Charlie impallidì. «Hai detto… finito?»
Philos alzò tristemente le mani. «Senza dubbio ti sei reso conto…»
«Ma di cosa ho potuto rendermi conto!» abbaiò Charlie; poi, lamentosamente: «Ma-ma-ma… credevo che forse qualcuno… magari molto vecchio…». L'impatto non lo raggiunse all'improvviso, ma gli lampeggiò intorno in immagini rapide di volti… Mamma, Laura, Ruth… e in mutevoli, massicci accordi di oscurità.
Philos disse, gentilmente. «Ma io ti ho detto che puoi tornare indietro ed essere ciò che sei nato per essere.»
Charlie rimase stordito, per un poco, poi si rivolse lentamente al ledom. «Davvero?»» chiese, supplichevole, come un bambino cui era stato promesso l'impossibile… ma a cui quella promessa è pure stata fatta.
«Sì, ma allora sarai là e saprai…» Philos fece un gesto inclusivo «tutto quello che sai.»
«Oh, all'inferno» disse Charlie. «Sarò a casa… questo è l'importante.» Ma qualcosa, dentro di lui, fissava un nuovo tizzone di terrore, vi alitava sopra, lo faceva pulsare, sempre più vivido. Sapere la fine… sapere quando sarebbe venuta, in quale modo sarebbe venuta; sapere, come nessun uomo aveva mai saputo, prima, che ciò che stava giungendo era veramente la fine… Te ne stai sdraiato accanto al corpo caldo di Laura, e lo sai. Compri lo stupido giornale scandalistico per Mamma che crede ad ogni parola, e lo sai. Vai in chiesa (magari anche spesso, adesso che sai) e guardi un matrimonio, lei in una confezione in seta bianca seduta accanto allo sposo che indossa un vestito troppo stretto, in mezzo a un mare ruggente di clacson che suonano allegri, e lo sai. Ora, in quel pazzo mondo squilibrato gli avrebbero detto quando sarebbe successo, e come.
«Ti dirò io cosa dobbiamo fare» disse rauco. «Rimandatemi indietro e non ditemi né quando né come verrà la fine. D'accordo?»
«Stai mercanteggiando? Allora farai qualcosa per noi?»
«Io…» Charlie si tastò i fianchi della camicia da notte, ma non c'erano tasche da rivoltare, per mostrare che erano vuote «…io non ho niente da darvi, in cambio.»
«Tu hai una promessa come merce di scambio. Saresti disposto a fare una promessa e a mantenerla, per ottenere ciò che vuoi?»
«Se è il tipo di promessa che posso mantenere.»
«Oh, lo è, lo è. Si tratta solo di questo: impara a conoscerci. Sii nostro ospite. Impara a conoscere Ledom da cima a fondo… la sua storia — che non è molta — le sue usanze, la sua religione e la sua ragion d'essere.»
«Questo potrebbe richiedere un'eternità.»
Philos scosse la testa bruna e la luce guizzò nei suoi occhi neri.
«Non richiederà molto tempo. E quando sentirai di conoscerci veramente, ce lo dirai, e sarai libero di ritornare. Se vorrai tornare.»
Charlie rise. «E sarebbe un se ?».
Philos gli rispose, sobriamente: «Credo di sì».
Altrettanto sobriamente, Charlie Johns disse: «Guardiamo un po' cosa c'è scritto qui, in carattere piccolo. La clausola a proposito di “molto tempo”, mi preoccupa. Voi potreste sostenere che non conosco tutto di Ledom se non ho contato le molecole in tutti gli occhi degli abitanti di questo posto».
Per la prima volta, Charlie vide il rossore della collera sul viso d'un ledom. Philos disse freddamente: «Non faremmo mai una cosa simile. Non lo facciamo, e credo che non saremmo capaci di farlo».
Charlie sentì la propria ira ingigantirsi. «Mi stai chiedendo di accettare in buona fede un mucchio di cose.»
«Quando ci conoscerai meglio…»
«Vuoi che io faccia certe promesse prima di conoscervi meglio.»
