«Subito a sinistra in fondo all’isolato.»
«Grazie.» La salutò agitando la mano e corse via.
La giovane dai tratti orientali rimase a osservare la ragazza bruna in tuta blumarino allontanarsi fino a scomparire.
Ma guarda, pensò. Kelly è entrata in Aeronautica. Non lo sapevo. Forse avrei dovuto farmi riconoscere. Lei è sempre stata gentile, con me.
Fu tentata, per un attimo, di andarle dietro. Fece due passi nella giusta direzione, poi si fermò.
Ma no, che senso avrebbe? pensò Melanie. Rivangare vecchie esperienze proprio quando sto incominciando una nuova vita… No, no, tutto finito, ormai. Capitolo chiuso. Tutto il mio passato, adesso, è un capitolo chiuso.
Tirò fuori uno specchietto ed esaminò la propria immagine riflessa. Perfetto, pensò. Queste lenti funzionano davvero. Forse farei bene addirittura a farmele innestare definitivamente…
Sorridendo soddisfatta, Melanie Ryton ripose lo specchietto in borsa e si dileguò tra la folla.
Quando Andie tornò a casa, era esausta.
Attivò stancamente la videoparete mettendola in autoselezione, e sprofondò nel fluidivano. Un mosaico di fugaci immagini policrome animò lo schermo. Vagamente attratta da un giornalista biondo, indugiò qualche secondo sul canale centrale.
«La scomparsa del senatore Stephen Jeffers ha suscitato, nella capitale, voci di complotto, truffa e omicidio. Secondo informazioni non ufficiali, l’FBI sarebbe impegnato in una gigantesca caccia all’uomo per catturare il senatore mutante. Le reazioni dei capi mutanti in Telesera con Don Cliffman.»
Suonarano alla porta. Andie spense la parete.
Strano, pensò. Non aspetto nessuno. Chi potrà essere?
Al pensiero di Stephen Jeffers il cuore prese a batterle forte. E se fosse stato lui? Se l’avesse attesa fuori della porta con occhi balenanti di collera, pronto a rapirla? Sforzandosi di dominare il tremito alle mani, Andie azionò il videocitofono.
La faccia sullo schermo era quella di un mutante. Ma non apparteneva a Stephen Jeffers. Lasciandosi andare a un lungo, profondo sospiro di sollievo, Andie si rilassò. Fuori della porta c’era Michael Ryton. Mentre l’osservava, lui suonò di nuovo.
«Andie? C’è nessuno?»
Attivò l’audio.
«Come mai da queste parti?» gli domandò.
Aprì la porta e lo fece entrare. «Perché non sei a casa con la tua mogliettina?»
Michael alzò le spalle. «È venuta anche lei. Ora è in giro per compere.»
Andie dedicò qualche istante a esaminare con attenzione il viso di Michael. Occhi offuscati di stanchezza. Il giovane mutante di poche settimane prima aveva subito un profondo cambiamento. In quel suo completo grigio scuro sembrava più robusto. Più pensieroso, più vecchio.
«Mettiti comodo», lo invitò. «Cosa ti posso offrire?»
«Vodka.»
Andie provvide, approfittandone per ordinarsi un bourbon.
Sorseggiarono lentamente, in silenzio.
«Allora», riprese Andie. «Com’è che stai, veramente?»
I suoi occhi dorati affrontarono con schietta immediatezza quelli di lei. «Bene, sul serio. Un po’ sorpreso di come sono andate le cose, ma bene. Per ora il matrimonio è davvero un’esperienza piacevole.»
«A quanto pare hai fatto presto, ad adeguarti.»
Michael si strinse nuovamente nelle spalle. «Credo di avere accettato la situazione per quella che è. In fondo non avevo altra scelta.»
«E tuo padre?»
«Le vampate mentali gli stanno aumentando», rispose lui distogliendo lo sguardo. «Ormai lavora un giorno sì e due no. È quasi sempre sotto sedativi. Così sono più indaffarato che mai.»
Tacquero entrambi per alcuni istanti. Poi toccò a Michael porre qualche domanda. «E di te che mi dici? Ho saputo che la gente di Jeffers ti ha devastato l’ufficio. Devi aver passato dei brutti momenti.»
«Eufemisticamente parlando…» Andie rabbrividì. «Michael, ho agito da perfetta idiota. Da ingenua imbecille.»
«Perché dici così?»
«Mi ero innamorata di un pazzo. E di un sogno. Santa Andie, il ponte fra mutanti e nonmutanti.» Assunse una posa solenne, mentre dalle labbra le usciva una risatina amarognola.
«Il tuo sogno era quello giusto», replicò Michael con voce gentile. «Solo che hai scelto il mutante sbagliato.»
«Sapessi che imbarazzo. Che vergogna.»
Le batté goffamente sulla spalla. «Basta angustiarsi. Personalmente rimango dell’idea che l’unica risposta alle nostre domande sia l’amore. Nonostante tutto, continuo a credere che mutanti e nonmutanti riusciranno a vivere insieme, e ad amarsi. Ci vorrà molto impegno, questo sì. Potremmo anche non farcela. Tu, però, non avevi sbagliato nel seguire i tuoi istinti. Eri solo, forse, un po’ in anticipo sui tempi.»
«E quando pensi che saremo pronti?»
«Spero presto. Vedrai, fra qualche anno, quando porterò mia figlia a trovare la zia Andie…»
«È una speranza che merita un brindisi.» Andie sollevò il bicchiere, facendolo tintinnare contro quello di lui. Il suo sorriso vacillò soltanto per un attimo.
«Ma credi davvero che tua figlia accetterà come zia una nonmutante?»
«Per quel che dipende da me, senza dubbio.» Michael le strinse affettuosamente una mano. «E poi da qualche parte dobbiamo pur incominciare. Io dico che un posto migliore di questo non c’è. E tu?»
FINE