Margaret Weis - La guerra dei gemelli

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Ma Raistlin non era più un comune mortale. Avvicinandosi sempre più alla sua Regina, rivolgendo le sue energie e i suoi studi verso quel singolo oggetto, l’arcimago si trovava adesso in una condizione sospesa fra entrambi i mondi. Guardando dentro quella porta chiusa, poteva quasi penetrare quell’oscurità! Essa vibrava e ondeggiava davanti alla sua vista. Strappando lo sguardo dal Portale, riportò la sua attenzione sul Globo dei draghi, cercando di riafferrarlo.

Come ha fatto a sfuggirmi? si chiese con rabbia. Aveva chiuso il globo in una borsa nascosta in fondo a una delle tasche segrete delle sue vesti... Ma subito si fece beffe di se stesso, poiché conosceva la risposta. Ogni Globo dei draghi era dotato d’un profondo senso di autoconservazione.

Quello presente a Istar era sfuggito al Cataclisma ingannando il re degli elfi, Lorac, inducendolo a rubarlo e a portarlo a Silvanesti. Quando il Globo non aveva più potuto servirsi del folle Lorac, si era attaccato a Raistlin. Aveva sorretto la vita di Raistlin, quando questi si era trovato morente nella biblioteca di Astinus. Aveva cospirato con Fistandantilus per portare il giovane dalla Regina delle Tenebre. Adesso, avvertendo il più grande pericolo che avesse minacciato la sua esistenza, stava cercando di sfuggirgli.

No, lui non l’avrebbe permesso! Allungò il braccio e la sua mano si chiuse con fermezza sul Globo dei draghi.

Vi fu un urlo stridente...

Il Portale si aprì.

Raistlin levò lo sguardo. Non si era aperto per farlo entrare. No, si era aperto per ammonirlo, per mostrargli la punizione per l’insuccesso.

Prostrato sulle ginocchia, stringendo il Globo al petto, Raistlin sentì la presenza e la maestà di Takhisis, Regina delle Tenebre, levarsi davanti a lui. Colto dallo sgomento, si rannicchiò tremante ai piedi della Regina Tenebrosa.

Questa è la tua condanna! Le sue parole gli sibilarono nella mente. il destino di tua madre sarà il tuo. Inghiottito dalla tua magia, sarai tenuto per sempre nell’incanto, e neppure la dolce consolazione della morte porrà fine alle tue sofferenze!

Raistlin crollò. Sentì il suo corpo accartocciarsi. Così aveva visto il corpo avvizzito di Fistandantilus accartocciarsi al tocco dell’ematite.

Con la testa appoggiata sul pavimento di pietra, così com’era stata appoggiata sul ceppo del boia del suo incubo, il mago stava per ammettere la sconfitta...

Ma c’era un nucleo di forza nell’intimo di Raistlin. Molto tempo addietro, a Par-Salian, capo dell’ordine delle Vesti Bianche, era stato affidato un compito dagli dei. Avevano bisogno di un fruitore di magia abbastanza forte da aiutarli a sconfiggere il male crescente della Regina delle Tenebre. Par-Salian aveva cercato a lungo e alla fine aveva scelto Raistlin poiché aveva visto dentro al giovane mago quel nucleo interiore di forza. Era stata una massa fredda e informe di ferro, quanto Raistlin. Ma Par-Salian aveva sperato che il fuoco rovente della sofferenza, del dolore, della guerra, e dell’ambizione, avrebbe forgiato quella massa nel miglior acciaio temprato.

Raistlin sollevò la testa dalla fredda pietra.

Il calore della furia della Regina si abbatteva intorno a lui. Il sudore gli colava dal corpo. Non riusciva a respirare mentre il fuoco gli ustionava i polmoni. La Regina lo tormentava, lo beffeggiava usando le sue stesse parole, le sue stesse visioni. Rideva di lui, così come molti altri avevano riso di lui in passato. Eppure, perfino mentre il suo corpo tremava di una paura diversa da qualunque altra avesse mai conosciuto prima, l’anima di Raistlin cominciò ad esultare.

Perplesso, cercò di analizzare questo fatto. Tentò di riprendere il controllo e, dopo uno sforzo che lo lasciò debole e tremante, bandì il suono echeggiante della voce di sua madre dalle sue orecchie.

Chiuse gli occhi al sorriso canzonatorio della sua Regina.

