Bene, poteva comunque arrivare fino al centro di comunicazioni e scoprire chi era di servizio in quel momento alla stazione spaziale. Con l’equivalente di un’alzata di spalle, un movimento che increspò tutto il suo corpo, Barlennan si sollevò dal pavimento con i suoi quarantacinque centimetri di corporatura da bruco e si avviò nel corridoio. E fu in quel momento che il vento raggiunse la base.
Inizialmente la visibilità rimase buona. Per alcuni minuti non vi fu traccia della nebbia che aveva intrappolato Dondragmer. Notando che la copertura trasparente cominciava a incresparsi, Barlennan cambiò immediatamente idea e tornò indietro verso il laboratorio, ma prima che riuscisse a ottenere qualche informazione costruttiva dai suoi scienziati le stelle cominciarono a offuscarsi. In pochi minuti, le luci mostrarono un soffitto tanto grigio da sembrare cemento a mezzo metro sopra i mescliniti. I soffitti del laboratorio erano in materiale rigido e non vibravano per il vento come quelli dei corridoi, ma il suono che veniva da fuori era tale da spingere più di uno scienziato a porsi dei dubbi sull’effettiva resistenza del complesso. Nessuno ne fece parola ad alta voce in presenza del comandante, ma Barlennan sapeva cosa significavano quegli sguardi intensi che gli venivano rivolti non appena risuonava l’urlo del vento.
Solo in quel momento Barlennan realizzò che la sua attuale posizione era la meno indicata per un comandante nel momento del bisogno. Tra l’altro non era neppure uno scienziato, e pertanto il laboratorio era l’unica sezione della base in cui non poteva assolutamente dare ordini. Si limitò quindi a domandare una sola cosa, e venne informato che la velocità del vento equivaleva a circa la metà di quella dichiarata da Dondragmer, che si trovava a circa quindicimila chilometri di distanza. Saputo questo, si diresse verso il centro di comunicazione.
Pensò per un attimo di passare dal suo ufficio già che era sulla strada, ma dopotutto chiunque volesse trovarlo sapeva di doverlo cercare anche da Guzmeen. In quel momento una domanda gli attraversò la mente, una curiosità che poteva venir soddisfatta dagli umani a bordo della stazione spaziale molto più velocemente che in qualsiasi altro modo. La faccenda gli sembrò sempre più importante a ogni secondo che passava. Dimenticando completamente di assicurarsi che Easy Hoffman fosse di guardia alle riceventi Barlennan entrò con decisione nel piccolo centro di comunicazioni, salutò i presenti e si diresse verso la più vicina trasmittente. Cominciò a parlare prima ancora di veder comparire il viso di Easy, ma quando vide che era veramente lei la sua controparte non poté trattenere un moto di soddisfazione.
— Il vento e la nebbia sono arrivati fin qui — dichiarò secco. — Alcuni dei miei erano in servizio esterno… be’, suppongo che per loro non si possa far nulla al momento. Alcuni però erano in servizio di manutenzione sui ricognitori parcheggiati appena fuori: potreste chiamarli dal vostro centro radio e domandare loro come vanno le cose. Non sono molto preoccupato, perché la velocità del vento si è dimezzata rispetto a quella annunciata da Dondragmer e l’aria è molto meno densa per la maggiore altitudine alla quale ci troviamo. Ma anche noi siamo bloccati per la nebbia: mi fareste veramente un gran favore a sincerarvi delle condizioni dei miei mescliniti là fuori.
L’immagine di Easy aveva cominciato a parlare molto prima che Barlennan finisse. Naturalmente non poteva trattarsi di una risposta a quanto il mesclinita aveva detto, perché non era trascorso abbastanza tempo da permettere al segnale di andare e tornare; evidentemente, anche gli umani avevano qualcosa di urgente da dirgli. Barlennan si concentrò sul suo messaggio fino a quando non ebbe finito, sapendo che Guzmeen o qualcun altro avrebbero registrato quello di Easy in arrivo. La sovrapposizione di più messaggi in queste situazioni era una cosa frequente, e veniva trattata seguendo una normale routine.
