George Martin - Tempesta di spade. I fiume della guerra. I portale delle tenebre.

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Tempesta di spade. I fiume della guerra. I portale delle tenebre.: краткое содержание, описание и аннотация

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Ollo Lophand invece parlava di tornare alla sua città libera di Tyrosh. Da quelle parti, sosteneva, a nessuno veniva mozzata una mano per un minimo di onesto ladrocinio, e non si veniva mandati a congelarsi l’anima per essere stati colti a letto con la moglie di qualche cavaliere. Chett aveva considerato l’ipotesi di andare con lui, ma non conosceva la tumida parlata da sgualdrinelle di quelle parti. E a Tyrosh che cosa avrebbe potuto fare? Era cresciuto a Campo dell’Arpia e non aveva nessuna particolare abilità. Suo padre aveva passato la sua esistenza sarchiando erbacce da campi altrui e raccogliendo sanguisughe. Si spogliava pressoché nudo, tenendosi addosso solo un corsetto di cuoio grezzo, e si immergeva fino al torace nelle acque torbide. Quando ne usciva, era coperto di quelle viscide cose nere dai capezzoli alle caviglie. Certe volte, aveva obbligato Chett ad aiutarlo a rimuoverle. Una volta, una gli si era attaccata al palmo della mano e lui, pieno di ribrezzo, l’aveva schiacciata contro un muro. Così suo padre lo aveva gonfiato di botte. I maestri pagavano le sanguisughe un soldo alla dozzina.

Che Lark tornasse pure a casa, visto che ci teneva tanto, e anche quel dannato d’un tyroshi, ma Chett ambiva a qualcosa di più. Se anche non avesse mai più rivisto Campo dell’Arpia, tanto meglio così. Come idea, il castello di Craster non gli dispiaceva affatto. Craster ci viveva come un lord, perché non poteva fare lo stesso anche lui? Sarebbe stato davvero divertente. Chett, figlio di un raschia-sanguisughe, che diventa un lord con tanto di castello. Una dozzina di sanguisughe in campo rosa avrebbe potuto essere il suo vessillo. E poi, perché fermarsi a lord? Forse avrebbe dovuto proclamarsi re. “Mance Rayder ha cominciato come corvo nero. Anch’io potrei essere un re come lui, e farmi un po’ di mogli.” Craster di mogli ne aveva diciannove, e questo senza nemmeno contare quelle giovani, le figlie con le quali non aveva ancora dormito. Metà delle mogli erano vecchie e brutte quanto Craster, ma non aveva importanza. Le vecchie, Chett poteva metterle al lavoro in cucina o a fare le pulizie, mandarle a raccogliere carote o a badare ai porci. Mentre le giovani gli tenevano il letto caldo e generavano i suoi figli. Craster non avrebbe obiettato, non dopo che Piccolo Paul gli avesse elargito uno dei suoi abbracci.

Le uniche donne che Chett aveva conosciuto erano state le puttane di Città della Talpa. Da giovane, bastava che le ragazze del villaggio dessero una sola occhiata alla sua faccia, piena di vesciche e di pustole, per voltarsi dall’altra parte disgustate. La peggiore di tutte era stata quella troia di Bessa. Aveva aperto le gambe per ogni singolo ragazzo di Campo dell’Arpia, così Chett s’era detto: “Perché non provarci?”. Aveva trascorso un’intera mattinata a cogliere fiori di campo: gli avevano detto che a Bessa piacevano. Ma lei gli aveva riso in faccia: piuttosto che infilarsi in un letto con lui, avrebbe preferito farlo con una delle sanguisughe di suo padre. Ma aveva smesso di ridere quando Chett le aveva piantato il coltello nel ventre L’espressione sulla faccia di lei gli aveva procurato un forte godimento. Chett aveva estratto la lama e gliel’aveva piantata dentro di nuovo. Dopo che l’ebbero catturato, dalle parti di Settecorrenti, il vecchio lord Walder Frey non si era nemmeno preso il disturbo di andare di persona a comminare il giudizio. Aveva mandato uno dei suoi bastardi, quel Walder Rivers. In meno di un battito di ciglia, Chett si era ritrovato a marciare verso la Barriera al seguito di quel diavolo nero puzzolente chiamato Yoren. Gliel’avevano fatta pagare per quell’unico attimo di godimento, portandogli via l’intera vita.

