“Ma in quanto a insegnare , ecco, se trapiantando queste informazioni si crea un insegnamento, è il soggetto che lo crea, o riflettendo consciamente sull'informazione assorbita (e questo è molto più rapido che per mezzo della lettura) mentre lavora nei campi o durante una “pausa”… ricordi il ledom che abbiamo visto prima di arrivare alla casa di Grocid? Ma anche questo processo non può essere definito insegnamento.
“L'insegnamento è un'arte che può essere imparata; imparare da un insegnante è un'arte che può essere imparata; chiunque ci si provi — e ci proviamo tutti — può acquistare una certa esperienza nell'insegnamento: ma un vero insegnante… ha un talento speciale. Ha un dono simile a quello di un artista, di un musicista o di uno scultore. Oh, noi abbiamo un concetto altissimo degli insegnanti e dell'insegnamento. L'insegnamento è parte integrante dell'amore, sai» aggiunse.
Charlie pensò alla fredda, repellente, agonizzante signorina Moran e, comprese, in un grande lampo caldo.
Pensò a Laura.
«Ci serviamo del cerebrostilo» disse Philos «come ci serviamo del campo-A: non ne dipendiamo. E perciò, non ne abbiamo bisogno. Noi impariamo a leggere e a scrivere, e abbiamo molti libri; qualsiasi leclom che lo desidera può leggerli, anche se di solito noi lo colleghiamo all'apparecchio del cerebrostilo, quando legge, per ottenere un nuovo complesso di informazioni.»
«Questi complessi… possono contenere un libro intero?»
Philos accostò le unghie dei due pollici, fianco a fianco.
«In uno spazio così grande, all'incirca… E noi sappiamo fabbricare la carta e confezionare i libri, e se dovessimo farli, sapremmo farli. Devi capire questo, di noi; non saremo mai, mai schiavi delle nostre comodità.»
«Questo è un bene» disse Charlie, pensando alle molte cose sbagliate del passato; pensando alle industrie bloccate quando i manovratori degli ascensori entravano in sciopero in un palazzo di uffici, in centro, pensando ai disagi di chi vive in un appartamento in città durante un'interruzione di corrente, senz'acqua, senza frigo, senza luce, senza radio, senza televisione: incapace di cucinare, di lavarsi, di divertirsi. Ma… «Anche così» rifletté a voce alta «c'è qualcosa che non mi piace. Se potete far questo, potete anche selezionare un complesso e impiantare un'intera serie di convinzioni e di lealtà; potreste organizzare un sistema schiavistico che farebbe sembrare i nostri sistemi schiavistici un balzo di prova in una corsa nei sacchi.»
«No, non possiamo!» disse con forza Philos. «Per non dire poi che non lo vogliamo. Attraverso la coercizione e il comando, attraverso il tradimento e le menzogne, tu non ami e non acquisti amore.»
«Davvero?» chiese Charlie.
«Le parti della mente sono ormai chiaramente definite. Il cerebrostilo è uno strumento per trasferire informazioni. L'unico modo in cui potremmo impiantare false dottrine sarebbe quello di escludere contemporaneamente la memoria e tutti i sensi; perché ti assicuro che tutto ciò che ti dà il cerebrostilo viene assoggettato a un controllo rispetto a tutto ciò che già sai e a tutto ciò che provi. Non potremmo insegnare cose inconsistenti, neppure se lo tentassimo.»
«E non nascondete mai qualche informazione?»
Philos ridacchiò. «Vai alla ricerca dei difetti, vero?»
«Allora» disse Charlie «non nascondete mai qualche informazione?»
La risata si spense. Philos disse, sobriamente: «Certo. Non diremmo mai a un bambino come preparare l'acido nitrico fumante. Non diremmo a un ledom come ha gridato il suo compagno sepolto sotto una frana…».
«Oh.» Camminarono in silenzio, per un poco… un ledom e il suo compagno… «Allora vi sposate?»
«Oh, sì. Essere amanti è una felicità. Ma essere sposati… è una felicità a livello completamente diverso. È una cosa molto solenne, per noi, e la prendiamo molto sul serio. Tu conosci Grocid e Nasive.»
Una luce si accese nella mente di Charlie. «Vestono nello stesso modo.»
«Fanno tutto nello stesso modo, o almeno insieme. Sì, sono sposati.»
