Edward Gibbon - Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 8

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Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 8: краткое содержание, описание и аннотация

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Alla lode di giusto, Nishirvan univa la fama di sapiente: i sette Filosofi greci che visitarono la sua Corte, furono attirati ed ingannati dalla strana asserzione, che un discepolo di Platone sedeva sul trono persiano. Potevan essi aspettarsi che un Principe, vigorosamente esercitato nelle cure della guerra e del governo, avesse a discutere, con destrezza pari alla loro, le astruse e profonde questioni che divertivano gli ozj delle scuole di Atene! Dovevan essi sperare che i precetti della filosofia avessero a regger la vita e governar le passioni di un despota, a cui sin dall'infanzia si era insegnato a considerare l'assoluta e capricciosa sua volontà, come la sola regola dei doveri morali 46 46 Mille anni prima ch'egli nascesse, i giudici di Persia aveano proferito una solenne opinione. τω βουσιλευoντι Περσεων εξειναι ποιειν το αν βουληται (Erodoto l. 3 c. 31 p. 210, ediz. Wesseling). Nè questa massima costituzionale era già stata negletta come un'inutile e sterile teoria. ! Superficiali e di ostentazione erano gli studj di Cosroe: ma il suo esempio svegliò la curiosità di un popolo ingegnoso, e la luce della scienza si difuse sopra i dominj della Persia 47 47 Per tutto ciò che spetta allo stato letterario della Persia, alle versioni greche, ai filosofi, ai sofisti, alla scienza ed ignoranza di Cosroe, Agatia (l. 2 c. 66-71) mostra di esser male informato e fortemente pregiudicato. . Egli fondò un'accademia di medicina a Gondi-Sapor, nelle vicinanze della città di Susa, ed essa a poco a poco divenne una liberale scuola di poesia, di filosofia e di rettorica 48 48 Asseman. Bibl. Orient. t. 4 p. DCCXLV, VI, VII. . Si composero gli annali della monarchia 49 49 Il Shà Nameh, o libro dei Re, è forse l'originale monumento d'istoria che fu tradotto in greco dall'interprete Sergio (Agatia l. 5 p. 141), conservato dopo la conquista dei Maomettani, e posto in versi nell'anno 994, dal poeta nazionale Ferdussi. Vedi d'Anquetil (Mem. dell'Accad. t. 31 p. 379), e il cav. Guglielmo Jones (Ist. di Nadir Shà p. 161). e nel tempo che la recente ed autentica storia poteva porgere utili lezioni sì al Principe che al popolo, l'oscurità dei primi secoli fu abbellita coi draghi e coi favolosi eroi dei romanzi orientali 50 50 Nel 5 secolo il nome di Restomo, o Rostam, eroe che pareggiava la forza di dodici elefanti, era familiare agli Armeni (Mosè da Corene, Stor. Armena, l. 2 c. 7 p. 96, ed. Whiston). Nel principio del 7 secolo, il romanzo Persiano di Rostam ed Isfendiar era applaudito alla Mecca (Koran., ed. di Sale, c. 31 p. 335). Eppure Maracci non ci dà quest'esposizione del ludicrum novae historiae ( Refut. Alcoran , p. 544-548). . Ogni straniero dotato di sapere, o di fiducia fu arricchito dalla bontà, e lusingato dalla conversazione del Monarca. Nobilmente egli ricompensò un medico greco 51 51 Procop. Goth. l. 4 c. 10. Kobad aveva un medico greco per favorito, ch'era Stefano di Edessa ( Persic. l. 2 c. 26). Antica era l'usanza, ed Erodoto racconta le avventure di Democede di Crotona (l. 3 c. 125-137). col liberare in grazia di lui tremila prigionieri: ed i sofisti che si contendevano il favore del Principe, presero dispetto della ricchezza e dell'insolenza di Urenio, loro più fortunato rivale. Nushirvan credeva od almeno rispettava la religione dei Magi: e si possono scoprire alcune tracce di persecuzione durante il suo regno 52 52 Vedi Pagi, t. 2 p. 626. In uno de' trattati che fece, s'inserì un onorevole articolo per la tolleranza de' Cattolici, e per la loro sepoltura (Menandro, in Excerpt. Legat . p. 142). Nushizad, figlio di Nushirvan, fu un Cristiano, un ribelle ed un martire (D'Herbelot, p. 681). . Non pertanto egli liberamente si permetteva di paragonare gli argomenti delle varie Sette; e le teologiche deputazioni, a cui frequentemente presiedeva, diminuivano l'autorità dei sacerdoti, ed illuminavano le menti del popolo. Per suo cenno, si tradussero i più celebri scrittori della Grecia e dell'India nella lingua persiana, dolce ed elegante idioma, raccomandato da Maometto all'uso del Paradiso; benchè l'ignoranza e la presunzione di Agatia 53 53 Intorno alla