Paolo Villaggio - Caro direttore, ci scrivo…

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Caro direttore, ci scrivo…: краткое содержание, описание и аннотация

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Le aggiungo solo che per me la macchina di Mani pulite è andata troppo avanti. Il pericolo è che non ci sono più i capi da usare come capi espiatori, e purtroppo ora siamo in prima fila noi poveracci, che non siamo abituati, e perciò abbiamo molta paura.

Non ci resta che sperare, e implorare umilmente la Sua grande misericordia.

P.S.

Ora che ci penso, però, Lei che può tutto, non potrebbe farmi avere anche a me una tangentina, ma piccola, anche per non dar troppo nell'occhio? Devo pagare il mutuo di casa mia, che non finisce mai.

28 febbraio '93

Pubblicità

La pubblicità soprattutto quella televisiva assomiglia a una nuova religione.

Come le altre religioni, ci rappresenta in modo ingannevole il mondo nel quale viviamo.

Questa nuova religione i giovani, dai cinque ai quindici anni, la subiscono sei ore al giorno.

Gli spot sono bellissimi, hanno un ritmo veloce e geniale: sono dei piccoli mirabili film di un minuto e mezzo, ma con un effetto pericoloso: rendono i giovani spettatori simili a un unico modello, appiattendoli, e impedendo la crescita di qualità individuali.

L'obiettivo della pubblicità (come della religione) non è migliorare, canalizzare le qualità di una persona, ma ipnotizzarla con messaggi al di sotto della soglia di coscienza.

Chi beve Coca-cola è felice e cinge abitualmente la vita a una ragazza bella e disponibile, e quindi quell'immagine felice ti induce il riflesso condizionato di bere una bibita mediocre.

La pubblicità non ti educa, ma ti spinge a desiderare imperativamente valori non reali ma superflui. La tivù è autorevole, è la verità, e questi giovani si riempiono di fede cieca, di dogmi sugli obiettivi della vita.

Preferiscono la cultura dell'avere a quella dell'essere, del sembrare felici piuttosto che esserlo intimamente.

La felicità è avere un tipo di occhiali da sole, di auto, di orologio.

Bere un amaro o spruzzarsi un deodorante vuol dire dotarsi di fascino irresistibile.

Ma chi ha non è, e lo verifica presto, e perde fiducia nei valori di questa cultura.

I guardatori di spot si alienano rapidamente, diventano apatici, risentiti, sfiduciati: sono tutti mancanti di felicità.

La pubblicità non dice la verità, ma truffa ignobilmente lo spettatore.

Basta un olio di topi per rimanere giovani, magri, leggeri e saltare un piccolo cavalletto di legno. Basta un'acqua minerale con qualità magiche, per avere una silhouette da diciottenne sottile e flessibile come un giunco, perché l'acqua è miracolosa come quella di Lourdes.

Basta un whisky o un bitter ordinati in un bar di una sinistra periferia, con finto accento straniero, per essere uomini di mondo, grandi viaggiatori e irresistibili corteggiatori.

Ci sono liquori terrificanti che funzionano come filtri d'amore medievali: chi li beve non può sentirsi dire di no.

Le protagoniste di questo mondo fiabesco sono tutte delle irreali strafighe, e lo sono grazie al surgelato che mangiano.

Hanno tutte vent'anni e questa condizione contiene questo messaggio subliminale: chi usa quel deodorante, quello shampoo, quelle calze diventa una ventenne, anche se è un'agghiacciante massaia quarantenne di settantacinque chili.

Quelle dello shampoo sono giovani manager di improbabili società, presiedono ancor più improbabili consigli di amministrazione, i loro capelli sono abbondanti e vaporosi, sono belle magre, irresistibili.

Salgono, scendono, risalgono in utilitarie che sono del e trappole mortali, mostrano generosamente le gambe, portano giarrettiere da film pornografico tedesco degli anni Trenta.

In questo girotondo di dame e cavalieri nessuno fa un cazzo, sono tutti ben vestiti, ricchi, desiderati, parlano inglese, felici come canguri.

Gli uomini avvocati, veterinari, creativi.

Le donne anche dattilografe, perché nella nostra cultura possono anche non fare carriera, ma sono tutte Claudia Schiffer e Cindy Crawford.

