«Non mi pare una buona ragione per…»
«Oh, non è questo che mette a disagio! In quanto al resto… e forse è parte della stessa realtà… Philos non vuole sposarsi.»
«Ma non è necessario che uno si sposi, non è vero?»
«Oh, no, certo!» Nasive si inumidì le labbra tumide e corrugò la fonte. «Ma Philos si comporta come se fosse ancora sposato.»
« Ancora sposato?»
«Era sposato con Froure. Stavano per avere dei bambini. Un giorno andarono a passeggiare fino all'orlo del cielo…» (Charlie comprese la strana frase) «…e vi fu un incidente. Una frana. Rimasero sepolti diversi giorni. Froure rimase ucciso. Philos perdette i figli che avrebbero dovuto mettere al mondo.»
Charlie ricordò che Philos aveva parlato di qualcuno che “gridava sotto una frana”.
«Philos soffrì… ecco, questo possiamo comprenderlo tutti. Noi amiamo molto, amiamo in molto modi; amiamo profondamente i nostri compagni, e così comprendiamo il suo dolore. Ma per noi è fondamentale quanto l'amore stesso la necessità di amare i vivi, non i morti. Ci mette… a disagio… avere accanto qualcuno che si proibisce di amare liberamente per essere fedele a qualcuno che non c'è più. È… patologico.»
«Forse lo supererà.»
«È accaduto molti anni or sono» disse Nasive, scuotendo il capo.
«Se si tratta di un caso patologico, perché non cercate di curarlo?»
«Potremmo farlo, con il suo consenso. E poiché questa sua tendenza rappresenta soltanto un lieve imbarazzo per pochi di noi, è libero di rimanere com'è, se è questo che preferisce.»
«Adesso capisco la battuta di Mielwis.»
«Quale?»
«Ha detto “Di Philos ce n'è uno solo!” ma lo ha detto come una battuta spiritosa.»
«Questo non è del tutto degno di Mielwis» fece severamente Nasive.
«In ogni caso, te l'ho detto in confidenza.»
«Naturalmente… E adesso pensi di conoscerci meglio?»
«No» disse Charlie. «Ma sento che questo avverrà.»
Si scambiarono un sorriso e ritornarono alla casa, per raggiungere gli altri. Philos stava conversando con Grocid, e Charlie era certo che stessero parlando di lui. Grocid lo confermò dicendo: «Philos mi dice che sei quasi pronto a pronunciare un giudizio su di noi».
«Non è esatto» rise Philos. «Ma ti ho dato quasi tutto quello che io so. Spetta a te stabilire quanto tempo ti occorrerà per arrivare a una conclusione.»
«Spero che occorra molto tempo» disse Grocid. «Tu sei il benvenuto qua, sai. Tu piaci molto a Nasive.»
Era il genere di osservazioni che ai tempi di Charlie poteva essere fatta solo in assenza del soggetto. Charlie lanciò un'occhiata a Nasive, e lo vide annuire. «Sì, è vero» disse Nasive, con calore.
«Grazie» disse Charlie. «Anche a me piace stare qui.»
«Smith è un porco.»
Herb Railes, preoccupato, sente queste parole di Jeannette mentre lei rientra dalla porta della cucina dopo aver fatto visita a Tillie, e sussulta violentemente. Non ha confidato né a lei né ad altri i suoi recenti pensieri sul conto di Smith, anche se sente un grande bisogno di sfogarsi. Ha pensato di poter diminuire la propria pressione parlando con qualcuno… magari con una delle ragazze che gironzolano dopo le riunione della Lega delle Donne Elettrici, o qualcuno che frequenta gli incontri dei Grandi Libri o l'Associazione dei genitori e degli insegnanti, sebbene, come padre d'un figlio di cinque anni, non abbia ancora a che vedere con l'associazione, come pure con quella locale della Direzione Scolastica. Ma ha paura. Porco o no, il consiglio di Smith era solido. Un nuovo interesse… una cosa seria. E tutto il resto, al diavolo.