lingua Persiana ed a' suoi tre dialetti, si consulti d'Anquetil (p. 339-343) e Jones (p. 152-185). Αγρια τινι γλωττη και αμουσοτατω, è il carattere che Agatia (l. 2 p. 66) ascrive ad un idioma rinomato nell'Oriente per la poetica sua dolcezza. lo vilipendesse cogli epiteti di rozzo e non musicale. Del rimanente questo istorico greco poteva ragionevolmente maravigliarsi che si trovasse possibile di eseguire una intiera versione di Platone e di Aristotele in un dialetto straniero che non era stato foggiato ad esprimere lo spirito di libertà, e le sottigliezze delle filosofiche investigazioni. E se la ragione dello Stagirita può riuscire egualmente oscura, od egualmente intelligibile in ogni favella, l'arte drammatica, e l'argomentazione verbale del discepolo di Socrate 54 54 Agatia specifica il Gorgia, il Fedone, il Parmenide e il Timeo. Renaudot (Fabricio, Bibl. gr. t. 12 p. 246-261) non fa menzione di questa barbarica traduzione di Aristotele. pajono essere indissolubilmente unite con la grazia e la perfezione del suo attico stile. Nell'andare in cerca dell'universale dottrina, Nushirvan venne a sapere che le favole morali e politiche di Pilpai 55 55 Di queste favole ho veduto tre copie in tre lingue differenti: 1. in Greco , tradotte da Simeone Seth (A. D. 1100) dall'Arabo, e pubblicate da Starck a Berlino nel 1697 in-12; 2. in Latino , versione dal greco, intitolata: Sapientia Indorum , inserita dal P. Pussino al fine dell'edizione di Pachimero (p. 547-620, ed Rom.); 3. in Francese , versione dal turco, dedicata, nel 1540, al sultano Solimano. Contes et Fables indiennes de Pilpay et de Lokman, par MM. Galland et Cardonne. Paris , 1778, 3 vol. in-12. Il Warton (Storia della Poesia inglese, vol. 1 p. 129, 131) si prende un campo più largo. , antico Bracmano, si conservavano con gelosa riverenza fra i tesori dei Sovrani dell'India. Il medico Peroze fu segretamente spedito alle rive del Gange, onde procacciarsi, a qualunque prezzo, la comunicazione di quest'opera preziosa. L'accorgimento di Peroze ne ottenne una copia, che con dotta accuratezza egli tradusse; e le favole di Pilpai si lessero e si ammirarono nell'assemblea di Nushirvan e dei suoi nobili. L'originale indiano, ed il suo traslatamento persiano da lungo tempo sono scomparsi, ma questo venerabile monumento, salvato per la curiosità dei Califfi Arabi, rinacque nel Persiano moderno, negli idiomi Turco, Siriaco, Ebraico e Greco, e per mezzo di successive versioni venne trasfuso nelle moderne lingue d'Europa. Nella presente forma di queste favole, più non si scorgono affatto il carattere particolare, i costumi e la religione degl'Indi; e l'intrinseco merito delle favole di Pilpai cede di gran lunga alla concisa eleganza di Fedro, ed alle naturali grazie di La Fontaine. L'autore ha illustrato, in una serie di apologhi, quindici sentenze morali e politiche ma avviluppata n'è la composizione, prolisso il racconto, e comuni e di poca utilità ne sono i precetti. Nondimeno il Bracmano può pretendere al merito di aver inventato una piacevol finzione, che adorna il nudo della verità, ed addolcisce, per avventura, ad un orecchio reale quello che l'insegnamento in sè contiene di amaro. Collo stesso disegno di avvertire i Re che forti e' non sono se non per la forza de' sudditi loro, gli stessi Indiani inventarono il giuoco degli scacchi, che fu parimente introdotto in Persia sotto il regno di Nushirvano 56 56 Vedi l' Historia Shahiludii del Dott. Hyde (Syntagm. Dissert. t. 2 p. 61-69). .

Il figlio di Kobad trovò la monarchia avvolta in guerra col successore di Costantino, e l'inquietudine che gli davano le sue domestiche cose lo mosse a consentire la sospensione di armi che Giustiniano era impaziente di ottenere. Vide Cosroe i Legati romani al suo piede. Egli accettò undicimila libbre d'oro, qual prezzo di una pace perpetua od indefinita 57 57 La pace perpetua (Procopio, Persic . l. 1 c. 21) fu conchiusa o ratificata nel 6. anno e nel consolato 3. di Giustiniano (A. D. 533, tra il primo di gennaio e il primo di aprile. Pagi, t. 2 p. 550). Marcellino, nella sua Cronaca, usa lo stile dei Medi e dei Persiani. . Si regolarono alcune reciproche permutazioni; i Persiani assunsero la custodia delle porte del Caucaso, e si sospese la demolizione di Dara, col patto che non potesse esser mai la residenza del generale dell'Oriente.

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