Edward Gibbon - Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 12

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Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 12: краткое содержание, описание и аннотация

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A. D. 1202

Indugi ed ostacoli non preveduti tardarono l'adempimento di questo Trattato. Di ritorno a Troyes, il Maresciallo venne affettuosamente accolto, e per le operate cose lodato da Teobaldo, conte di Sciampagna, generale che ad unanime voto i pellegrini eransi scelto; ma la salute di questo giovine valoroso incominciando a vacillare, non andò guari che ogni speranza di salvarlo mancò. Deplorando il destino che lo dannava a perire immaturo, non in mezzo al campo della battaglia, ma sopra un letto d'angoscia, distribuì morendo i proprj tesori a' suoi prodi e numerosi vassalli, dopo averli indotti a giurare alla sua presenza che il voto di lui e di loro medesimi avrebber compiuto. Ma, prosegue il Maresciallo, non tutti quelli che accettarono i donativi la lor parola mantennero; i più risoluti campioni della Croce a Soissons si assembrarono per la scelta di un nuovo generale, e fosse incapacità, gelosia, o contraggenio, non trovarono alcuno tra i Principi francesi fornito delle prerogative d'animo necessarie a condurre sì fatta spedizione, e nemmeno del desiderio di questo comando. Laonde i voti si unirono a favore di uno straniero, di Bonifazio, marchese di Monferrato, rampollo di una stirpe d'eroi, e conosciuto egli medesimo per meriti politici e militari 50 50 Questo Marchese di Monferrato, segnalato erasi per una vittoria contro gli Astigiani (A. D. 1191), per una crociata in Palestina, per una legazione pontificia presso gli alemanni principi sostenuta (Muratori, Annali d'Italia , t. X, p. 163-202). . Nè la pietà, nè la sua ambizione, gli consigliavano ricusar l'offerta di comando fattagli dai Baroni francesi: per lo che, dopo avere trascorsi alcuni giorni alla Corte di Francia, ove trovò accoglienza ad un amico e ad un parente dovuta, accettò solennemente nella chiesa di Soissons la croce di pellegrino, e il bastone di generale, ripassando indi l'Alpi per prepararsi a questa impresa di lunga durata. All'avvicinarsi della Pentecoste, Bonifazio, dispiegato il proprio stendardo, prese la volta di Venezia a capo de' suoi Italiani; colà il precedettero, o seguirono i Conti di Fiandra e di Blois, ed alcuni più illustri Baroni di Francia, ai quali si aggiunse un numeroso corpo di pellegrini alemanni, tutti compresi dagli stessi motivi che i primi animavano 51 51 V. la Crociata degli Alemanni nella Historia C. P. di Gunther ( Can. Antiq. lect. t. IV, p. V-VIII) che celebra il pellegrinaggio di Martino, uno fra i predicatori rivali di Folco di Neuilly. Apparteneva all'Ordine di Citeaux, e il suo monastero era situato nella diocesi di Basilea. . Non solamente aveano compiuti, ma oltrepassati i loro obblighi, i Veneziani: costrutte scuderie pe' cavalli, baracche pe' soldati; magazzini abbondantemente forniti di foraggi e di vettovaglie: i legni da trasporto, le navi e le galee, non aspettavano per salpare che il pagamento della somma stipulata nel Trattato per le spese di allestire la flotta. Ma tal somma era più forte assai delle ricchezze insieme unite di tutti i pellegrini in Venezia adunati. I Fiamminghi, che un'obbedienza volontaria e precaria al loro Conte prestavano, aveano impresa sui proprj navigli la lunga navigazione dell'Oceano e del Mediterraneo, e molta mano di Francesi e d'Italiani preferito valersi per questa traversata dei modi meno dispendiosi e più agiati che vennero offerti loro dai Marsigliesi e dai Pugliesi. I pellegrini trasferitisi a Venezia avrebbero potuto dolersi in veggendo che, dopo avere scontata la loro contribuzione personale, venivano tenuti mallevadori pei compagni lontani; pur tutti i Capi di buon grado le proprie suppellettili di oro e d'argento nel tesoro di S. Marco deposero; ma un sì generoso sagrifizio non era ancora bastante, e ad onta di tanti sforzi a compiere la pattuita somma trentaquattromila marchi ancora mancavano.

