Dal momento che l’atmosfera di Dhrawn conteneva il due percento di ossigeno, i mescliniti facevano di tutto per prevenire qualsiasi infiltrazione. Barlennan ricordava ancora gli imbarazzanti risultati di un’esplosione dovuta a miscelazione di ossigeno e idrogeno poco dopo il suo primo incontro con gli esseri umani.
Il complesso di ricerca era l’edificio più a ovest e più alto della base. Era decisamente ben separato dalla maggior parte delle altre strutture, e differiva da queste ultime per il suo solido tetto, nonostante anche questo fosse trasparente. Era anche l’unico tra tutti gli edifici che potesse vantare una piccola storia separata, in quanto molti strumenti erano stati installati sul tetto e una serie di rampe e portelli stagni consentivano l’accesso fin sopra. In nessun modo i mescliniti avevano accettato di utilizzare gli strumenti forniti loro dagli sponsor alieni: avevano avuto cinquant’anni per prepararsi e, grazie alla loro immaginazione e nonostante le molte ingenuità, la strumentazione funzionava benissimo, anche se naturalmente nessuno poteva esserne certo prima di aver iniziato le operazioni su Dhrawn.
Come nei ricognitori, anche nel complesso di ricerche faceva mostra un misto di crudezza e sofisticazione. L’energia era fornita da reattori a fusione all’idrogeno, ma provette e alambicchi erano di vetro soffiato; le comunicazioni con la stazione spaziale umana avvenivano per mezzo di una trasmittente a stato solido di raggi elettromagnetici, ma i messaggi venivano portati a mano da appositi fattorini attraverso i lunghi corridoi della base. Ma questo stava per cessare, anche se gli umani non lo sapevano. I mescliniti avevano afferrato il principio del telegrafo e stavano per realizzare i primi telefoni. In ogni caso, la base non era dotata di telefono o di telegrafo perché la maggior parte degli sforzi amministrativi di Barlennan era concentrata sul progetto che aveva provocato la simpatia di Easy per l’equipaggio della Esket. Ci voleva molto impegno per realizzare linee telegrafiche attraverso il nudo suolo di Dhrawn.
Barlennan non riferiva nulla di tutto questo ai suoi sponsor umani. Non gli dispiacevano gli umani, in effetti, anche se non spingeva tanto in là le sue simpatie quanto Dondragmer. Era sempre stato cosciente della loro brevissima esistenza, che impediva l’instaurarsi di un rapporto confidenziale tra lui e i suoi datori di lavoro prima che questi venissero sostituiti da altri. Ogni tanto si preoccupava della possibilità che gli umani, i Drommiani e i Paneshk scoprissero quanto effimera era in realtà la durata della loro vita, per paura che la cosa potesse deprimerli. Difatti, era divenuta un po’ una politica da parte mesclinita evitare il discorso dell’età con le altre razze aliene. Un’altra politica che tutti seguivano era evitare di dipendere da loro più di quanto fosse realmente necessario. Non si riusciva mai a sapere se un nuovo arrivato dimostrava le stesse propensioni di chi l’aveva preceduto. Gli alieni erano intrinsecamente inaffidabili secondo la maggior parte dei mescliniti; la fiducia che Dondragmer nutriva in loro era solo una lampante eccezione.
Gli scienziati che Barlennan era venuto a visitare conoscevano tutto questo. La loro prima preoccupazione riguardava la sua presenza nel loro laboratorio. — Si tratta di un’ispezione o c’è qualche problema? — domandarono.
— Problemi, temo — replicò Barlennan riferendo brevemente la situazione di Dondragmer. — Riunite tutti coloro che pensate possano avere qualche idea e andiamo alla stanza della mappa — ordinò, aprendo la strada verso un locale di una quindicina di metri quadrati il cui pavimento equivaleva a una mappa della zona immediatamente prossima ad Alfa Inferiore. Fino a quel momento però non molte sezioni riportavano una mappatura accurata e ogni volta che Barlennan osservava quel pavimento non poteva evitare di pensare a quanto lavoro rimaneva ancora da fare. Tuttavia, si sentiva più incoraggiato lui da quella mappa incompleta che la sua controparte umana sulla stazione spaziale che orbitava a centinaia di migliaia di cavi di distanza. Entrambe le mappe mostravano la zona ad arco coperta dai ricognitori e qualche particolare del paesaggio. I mescliniti riportavano la rotta dei ricognitori con lunghe linee di colore nero, il cui insieme ricordava alla lontana la struttura delle cellule nervose umane con tanto di massa della cellula.
