Robert Silverberg - Ali della notte

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Ali della notte: краткое содержание, описание и аннотация

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In una Terra del lontano futuro una spaventosa catastrofe ecologica ha provocato lo sprofondamento delle Americhe e la decadenza della potenza terrestre nello spazio. La società del Terzo Ciclo si è strutturata in corporazioni feudali ed attende l’arrivo degli invasori, gli alieni che hanno salvato l’umanità dall’estinzione e che verranno a reclamare il possesso del pianeta.
Quando l’invasione arriva le misere forze della Terra vengono sconfitte, e gli invasori occupano con facilità quello che considerano un loro dominio.
L’affascinante vicenda si svolge in tre città, Roum (Roma), Perris (Parigi) e Jorslem (Gerusalemme), seguendo le avventure e gli incontri di Tomis, una Vedetta il cui lavoro, proiettare la mente negli spazi per avvertire dell’arrivo degli invasori, diventerà senza senso dopo l’invasione.
La rottura dell’equilibrio della società feudale porterà gli uomini a stabilire nuovi rapporti umani e ad incrementare i loro poteri mentali, sino ad arrivare a dominare gli invasori, che non verranno combattuti con le armi ma con l’amore e la fratellanza, contribuendo a formare una società di impensabile ricchezza.
Un romanzo leggibile su più livelli e pieno di idee, un premio Hugo più che meritato.

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Il Principe Enric era fermo a braccia incrociate, il corpo immobile. Era impossibile indovinare la sua espressione dietro la maschera da Pellegrino, ma pareva perfettamente calmo.

Elegro disse: — Neghereste di avere compromesso la santità della mia unione?

— Nulla nego. Nulla affermo.

— E tu? — domandò Elegro, volgendosi alla sua consorte. — Di’ la verità, Olmayne! Per una volta almeno, di’ la verità! Che dici delle storie che si raccontano su te e su questo Pellegrino?

— Non ho udito alcuna storia — disse dolcemente Olmayne.

— Dicono che lui divide il tuo letto! Che gustate pozioni comuni! Che insieme vi muovete verso l’estasi!

Il sorriso di Olmayne non vacillò. Il suo volto largo era tranquillo. Mi parve più bella che mai.

Elegro si tormentò con angoscia gli angoli della sciarpa. Il suo viso austero e barbuto si oscurò per la collera e l’esasperazione. La sua mano scivolò sotto la tunica e ne emerse con la sottile goccia lucente di una capsula visiva, la sporse in avanti sul palmo della mano, verso i due colpevoli.

— Perché sprecare fiato? — chiese. — È tutto qui. L’intera registrazione del flusso fotonico. Eravate sorvegliati. Credevate davvero di poter nascondere qualcosa, proprio qui, fra tutti i luoghi dell’universo? Tu, Olmayne, un Ricordatore, avresti dovuto pensarci.

Olmayne esaminò la capsula a distanza, come se si trattasse di una bomba a implosione innescata. Con disprezzo disse: — Era proprio degno di te, spiarci, Elegro. Ti ha dato piacere osservare la nostra gioia?

— Bestia! — gridò lui.

Intascando la capsula, avanzò verso l’immobile Principe. Il viso di Elegro era ora stravolto nell’indignazione del giusto. Arrestandosi a meno di un metro dal Principe dichiarò con voce di ghiaccio: — Verrete punito fino in fondo per questa empietà. Verrete spogliato dei vostri abiti di Pellegrino e sarete affidato al destino riservato ai mostri. La Volontà vi consumerà l’anima!

Il Principe Enric replicò: — Frena la tua lingua.

— Frenare la mia lingua? Ma chi credete di essere, per parlarmi a questo modo? Un Pellegrino che brama la moglie del suo ospite… che doppiamente infrange la santità… che dalle labbra gronda menzogne e ipocrisia allo stesso momento? — Elegro schiumava. Il suo tono gelido era scomparso. Ora smaniava con frenesia, quasi incoerentemente, tradendo la debolezza interiore con quella mancanza di controllo. Noi tre eravamo impietriti, sbalorditi da quel torrente di parole; infine il momento di stasi fu interrotto, quando il Ricordatore, trascinato dall’impeto stesso della sua indignazione, afferrò il Principe per le spalle e prese a scuoterlo con violenza.

— Oscena mondezza — ruggì il Principe — non alzare le mani su di me!

E con una spinta dei pugni contro il petto di Elegro, scagliò il Ricordatore a barcollare all’indietro per tutta la stanza. Elegro urtò contro uno scaffale sospeso e rovesciò una fila di manufatti liquidi; tre fiasche di fluidi scintillanti tremolarono e versarono il loro contenuto; il tappeto elevò un acuto strillo di addolorata protesta. Boccheggiante, stupito, Elegro si premette una mano al petto e ci fissò come per ricevere aiuto.

