Federico Moccia - Amore 14

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"Beata te che ci credi, nonna... Tieni, ti ho portato questo." Poggio sul tavolo un pacchetto incartato.

"Cos'è?"

"Aprilo..."

Nonna posa la sua tazza da te e prende il pacchetto. Comincia a scartarlo. E" emozionata.

"Grazie! " Gira tra le sue mani il libro Anime alla deriva.

"Spero che ti piacerà. E" la storia scritta da un ragazzo molto giovane, ma così romantica..."

Mi guarda con gli occhi commossi, le viene quasi da piangere.

"Bè, nonna... Almeno così mi hanno detto."

"Oh sì, certo... Ma non stare a preoccuparti. Anch'io ho una cosa per te. Aspettami qui..."

Rimango così, curiosa, a sorseggiare il mio te, ora meno caldo, ma comunque buono, quando nonna compare sulla porta con un regalo.

"Tieni, siamo usciti un giorno l'abbiamo vista... Volevamo aspettare Natale.." E si ferma. Non dice più niente. Non dice: "Purtroppo non ha più senso aspettare... " oppure "Nonno non c'è più ".

Semplicemente rimane in silenzio. Ed è come se dicesse tutto quello e molto di più. E cerco di comprenderla. E mi viene da piangere. Anche a lei. Allora faccio confusione apposta.

"Che bello, che sorpresa! Non riesco a immaginare che cosa sia!"

Scarto veloce, strappo la carta a pezzetti ridendo, e alla fine, dopo averla accartocciata, la tiro in un secchio lì vicino. Ma non faccio centro. Nonna mi guarda e scuote la testa, io le sorrido. "Dai, dopo la raccolgo..." E guardo meglio la scatola.

"Ma è bellissima! Una macchina fotografica! "

"Ti piace? Lui diceva che eri portata, che ti sarebbe piaciuta un sacco, perché è quella... Quella che può fare un sacco di foto senza rullino..."

"Digitale!"

"Eh sì, digitale."

"Ma mi piace moltissimo..." Apro la scatola, la tiro fuori e me la rigiro tra le mani, cercando di capire come funziona. L'accendo.

"E carica... Ma dai, troppo forte..." Vedo che sopra c'è il pulsante per fare le foto. Ne scatto una a nonna. "Sorridi!" E tac! La faccio al volo. Vedo che vicino c'è scritto autoscatto. Spingo e partono i secondi. Trenta. Ventinove. Ventotto. La piazzo sul tavolo vicino alla teiera. "Vieni nonna! Facciamo una foto insieme! " E la porto con me, davanti alla macchina fotografica in mezzo alle rose e l'abbraccio. E aspetto in posa con lei che alla fine poggia la testa sulla mia spalla proprio mentre... "Flash! Ecco, l'abbiamo fatta!"

Corro alla macchina e controllo com'è venuta. "Guarda nonna! Siamo bellissime! Due modelle..."

"Sì, sì!" Ride guardando nella macchinetta. Poi la prendo tra le mani e comincio a smanettarla. Vado sul menù per capirne di più. Foto disponibili 430. Ma come, qui segnava 450. E allora muovo il pulsante. Vado indietro e all'improvviso compare lui. Nonno. Nonno che sorride. Nonno che fa le facce. Nonno a braccia conserte e poi ancora nonno e nonna abbracciati, una foto bellissima, lei che ride appoggiandosi a lui, vicino all'albicocco. Forse era quello che pensava prima. Si ricordava di quel giorno, di questa foto, di quel sorriso, della sua felicità. La guardo. Nonna mi sorride.

"Ci sono le nostre foto, vero?"

Annuisco. Non riesco a dire niente. Mi viene un groppo in gola. Mi viene da piangere. Uffa. Ma perché sono fatta così? Non ce la faccio proprio. Nonna mi fa una carezza. Ha capito tutto e vuole essere forte per me.

"Me le stampi, se ti riesce? Se no non fa niente... Non ti preoccupare."

Faccio un sospiro lungo e ritrovo il controllo. "Certo, nonna. Te la stampo di sicuro... Grazie. Mi avete fatto un bellissimo regalo."

E l'abbraccio.

Qualche giorno più in là!

"Ciao Caro!"

Mi abbraccia e mi da un bacio che mi toglie il respiro, che mi fa saltare il cuore in gola, che mi emoziona come la prima volta che ho incrociato il suo sguardo in quello specchio della libreria. Massi. Ha una maglietta blu ed è già un po'"abbronzato. Per essere quasi a metà giugno è uno spettacolo. Sa di mare. Sì, quel blu, il suo sorriso, i suoi occhi, la sua abbronzatura sa di mare... da amare. Una spiaggia di un'isola brulla, circondata da onde che si rompono sugli scogli, i suoi capelli e il suo sorriso e lui steso... che mi accoglie.

