George Martin - Tempesta di spade. I fiume della guerra. I portale delle tenebre.
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- Название:Tempesta di spade. I fiume della guerra. I portale delle tenebre.
- Автор:
- Издательство:Mondadori
- Жанр:
- Год:2002
- Город:Milano
- ISBN:88-04-50359-9
- Рейтинг книги:3 / 5. Голосов: 1
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Quando il sole scomparve sotto l’orizzonte, i cani uggiolarono. Chett diede loro una ciotola d’acqua e una caterva d’insulti. «Ancora qualche ora, e sarà il vostro turno di banchettare.» A quel punto, gli arrivò l’odore della cena.
Attorno al fuoco del rancio, Dywen teneva banco. Da Hake, il cuoco, Chett ottenne la sua razione di zuppa di fagioli e pancetta affumicata, accompagnate da pane duro.
«C’è troppo silenzio nella foresta» disse l’anziano esploratore. «Niente rane presso il fiume, niente gufi tra gli alberi. Non ho mai sentito una foresta più morta di questa.»
«Ma pensa ai denti che hai in bocca: sono quelli i più morti di tutti» commentò Hake.
Dywen fece schioccare la sua doppia chiostra di legno. «E nemmeno lupi. Ce n’era, ma adesso non ce n’è più. Dov’è che se ne sono andati? direte.»
«In qualche posto al caldo» propose Chett.
Della dozzina o giù di lì di confratelli attorno al fuoco, quattro erano dei suoi. Mentre mangiavano, Chett lanciò a ciascuno di essi uno sguardo penetrante, cercando d’individuare segni di cedimento. Dirk appariva calmo quanto bastava, quietamente seduto ad affilare la lama del suo stiletto, come faceva ogni notte. E Donnel Hill il Dolce era tutto battute scherzose. Aveva denti bianchi, labbra rosse e carnose e capelli ricci che gli scendevano sulle spalle in lunghi boccoli d’oro. Sosteneva di essere il bastardo di un qualche Lannister. E forse era anche vero. A Chett, comunque, non servivano né bambocci né bastardi, e Donnell il Dolce sembrava in grado di tenere duro.
Era meno sicuro del ranger che i confratelli chiamavano Segalegno, più per il modo in cui russava che non per la sua abilità nell’abbattere alberi. In quel momento, aveva l’aria talmente agitata che forse non avrebbe russato mai più. E Maslyn era addirittura peggio. A dispetto del vento gelido, Chett notò che il sudore gli colava lungo la faccia. Le gocce umide scintillavano alla luce delle fiamme, simili a minuscoli diamanti. Maslyn non mangiava, si limitava a fissare la sua zuppa come se il semplice odore avesse il potere di fargli rivoltare lo stomaco. “Quello lì farò meglio a tenerlo d’occhio” pensò Chett.
«Adunata!» Il grido arrivò all’improvviso, emesso da una dozzina di gole. In breve, si sparse a raggiungere ogni angolo dell’accampamento. «Uomini dei Guardiani della notte! Adunata attorno al grande fuoco al centro!»
La fronte aggrottata, Chett finì la zuppa e si accodò agli altri.
Il Vecchio orso era in piedi presso il fuoco; Smallwood, Locke, Wythers e Blane stavano allineati dietro di lui. Mormont indossava una cappa di spessa pelliccia nera, appollaiato sulla spalla c’era il suo corvo, il piumaggio eretto. “Non buono. Proprio non buono.” Chett s’infilò tra Bernarr il Marrone e alcuni uomini della Torre delle ombre. Una volta che tutti quanti furono radunati, escluse le sentinelle nella foresta e le guardie sul muro perimetrale, Mormont si schiarì la voce e sputò. La saliva si congelò ancora prima di arrivare a terra.
«Fratelli» chiamò. «Uomini dei Guardiani della notte.»
«Uomini!» urlò il corvo. «Uomini! Uomini!»
«I bruti sono in marcia. Stanno scendendo dalle montagne seguendo il corso del Fiumelatte. Thoren ritiene che la loro avanguardia ci sarà addosso da qui a dieci giorni. In quell’avanguardia, assieme a Harma Testa di cane, ci saranno i guerrieri più esperti. Molto probabilmente, gli altri combattenti formeranno la retroguardia, o saranno vicino a Mance Rayder. Qualcuno sarà sparso sulla colonna a difesa della gente in marcia. Hanno buoi, muli, cavalli… Ma non molti. La maggioranza è a piedi, ed è gente male armata, poco addestrata. Quasi certamente, le armi che portano sono fatte di pietra e d’osso, non d’acciaio. Inoltre avranno l’intralcio di donne, bambini, greggi di pecore e di capre, più tutto quello che possiedono a questo mondo. In breve, sono numerosi, è vero, ma sono anche vulnerabili… E soprattutto non sanno che noi siamo qui. O almeno, è questo per cui dobbiamo pregare.»
