Lo spirito umano raggiunse le sue vette più alte. Poeti, studiosi, scienziati davano contributi stupendi. Splendide città si stendevano per ogni dove. La popolazione era immensa, eppure c’era spazio per tutti e nessuna scarsità di risorse. Ciascuno poteva togliersi qualsiasi capriccio; furono fatti molti esperimenti con la chirurgia genetica e con i farmaci mutageni e teratogeni, cosicché le razze umane adottarono molte forme nuove. Non c’era ancora, tuttavia, nulla di simile alle forme mutanti del nostro Ciclo.
Nel cielo sfilavano in maestosa processione stazioni spaziali in grado di soddisfare ogni necessità immaginabile. Fu allora che vennero costruite le due nuove lune: i Ricordatori non hanno ancora ben stabilito se il loro scopo era funzionale o puramente estetico. Forse le aurore che compaiono ogni notte nei nostri cieli possono essere state installate in quei giorni, ma alcuni gruppi di Ricordatori sostengono che la presenza di aurore nelle zone temperate iniziò con gli sconvolgimenti geofisici che annunciarono la fine di quel Ciclo.
Fu, in ogni modo, la migliore delle epoche in cui vivere.
“Vedi la Terra e poi muori” era la parola d’ordine di tutti gli extraterrestri. Nessuno che intraprendesse una grande crociera galattica oltrepassava senza una visita il pianeta dei miracoli. Noi davamo il benvenuto agli stranieri, accettavamo i loro complimenti e il loro denaro, offrivamo ogni comodità di loro desiderio e con orgoglio facevamo sfoggio della nostra grandezza.
Il Principe di Roum può testimoniare come il fato dei potenti sia alla fine l’umiliazione, e come quanto più in alto si vada alla ricerca della grandezza, tanto più catastrofica sarà poi la caduta. Dopo alcune migliaia di anni di glorie che io non giungo neppure a capire, i fortunati popoli del Secondo Ciclo si spinsero troppo in là e commisero due errori, uno per arroganza folle, e l’altro per eccessiva confidenza. La Terra sta ancora pagando per la loro superbia.
Gli effetti del primo si avvertirono lentamente. Fu un risultato dell’atteggiamento della Terra verso le altre specie della Galassia, che era passato durante il Secondo Ciclo dal rispetto timoroso all’accettazione come cosa scontata, e al disprezzo. All’inizio del Ciclo, l’ingenua e fragile Terra era scaturita in seno a una Galassia già popolata da razze progredite, che da lungo tempo erano già in contatto fra di loro. Ciò avrebbe potuto produrre un trauma di scoraggiamento; ma invece generò un impulso aggressivo teso a eccellere e a superare. Fu così che presto i terrestri giunsero a considerare la maggior parte dei galattici come uguali, e poi, con il continuo progresso della Terra, come inferiori. Da ciò nacque un’abitudine sbrigativa di disprezzo verso le razze più arretrate.
Si propose così di costruire sulla Terra delle “riserve di studio” per esemplari di razze inferiori. Queste riserve dovevano riprodurre l’ambiente naturale di tali razze e dovevano essere aperte a tutti gli studiosi che volessero osservare i loro processi vitali. Tuttavia, le spese per il raccoglimento e il mantenimento degli esemplari furono tali che ben presto fu necessario aprire le riserve al grande pubblico, a puri fini di divertimento. Quelle riserve, sedicenti scientifiche, non erano altro, in fondo, che giardini zoologici per specie intelligenti aliene.
All’inizio si raccolsero soltanto creature veramente aliene, quelle così remote da ogni norma biologica o psicologica umana da non offrire quasi nessuna possibilità di essere considerate come “persone”. Un essere multipede che vive in un serbatoio di metano sotto alta pressione non suscita un senso di solidarietà in chi, magari, potrebbe opporsi all’imprigionamento di creature intelligenti. Se poi quel respiratore di metano appartiene a una civiltà complessa, basata su norme davvero uniche e rispondenti al suo ambiente, allora si può sostenere che è importantissimo riprodurre tale ambiente sulla Terra, per poter studiare una civiltà così strana. Perciò le prime riserve contennero solo gli esseri davvero strani. I raccoglitori di esemplari erano anche vincolati da un’altra condizione: dovevano prendere solo creature che non avessero ancora raggiunto lo stadio del volo interstellare. Non sarebbe stato educato rapire esseri viventi che avessero dei connazionali fra quei turisti interstellari che, con i loro viaggi, sostenevano in modo massiccio l’economia della Terra.