Sorprendentemente, con aria convincente Philos sospirò e sorrise: «Hai ragione… secondo te. E sta bene, allora, niente patti per il momento. Ma ascolta bene: io ti propongo questo e Ledom lo manterrà: se, mentre studierai la nostra civiltà, sarai certo che noi ti stiamo mostrando tutto e che lo facciamo in modo abbastanza rapido da soddisfarti, allora ci prometterai di arrivare fino in fondo. E alla fine, quando sarai certo di aver visto abbastanza per conoscerci come noi vogliamo che tu ci conosca… allora faremo tutto quello che vorrai, per rimandarti indietro».
«È difficile controbattere una proposta come questa… e, tanto per saperlo, cosa succederebbe se non facessi questa promessa?»
Philos alzò le spalle. «Probabilmente verrai rimandato da dove sei venuto, in ogni caso. Per noi, la cosa più importante è che tu ci conosca.»
Charlie guardò in quegli occhi neri. Sembravano privi di malizia. «Potrò andare dove voglio» chiese «e fare le domande che voglio?»
Philos annuì.
«E ottenere le risposte?»
«Tutte le risposte che noi siamo in condizione di darti.»
«E più domande farò, e più luoghi visiterò, e più cose vedrò, tanto prima potrò andarmene?»
«Esattamente.»
«Che mi venga un colpo» disse Charlie Johns a Charlie Johns. Si alzò, fece un giro per la stanza, mentre Philos lo osservava, poi tornò a sedersi. «Senti» disse «prima di farti entrare qui, io ho pensato a qualcosa. Ho pensato tre domande importanti da rivolgerti. Bada bene, nel pensarle non sapevo quello che so adesso… cioè, che voi siete disposti a collaborare.»
«Fai queste domande, allora, per rassicurartene.»
«È quello che intendo fare. Abbiamo già considerato la Prima Domanda. Era: da che distanza sono venuto nel futuro… il mio futuro?» Alzò la mano, prontamente. «Non rispondere. A parte ciò che hai detto, e che non è molto, anche se pare che Seace sia in grado di rispondere, non voglio sapere altro.»
«Questo…»
«Taci un momento, e ti dirò il perché. In primo luogo potrebbe farmi intuire quando è venuta la fine, e sinceramente questo non lo voglio saperlo. In secondo luogo, adesso che ci penso, non credo che il saperlo cambierebbe le cose. Se torno indietro… ehi, sei proprio sicuro che ritornerei nello stesso luogo e nello stesso tempo da cui sono partito?»
«Almeno molto vicino.»
«Benissimo. In questo caso, non mi interessa se è un anno o diecimila. E intanto non dovrò pensare ai miei amici diventati vecchi o ai miei amici morti, né a niente di simile; quando tornerò indietro li troverò ancora.»
«Ritroverai i tuoi amici.»
«Benissimo, per quanto riguarda la Prima Domanda. Anche la Terza Domanda ha avuto una risposta. Era: Che mi succederà, qui?»
«Sono contento che abbia già avuto una risposta.»
«Benissimo; resta solo la domanda di mezzo, Philos; Perché proprio io ?»
«Ti prego di…»
«Perché proprio io? Perché non avete prelevato qualcun altro? O, se dovevo essere proprio io, perché vi siete presi questo disturbo? Stavate provando il vostro macchinario e avete preso quello che vi capitava? Oppure io ho qualche qualità speciale, qualche capacità di cui avete bisogno? Oppure… maledizione, oppure l'avete fatto per impedirmi di fare qualcosa nel mio tempo?»
Philos arretrò davanti alla sua veemenza… non tanto per paura, quanto per la sorpresa e il disgusto, come si può arretrare davanti a una fognatura esplosa.
«Cercherò di rispondere a tutte queste domande» disse freddamente, dopo aver concesso a Charlie trenta secondi di silenzio per udire l'eco spiacevole della sua stessa voce, per essere certo che avesse finito. «In primo luogo, abbiamo preso te e te soltanto, e non potremmo aver preso altri. In secondo luogo: sì, cercavamo proprio te, perché possiedi una qualità speciale. L'ultima parte è ridicola, illogica e neppure degna della tua collera, e credo che sarai d'accordo con me. Perché guarda: (quel “guarda” significava: “attendi, ragiona, osserva, rifletti”) dato che hai ogni probabilità di venir riportato quasi esattamente nel punto da cui sei partito, in che modo il tuo comportamento potrebbe influire sui tuoi atti successivi? Sarà passato pochissimo tempo.»
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