Theodore Sturgeon - Venere più X

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Un mondo completamente diverso dal nostro; la civiltà dei ledom, enigmatiche creature ermafrodite, che hanno osato rivoluzionare sesso e religione per ottenere quello che l’homo sapiens non ha mai avuto. Charlie Johns, un uomo come tanti altri, uno di, noi, scaraventato d’improvviso in una situazione estranea, costretto ad osservare e giudicare questa civiltà alternativa. Da questi elementi Theodore Sturgeon, uno dei massimi autori americani di science-fiction, ha tratto una storia sublime e impegnativa; ha costruito un’opera che scava ’nelle nostre coscienze, indagando senza pietà sino al fondo della storia umana. Un romanzo che non è semplicemente un romanzo: una stupefacente lezione di libertà, un canto corale sul futuro del nostro pianeta. E i bambini diventano divinità, il tempo perde le dimensioni consuete, il cielo è una cupola d’energia. Attraverso una trama magicamente semplice, ricca di simbolismi e d’inventiva, Sturgeon tiene avvinto il lettore fino all’agghiacciante conclusione. Come ha scritto Frederik Pohl: “Forse questo non e il romanzo più strano di Sturgeon, ma e senz’altro il più bello.”
Nominate per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1961.

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Persino per quanto riguarda gli organi sessuali vi sono state variazioni nello sviluppo (e qui, lo ammetto, ci avviciniamo al patologico) che hanno presentato innumerevoli casi di falli atrofici, di clitoridi ipertrofici, e così via… tutte, viste obiettivamente, variazioni ragionevolmente sottili dalla norma, e capaci di produrre, su un corpo inizialmente maschile o femminile, triangoli urogenitali virtualmente identici. Non è mia intenzione affermare che questa situazione è o dovrebbe essere normale… per lo meno, non dopo il quarto mese di gestazione, anche se fino ad allora è non solo normale ma universale; ma voglio soltanto farti notare che questi casi rientrano facilmente nei limiti di ciò che è stato, fin dalla preistoria, possibile per natura.

L'endocrinologia dimostra un certo numero di fatti interessanti. Tanto il maschio quanto la femmina possono produrre ormoni maschili e femminili, e li producono, e in realtà la preponderanza degli uni sugli altri è una questione piuttosto sottile. Se sbilanci questo delicato equilibrio, i mutamenti che si possono provocare sono drastici. In pochi mesi potresti produrre una donna con la barba e priva di seni, e un uomo i cui capezzoli, non più vestigia atrofizzate, possono dare latte.

Questi sono esempi estremi e clamorosi, a puro scopo illustrativo. Vi sono state molte atlete che potevano battere in forza, velocità e bravura la grande maggioranza degli uomini, ma che tuttavia erano ciò che potremmo chiamare “vere” donne, e molti uomini che sapevano, per esempio, disegnare abiti d'alta moda (un lavoro tradizionalmente femminile) molto meglio della maggioranza delle donne, e che pure erano ciò che chiameresti “veri” uomini. Perché quando ci addentriamo in quelle che potrei definire le differenze culturali tra i sessi, la sottigliezza della distinzione sessuale si fa più evidente. Che cosa dicono i libri?

Le donne hanno i capelli lunghi. Li hanno anche i Sikh, definiti da molti i soldati più duri e più valorosi che siano mai esistiti. Li avevano anche i cavalieri del diciottesimo secolo, che portavano anche giacche di broccato e merletti alla gola e ai polsi. Le donne portano le sottane. Le porta anche uno scozzese, un euzones greco, un cinese, un polinesiano, e nessuno di loro può certo essere definito “effeminato”.

Un esame obiettivo della storia umana fornisce esempi di questo genere in numero astronomico. Da un luogo all'altro, o nello stesso luogo ma in tempi diversi, i così detti “campi di attività” maschili e femminili cambiano e si mescolano e si dividono e riaffluiscono, come la salinità alla foce d'un fiume durante la marea. Prima della vostra Guerra Mondiale, le sigarette e gli orologi da polso erano considerati indiscutibilmente attributi femminili; vent'anni dopo erano stati completamente adottati dagli uomini. Gli europei, specialmente i centroeuropei, furono stupiti e divertiti nel vedere gli agricoltori americani che mungevano le mucche e davano da mangiare ai polli, perché in tutta la loro vita l'avevano visto fare soltanto alle donne.

Così si comprende facilmente che le attribuzioni sessuali non rappresentano nulla, in se stesse, perché in tempi e in luoghi diversi ogni caratteristica può essere propria di entrambi i sessi, di uno solo e di nessuno dei due. In altre parole, una sottana non fa l'entità sociale “donna”. Occorre una sottana più un atteggiamento sociale.

