Margaret Weis - La guerra dei gemelli

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La guerra dei gemelli: краткое содержание, описание и аннотация

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«Nel medesimo istante uno gnomo, che era stato tenuto prigioniero dai nani di Thorbardin, attivava un congegno per i viaggi nel tempo... In qualche modo il congegno dello gnomo interagì con gli incantesimi potenti e delicati intessuti da Fistandantilus... Vi fu un’esplosione di tali proporzioni che i Pianori di Dergoth vennero completamente distrutti...» Raistlin strinse i pugni per la rabbia.

Uccidere lo gnomo era stato inutile! Quella disgraziata creatura aveva pasticciato con il congegno prima della sua morte. La storia si sarebbe ripetuta! Le orme nella sabbia...

Guardando dentro il Portale, Raistlin vide il boia uscirne fuori. Vide la propria mano sollevare il cappuccio nero, vide il lampo della lama dell’ascia che scendeva, le sue stesse mani che la calavano sul proprio collo! Il campo magico cominciò a spostarsi con violenza. Le teste di drago che circondavano il Portale dettero in uno stridente urlo di trionfo. Uno spasimo di dolore e di terrore contorse il volto di Crysania. Guardando dentro i suoi occhi, Raistlin vide l’identica espressione che aveva colto negli occhi di sua madre mentre fissavano senza vederlo un lontanissimo piano d’esistenza. Torna a casa...

All’interno dello stesso Portale le luci turbinanti cominciarono follemente a vorticare. Turbinando fuori controllo, si levarono sopra e intorno al corpo infiacchito del chierico, così come le fiamme magiche si erano levate intorno a lei nella città della peste. Crysania gridò per il dolore. La sua carne cominciò ad avvizzire alla luce splendida e micidiale della magia incontrollata.

Quasi accecato da quel fulgore, le lacrime scorsero fuori dagli occhi di Raistlin mentre fissava quell’incredibile vortice. E poi vide... che il Portale si stava chiudendo.

Scagliando il suo Bastone magico sul pavimento, Raistlin scatenò la sua collera con un urlo amaro e folle di dolore.

In risposta, fuori dal Portale giunse una risata beffarda e gorgheggiante.

Torna a casa...

Una sensazione di calma s’impadronì di Raistlin, la fredda calma della disperazione. Aveva fallito.

Ma lei non l’avrebbe mai visto strisciare. Se lui doveva morire, sarebbe morto all’interno della sua magia...

Sollevò la testa. Si alzò in piedi. Usando tutti i suoi grandi poteri, i poteri degli antichi, i suoi poteri, i poteri che non aveva neanche idea di possedere, i poteri che sorsero da qualche parte buia e nascosta perfino a lui. Raistlin sollevò le braccia e la sua voce urlò di nuovo. Ma questa volta non era un urlo incoerente di disperazione frustrante. Questa volta le sue parole erano chiare. Questa volta urlò parole di comando... parole di comando che mai prima di allora erano state pronunciate su quel mondo.

E questa volta, le sue parole vennero sentite e capite.

Il campo tenne. Lui l’aveva tenuto. Poteva sentire se stesso che si teneva aggrappato ad esso. Al suo ordine, il Portale fremette e smise di chiudersi.

Raistlin tirò un profondo, tremante sospiro. Poi, con la coda dell’occhio, da qualche parte alla sua destra, vide un lampo. Il magico congegno per viaggiare nel tempo era stato attivato!

Il campo sobbalzò e ondeggiò impetuoso. A mano a mano che il congegno magico cresceva e si diffondeva, le sue potenti vibrazioni indussero a cantare le rocce stesse della fortezza. Come un’onda devastante i loro canti montarono intorno a Raistlin. Giunsero in risposta le urla stridenti e rabbiose dei draghi. Le voci senza tempo delle rocce e le voci senza tempo dei draghi lottarono, fluttuarono insieme, e alla fine si unirono in una cacofonia discordante capace di annientare la mente.

Il suono era assordante, penetrante. La forza dei due potenti incantesimi frantumò il suolo. La terra sotto i piedi di Raistlin tremò. Le rocce che cantavano si spalancarono. Le teste metalliche dei draghi si creparono...

Lo stesso Portale cominciò a sbriciolarsi.

Raistlin cadde sulle ginocchia. Il campo magico si stava lacerando, spaccandosi con le pietre stesse del mondo. Si stava rompendo, scheggiando e, poiché Raistlin si teneva ancora aggrappato ad esso, cominciò a lacerare anche lui.

Il dolore gli trafisse la testa. Il suo corpo fu colto dalle convulsioni, si contorse per le insopportabili sofferenze.

Quella che si trovava ad affrontare era una scelta terribile. Se l’avesse lasciato andare, sarebbe precipitato, precipitato verso la sua condanna, sarebbe precipitato in un nulla al quale la tenebra più abbietta sarebbe stata preferibile. Eppure, si tenne aggrappato ad esso, sapeva che sarebbe stato lacerato, il suo corpo smembrato dalle forze della magia che aveva generato e che non riusciva più a controllare.

I muscoli gli si strapparono dalle ossa, i nervi si sbriciolarono, i tendini si spezzarono.

«Caramon!» gemette Raistlin, ma Caramon e Tas erano svaniti. Il congegno magico, riparato dall’unico gnomo le cui invenzioni funzionavano, aveva veramente funzionato. Se n’erano andati.

Non c’era nessuna possibilità di aiuto.

Raistlin aveva pochi istanti di vita, pochi momenti per agire. Ma quel dolore era straziante al punto da impedirgli di pensare.

Le articolazioni gli venivano strappate dalle loro sedi, gli occhi divelti dal viso, il cuore sradicato dal suo petto, il cervello risucchiato via dal cranio.

Poteva udire se stesso urlare e seppe che era il suo grido di morte. Tuttavia, continuò a combattere come aveva combattuto durante tutta la sua vita.

Io... prenderò... il controllo... Le parole sgorgarono dalla sua mente, macchiate di sangue...

Prenderò il controllo...

Allungò il braccio, la sua mano si chiuse sul Bastone di Magius. Io lo farò!

E poi venne scaraventato in avanti in mezzo a un’onda accecante e turbinante di luci multicolori che tutto schiantava...

Torna a casa... torna a casa...

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