
«Dove, come e quando colpiranno?» si domandò ancora una volta Oswald. Sperava che le indagini di Bernstein gli avrebbero presto dato una mano per risolvere il mistero.
Il suono che emise il computer era uguale a ogni altro segnale di chiamata, ma assunse un tono particolarmente allegro, quando Oswald riconobbe il nome in codice del capitano Bernstein.
‹UN MALEDETTO VIRUS SILENTE SI È ATTIVATO NON APPENA IL COMPUTER DI MARU SI È RESO CONTO CHE QUALCUNO ERA RIUSCITO A VIOLARE LA PASSWORD. LA MEMORIA RISULTA COMPLETAMENTE CANCELLATA. PER FORTUNA AVEVO INIZIATO A FARNE UNA COPIA E SONO RIUSCITO A DUPLICARE CIRCA UN DECIMO DELL’INTERO CONTENUTO›, digitò il capitano del Mossad.
‹ESISTE UN MODO PER RECUPERARE QUANTO SI È PERSO?› chiese Oswald.
‹CREDO NESSUNO, MAGGIORE BREIL: IL DISCO FISSO È STATO RIFORMATTATO, CANCELLANDO OGNI TRACCIATO PREESISTENTE. COMUNQUE HO VISIONATO ALCUNI DEI DOCUMENTI CHE SONO RIUSCITO A COPIARE. CI SONO PROVE A SUFFICIENZA PER CONDANNARE MARU AL CARCERE A VITA: IL SIGNORE DELLE ACQUE ERA SOLITO FILMARE OGNI SUO PERVERSO INCONTRO SESSUALE. DALLE IMMAGINI, YASUO MARU È PERFETTAMENTE RICONOSCIBILE COME L’AUTORE DI RIPETUTI ABUSI E OMICIDI DI MINORI.›
‹LA PREGO DI INVIARE IMMEDIATAMENTE QUESTA DOCUMENTAZIONE A TOKYO, CAPITANO, AFFINCHÉ L’ISPETTORE CHE STA COLLABORANDO CON MILANO POSSA EMETTERE UN MANDATO DI CATTURA. C’È NULLA SULL’APPARTENENZA DI MARU ALLA YAKUZA O SU UNA CERTA OPERAZIONE HAVE A NICE DAY, CHINA ? ›
‹NEGATIVO PER LA PRIMA DOMANDA: I MOLTI FILES CONTENUTI IN UNA CARTELLA DENOMINATA «8-9-3» (YA-KU-ZA) SONO ANDATI IRRIMEDIABILMENTE PERDUTI. IL VIRUS È ENTRATO INVECE IN FUNZIONE PROPRIO MENTRE SCARICAVO LA CARTELLA DENOMINATA HAVE A NICE DAY, CHINA! ASPETTI UN ISTANTE CHE GUARDO CHE COSA SONO RIUSCITO A SALVARE.›
Dopo pochi attimi di attesa, le lettere ricominciarono a scorrere sullo schermo di Oswald Breil.
‹PURTROPPO NON SI TRATTA DI GRANDI COSE, MAGGIORE BREIL: È SOLAMENTE UNO SCHEMA, SIMILE A QUELLO CHE ABBIAMO RINVENUTO NEL COMPUTER DI TAKA. IN QUEL CASO SI RIFERIVA ALL’IMPIANTO IDRICO DELLA CASERMA IN CUI ERA OSPITATO IL DOTTOR VITE.›
‹RICORDO BENISSIMO. C’È MODO DI RISALIRE AL LUOGO A CUI SI RIFERISCE QUESTO IMPIANTO?› chiese Breil.
‹NON SARÀ FACILE, MAGGIORE, MA CI POSSO PROVARE.›
‹LA PREGO, BERNSTEIN. SONO PIÙ CHE CONVINTO CHE SI TRATTI DI UNA QUESTIONE DI VITALE IMPORTANZA.›
L’ispettore Iku entrò nell’ufficio che era stato del segretario di Maru scuotendo il capo.
«Hanno interrogato Taka e, non persistendo indizi a suo carico, sono stati costretti a rilasciarlo. Gli è stato comunque ritirato il passaporto e ingiunto di non lasciare il paese», disse Iku rivolgendosi a Bruno Milano. «Dal momento in cui il braccio destro del Signore delle Acque è uscito dalla sede della polizia, ha fatto perdere le proprie tracce.»
Il maggiore del Mossad sapeva che non esistevano motivi sufficienti per trattenere Taka e che questi si sarebbe eclissato non appena possibile. Ma Milano sperava che pesanti incriminazioni sarebbero potute emergere dal documento che stava ricevendo per posta elettronica dal capitano Bernstein a Tel Aviv.
Furono necessari almeno venti minuti per scaricare tutti e quattro i gigabyte della memoria sottratta al computer di Yasuo Maru. Quindi i due investigatori sedettero dinanzi al computer e incominciarono a visionare il materiale.
Il Museo Arqueológico Municipal di Cartagena si trova nei pressi del Paseo Alfonso XIII, la grande arteria che attraversa longitudinalmente la città.
Henry e Sara Terracini si erano uniti a un gruppo di una visita guidata. La giovane accompagnatrice stava illustrando ai turisti le meraviglie di una grande epigrafe marmorea di epoca romana, quando l’attenzione di Sara venne catturata da una seconda iscrizione, ben più piccola, che si trovava poco sotto quella che la guida stava descrivendo.
Si trattava di un altorilievo in marmo rappresentante un paesaggio. Alla base della lastra c’erano alcune lettere consunte dal tempo, quasi illeggibili. Soltanto la parola ESELLIUS pareva aver resistito all’erosione dei secoli.
«Che cos’è questa?» chiese Sara alla guida, indicando la piccola lastra di marmo.
«Si tratta di uno di due frammenti di un’epigrafe. Si presume che sia di età cristiana, dato che nell’altro frammento, custodito presso la chiesa di Santa María de Gracia, viene raffigurata una Madonna con bambino. Probabilmente si tratta di un ex voto di un qualche ricco cristiano del quarto o quinto secolo», rispose gentilmente la guida.
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