Ma, in tutta la storia, virtualmente in tutte le civiltà e in tutti i paesi c'è stato un “campo maschile” e un “campo femminile” e in molti casi le differenze sono state sfruttate fino a conseguenze fantastiche, talvolta nauseanti.

Perché?

In primo luogo, è facile affermare, ed è facile confutare, le teoria che in una società primitiva dedita primariamente alla caccia e alla pesca, un sesso più debole e più lento, spesso appesantito dalle gravidanze e costretto frequentemente a fermarsi per allevare i piccini, non è adatto a cacciare e a pescare come un maschio dai muscoli saldi, veloce e privo d'impacci. Tuttavia, può darsi che la donna primitiva non fosse tanto più piccola, più lenta e più debole del maschio.

Forse la teoria confonde causa ed effetto e forse, se qualche altra forza non avesse insistito su questa evoluzione, non l'avesse accertata, non l'avesse fomentata, le femmine più forti avrebbero potuto andare a caccia insieme agli uomini migliori, mentre gli uomini lenti, più piccoli, più deboli, sarebbero rimasti a casa con le donne incinte e con le puerpere. E questo è infatti avvenuto… non nella maggioranza dei casi, ma molte volte.

La differenza esisteva: concesso. Ma è stata coltivata. È una differenza che ha continuato ad esistere molto tempo dopo la scomparsa della necessità di cacciare e persino di allattare. L'umanità vi ha insistito; ne ha fatto un articolo di fede. E ancora: Perché?

Sembra che vi sia una forza che ingigantisce e sfrutta questa differenza; e, isolata, è una pressione deplorevole, addirittura spaventosa.

Perché c'è nell'umanità una profonda necessità di sentirsi superiore. In ogni gruppo vi sono coloro che sono veramente superiori… ma è facile capire che nell'interno dei parametri di qualsiasi gruppo (sia una civiltà, un club, una nazione, una professione) soltanto pochi sono veramente superiori; le masse, evidentemente non lo sono.

Ma è la volontà delle masse che detta i costumi, anche se i cambiamenti possono venire iniziati da individui singoli o da minoranze; gli individui o le minoranze, molto spesso, sono isolati. E se un'unità delle masse vuole sentirsi superiore, troverà il modo di sentirsi tale.

Questo terribile impulso ha trovato espressioni in molti modi, nella storia… nello schiavismo e nel genocidio, nella xenofobia e nello snobismo, nei pregiudizi razziali e nella differenziazione dei sessi. Dato un uomo che, tra i suoi simili, non ha una vera superiorità, ti trovi di fronte a un pazzo esasperato che, se gli viene negata la superiorità e non sa guadagnarsene una, si butterà su qualcosa di più debole di lui per farne un inferiore. Il soggetto, ovvio, logico, a portata di mano per queste imperdonabile indegnità è la sua donna.

Non potrebbe fare questo a qualcuno che amasse.

Se, poiché amava, non avesse potuto insultare quest'altra metà di lui stesso, così vicina a lui e così poco diversa, non avrebbe mai potuto farlo a un altro uomo. Senza questa forza dentro di lui, non avrebbe mai potuto guerreggiare, perseguitare, mentire per acquisire una superiorità, ingannare, assassinare o rubare. Può darsi che la necessità di sentirsi superiore sia l'origine del suo progresso e può darsi che le guerre e le uccisioni lo abbiano portato a posizioni di comando; eppure non è inconcepibile che senza questa necessità si sarebbe dedicato a conquistare il proprio ambiente, a conoscere la propria natura, elevandosi ad altezze molto maggiori e, in questo modo, a guadagnarsi la vita, invece dell'estinzione.

E, cosa abbastanza strana, l'uomo ha sempre voluto amare. Fino alla fine, era idiomatico che qualcuno “amasse” la musica, un colore, la matematica, un certo cibo… e a parte le spensierate frasi idiomatiche, c'erano coloro che amavano alcune cose in un senso altissimo, al di fuori di ciò che si potrebbe definire amore sessuale: “Non potrei amarti tanto, mia cara, se non amassi anche di più l'onore”. “Perché Iddio amava tanto il mondo che gli donò il Suo Figlio Unigenito…” L'amore sessuale è amore, certamente. Ma è più esatto dire che è una forma di amore, nello stesso modo in cui possiamo dire che la giustizia è amore, che la misericordia è amore, tolleranza, perdono e generosità, quando non serve a esaltare solo il proprio io.

Il cristianesimo fu un movimento d'amore, come documenta chiaramente una conoscenza anche minima del Nuovo Testamento. Ciò che non fu generalmente noto fin quasi alla fine (perché la conoscenza della cristianità primitiva fu spesso dimenticata o repressa) fu che si trattava di una religione cantica… cioè di una religione in cui le congregazione partecipava, nella speranza di avere una genuina esperienza religiosa, una esperienza più tardi chiamata teolepsi, o invasamento divino.

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