«Ma voi… ma la gente… ehm…»
Philos gli batté una mano sulla spalla. «Capisco il tuo imbarazzo per quanto riguarda il sesso» disse. «Avanti… interrogami pure. Sei tra amici.»
«Non ne sono affatto imbarazzato.»
Proseguirono, Charlie imbronciato, Philos che canterellava sommesso, all'improvviso, in armonia con una melodia lontana che scendeva verso di loro, levandosi dai bambini dispersi nei campi. Nell'udire quella melodia, il broncio di Charlie si spezzò improvvisamente. Si rese conto che era tutto relativo; i ledom erano meno imbarazzati di lui dai problemi sessuali, almeno quanto lui era meno imbarazzato di una massaia vittoriana che dovesse nominare le “gambe” di un piano, e che non avrebbe messo un libro d'un autore maschio accanto a quello di una scrittrice, a meno che i due autori non fossero marito e moglie.
Ed era disposto ad accettare la dichiarazione di Philos, secondo la quale si trovava fra amici.
Nel tono più discorsivo possibile, chiese: «E i bambini?».
«E i bambini che cosa?»
«Immaginiamo che nasca un bambino e che… ecco, che il genitore non sia sposato?»
«Molti nascono in questo modo.»
«E non c'è differenza?»
«Per il bambino no. E neppure per il genitore, per quanto riguarda tutti gli altri.»
«E allora a che scopo vi sposate?»
«Il fatto è, Charlie, che il totale è maggiore della somma delle due parti.»
«Oh.»
«La massima occasione dell'espressione sessuale è il mutuo orgasmo, non ti pare?»
«Sì» disse Charlie, nel tono più clinico possibile.
«E la procreazione è un'altra espressione d'amore?»
«Oh, sì.»
«Allora se un ledom e il suo compagno concepiscono mutuamente, e se ciascuno di loro partorisce due gemelli, non ti sembra un'esperienza abbastanza trascendente?»
«S-sicuro» disse Charlie con voce debole; era sopraffatto. Ricacciò la trascendenza in fondo alla sua mente, premendola fino a che smise di rappresentare un intoppo tanto grande. Quando vi riuscì, chiese: «E l'altro aspetto del sesso?».
« Altro aspetto?» Philos corrugò la fronte, e sembrò consultare uno schedario mentale. «Oh, alludi al sesso espressivo ordinario.»
«Credo di sì.»
«Ecco, sono cose che capitano, ecco tutto. Qui può accadere tutto quello che è espressione d'amore: il sesso, o l'aiuto dato per costruire un tetto, o il canto.» Guardò il viso di Charlie, e poi annuì al suo invisibile schedario e proseguì: «Credo di sapere cosa ti rende perplesso. Tu vieni da un luogo dove certi atti e certe espressioni vengono considerati sotto cattiva luce… riprovati, addirittura puniti. E così?».
«Mi pare.»
«E allora evidentemente è questo che volevi sapere: qui non c'è niente che sia considerato obbrobrioso. Non vi sono regole. Può accadere soltanto quanto è espressione di un amore reciproco, e se non c'è un amore reciproco, non accade.»
«E i giovani?»
«E i giovani, cosa ?»
«Voglio dire… i ragazzini, sai bene. Le esperienze e tutto il resto.»
Philos rise, la sua risata tranquilla. «Domanda: quando sono abbastanza grandi per farlo? Risposta: quando sono abbastanza grandi per farlo. In quanto alle esperienze, perché sperimentare qualcosa che si vede fare comunemente quanto lo scambio del bacio di saluto?»
Charlie deglutì. In ogni caso, era un boccone troppo grosso. Disse, in tono quasi lamentoso: «Ma… e i figli non desiderati?».
Philos si fermò di colpo, si voltò e lo guardò, e il suo viso bruno mostrò un cambiamento di espressioni quasi comico: scandalo, sbalordimento, incredulità, incertezza. (Stai scherzando? Volevi dire sul serio?) e alla fine, soprattutto, un'espressione di scusa. «Mi dispiace, Charlie. Non credevo che tu riuscissi a scandalizzarmi, ma ci sei riuscito. Credevo, dopo tutte le mie ricerche, di essere tetragono a tutto, ma credo di non aver mai immaginato di potermi trovare qui, in mezzo a Ledom, e di cercare di impegnare la mia mente sul concetto di un figlio indesiderato.»
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