Federico Moccia - Amore 14

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"Tieni..." Mi passa un accappatoio fresco, profumato, di un rosa pallidissimo e io rimango così, persa nelle sue maniche lunghe e mi guardo allo specchio. Capelli bagnati, occhi felici. E poi all'improvviso compare lui e mi abbraccia.

"E" quello di mia mamma..."

"Non si arrabbierà vero?"

"Non lo saprà."

Chiudo gli occhi e mi abbandono nella sua stretta e poggio la testa indietro, sulla sua spalla e sento la sua guancia morbida, il suo profumo, la sua bocca dischiusa che mi bacia di sfuggita, che mi respira di lato, che mi fa sorridere. Apro gli occhi e lo guardo. I nostri sguardi in quello specchio, come allora, come la prima volta. Emozionata, in silenzio, continuo a fissarlo e le parole mi si bloccano sul limitare del mio cuore, appena uscite in punta di piedi, per non far rumore, timide vorrebbero urlare "ti amo". Ma non ce la faccio.

Poi sono di nuovo sul letto. Ho le gambe aperte. Accarezzo lentamente i suoi capelli ricci. Morbida, abbandonata, sento il suo muoversi, la sua lingua. Si affacciano di laggiù i suoi occhi divertiti, furbetti, lo vedo sorridere nascosto, mentre mi da piacere senza fermarsi. Anzi, insiste. Più a fondo, con foga, con rabbia, con voglia: lo sento, rapita, abbandonata, conquistata... e alla fine grido. E poi esausta... respiro corto. Pian piano recupero. Ecco, un altro respiro. Gli accarezzo i capelli. Poi sale su, vicino a me. Mi da un bacio, sorride e io con lui, inebriata da tutto il mio piacere. Ovunque, tra di noi, sulle lenzuola, tra i nostri baci, nell'aria. Come vorrei avere il coraggio di fare l'amore.

"Vado di là e torno subito,"

" Sì... " Sorrido mentre lo vedo uscire dalla sua camera, dalla nostra camera. Nudo. A piedi nudi. Libero da tutto e da tutti. Solo mio. Mi rigiro su me stessa, nell'accappatoio aperto. Stringo il cuscino. Lo abbraccio forte e in un attimo naufrago in un dolce dormiveglia. Leggera galleggio. Chiudo gli occhi. Li riapro. Estasiata da rumori lontani, delicata e così sognando, ricordando quei primi attimi appena vissuti, mi addormento.

"Plin, plin."

Apro gli occhi. Un suono improvviso. Mi guardo in giro Improvvisamente sveglia, lucida. Stranamente attenta.

"Plin, plin."

Di nuovo. Eccolo, lo vedo. Il suo cellulare. E lì sul tavolo. Deve essergli arrivato un messaggio. Mi alzo furtiva. Faccio due passi in punta di piedi e in un attimo sono davanti al suo telefonino. Sullo schermo a destra in alto lampeggia una bustina. E quella del messaggio appena arrivato. Rimango così, ferma, immobile, sospesa nel tempo, mentre quella bustina continua a lampeggiare. Chi è che li ha mandato un messaggio? Un amico? I suoi? Una ragazza?

Un'altra ragazza? E a quest'ultimo pensiero mi sento svenire. Mi si stringe la pancia, il cuore, la testa. Tutto. Mi sembra d'impazzire al pensiero. Un'altra. Un'altra ragazza. Guardo verso la porta, poi il cellulare. Poi di nuovo la porta, poi il cellulare. Non ce la faccio più, sto impazzendo. Basta. Non resisto. Prendo il cellulare, lo tengo così, tra le mani, guardandolo, fissandolo. Dopo, nulla sarà più come prima, forse sarà finita per sempre, sarà impossibile recuperare. Oppure è meglio non sapere, lasciar stare, non aprire quella bustina, non leggere quel messaggio? Non ce la faccio. Non potrei più vivere con il dubbio "Ah, se non l'avessi aperto...".

Ormai sono qui, è fatta. Ma se non fosse? Allora giuro che se non c'è scritto niente di compromettente, se è un amico, i genitori o altro, non leggerò mai più un suo messaggio. E così, forte di questa ultima, disperata, promessa, apro il messaggio.

"Tutto ok. Si gioca alle venti al Football club! Maglia blu."

Maglia blu! Mai letto niente che mi ha fatto più felice! Maglia blu!

Cancello il mess che così non si accorge che l'ho aperto e poso il cellulare sul tavolo e con un salto mi rituffo sul letto. Appena in tempo.