“Lo sanno” rimuginò Chett. “Maledetto vecchio sacco di pus che non sei altro, lo sanno che siamo qui, sicuro come la luce del giorno. Qhorin il Monco non è tornato, giusto? E nemmeno Jarman Buckwell è tornato. Se uno di loro è stato preso, lo sai benissimo che i bruti saranno riusciti a fargli cantare una bella canzoncina.”
Smallwood si fece avanti. «Mance Rayder vuole spezzare la Barriera e portare la sua guerra sanguinosa fino ai Sette Regni. Bene, anche noi possiamo giocare allo stesso gioco. Domattina, noi porteremo la guerra fino da lui.»
Un mormorio percorse i confratelli in nero.
«Cavalcheremo all’alba con la nostra forza al completo» riprese il Vecchio orso. «Cavalcheremo a nord, facendo poi un ampio giro a ovest. Quando invertiremo la direzione, l’avanguardia di Harma sarà molto oltre il Pugno dei Primi Uomini. Le pendici più basse degli Artigli del Gelo sono piene di strette valli contorte, luogo ideale per le imboscate. La loro linea di marcia sarà dilatata per intere miglia. Caleremo loro addosso in molti punti simultaneamente. E loro giureranno di aver visto tremila corvi neri, non trecento.»
«Colpiremo duro e ci dilegueremo prima che i loro guerrieri a cavallo possano arrivare ad affrontarci» disse Thoren Smallwood. «Dovessero inseguirci, gli faremo venire il fiato grosso. Poi torneremo indietro e colpiremo di nuovo in un diverso punto della colonna. Incendieremo i loro carri, disperderemo le loro greggi e uccideremo tutti quelli che riusciremo a uccidere. Anche Mance Rayder, se si fa vedere. Se faranno ritorno alle loro tane, avremo vinto. Se continueranno ad avanzare, gli staremo addosso per tutta la strada fino alla Barriera, in modo che si lascino alle spalle una scia di cadaveri.»
«Ma sono migliaia !» gridò una voce alle spalle di Chett.
«Sarà la morte per tutti noi!» Questa era la voce di Maslyn, incrinata dal terrore.
«Morte!» urlò il corvo di Mormont, sbattendo le ali nere. «Morte, morte, morte.»
«Per molti di noi» disse il Vecchio orso. «Forse per tutti noi. Ma come un altro lord comandante ebbe a dire migliaia di anni fa, è per questo che ci vestono di nero. Ricordate le parole del vostro giuramento, fratelli. Noi siamo le spade delle tenebre, siamo le sentinelle che vegliano sul muro…»
«Siamo il fuoco che arde contro il freddo.» Ser Mallador Locke estrasse la sua spada lunga.
«La luce che porta l’alba» altri risposero. E altre spade sibilarono fuori dai foderi.
E poi tutti, tutti gli uomini in nero, ebbero l’acciaio in pugno. Trecento spade furono levate al cielo scuro. Trecento voci gridarono: «Siamo il corno che risveglia i dormienti! Lo scudo che protegge i regni degli uomini!».
Chett non ebbe altra scelta se non unirsi a sua volta al coro. L’aria era resa opaca dal loro respiro. La luce delle fiamme si rifletteva sull’acciaio. Fu compiaciuto dal vedere Lark e Piedemolle e Donnel Hill il Dolce fare anche loro parte del coro, come se fossero dei poveri idioti pari a tutti gli altri. Buona cosa. Non aveva senso attirare l’attenzione, soprattutto quando erano così prossimi alla fuga.
Quando le grida tornarono a scemare, fu di nuovo il vento a far sentire la propria voce tra le pietre dell’anello perimetrale. Le fiamme ondeggiarono e tremolarono, come se anch’esse avessero freddo. Nell’improvvisa quiete, il corvo del Vecchio orso lanciò un ultimo, solitario grido.
« Morte! »
“Uccello furbo” pensò Chett mentre gli ufficiali davano ordine di rompere le righe, dicendo a tutti di consumare un pasto abbondante e di avere una notte di profondo riposo. Chett andò a infilarsi sotto le sue pellicce, accanto ai cani, la testa invasa da pensieri su tutto quello che poteva andare storto. E se quel fottuto giuramento avesse fatto cambiare idea a qualcuno dei suoi? E se Piccolo Paul si fosse dimenticato del piano, cercando di assassinare Mormont al secondo turno di guardia invece che al terzo? E se Maslyn avesse perso coraggio, se qualcuno avesse fatto la spia, se…
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