La telecamera indietreggia e il cantante viene mostrato in un movimento che si potrebbe spiegare sostenendo che, con immensa ambizione, lui sta cercando di stringere tra le natiche una piccola manopola collegata a un metronomo. Una esplosione di pigolii isterici costringe la telecamera a inquadrare la prima fila del pubblico, dove una ressa di ragazzine parlano e rabbrividiscono per l'impatto profondo con la propria femminilità. Ancora un'inquadratura del cantante che (deve essere proprio così) sta uscendo dal palcoscenico a cavallo d'un modello invisibile di bicicletta per esercizi ginnici, il cui manubrio va avanti e indietro, mentre i pedali girano e girano e la sella, la sella va su e giù.
Smith tende un braccio, afferra il telecomando, e spegne il televisore. «Gesù.»
Herb Railes si appoggia alla spalliera della grande poltrona, chiude gli occhi, alza il mento e dice: «Sensazionale».
«Cosa?»
«Ha qualche cosa per tutti.»
«Ti piace!» La voce di Smith si spezza sulla seconda parola.
«Non l'ho detto» fa Herb. Apre gli occhi e fa gli occhiacci a Smith, con scherzosa ferocia. «E non permetterti di sostenere che l'ho detto, capito?»
«Ma qualcosa hai detto.»
«Ho detto che è sensazionale e questo lo ammetto io e lo ammetti anche tu.»
«Lo ammetto.»
«E ho detto che ha qualcosa per tutti. Quando canta…»
«Squittisce.»
Herb ride. «Ehi, sono io l'esperto di pubblicità, qui dentro… Squittiscimi d'amore. Ehi, potrei utilizzare questa frase… Quando canta tutti coloro che sono spinti da una omosessualità aperta o latente, trovano in lui qualcosa da desiderare. I giovani torelli apprezzano le sue azioni e le sue passioni e sono dispostissimi a copiare la sua pettinatura e la sua giacca. E le donne, specialmente quelle più anziane, lo amano anche di più: per il suo viso da bambino e per i suoi occhi di fiore.» Alza le spalle. «Qualcosa per tutti.»
«Hai dimenticato di citare il tuo vecchio vicino ed amico Smitty» dice Smith.
«Be', chiunque ha bisogno anche di qualcosa da odiare.»
«Non stai scherzando, Herb?»
«No, non sto scherzando.»
«Mi preoccupi, ragazzo mio» dice Smith. «Quando fai così mi preoccupi.»
«Così come?»
«Quando parli sul serio.»
«È un male?»
«Gli uomini dovrebbero prendere sul serio il loro lavoro. Ma non dovrebbero prendere sul serio se stessi.»
«Perché, cosa capita a un uomo, in questo caso?»
«Diventa insoddisfatto.» Smith guarda Herb con occhi da gufo. «L'uomo che lavora in pubblicità vede, comincia a pensare seriamente ai prodotti, e fa ricerche serie, nel tempo libero. Si abbona, per esempio, al Bollettino del Consumatore. Si fa venire le idee, le prende sul serio. E ha un nuovo interesse e non riesce più a prendere sul serio il proprio lavoro.»
«Abbassa il fucile, Smitty» dice Herb, ma è impallidito un poco. «Se un uomo ha un nuovo interesse è una cosa seria.»
«E tutto il resto, al diavolo.»
«E tutto il resto, al diavolo.»
Smith accenna al televisore. «Non piace a me e non piacerà a nessuno.»
A Herb Railes viene in mente chi ha finanziato quello spettacolo di rock and roll. Un concorrente, Oh Dio, io e la mia lingua lunga. Vorrei che ci fosse Jeannette. A lei non sarebbe sfuggito.
«Ho detto che era uno show schifoso e che non mi piaceva» dice.
«Dovevi dirlo subito, Herbie, per farti capire.» Smith prende il bicchiere di Herb e va a riempirlo. Herb resta seduto e pensa come deve pensare un pubblicitario. Uno: Il cliente ha sempre ragione. Due: Datemi un pacchetto da cui escano tutti gli odori di tutti i peccati di tutti i sessi e io smuoverò il mondo. E quello, sbircia la grande cataratta spenta dell'occhio spento del televisore, quello ci andava maledettamente vicino.