L’oscurità l’avvolse e vide, nella fresca, dolce oscurità, la paura della Regina.

Aveva paura... paura di lui!

Lentamente, Raistlin si alzò in piedi. Venti roventi soffiavano dal Portale, gonfiando le vesti nere intorno a lui, fino a quando gli parve d’essere avvolto da nubi tempestose. Adesso poteva guardare direttamente dentro il Portale. I suoi occhi si strinsero. Guardò la temuta porta con un ghigno truce e contorto. Poi, sollevando la mano, Raistlin scagliò il Globo dei draghi dentro il Portale.

Colpendo quell’invisibile parete, il Globo s’infranse. Vi fu un grido quasi impercettibile. Oscure ali d’ombra svolazzarono intorno alla testa del mago, poi, con un gemito, le ali si dissolsero in fumo e vennero soffiate via.

Una forza percorse il corpo di Raistlin, una forza quale non aveva mai conosciuto prima. La consapevolezza della debolezza del suo nemico lo colpì come un liquore intossicante. Sentì il magico flusso scorrere dalla sua mente nel suo cuore e da qui nelle vene. Il potere di secoli di apprendimento, accumulato e assorbito, era suo, suo e di Fistandantilus.

E poi lo sentì, il limpido squillo d’una tromba, la sua musica, fredda come l’aria che soffiava dalle montagne coperte di neve delle terre dei nani visibili in distanza. Il richiamo della tromba echeggiò puro e terso nella sua mente, scacciando le voci che lo distraevano, chiamandolo nell’oscurità, dandogli il potere sulla morte stessa.

Raistlin fece una pausa. Non aveva avuto l’intenzione di varcare così presto il Portale. Gli sarebbe piaciuto aspettare un po’ di più. Ma adesso sarebbe andato bene lo stesso, se fosse stato necessario.

L’arrivo del kender significava che il tempo poteva venir alterato. La morte dello gnomo garantiva che non ci sarebbe stata nessuna interferenza da parte del congegno magico, l’interferenza che aveva causato la morte di Fistandantilus.

Il momento era venuto.

Raistlin rivolse al Portale un’ultima, lunga occhiata. Poi, gratificando la sua Regina di un inchino, si girò e si allontanò con passo deciso lungo il corridoio.

Crysania era inginocchiata a pregare nella propria stanza.

Era stata sul punto di coricarsi, dopo essere ritornata dalla stanza del kender, ma l’aveva colta uno strano, sinistro presentimento. C’era qualcosa nell’aria che rendeva difficile respirare. Una sensazione di attesa l’aveva fatta esitare. Il sonno non voleva venire. Era vigile, sveglia, più sveglia di quanto lo fosse stata in tutta la sua vita.

Il cielo era pieno di luce, la fredda luce delle stelle che ardeva nel buio; la luna d’argento, Solinari, risplendeva come un pugnale. Poteva vedere ogni singolo oggetto nella sua stanza con una chiarezza soprannaturale. Ognuno di essi pareva vivo, intento a osservare, ad aspettare insieme a lei.

Come pietrificata fissava le stelle, tracciando le linee delle costellazioni: Gilean, il Libro, i Piatti della Bilancia; Takhisis, La Regina delle Tenebre, il Drago dai Molti Colori e Nessuno; Paladine, il Guerriero Coraggioso, il Drago di Platino. Le lune: Solinari, l’Occhio di Dio; Lunitari, la Candela della Notte. Al di là di tutto questo, schierati nei cieli, gli dei minori, e fra essi i pianeti.

E da qualche parte la Luna Nera, la luna che soltanto i suoi occhi potevano vedere.

Restando così immobile, fissando la notte, Crysania sentì le sue dita diventare fredde quando le appoggiò sulla gelida pietra. Si rese conto che stava rabbrividendo e si girò, dicendosi che era giunto il momento di dormire...

Ma c’era ancora quel tremulo respiro della notte. «Aspetta,» le bisbigliava. «Aspetta...»

E poi udì la tromba. Pura e tersa, la sua musica le penetrò il cuore, urlando un peana di vittoria che le elettrizzò il sangue.

In quel preciso istante, la porta della sua stanza si aprì.

Non fu sorpresa di vederlo. Era come se si fosse aspettata il suo arrivo, e si girò con calma a fronteggiarlo.

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