Escono, saltellano, si sfiorano, bevono bibite, raccolgono fazzoletti, si annusano, sempre in mattinate di sole, in ore comode intorno alle undici del mattino.

Noi terrestri invece usciamo al e sette e stiamo ventre a ventre negli autobus per un'ora, con dei mostri panciuti come mongolfiere, da malati di fegato, che puzzano come capre marce e hanno degli aliti come fogne di Calcutta nella stagione monsonica.

Questi ventrati sono poveri e cattivi, servili con i superiori e belve feroci con gli inferiori, anche perché quegli autobus li portano implacabilmente nelle loro celle manicomiali, dove staranno rinchiusi otto ore, mentre fuori quelli della fiaba, veterinari e shampate, si sorridono col sole in fronte.

Poi i felici vanno a prendere un gelato di plastica, un aperitivo con un micidiale miscuglio di coloranti dolcificanti e veleni vari, che tracannano subito alla faccia dello spettatore alcolista. Salgono su un'utilitaria che può andare in Alaska con un litro, e lì lei si toglie il vestito, le giarrettiere e rimane in mutande.

Lui resta con gli occhiali da sole e la camicia, e vanno a scopare in un romantico igloo: ovviamente non sono sieropositivi. Noi ventrati invece siamo condannati agli arresti domiciliari a vita, in compagnia di curiosi animali domestici con i capelli color topo e aliti fognati: per sempre, con gli occhi sbarrati di fronte alle Ruota della fortuna.

Sapete che vi dico, lasciatemi morire in pace, e andate tutti affanculo!

7 marzo '93

Sampa

Caro lettore, ho letto tutto quello che è stato detto, urlato e scritto in difesa e soprattutto contro Vincenzo Muccioli.

A questo punto consentimi di dire la mia.

Io lo conosco bene.

Lassù, è successa una tragedia.

Io sono disorientato e purtroppo non mi resta che implorare, in una situazione eccezionale, un comportamento eccezionale della comunità più vasta che è lo Stato per una comunità più sfortunata che è quella di Vincenzo Muccioli.

Vi prego, signori giudici che indagate sul delitto, applicate la legge in maniera non cattolica ma cristiana.

San Patrignano è una cittadina di più di duemila persone, tutte molto speciali e molto sfortunate.

Gli abitanti hanno tutti un passato e una cultura alle spalle che definire tragica è poco, perché parla di ragazzi-bambini che non riescono a cominciare a vivere in maniera dignitosa, e questo sarebbe un loro grande diritto.

Tangentisti d'Italia, fateci caso: a scadenze fisse come questa, tutti a urlare allo scandalo, tutti a dire che Muccioli non è Rita Levi Montalcini, che era un volgare guaritore e che quei metodi di recupero non vanno bene; Bisogna vederci chiaro! urlano cupe cornacchie, bisogna indagare. In realtà vogliono distruggere la comunità.

Muccioli non ha mai voluto mezza lira da nessuno dei suoi ospiti e non ha mai chiesto di aver pietà a nessuno.

Ha vissuto tutti i suoi mille e mille problemi e drammi in dignitoso silenzio, senza autocompiacimenti e senza farsi mai tentare dal diavolo della santità. Casualmente però, prima di ogni elezione, la sua cittadina veniva invasa da tangentisti a caccia di voti, e usata cinicamente come una tribuna della pietà.

Ora si cerca con ignobile incoscienza di distruggerne l'immagine, che per i suoi ospiti sarebbe una atroce pugnalata alla schiena, ma soprattutto un'ancor più grave tragedia.

Caro Vincenzo, non ti curare dei loro latrati, dei loro dubbi, dei loro attacchi: sono omini piccoli, infastiditi da tutto quel o che è migliore di loro.

Standosene sempre comodamente seduti dietro le loro scrivanie, vogliono insegnare a te e ai tuoi tantissimi figli a soffrire, e ti indicano come e in che modo va risolto il problema terribile della tossicodipendenza, che neppure dei grandi neurofisiologi sanno ancora risolvere, e che questo Stato tangentista non ha mai voluto e non vuole tuttora affrontare, ma come Pilato se ne lava sconciamente le mani.

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