«Mi sento male, molto male» disse Charlie Johns. Si accorgeva che, sebbene parlasse ledom, lo parlava come una lingua straniera — cioè, doveva pensare in quella lingua prima di parlare — e il suo idioma inglese filtrava bizzarramente, come quello di un francese che si ingarbuglia negli “ it is not?”
«Capisco» disse Philos. Attraversò la stanza e si fermò accanto a uno dei sedili a fungo. Aveva indossato un indumento a strisce, bianco e arancio, simile a un paio d'ali che gli balzasse dalle spalle su una specie di sostegno; svolazzava libero, dietro di lui. Il suo corpo ben costruito era scoperto, ad eccezione delle scarpe intonate all'indumento e alla onnipresente spozzan. «Posso?»
«Oh, sicuro, sicuro, siedi… Tu non capisci.»
Philos alzò ironicamente un sopracciglio. Le sue sopracciglia erano folte e sembravano lisce, ma quando le muoveva e le muoveva spesso, si vedeva che erano leggermente appuntite, con due tetti pelosi, quasi piatti.
«Tu sei… a casa tua» disse Charlie.
Pensò, per uno spiacevole istante, che Philos stesse per prendergli la mano in un gesto di comprensione, e si agitò. Philos non fece quel gesto, ma espresse la stessa comprensione nella voce. «Anche tu ti ritroverai a casa tua, presto. Non preoccuparti.»
Charlie alzò la testa e lo guardò attentamente. Sembrava che pensasse veramente quello che aveva detto, eppure «Vuoi dire che posso tornare indietro?»
«A questo punto non posso rispondere. Seace…»
«Non lo sto chiedendo a Seace, lo sto chiedendo a te. È possibile rimandarmi indietro?»
«Quando Seace…»
«Mi occuperò di Seace quando sarà il momento. Adesso sii franco: è possibile rimandarmi indietro o no?»
«Sì. Ma…»
«Al diavolo i ma!»
«Ma forse tu non vorrai tornare.»
«E perché no?»
«Ti prego» disse Philos, e le sue mani fremettero di impazienza. «Non indignarti. Ti prego! Tu hai domande da fare… domande urgenti, lo so. E ciò che le rende urgenti è il fatto che tu hai in mente le risposte che desideri sentire. Ti irriterai ancora di più se non otterrai quelle risposte, ma qualcuna sarà diversa da come tu desideri, altrimenti non sarebbe sincera. E altre domande… non dovrebbero neppure venir formulate.»
«E chi lo dice?»
«Tu! Tu! Tu riconoscerai che alcune non dovrebbero neppure venir formulate, quando ci conoscerai meglio.»
«Al diavolo! Ma proviamo con qualche domanda, e rompiamo il ghiaccio. Tu mi risponderai?»
«Se posso, certamente.» (Qui c'era ancora uno spostamento grammaticale. “Se posso” significava quasi “se ne sono capace” ma c'era anche una sfumatura di se “se sono in condizione di farlo”. D'altra parte… forse stava semplicemente dicendo che avrebbe risposto se avesse conosciuto l'informazione richiesta; è questo, in fini dei conti, che mette qualcuno in condizioni di rispondere a una domanda). Charlie accantonò quel pensiero, e formulò la Prima Domanda.
«Da quanto lontano sei venuto? … Cosa intendi dire?»
«Esattamente quello che ho detto. Voi mi avete preso dal Passato. Da un passato quanto lontano?»
Philos sembrò sinceramente sorpreso. «Non so.»
«Non lo sai? O… non lo sa nessuno?»
«Secondo Seace…»
«Fino a un certo punto» disse Charlie, esasperato «hai ragione tu: alcune di queste domande dovranno aspettare, per lo meno fino a che avrò visto Seace.»
«Sei di nuovo in collera.»
«No. Sono tuttora in collera.»
«Ascolta» disse Philos, tendendosi verso di lui. «Noi siamo… ecco, un popolo nuovo, noi ledom. Bene, tu imparerai tutto questo. Ma non puoi pretendere che contiamo il tempo come fai tu, o che continuiamo con il metodo dei mesi e degli anni numerati che ha nulla a che fare con noi… E che importanza potrebbe avere… ormai? Che importanza può avere per te quanto tempo è passato, quando il tuo mondo è finito, e ti rimane soltanto il nostro, per vivere?»
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