Quando furono quasi in vetta all'edificio, Philos si fermò davanti a una porta. «Tocca lì… così.»
Charlie eseguì, e non accade nulla. Poi Philos toccò e la porta si aprì. «Il mio sistema privato» disse Philos. «È la cosa più vicina a una serratura che tu possa trovare a Ledom.»
«E perché chiudere a chiave qualcosa?» Charlie aveva notato l'assenza di serrature, specialmente al Centro dei Bambini.
Philos accennò a Charlie di entrare, e la porta si chiuse di scatto.
«Abbiamo ben pochi tabù, qui a Ledom» disse. «Ma uno di questi vieta di lasciare facile accesso al materiale molto contagioso.» Stava scherzando, e Charlie lo sapeva; eppure c'era una forte sfumatura di serietà in ciò che diceva.
«In realtà» spiegò Philos «pochi ledom si scomoderebbero per questo.» Indicò con una mano cinque o sei scaffali, alti fino al soffitto, e una rastrelliera di piccoli cubi trasparenti ammonticchiati uno sull'altro. «A noi interessa infinitamente di più l'avvenire, e tutto questo non ha più grande importanza. Eppure… “uomo conosci te stesso”… potrebbe rendere infelice molta gente il conoscerci troppo bene.»
Si avvicinò ai cubi, consultò un indice, e ne prese uno. Portava una piccola fila di numeri purpurei; lo controllò con un indice e poi si diresse verso un basso divano; da una nicchia magicamente aperta, tolse un apparecchio. Era un elmo semisferico sorretto da un braccio snodato.
«Il cerebrostilo» disse. Lo sollevò, in modo che Charlie potesse vederne l'interno. Non c'era altro che una dozzina di sporgenze di gomma, disposte a corona. «Niente elettrodi, niente sonde. Niente fa male.»
Prese il piccolo cubo numerato, aprì uno scompartimento quasi alla sommità dell'elmo, vi lasciò cadere il cubo, chiuse il coperchio di nuovo. Poi si distese sul divano, abbassò l'elmo e se lo premette contro il capo. Lo strumento sembrò oscillare un poco, orientandosi.
Poi si fermò, e Philos si rilassò. Sorrise a Charlie e disse: «Adesso scusami per un paio di secondi». Chiuse gli occhi, tese la mano e premette un pulsante sull'orlo dell'elmo. Il pulsante rimase abbassato; la sua mano ricadde inerte.
Vi fu un profondo silenzio.
Il pulsante scattò, e immediatamente Philos aprì gli occhi. Scostò l'elmo e si levò a sedere. Non mostrava segno di fatica e di sforzo.
«Non ha richiesto molto tempo, vero?»
«Che cosa hai fatto?»
Philos additò il piccolo sportello in cui aveva inserito il cubo.
«È una piccola dissertazione che avevo preparato su certi aspetti dell' homo sapiens» disse. «Aveva bisogno di qualche piccola… revisione. Vi sono certi fatti che tu hai detto di non voler conoscere e, inoltre, volevo che tu lo sapessi da me, come in una lettera, piuttosto che impersonalmente, come da un libro di testo.»
«Vuoi dire che potete alterare queste registrazioni?»
«Ci vuole un po' di pratica, e molta concentrazione, ma… sì. Bene, tocca a te.» Quando Charlie guardò l'elmo ed esitò, Philos rise. «Su. Non ti farà male, e ti porterà molto più vicino a casa.»
Coraggiosamente Charlie Johns si sdraiò. Philos abbassò l'elmo e l'aiutò a metterlo sul capo. Charlie sentì le piccole dita ottuse toccargli lo scalpo, stringere. L'elmo si mosse, poi si fermò: Philos gli prese la mano e gliela guidò verso il pulsante. «Premilo tu stesso, quando sarai pronto. Non accadrà nulla, fino a che non lo farai.» Fece un passo indietro. «Rilassati.»
Charlie lo guardò. Non c'è disprezzo né malizia negli strani occhi scuri; solo un caloroso incoraggiamento.
Premette il pulsante.
Herb attraversa il cortile, chiedendosi in che modo dovrà interrogare Smitty a proposito della targa, o quello che è, che ha fatto bollire Jeannette, senza dirgli chiaro che Jeannette è infuriata.
Smitty sta lavorando attorno a una bordura di calendula, e quando vede Herb si alza, si spolvera le ginocchia e risolve il problema.