La mappa dei mescliniti prendeva come punto di riferimento la posizione della Esket, marcata in rosso. Questa informazione era stata ottenuta senza bisogno di ricorrere agli umani. In quella stanza non vi erano telecamere e mai ve ne sarebbero state fino a quando il comando spettava a lui.
In quel momento però la sua attenzione si spostò parecchio più a sud del cerchiolino rosso, dove quasi nulla era ancora marcato. La linea che rappresentava il percorso della Kwembly appariva tristemente sola. Barlennan sollevò la parte anteriore del suo corpo in modo da vedere comodamente, e portò gli occhi a quindici, venti centimetri dal suolo. La mappa appariva vuota, e con quella sensazione la osservò fino all’ingresso degli scienziati. Bendivence si mostrava sempre troppo ottimista, oppure troppo pessimista. Il comandante non riuscì a capire perché altrimenti doveva chiamare una ventina di scienziati per un problema semplice come quello. Gli scienziati si radunarono vicino a lui e sollevarono i loro corpi, pronti ad ascoltare educatamente il comandante e a rispondere alle sue domande. Barlennan cominciò senza preamboli.
— Questo è il punto dove si trovava la Kwembly all’ultimo rapporto — disse, indicandolo a tutti. — Stava attraversando una zona pianeggiante coperta di neve, neve d’acqua praticamente priva di detriti e grossi ostacoli ma piuttosto sporca, secondo quanto affermano gli scienziati di Dondragmer.
— Borndender? — domandò qualcuno. Barlennan confermò con un gesto e continuò a parlare.
— La zona innevata comincia qui — aggiunse, strisciando fino a un punto situato a circa un metro e mezzo di distanza verso nord. — Si estende tra due catene montuose che abbiamo indicato solo parzialmente. I dirigibili di Destigmet non si sono ancora spinti tanto a sud, o forse non ci è ancora arrivato il rapporto, e i piloti della Kwembly non hanno visto molto. Una ventina di ore fa, mentre la Kwembly era ferma per dei controlli di routine, si è alzato un forte vento che ha portato una densa nebbia composta di ammoniaca quasi pura. Poi, senza preavviso, la temperatura è salita di parecchi gradi e loro si sono trovati a galleggiare, sospinti dal vento verso ovest. Abbiamo bisogno di spiegazioni e di urgenti consigli su cosa fare. Come mai la temperatura è salita e la neve si è sciolta di colpo? Esiste qualche connessione tra i due fenomeni? Tenete presente che la più alta temperatura riportata dalla Kwembly era di soli centotre gradi, ventisei o ventisette gradi in meno del punto di fusione dell’acqua. E perché un vento così forte? Sta spingendo la Kwembly verso le regioni calde interne ad Alfa Inferiore, molto più a sud della Esket — disse, indicando il cerchiolino su una sezione del pavimento poco più in là. — Sareste in grado di prevedere quanto a ovest verranno sospinti? Non volevo che Dondragmer partisse per questa missione, e non voglio certamente perderlo nonostante i disaccordi esistenti tra noi. Domanderemo agli umani tutto l’aiuto che possono concederci, ma anche voi dovrete lavorare. So che qualcuno tra voi ha cercato di capire qualcosa sul clima di Dhrawn. Non avete qualche idea sul perché tutto questo sia successo?
Seguirono alcuni minuti di silenzio. Perfino i più portati per i lunghi discorsi conoscevano Barlennan abbastanza da sapere che non valeva la pena di rischiare in un momento come quello. Per un po’ nessuno si fece avanti con qualche idea costruttiva. Poi uno degli scienziati si affrettò verso la porta dicendo: — Torno subito. Debbo controllare una tabella.
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