Ma adesso lui intendeva riprendersela, la vita, con l’aggiunta delle donne di Craster. “Quel vecchio matto d’un bruto ha capito giusto: se vuoi una donna che ti faccia da moglie te la prendi, e senza offrirle nessun fiore di campo perché faccia finta di non notare le pustole che hai in faccia.” Quell’errore , Chett non lo avrebbe commesso di nuovo.

“Funzionerà” se lo ripeté per la centesima volta. “Basta che la fuga riesca.” Ser Ottyn si sarebbe diretto a sud, verso la Torre delle ombre, era la strada più breve per tornare alla Barriera. “Non perderà tempo con noi, non Wythers, non penserà ad altro che a tornare tutto intero.” Thoren Smallwood sarebbe stato comunque dell’idea di attaccare l’orda di Mance Rayder, ma la prudenza di ser Ottyn era troppo radicata, ed era lui il più anziano. “Non avrà nessuna importanza. Una volta che saremo scappati, che Smallwood attacchi pure chi gli pare. Che cosa ce ne frega? Se nessuno di loro farà ritorno alla Barriera, nessuno verrà a cercare noi, penseranno che siamo morti assieme agli altri.” Un’idea nuova dalla quale, per un momento, Chett fu tentato. Solo che per dare il comando a Smallwood, oltre al Vecchio orso avrebbero dovuto uccidere anche ser Ottyn e ser Mallador Locke, e tutti e due erano ben protetti giorno e notte… No, troppo rischioso.

«Chett» disse Piccolo Paul mentre arrancavano lungo una pista pietrosa che si snodava tra alberi-sentinella e pini-soldato. «Che ne facciamo dell’uccello?»

«Di quale fottuto uccello parli?» L’ultima cosa di cui Chett aveva bisogno in quel momento era una qualche testa di caprone che si mettesse a grugnire in merito a un uccello.

«Il corvo del Vecchio orso» rispose Piccolo Paul. «Se ammazziamo lui, chi è che gli darà da mangiare?»

«Che cazzo vuoi che me ne freghi? Ammazza anche l’uccello, se ci tieni.»

«Io non gli voglio fare del male, a nessun uccello» rispose il gigante. «Ma quello lì è un uccello che parla. Che succede se va a raccontare quello che abbiamo fatto?»

Lark delle Sorelle sghignazzò. «Piccolo Paul, duro di comprendonio come il muro d’un castello.»

«Tieni la bocca chiusa» minacciò Piccolo Paul.

«Paul» Chett intervenne prima che il bestione se la prendesse troppo. «Quando troveranno il vecchio in una pozza di sangue con la gola tagliata, non avranno bisogno di nessun uccello per sapere che è stato ucciso.»

Piccolo Paul ci rimuginò sopra per un momento. «Questo qua è vero» concordò. «Allora me lo posso tenere io, l’uccello? A me piace quell’uccello.»

«D’accordo, è tuo» disse Chett per farlo stare zitto.

«Se ci viene fame» aggiunse Lark «possiamo sempre mangiarcelo.»

«È meglio che il mio uccello non te lo mangi.» Piccolo Paul si rabbuiò nuovamente. «Meglio di no.»

«Tenete chiuse quelle fottute bocche, tutti e due.» Chett poteva udire le loro voci dilatarsi tra gli alberi. «Abbiamo quasi raggiunto il Pugno.»

Emersero dal versante occidentale del Pugno, aggirandolo poi da sud, dove la salita era meno ardua. Ai margini dalla foresta, una dozzina di uomini veniva addestrata al tiro con l’arco. Avevano tracciato delle sagome nella corteccia degli alberi e le colpivano con le frecce.

«Guarda» disse lark «un maiale che fa l’arciere.»

Nemmeno a dirlo, il confratello nero più vicino era Messer Porcello, il grassone che aveva rubato a Chett il posto di attendente del maestro Aemon. Gli bastò vederlo per riempirsi di furore. Fare l’attendente per Aemon era stata l’occasione migliore che Chett avesse mai avuto in vita sua. L’anziano sapiente cieco chiedeva ben poco, e in ogni caso era Clydas a occuparsi pressoché di tutto. I compiti di Chett erano semplici: tenere pulita l’uccelliera, accendere qualche fuoco, portare un po’ di roba da mangiare… E maestro Aemon non lo aveva mai colpito, nemmeno una volta. “Quel sacco di lardo si crede di poter arrivare e sbattermi fuori, solo perché viene da una famiglia nobile e sa leggere e scrivere. Magari gli chiedo di leggermi il coltello prima di aprirgli la gola .”

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