— Violenza fisica… — ansimò Elegro. — Un crimine vergognoso!

— Il primo a usare la violenza sei stato tu — ricordò Olmayne al marito.

Puntando le dita tremanti, Elegro mormorò: — Per il vostro atto non ci può essere clemenza, Pellegrino!

— Basta, con quel Pellegrino ! — esclamò Enric. Le sue mani corsero alla griglia della maschera. Olmayne lanciò un grido per impedirglielo; ma nella sua ira il Principe non conosceva freno. Gettò la maschera sul pavimento e ristette, con il duro volto terribilmente esibito, gli scarni e crudeli lineamenti di falco, le grigie sfere meccaniche delle orbite, che mascheravano gli abissi della sua furia. — Sono il Principe di Roum! — annunciò con voce di tuono. — In ginocchio e umiliati! In ginocchio e umiliati! Svelto, Ricordatore, le tre prostrazioni e le cinque umiliazioni!

Elegro sembrò sgretolarsi. Scrutò incredulo il Principe; poi si chinò, e nella sua meraviglia compì istintivamente l’omaggio rituale dinanzi al seduttore di sua moglie. Era la prima volta dopo la caduta di Roum che il Principe dichiarava il proprio rango, e il piacere che gliene derivava era così evidente, sul suo volto devastato, che perfino le pupille lisce parvero sfolgorare di fierezza regale.

— Fuori! — ordinò il Principe. — Lasciaci!

Elegro fuggì.

Io rimasi, attonito e barcollante. Il Principe mi fece un cenno gentile. — Ti spiacerebbe, amico mio, lasciarci soli per alcuni minuti?

14

Un debole può venir messo in rotta da un attacco di sorpresa, ma in seguito egli si ferma, riflette, trama qualche complotto. Così fu per il Ricordatore Elegro. Forzato fuori del proprio alloggio dallo smascheramento del Principe di Roum, egli si calmò e ricorse all’astuzia non appena lontano da quella presenza terrificante. Più tardi, quella stessa sera, mentre mi sistemavo sul mio giaciglio e esitavo se aiutare il sonno con qualche droga, Elegro mi convocò nella sua cella di lavoro, a un piano inferiore dell’edificio.

Là egli sedeva, fra gli attrezzi tipici della sua Corporazione: rotoli e bobine, lamine per dati, capsule, cuffie, un quartetto di cervelli collegati in serie, una fila di schermi visivi, una piccola spirale ornamentale, tutti i simboli dei raccoglitori d’informazioni. Fra le mani stringeva un cristallo assorbitore di tensione, proveniente da uno dei inondi della Nuvola; il cuore lattiginoso del cristallo si tingeva rapidamente di nero seppia mentre assorbiva dal suo spirito ogni turbamento. Elegro ostentava una posa di severa autorità, quasi che io non avessi visto tutta la sua mancanza di spina dorsale.

Disse: — Conoscevate l’identità di quell’uomo, quando siete giunto con lui a Perris?

— Sì.

— Non ne avete mai parlato.

— Non mi è mai stato chiesto.

— Sapete a quale rischio ci avete esposti tutti quanti, facendoci nascondere inconsapevolmente un Dominatore?

— Siamo terrestri — dissi. — Non riconosciamo forse più l’autorità dei Dominatori?

— Non più dopo la conquista. Per decreto degli invasori tutte le precedenti forme di governo sono annullate e i passati governanti sono passibili di arresto.

— Ma certo dovremmo opporci a un simile ordine!

Il Ricordatore Elegro mi fissò in modo quasi canzonatorio. — È forse compito dei Ricordatori immischiarsi nella politica? Tomis, noi obbediamo al governo che è al potere, indipendentemente dalla sua natura e dal modo con cui ha preso il comando. Qui non conduciamo attività di resistenza.

— Lo vedo.

— Perciò dobbiamo liberarci subito di questo pericoloso fuggiasco. Tomis, vi incarico di recarvi immediatamente al quartier generale delle truppe di occupazione, e di informare Governatore dell’Uomo Sette che abbiamo catturato il Principe di Roum e lo tratteniamo qui in attesa che se lo vengano a prendere.

Io dovrei andare? — mormorai. — Perché mandare un vecchio come messaggero nel cuore della notte? Una normale comunicazione con una cuffia pensante sarebbe sufficiente!

— È troppo rischioso. Estranei potrebbero intercettare la comunicazione. Non gioverebbe alla nostra Corporazione la diffusione di tale notizia. Dovrà essere una comunicazione personale.

— Ma scegliere un insignificante apprendista per portarla… mi sembra strano…

— Soltanto noi due sappiamo — disse Elegro. — Io non voglio andare. Perciò voi dovete andarci.

— Senza un’adeguata credenziale non mi lasceranno mai parlare a Governatore.

— Informate i suoi aiutanti che siete latore di notizie che riguardano la cattura del Principe di Roum. Vi ascolteranno.

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