Dondragmer bussò sul ponte come sempre per segnalare che stava per scendere, anche se vista la situazione era scontato. Poi aprì la botola e scese le scale, lasciando Beetchermarlf da solo.
Il timoniere sentì di non aver tempo per chiamare la base umana e fare un’inutile chiacchierata con gli alieni: il capitano lo aveva lasciato con troppe domande a cui rispondere. Date le circostanze, non si sentiva affatto felice di assumersi la responsabilità del ponte. Non era neppure molto preoccupato per il portello stagno principale perché i portelli di emergenza erano abbastanza larghi anche se, ricordò in quel momento, privi di meccanismi di climatizzazione. Be’, al momento la voglia di uscire sembrava passata un po’ a tutti, ma se non fosse stato possibile liberarsi da quell’incomoda posizione certamente il problema sarebbe saltato fuori.
La vera domanda era quanto utile poteva mai essere lavorare all’esterno. Trecentomila cavi, cioè poco meno di diciannovemila chilometri, rappresentavano una lunga camminata, soprattutto appesantiti dalle vasche di biorigenerazione. Senza di esse infatti non valeva neppure la pena di tentare. L’organismo dei mescliniti era di una resistenza incredibile e poteva sopportare una gamma di temperature che sbalordiva i biologi umani, ma l’ossigeno rappresentava la loro bestia nera e spesso su Dhrawn la percentuale presente nell’aria era tale da costituire un serio problema.
La cosa migliore da tentare in quel momento era di rimettere la grossa macchina sulle ruote. Se e come questo risultato poteva venir raggiunto dipendeva in larga misura dal flusso d’acqua che scorreva sotto lo scafo inclinato. Nonostante la corrente, lavorare all’esterno sembrava possibile; sicuramente difficile e pericoloso, certo, ma possibile. Per lavorare però bisognava venir pesantemente ancorati, per non farsi trascinare via dalla furia delle acque, e questo rappresentava un’ulteriore complicazione.
Tra l’altro il flusso non sembrava affatto permanente: era iniziato con quel repentino cambiamento del tempo, e poteva smettere in modo altrettanto repentino. In ogni caso, pensò subito, vi è una differenza notevole tra il tempo e il clima. Se il lago era stagionale, la sua natura temporanea poteva provarsi troppo lunga Per i loro gusti: un anno di Dhrawn equivaleva a una volta e mezzo quello di Mesklin e a oltre otto volte quello della Terra.
Questo era un argomento su cui gli umani potevano aiutare. Gli alieni avevano studiato Dhrawn per più di uno dei suoi lunghi anni e lo avevano osservato senza troppo approfondire per molto più a lungo. Dovevano saperne qualcosa sulle sue stagioni. Il timoniere si domandò se era il caso di chiamare la stazione spaziale e porre apertamente la domanda. In fin dei conti il suo capitano non lo aveva fatto, o forse non ci aveva pensato. In effetti il capitano aveva esplicitamente dichiarato che poteva usare la radio per fare una chiacchierata, senza troppo approfondire quale argomento dovesse trattare.
L’idea che non esistesse nulla di cui non si potesse discutere con i loro sponsor umani tranne il disastro della Esket faceva molta fatica a diffondersi negli ultimi gradini della scala gerarchica dei mescliniti. Il giovane timoniere stava quasi per decidersi quando la radio accanto a lui cominciò a parlare. Si trattava, tra l’altro, di qualcuno che parlava la sua lingua, anche se l’accento lasciava molto a desiderare.
— Dondragmer, immagino che sia molto occupato in questo momento e non so se si trova in posizione di rispondermi, così sarei lieto se qualcuno lo facesse per lei. Il mio nome è Benj Hoffman, e sono un assistente presso il laboratorio di meteorologia della stazione spaziale. Abbiamo bisogno di informazioni, e mi chiedevo se qualcuno di voi può darcele.