Il successo delle prime riserve condusse alla richiesta di costituirne altre. I criteri di scelta furono meno rigorosi; non si raccoglievano solo esseri completamente alieni e grotteschi, bensì esemplari di qualsiasi specie galattica che non avesse la possibilità di elevare proteste diplomatiche. E mentre l’audacia dei nostri antenati aumentava, le restrizioni per le riserve diminuivano, e alla fine, sulla Terra, erano imprigionati esemplari appartenenti a un migliaio di mondi, inclusi alcuni forniti di civiltà più antiche e più complesse della nostra.
Gli archivi dei Ricordatori mostrano che questo potenziamento delle riserve sollevò agitazione in varie parti dell’universo. Fummo denunciati come predoni, rapitori, pirati; si formarono comitati per criticare il nostro deliberato disprezzo dei diritti di esseri senzienti; terrestri in viaggio su altri pianeti vennero assaliti da folle di creature ostili, che chiedevano l’immediata liberazione dei prigionieri delle riserve. Tuttavia queste proteste erano solo una minoranza… quasi tutti gli abitanti della Galassia mantenevano un imbarazzato silenzio sulle nostre riserve. Si mostravano dispiaciuti per tali barbarie, ma ciò nonostante si ricordavano di andarle a visitare quando si recavano in viaggio sulla Terra. In quale altro luogo, dopo tutto, si potevano ammirare in così pochi giorni centinaia di esseri viventi raccolti in ogni parte della Galassia? Le nostre riserve costituivano una grande attrattiva, una delle meraviglie del cosmo. Con una silenziosa cospirazione i nostri vicini galattici chiudevano un occhio sull’immoralità del principio per poter condividere il piacere di vedere i prigionieri.
Negli archivi dei Ricordatori esiste in un serbatoio memoria la registrazione di una visita a una riserva. È una delle più antiche registrazioni visive che la Corporazione possiede, e io riuscii a darle un’occhiata solo con grandi difficoltà e per intercessione diretta del Ricordatore Olmayne. Nonostante l’impiego di un doppio filtro nella cuffia, la visione è piuttosto offuscata; ma è chiara quanto basta. Dietro uno schermo curvo di materiale trasparente c’è una cinquantina di creature di un mondo senza nome. Hanno corpo piramidale, con superfici azzurro scuro e aree visive rosa a ogni vertice; camminano su gambe corte e tozze; hanno un paio di arti capaci di prensione su ogni faccia. Benché sia pericoloso azzardare interpretazioni sui sentimenti di razze extraterrestri, si può chiaramente avvertire in quelle creature un senso di profonda disperazione. Attraverso i densi gas verdi della loro atmosfera, esse si muovono lentamente, come impacciate, senza alcun interesse. Varie di loro hanno accostato i vertici in quello che deve essere il loro modo di comunicare. Una sembra morta da poco. Due sono chinate verso terra come giocattoli rotti, ma le loro braccia si muovono in qualcosa che forse è una preghiera. È una visione lugubre. Più tardi, scoprii altre registrazioni come quella in angoli dimenticati del palazzo. Mi insegnarono molte cose.
Per più di un migliaio di anni del Secondo Ciclo la crescita delle riserve proseguì indisturbata, finché non parve cosa logica e naturale a tutti — eccetto che alle vittime — che la Terra praticasse simili atrocità nel nome della scienza. Poi, su un lontano mondo non ancora visitato dai terrestri, vennero scoperti certi esseri primitivi, pari come civiltà ai terrestri del Primo Ciclo. Quelle creature avevano forma discretamente umanoide, erano innegabilmente intelligenti, e orgogliosamente selvagge. A prezzo di molte vite terrestri, una squadra di raccoglitori si impossessò di un gruppo di maschi e femmine e lo trasportò sulla Terra perché fosse posto in una riserva.
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