La politica e l'amor patrio del Doge tolsero di mezzo l'ostacolo. Ei fece ai Baroni il partito di unirsi ai suoi concittadini per ridurre alcune città ribellanti della Dalmazia; al qual patto promise condursi in persona a combattere sulle coste della Palestina, e ottenere inoltre dalla Repubblica che, quanto al rimanente debito de' Crociati, aspettasse ad ottenerne il pagamento l'istante, in cui qualche ricca conquista ne porgesse ai medesimi i modi. Non poco titubarono, mossi anche da riguardi di coscienza, i Francesi; ma anzichè rinunziare all'impresa, finalmente a questo partito si accomodarono. I primi atti ostili della flotta, furono contro Zara 52 52 Indera, oggidì Zara, colonia romana che riconosce Augusto per suo fondatore, ai dì nostri ha un circuito di due miglia, e contiene fra i cinque e i seimila abitanti; ottimamente fortificata, un ponte la congiunge alla terra ferma ( V. i viaggi di Spon e di Wheeler, viaggi di Dalmazia , di Grecia , ec. t. I, p. 64-70; viaggio in Grecia p. 8-14). L'ultimo di questi viaggiatori, confondendo Sestertia e Sestertii , valuta dodici lire sterline un arco di trionfo decorato di colonne e di statue. Se a que' giorni non v'erano alberi nei dintorni di Zara, convien dire che quegli abitanti non avessero ancora pensato a piantare i ciliegi, dai quali oggidì si ritrae il famoso maraschino di Zara. , città forte sulle coste della Schiavonia, che sottrattasi ai Veneziani, sotto la protezione del Re ungarese erasi posta 53 53 Il Katona ( Hist. crit. reg. Hungar. Stirpis Arpad. t. IV, p. 536-558) unisce fatti e testimonianze, oltre ogni dire, sfavorevoli ai conquistatori di Zara. . Rotta la catena, o sbarra che il porto ne difendeva, sbarcati i loro cavalli, le loro truppe, le loro macchine da guerra, costrinsero nel quinto giorno la città ad arrendersi a discrezione. Gli abitanti ebbero salve la vite, ma per punirli d'aver ribellato, vennero saccheggiate le loro case, spianate le mura della città. Innoltrata essendo la stagione, i confederati risolvettero scegliere un porto sicuro in fertile paese, per ivi trascorrere il verno tranquillamente: ma ne turbaron la quiete le nimistà di nazione surte fra i soldati e i marinai, e le frequenti lotte che da queste nimistà conseguivano. La conquista di Zara era stata origine di discordie e di scandali. Spiacea che la prima fazione de' confederati, non di sangue infedele, ma del sangue medesimo de' Cristiani, avesse lordate le loro armi; lo stesso Re di Ungheria e i suoi nuovi sudditi fra i campioni della Croce si noveravano; il timore o la incostanza aumentava gli scrupoli de' devoti. Il Pontefice avea scomunicati diversi spergiuri Crociati che saccheggiavano e trucidavano i lor fratelli 54 54 V. tutta la transazione e i sentimenti del Papa nelle Epistole di Innocenzo III , Gesta , c. 86, 87, 88. : anatema che risparmiò solamente il Marchese Bonifazio e Simone di Montfort, l'un d'essi, perchè non si era trovato all'assedio, l'altro pel merito di avere abbandonata del tutto la lega. Innocenzo avrebbe perdonato di buon grado ai semplici e docili penitenti francesi, ma a maggiore sdegno lo concitava l'ostinata ragione de' Veneziani, che ricusando di confessare le loro colpe, non sapean che farsi di perdono, nè voleano, quanto alle bisogne lor temporali, l'autorità d'un prete conoscere.