Una volta inviato il suo messaggio il comandante si girò per chiedere un riassunto delle parole di Easy, ma la sua domanda venne interrotta. Uno degli ufficiali entrò affannato nella stanza e cominciò a parlare non appena lo vide.
— Signore, tutti i gruppi in servizio esterno sono riusciti a tornare alla base, tutti meno due che vengono attesi all’ingresso settentrionale. Uno è il gruppo al lavoro sulla Hoorsh, mentre l’altro stava livellando il terreno per la costruzione del nuovo complesso venti cavi a nord, sull’altro lato del piazzale di parcheggio: il primo era composto di otto tecnici, mentre il secondo di venti tra operai e ingegneri.
Barlennan serrò contemporaneamente tutte e quattro le chele per segnalare che aveva capito. — La stazione spaziale sta cercando di mettersi in contatto con la Hoorsh: presto avremo loro notizie — replicò. — A proposito, quanti erano di servizio esterno oggi? Quanti sono i dispersi, e cosa dicono coloro che sono riusciti a tornare di questa nebbia? Ci sono feriti?
— Nessun ferito, signore. Il vento non ha rappresentato un grave problema: sono tornati perché non si vedeva più nulla. Alcuni però hanno avuto difficoltà a trovare la strada. Personalmente credo che la squadra di operai e ingegneri stia ancora cercando di tornare, oppure che abbia deciso di fermarsi dove si trova in attesa che qualcuno li vada a prendere. Il gruppo al lavoro sulla Hoorsh invece può anche non essersi accorto di nulla, visto che tutti lavorano all’interno. Se nessuno di loro si fa vivo, penso sia opportuno inviare qualcuno.
— Inviare qualcuno? E come pensa di evitare che si perda?
— Con la bussola, e mandando con lui un operaio che abbia lavorato molto all’esterno e conosca bene il terreno.
— Io non ho alcuna… — fece per replicare Barlennan, ma la voce di Easy lo interruppe.
— Barlennan — disse la donna. — Le ricetrasmittenti del Kalliff e della Hoorsh sono perfettamente funzionanti. Per quanto possiamo vedere, sul Kalliff non c’è nessuno: lo scafo è deserto e nulla si muove. Sulla Hoorsh invece vediamo dell’animazione: ci sono da tre a cinque mescliniti nella sala di biorigenerazione. L’uomo in servizio agli schermi della Hoorsh ha visto almeno tre mescliniti muoversi nel giro di due minuti, ma non conosce la vostra razza al punto di poter affermare con certezza che si tratti di individui diversi. Nessuno però sembra preoccuparsi. I mescliniti che abbiamo visto sono tutti presi dal loro lavoro, e non prestano alcuna attenzione agli schermi. Sicuramente però non hanno alcuna intenzione di inviare richieste di soccorso. Jack Bravermann sta cercando di attirare la loro attenzione verso lo schermo, ma io non credo vi sia nulla di cui preoccuparsi. Come ha detto lei, un vento a velocità ridotta e un’atmosfera più sottile dovrebbero significare che la base non è in pericolo se nulla finora è successo alla Kwembly.
— Non è quello che mi preoccupa, perlomeno non molto. Ma se aspetta un momento, ascolterò quanto mi ha detto prima e le risponderò — disse Barlennan, girandosi verso l’addetto alle comunicazioni per affermare: — Suppongo che abbiate registrato quello che ha detto.
— Sì signore, ma non era nulla di urgente anche se può essere considerato interessante. Ma abbiamo un nuovo rapporto dalla Kwembly. Lo scafo sta ancora galleggiando e il vento lo spinge in direzioni diverse. Dondragmer afferma di esser stato un paio di volte sul punto di incagliarsi. Visto che anche la Kwembly si muove, a bordo ritengono impossibile misurare la velocità del vento e stabilire se è rimasta invariata. — Il comandante fece un gesto di accettazione, si girò di nuovo verso il comunicatore e disse: — Grazie, signora Hoffman. Mi fa piacere parlare con lei anche se mi comunica che non vi è nulla di cui preoccuparsi. Rimarrò qui per un po’, così se vi sono novità potrà comunicarmele immediatamente. A proposito, i vostri meteorologi sono riusciti a elaborare una previsione attendibile? Sono riusciti a spiegare cosa sta succedendo?
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