"Caro..." Entra con in mano un vassoio. "Pensavo ti fossi addormentata!"

"Un pochino..." Gli sorrido. "Poi mi sono svegliata.."

Mi osserva curioso. Guarda in giro per la camera. Poi tranquillo ala le spalle e poggia il vassoio sul letto.

"Allora, ho messo le tue splendide pizzette... Me ne sono mangiato già qualcuna! Uhm che buone... E poi ti ho fatto un te... Alla pesca ti va bene?"

Sorrido. "Certo! Buonissimo."

"So che ti piace quello verde ma me l'hanno finito."

Si ricorda anche quello che mi piace. Non ci posso credere. E" perfetto. Gli faccio una carezza. Poggia la sua guancia sulla mia mano, quasi a imprigionarla contro il collo. Poi prendo una pizzetta e gli do un morso.

"Uhm... è vero, sono buonissime."

Lo guardo, sorrido. E il pezzo che è rimasto glielo metto in bocca. Lo mastica, sorride e alla fine ci diamo un bacio. Un bacio al pomodoro. E ridiamo sentendo quel sapore. Mi lascio andare indietro sul cuscino e lui mi è sopra. Mi bacia con passione. Poi si alza e mi guarda negli occhi. Sorride. Vorrebbe dire qualcosa. Ma rimane in silenzio.

Anch'io vorrei dirgli qualcosa: "Massi... guarda che giochi in maglia blu! ". Ma non posso. Mi scoprirebbe. E lo abbraccio forte, lo stringo e sono così felice di aver letto quel messaggio e giuro che non ne aprirò mai più nessuno, giuro, giuro! Certo... sempre che non me lo chieda lui.

"Che hai, Caro, perché sorridi così?"

Eh certo, mica può immaginarlo.

"Stavo pensando che è il più bei pomeriggio che io abbia mai passato."

"Sul serio?" Mi guarda chiudendo un po'"un occhio, come se non si fidasse poi tanto di me.

"Certo, te lo giuro."

"Non so com'è, ma penso sempre che mi stai dicendo qualche bugia..."

"Ah, te l'ho già detto... ti dico sempre la verità... tranne qualche rara volta!"

E tutta felice do al volo un morso alla pizzetta che si stava per mangiare lui.

Sono stata mille altre volte a casa sua nel mese di giugno. E ogni tanto gli ho portato dei tramezzini, supplì, crocchette, perfino calzoni... E tutte le cose buone che si possono mangiare a Roma.

Abbiamo guardato il tramonto dalla finestra della sua camera.

Ho imparato a memoria ogni angolo della sua splendida schiena e se fossi capace di disegnare, mi basterebbe chiudere gli occhi per averlo di fronte, e ricopiarlo lì, su quel foglio, in tutti i suoi minimi dettagli, le sue mani, le sue dita, la sua bocca, il suo naso, i suoi occhi, bello come riesco a vederlo solo io, io che ne conosco il respiro, che l'ho sentito addormentarsi tra le mie braccia, risvegliarsi poco dopo con un sorriso.

"Eh? Chi è..."

"Shhhh..."

E coccolarlo come il più dolce dei bambini, E sentirlo ridere mentre si attacca con la bocca al mio seno e finge di prendere il latte, lui che di nuovo si addormenta sereno e respira tutto il mio amore.

Nei diversi giorni che abbiamo passato ogni tanto a casa sua, altre volte sono arrivati dei messaggini e da brava, come mi ero proposta, non li ho letti.

Non è vero. Li ho letti tutti. Ogni volta che ne arrivava uno, se ero sola lo leggevo e ogni volta ho avuto un tuffo al cuore e poi un sorriso.

Ed è stato proprio quell'ultimo messaggino a convincermi.

"Come mai non vieni più ad allenarti? Ma che ti sei innamorato?"

Sì, l'ho letto, ho sorriso e poi ho deciso.

Farò l'amore con lui e sono la ragazza più felice del mondo per la mia decisione.

Luglio

Ettore o Achille? Achille.

Paperino o Topolino? Topolino.

Luce o buio? Dipende dai momenti.

Di che colore sono le pareti della tua stanza? Azzurre.

Cos'hai appeso alle pareti di camera tua? Il poster del concerto di Biagio a Venezia anche se mamma non sa che ci sono andata, il calendario con le foto che ha fatto il nonno, i poster dei Finley e dei Tokio Hotel, la cornice grande con le mie foto.

Sotto al letto? Spero non un mostro.

Cosa vuoi fare da grande? La grande.

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