L'unione di una flotta e di un esercito sì poderoso, le speranze del giovine Alessio avea rianimate 55 55 Un leggitore moderno farà le maraviglie nel veder dato il nome di valletto di Costantinopoli al giovine Alessio. Questo titolo degli eredi del trono corrispondeva all' Infante degli Spagnuoli, al nobilissimus puer de' Romani. I paggi o valletti de' Cavalieri non erano men nobili de' loro padroni ( Villehar. e Duc. n. 36). . Così a Venezia come a Zara, non risparmiò vivissime istanze ai Crociati, perchè il riconducessero in patria, e la liberazione del suo genitore operassero 56 56 Il Villehardouin (n. 38) chiama l'Imperatore Isacco Sarsach forse dalla voce francese Sire, o dalla greca Κυρ, κυριος, Sire , Signore , formata colla terminazione del nome proprio: le denominazioni corrotte di Tursac e di Conserac che troveremo in appresso, ne forniranno un'idea della libertà che in ordine a ciò si prendeano le antiche dinastie della Sorìa e dell'Egitto. . Le raccomandazioni di Filippo, Re di Alemagna, la presenza e le preghiere del giovine Greco a pietà mossero i pellegrini; e il marchese di Monferrato, e il Doge di Venezia, la causa ne assunsero e perorarono. Un doppio parentado e la dignità di Cesare aveano colla famiglia imperiale congiunti i due fratelli primogeniti di Bonifazio 57 57 Ranieri e Corrado: l'uno sposò Maria, figlia dell'Imperatore Manuele Comneno, l'altro Teodora Angela sorella degli Imperatori Isacco ed Alessio. Corrado abbandonò la Corte di Bisanzo e la moglie per accorrere in difesa di Tiro minacciata da Saladino (Ducange, Fam. Byzant. , p. 187-203). , che sperava acquistarsi, per l'importanza di un tanto servigio prestato, un reame. Più generosa l'ambizione del Dandolo, inspiravagli ardente desiderio di assicurare al suo paese gl'immensi vantaggi che una tale impresa al commercio veneto promettea 58 58 Niceta in Alex. Comn. , (l. III, c. IX), accusa il Doge e i Veneziani, come autori della guerra mossa a Costantinopoli, e riguarda come κυμα υπερ κυματι, procella sopra procella , l'arrivo e le ignominiose offerte del Principe esigliato. . La prevalenza di questi due personaggi ottenne buona accoglienza agli ambasciatori d'Alessio; e se per una parte, la vastità delle offerte fattesi da questo giovane, era tale da mettere in qualche diffidenza, per l'altra i motivi da esso addotti, e i vantaggi ai quali per sè stesso agognava, poterono giustificare l'indugio posto alla liberazione di Gerusalemme, e all'uso delle forze che a tal fine esser doveano serbate. Promise pertanto Alessio per sè e pel padre suo, che appena ricuperato il trono di Costantinopoli, al lungo scisma de' Greci porrebbero termine, sottomettendosi eglino e i loro sudditi, alla supremazia della Chiesa romana. Si obbligò ricompensare le fatiche e i servigi de' Crociati coll'immediato sborso di dugentomila marchi d'argento; seguire i pellegrini in Egitto; o, se più espediente fossesi giudicato, mantenere durante un anno diecimila soldati, e finchè vivea, cinquecento uomini a cavallo pel servigio di Terra Santa. Patti così seducenti vennero dalla Repubblica di Venezia accettati, e l'eloquenza del Doge e del Marchese indusse i Conti di Blois, di Fiandra, di S. Paolo, ed altri otto Baroni a prender parte in una impresa tanto gloriosa. Co' soliti giuramenti un Trattato di lega offensiva e difensiva si confermò: ciascuno individuo, giusta lo stato suo, o la sua indole, fu adescato da motivi di generale interesse, o da quelli del proprio; dall'onore di restituire ad un Sovrano il trono perduto, o dall'opinione assai fondata che tutti gli sforzi de' Crociati per liberare la Palestina sarebbero vani, ogni qualvolta la conquista di Costantinopoli, non precedesse e agevolasse quella di Gerusalemme. Ma i ridetti Capi comandavano una truppa di guerrieri liberi e di volontarj, alcuni di questi loro eguali, che ragionavano, e talvolta a proprio talento operavano. Benchè una grande maggiorità per la nuova lega si fosse chiarita, non immeritevoli di considerazione erano il numero e gli argomenti di coloro che la ributtavano 59 59 Il Villehardouin e il Gunther spiegano i sentimenti dell'una e dell'altra fazione. L'Abate Martino, che abbandonando l'esercito a Zara si trasferì in Palestina, venne inviato come ambasciatore a Costantinopoli, trovatosi a proprio dispetto spettatore del secondo assedio. . Anche gli animi i più intrepidi abbrividivano al racconto udito delle forze navali di Costantinopoli, e delle inaccessibili fortificazioni di questa città. Pure non allegavano in pubblico i lor timori, e forse a sè stessi palliandoli, più decorose obbiezioni, dedotte dal dovere e dalla Religione, mettevano in campo. Citavano i dissidenti la santità del voto che, unicamente per far libero il Santo Sepolcro, dalle lor famiglie e case aveali allontanati; non essere lor pensamento che motivi oscuri ed incerti di umana politica dovessero distoglierli da una santa impresa, l'evento della quale nelle mani della Providenza si stava: le censure pontificie e i rimproveri di lor coscienza averli assai severamente puniti per la conquista di Zara, prima colpa che si rimprocciavano; non volere aggiugnerne una seconda col lordare in avvenire le proprie armi nel sangue cristiano: sullo Scisma dei Greci aver già l'Appostolo di Roma pronunziata sentenza; non appartenerne ad essi la punizione; nè tampoco il farsi vendicatori degl'incerti diritti dei Principi di Bisanzo. Mossi da sì fatti principj, o pretesti, una gran parte di pellegrini, per valore e pietà i più rinomati, abbandonarono il campo; eppure nocquero meno all'impresa, che non quella fazione di mal contenti che rimanendo, cercarono tutte le occasioni di spargere nell'esercito la discordia, e con opposizioni, or manifeste, or segrete, il buon esito dell'armi impacciarono.

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