«Ehi, vieni; voglio mostrarti qualcosa. Credo che ti divertirai.»
Herb scavalca il muretto ed entra in casa con Smith, scende i gradini; Smith ha un bel tinello. Il calorifero sembra un hi-fi e l'hi-fi sembra un calorifero. La lavatrice sembra un televisore, il televisore sembra un tavolino, il bar sembra un bar, ed è tutto in pannelli di abete.
Sul bar, al centro, bene incorniciato e sottovetro, in grandi lettere gotiche, in modo che devi leggerlo attentamente ed è ancora più divertente, c'è una citazione che dichiara di essere (in una nota in caratteri più piccoli, in fondo) l'opera di un “Filosofo Medioevale”.
UNA BUONA FEMMINA (COME OSSERVÒ UN ANTICO FILOSOFO) È COME UN'ANGUILLA MESSA IN UNA BISACCIA FRA 500 SERPI, E SE HAVVI UN UOMO FORTUNATO COSÌ DA AFFERRARE QUELL'UNA ANGUILLA FRA TUTTE LE SERPI, TROVASI PUR SEMPRE SOLTANTO CON UN'ANGUILLA BAGNATA PRESA PER LA CODA.
Herb è pronto ad associarsi all'indignazione di Jeannette ma quella scritta lo coglie deliziosamente di sorpresa, e scoppia a ridere, mentre Smitty ridacchia in sottofondo. Poi Herb chiede se a Tillie piace.
«Le donne» pontifica Smitty «hanno la testa dura.»
Philos aveva detto bene; era come una lettura. Ma “leggerla” era diverso da tutto ciò che aveva sperimentato consciamente fino a quel momento. Aveva premuto il pulsante, che aveva emesso uno scatto sommesso, e poi c'era stato un periodo di tempo incommensurabile, durante il quale l'orologio mentale capace di dire a un uomo se una campana è suonata da cinque secondi, da cinque minuti o da cinque ore, era rimasto momentaneamente fermo. Tuttavia non poteva trattarsi di un periodo di tempo molto lungo, e non vi fu, in alcun senso ordinario, una perdita di conoscenza, perché quando il pulsante tornò a scattare Philos era ritto accanto a lui e sorrideva. Ma adesso lui si sentiva esattamente come se, in quel preciso momento, avesse deposto una lunga, interessante lettera di un amico, dopo una lettura assorta.
Disse alquanto sbalordito, in inglese: «Bene, per l'amor di Dio!».
Charlie Johns (cominciava la lettera), tu non puoi essere obiettivo in questa discussione. Ma tenta. Ti prego, tenta di esserlo.
Tu non puoi essere obiettivo perché sei stato indottrinato, sermonizzato, imbevuto, imboccato e istruito su questo argomento fin da quando portavi le scarpette celesti. Tu vieni da un tempo e da un luogo in cui la maschilità del maschio e la femminilità della femmina e l'importanza della differenza tra i sessi erano argomenti di preoccupazione quasi totale.
E allora comincia con questo… e cerca di considerarla soprattutto come un'ipotesi di lavoro. In realtà è una verità, e se alla fine supererà la prova della tua comprensione, vedrai che è una verità. Se non l'accetterai, la colpa non sarà tua, ma del tuo orientamento:
Le somiglianze fondamentali tra uomini e donne sono più numerose delle differenze.
Leggi un manuale di anatomia. Un polmone è un polmone, un rene e un rene nell'uomo o nella donna. Può darsi che, statisticamente, la struttura ossea delle donne sia più leggera, la testa più piccola, e così via; eppure non è impossibile che l'umanità, per molte migliaia di anni, abbia selezionato le sue femmine a questo scopo. Ma a parte queste congetture, le variazioni ammissibili rispetto a quella che è chiamata struttura “normale” forniscono molti esempi di donne più alte, più forti, dotate di ossa più solide di molti uomini, e uomini che sono più piccoli, più leggeri, più sottili della maggioranza delle donne. Molti uomini hanno aperture pelviche più larghe di quelle di molte donne.
Per quanto riguarda le caratteristiche sessuali secondarie, solo statisticamente possiamo notare anche differenze significative; perché molte donne sono più pelose della media degli uomini; molti uomini hanno voci più acute della media delle donne… Mi appello ancora alla tua obiettività: dimentica per un momento la tua convinzione che la maggioranza statistica è la norma, ed esamina i casi, numerosissimi, esistenti al di fuori di quella finzione che è la forma. E continua.
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