"Caro, a che stai pensando? Hai una faccia..."

"E che tra poco ho gli esami."

Mento. "Sul serio pensavi a questo? Sorridevi!"

Io alzo le spalle e faccio la dura.

"E certo, a me gli esami mi fanno ridere..."

E mi prende in braccio e mi solleva con leggerezza, mi fa volare da terra.

"Ehi... Aspetta! Mi fai cadere questi!"

"Che mi hai portato?"

"Le pizzette di Mondi."

"Uhm... buone... dopo però."

Me le sfila di mano, le poggia lì sul tavolo in cucina e poi mi trascina per il corridoio, il salotto, la sua stanza da letto.

"Ecco..." Mi lancia quasi sul letto e poi ci salta sopra e arriva a un passo da me, quasi mi scanso per non finirci sotto.

"Sei proprio pazzo, per poco non mi prendevi..."

"Ti voglio prendere ora..."

E lotta con la mia cintura, quasi famelico, me la apre frenetico. Gli fermo le mani.

"Massi, ma hai chiuso la porta?"

"No..." Sorride.

"E se arrivano i tuoi?"

"Impossibile. Sono al mare, li rivedo per fine luglio..."

"Sicuro?"

"Certo... E per questo che ti mangio sereno... Gnam!" E mi morde i jeans, tra le gambe, e quasi mi fa male.

"Ahi."

E continua a fare finta di essere un animale. "Sono il lupo... che pelle morbida che hai..." e mi apre i jeans e mi da un morso leggero e mi succhia la pelle, lì, sul bordo alto delle mutandine.

"Ahi! Mi mordi..."

"Sì, per mangiarti meglio! " E fa uno strano verso.

"Più che un lupo, sembri un porco..."

"Sì... che bello, sono una nuova specie, il lupo porcello..." E mi tira giù i pantaloni. Me li sfila levandomi le scarpe, i calzettoni, e rimango così, tra le sue braccia.

"C'è troppa luce..."

Si alza veloce con le mie gambe perse, abbassa le serrande. Penombra. "Così va meglio, vero?"

"Sì..." Sorrido.

"Vedo i tuoi denti bianchi, bellissimi... I tuoi occhi azzurri, intensi!"

Si spoglia, si leva tutto e si stende vicino a me. Ha solo le mutandine e se le sfila via veloce. Ora è nudo, completamente. Inizia ad accarezzarmi, la sua mano tra le mie gambe, persa, mentre mi abbraccio a lui, stretta, quasi mi aggrappo, mentre mi da piacere, sempre di più, di più, ancora e ancora.

"Voglio fare l'amore con te" mi sussurra all'orecchio.

Rimango in silenzio. Non so che dire. Ho voglia. Ho paura. Non saprei che fare. Mi ricordo Juno. Mi spavento. Forse è più facile prendere tempo.

"È ancora presto..." sperando che non si arrabbi. Rimane fermo. Poi a un tratto sorride.

"Hai ragione..."

E dolcemente mi prende la mano. La bacia all'interno del palmo e poi la poggia sulla sua pancia. Sento dei peli leggeri, i suoi addominali nascosti. Allora lentamente scendo giù, piano piano, delicatamente. Tra i peli più folti improvvisamente lo trovo. Lo prendo, lo stringo piano e inizio ad andare su e giù. Lo sento sospirare. Poi mette la sua mano sulla mia e la porta un po'"più su. Sorride. "Ecco, così... " Riprendo a muoverla su e giù. E lui quasi con le parole a tratti spezzate: "Così... Più... Più veloce...". E io continuo come ha detto lui, un po'"più veloce e ancora, sempre di più, più veloce. E improvvisamente quasi s'irrigidisce e poi tutto lui, nella mia mano, sopra, sulla sua pancia. E poi il suo sorriso, perso in un bacio più morbido, così, abbandonato sulle mie labbra. Pian piano, ora il suo cuore rallenta, sempre di più, un altro sospiro e un altro, più profondo. Rimaniamo abbracciati nella penombra, con questo nuovo profumo tra di noi, quel leggero piacere che sa come di pinoli, di resina, di erba fresca. Sì insomma... che sa d'amore.

Più tardi ci facciamo la doccia insieme, musica per tutta la casa, liberi e grandi.

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