Non riesce a mandare al diavolo questa storia: è troppo grossa, per lui, e non si è ancora cristallizzata. Sebbene sia sorpreso della confluenza dell'osservazione di Jeannette con i suoi pensieri, non è sicuro di considerare Smith un porco. Un porco in mezzo alla gente è un porco, ma un porco in mezzo ai porci fa parte della gente.
«Cos'ha fatto?»
«Vai da lui, ecco tutto. Lui te lo mostrerà. Tillie è furibonda.»
«Vorrei sapere di che cosa stai parlando, tesoro.»
«Scusami, tesoro. È un cartello, una specie di targa che ha piazzato in tinello.»
«Qualcosa come quelle etichette di tipo urinario per le bottiglie dei liquori?»
«Molto peggio, Vedrai.»
«E poi che cosa viene, Philos?»
«Un buon esame di te stesso» disse Philos, e poi si voltò, e smussò la durezza delle parole con un caldo sorriso. «Un te stesso come categoria, voglio dire. Non vorrai certo valutare Ledom nel vuoto assoluto. È meglio paragonarla, per contrasto, all'altra civiltà.»
«Credo di essere già in grado di farlo. In primo luogo…» Ma Philos lo stava interrompendo.
«Sei già in grado di farlo?» disse, con un tono che indusse Charlie a tacere.
Stavano percorrendo l'ultimo miglio tra il Centro dei Bambini e il Centro della Scienza. Con voce un po' petulante, Charlie disse: «Conosco abbastanza la mia gente, credo, per…».
Di nuovo Philos lo interruppe sardonicamente e disse: «Davvero?»
«Be', se tu non lo credi» disse Charlie, accalorandosi un poco «fai pure!»
«Che cosa devo fare?»
«Indirizzami tu.»
«È quello che sto facendo» disse Philos, senza offendersi. «Lo faremo con il cerebrostilo. È più facile, più rapido, molto più particolareggiato e» sogghignò «incontestabile e non interrompibile.»
«Non interromperei e non discuterei!»
«Lo faresti; saresti obbligato a farlo. Non esiste letteralmente un soggetto nella storia dell'umanità che sia meno adatto ad uno studio obiettivo di quanto lo sia il sesso. Sono stati scritti innumerevoli volumi sulla storia e sulle motivazioni della storia, senza un solo accenno al sesso. Intere generazioni di studiosi, anzi, li hanno studiati e li hanno accettati come la verità più completa, e alcuni hanno continuato a insegnare le stesse cose nello stesso modo… anche quando è stata rivelata l'importanza dei movimenti sessuali per l'individuo, anche quando l'individuo, nella sua vita quotidiana, ha cominciato a interpretare il mondo intero su quella base, riempiendo i propri pensieri e il proprio linguaggio di riferimenti sessuali.
«Comunque, la storia rimase per una grande maggioranza di persone una serie di aneddoti relativi a certi estranei che compivano atti e realizzavano desideri stranamente separati dal comportamento sessuale dei loro tempi… comportamento che era insieme il risultato e la causa dei loro atti. Comportamento che produceva tanto la storia quanto gli storici ciechi… e credo, anche la loro cecità. Ma dovrei dire tutto questo dopo che avrai finito il corso, non prima.»
«Credo» disse Charlie, un po' impettito «che faremmo meglio a muoverci.»
Girarono attorno al Centro Scientifico e presero la sotterranea per il Centro Medico, e Philos guidò Charlie attraverso le catacombe orizzontali, ormai familiari, e attraverso le vertiginose salite dell'edificio immenso. Una volta passarono in una sala molto grande, simile alla sala d'aspetto d'una stazione; era piena del canterellare dei ledom, del tubare sommesso delle loro voci; Charlie fu particolarmente colpito dallo spettacolo di due ledom vestiti nello stesso modo, ognuno dei quali aveva sulle ginocchia un bimbo addormentato e ne allattava un altro.
«Che cosa aspettano?»
«Mi pare di averlo detto… tutti vengono qui, ogni ventotto giorni, per un controllo.»
«Perché?»
«E perché no? Ledom è piccola, lo sai… non siamo ancora ottocento, e nessuno vive più lontano di due ore di cammino. Abbiamo tutte le comodità, quindi…»
«E quanto è accurato, questo controllo?»
«Molto.»
Читать дальше