“Per quanto mi riguarda — continuò Benj — sarei felice di far pratica con il vostro linguaggio: immagino vi risulti ovvio che ne ho un gran bisogno. Qui al laboratorio siamo in una posizione difficile. Due volte di fila abbiamo ottenuto delle previsioni per la vostra parte del pianeta totalmente inaffidabili. Il fatto è che non abbiamo abbastanza informazioni dettagliate per poter lavorare seriamente. I rilevamenti che riusciamo a fare da qui si stanno dimostrando insufficienti e vicino a voi non vi sono altri ricognitori per poterci dare una mano. Voi e gli altri avete disseminato un sacco di rilevatori automatici sulla vostra strada, ma l’area coperta è minima rispetto all’estensione del pianeta. Visto che delle previsioni meteorologiche accurate possono aiutare sia voi che noi, avevo pensato di chiamarvi per parlare con qualcuno dei vostri scienziati e ascoltare i loro rilevamenti, in modo da poterli inserire nel computer con gli altri dati e cercare di ottenere delle previsioni esatte, almeno per la vostra area.”
Il timoniere replicò senza pensarci due volte.
— Il capitano adesso non è sul ponte, umano Benj Hoffman. Il mio nome è Beetchermarlf e sono uno dei timonieri. Per quanto mi riguarda, sono felice di farle praticare il nostro linguaggio quando le circostanze lo permettono, come adesso. Temo però che gli scienziati siano molto occupati adesso, e anch’io in effetti debbo attendere a molte cose perché sostituisco il capitano. Le cose non vanno molto bene, anche se ho sentito che il capitano vi ha fatto solo un rapporto frettoloso. Cercherò di fornirvi un quadro completo della situazione assieme ad alcune considerazioni che ho fatto qui sul ponte. Registri pure le mie osservazioni per rivederle con qualcun altro dei vostri scienziati, se crede. In caso lei pensi che la nostra chiacchierata non valga la pena di venir riferita ai nostri superiori, non lo farò. Dondragmer ha già abbastanza problemi per conto suo. Aspetterò che lei mi dica se ha intenzione di registrare oppure no prima di cominciare.
Beetchermarlf fece una pausa, non solo per la ragione appena data. Si domandava invece se valesse poi la pena di raccontare a un alieno le sue idee sulla loro situazione, idee che tra l’altro gli parevano ingenue e poco elaborate.
Tuttavia, riferire i fatti era senz’altro utile. Gli umani infatti non conoscevano in dettaglio la loro attuale situazione. Quando arrivò la risposta di Benj, il timoniere aveva già recuperato un po’ di fiducia.
— Per me va benissimo, Beetchermarlf. Sto per registrare il suo rapporto. Mi ero già preparato, comunque, per far pratica con il linguaggio. Possiamo cominciare da dove vuole, e anche se i vostri scienziati sono occupati io e lei potremmo cercare di stabilire quali sono le condizioni atmosferiche effettive. Non dovrebbe risultare difficile farsi riferire i risultati dei loro rilevamenti, e lei si trova sul posto e può vedere fuori. Inoltre, lei è stato scelto da Barlennan su Mesklin, e senza dubbio conosce qualcosa sul tempo atmosferico. Per quel che ne so io, lei potrebbe aver trascorso il doppio dei miei anni a studiare meteorologia su Mesklin. Bene, cominci pure: la sto ascoltando.
Questo discorso sortì l’effetto di sollevare completamente il morale di Beetchermarlf. Erano trascorsi solo dieci anni di Mesklin da quando gli alieni avevano iniziato il loro corso di istruzione per pochi mescliniti selezionati. Quel giovane umano doveva avere al massimo cinque anni, forse anche di meno. Certo, era difficile capire come incideva l’età sulla maturità di una razza aliena e non si trattava di una domanda da porre a cuor leggero. Ma nonostante l’aura di anormalità che tendeva a circondare tutti gli alieni, gli risultava difficile considerare un giovane di solo cinque anni come una creatura superiore.
Rilassato come poteva esserlo chiunque su una superficie inclinata di sessanta gradi, il timoniere iniziò a descrivere la situazione della Kwembly. Raccontò in dettaglio il lungo viaggio in balìa della corrente e del vento e concluse che l’altipiano doveva ormai venir considerato un lago. Descrisse poi quello che vedeva dalle vetrate sul ponte. Spiegò che le ruote sembravano uscite dai loro supporti ed enfatizzò i problemi che attendevano tutti loro se non fossero riusciti a metterle a posto. Entrò infine nei dettagli della struttura dei portelli stagni, riferendo che quello principale pareva fuori uso e gli altri di dubbia utilità.
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