Questo fu il primo fatale errore del Secondo Ciclo.
All’epoca del rapimento, le creature di quel mondo — che non è mai nominato nelle registrazioni, ed è noto solo con la sua designazione in codice H362 — non erano certo in grado di protestare o di intraprendere misure punitive. Ma in breve furono avvicinate da emissari di certi mondi che erano allineati politicamente contro la Terra, e sotto la guida di questi emissari gli abitanti di H362 richiesero la restituzione dei loro connazionali. La Terra rifiutò, citando la lunga sequela di precedenti amnistie interstellari a riguardo delle riserve. Seguirono lunghe proteste diplomatiche, nel corso delle quali la Terra riaffermò semplicemente il suo diritto di agire in tal modo.
Gli abitanti di H362 risposero con minacce. — Un giorno — dissero — noi ve ne faremo pentire. Invaderemo e conquisteremo il vostro pianeta, libereremo tutti gli esemplari delle riserve e trasformeremo la Terra stessa in una gigantesca riserva per i suoi abitanti.
Date le circostanze, ci si fece gioco di quelle minacce.
Nei millenni successivi, ben poco si seppe degli offesi abitanti di H362. I loro progressi, nella loro lontana regione dell’universo, erano rapidi, ma poiché si pensava che sarebbe loro occorso un periodo quasi cosmico prima che potessero costituire una seria minaccia per la Terra, essi vennero ignorati. Come si poteva temere un pugno di selvaggi armati di zagaglia?
La Terra si rivolse a una nuova impresa: il totale controllo climatico del pianeta.
Modificazioni climatiche erano state praticate su piccola scala fin dal Primo Ciclo. Le nuvole che potevano dar pioggia erano costrette a liberarla; la nebbia poteva essere scongiurata; la grandine essere resa meno distruttiva. Si erano fatti alcuni tentativi per ridurre le banchise polari e per rendere più fertili i deserti. Comunque, tali misure erano strettamente locali e, salvo poche eccezioni, non avevano sull’ambiente effetti duraturi.
Il tentativo del Secondo Ciclo comportava l’erezione di enormi colonne in più di cento punti, distribuiti per l’intero globo. Non conosciamo l’altezza di queste colonne, poiché nessuna di esse è sopravvissuta intatta e i dati sono andati perduti, ma si pensa che dovessero uguagliare o superare i più alti palazzi allora costruiti, e che probabilmente raggiungessero l’altezza di due miglia e più. All’interno di tali colonne c’erano macchinari che avrebbero dovuto, fra le altre cose, produrre uno spostamento dei poli del campo magnetico terrestre.
A quanto possiamo sapere di quei macchinari, il loro scopo doveva essere quello di modificare la geografia del pianeta secondo un piano minuzioso, basato sul fatto che quel che noi oggi chiamiamo Oceano Terrestre era allora diviso in un certo numero di mari minori. Benché collegati fra loro, questi suboceani erano considerati come indipendenti, dato che le loro sponde, in maggior parte, erano separate da terre emerse dal restante Oceano Terrestre. Nella regione polare settentrionale, per esempio, l’unione dell’Ais con il Continente Scomparso del Nord (noto come Usa-amrik) a ovest, e la vicinanza dell’Usa-amrik all’Eyrop a est, lasciavano solo alcuni stretti da cui le acque polari potevano passare per mescolarsi con quelle degli oceani più caldi che circondavano i Continenti Scomparsi.
La manipolazione delle forze magnetiche produsse un’oscillazione della Terra sulla sua orbita, calcolata per sciogliere la calotta polare settentrionale, permettendo all’acqua in essa contenuta di venire a contatto con acque più calde provenienti da altrove. Rimuovendo la calotta polare ed esponendo così l’oceano settentrionale all’evaporazione, si sarebbe verificato un grande aumento delle precipitazioni atmosferiche in quella zona. Per impedire che tali precipitazioni cadessero al nord sotto forma di neve, furono operate ulteriori manipolazioni per mutare lo schema dei venti da ovest che portavano le precipitazioni verso le aree temperate. Doveva crearsi come un condotto naturale per portare le precipitazioni della regione polare a certe zone, di latitudine inferiore, che non avevano la giusta umidità.
Ma il progetto, probabilmente, non terminava qui. La nostra conoscenza dei particolari è lacunosa. Sappiamo di piani per deviare le correnti oceaniche tramite abbassamenti o innalzamenti di terre, di proposte per deflettere il calore solare dai tropici alle regioni polari, e di altre ridistribuzioni. I particolari non sono importanti. Ciò che è importante per noi sono le conseguenze di quel progetto grandioso.
Dopo un periodo di preparazione che durò secoli e dopo che quel progetto aveva assorbito più mezzi e più sforzi che qualsiasi altro progetto della storia umana, le macchine climatiche entrarono in funzione.
Ne risultò la devastazione.
Quel disastroso esperimento di alterazione planetaria diede come frutto uno spostamento dei poli geografici, un lungo periodo di glaciazione su gran parte dell’emisfero settentrionale, l’imprevedibile inabissamento dell’Usa-amrik e del Sud-amrik, suo vicino, la creazione del Ponte di Terra tra Afrik ed Eyrop, e la quasi totale distruzione della civiltà umana. Quegli sconvolgimenti non si verificarono in un sol colpo. È evidente oggi che il progetto dovette proseguire senza gravi conseguenze per i primi secoli; il ghiaccio polare si fuse e il corrispondente aumento di livello dei mari fu affrontato con la costruzione di evaporatori a fusione — minuscoli soli, in verità — in certi punti strategici dell’oceano. Solo dopo vario tempo divenne evidente che le macchine climatiche stavano apportando mutamenti architettonici nella crosta terrestre. E questi mutamenti, a differenza di quelli climatici, si dimostrarono irreversibili.
Fu un periodo di tempeste furiose seguito da interminabili siccità; morirono centinaia di milioni di persone; tutte le comunicazioni furono interrotte; si verificarono migrazioni di masse terrorizzate dai continenti condannati. Il caos trionfò. La splendida civiltà del Secondo Ciclo andò in pezzi. Le riserve di creature aliene vennero distrutte.
Per salvare quel che restava della popolazione, alcune potenti razze galattiche presero il comando sulla Terra. Costruirono piloni a energia per stabilizzare le oscillazioni dell’asse terrestre; smantellarono le macchine climatiche che non erano ancora state distrutte dalle convulsioni planetarie; nutrirono gli affamati, rivestirono gli ignudi, e offrirono prestiti per la ricostruzione. Per noi quello fu il Tempo del Rifiuto, nel quale ogni nostra struttura e convenzione sociale venne spazzata via. Non più padroni del nostro mondo, accettammo la carità degli stranieri e ci riducemmo a strisciare.
Eppure, proprio perché eravamo ancora la razza di un tempo, ci risollevammo a un certo grado. Avevamo dilapidato i capitali del nostro pianeta e non avremmo mai più potuto essere altro che poveri e falliti, ma in maniera più umile entrammo nel nostro Terzo Ciclo. Alcune tecniche scientifiche dei tempi precedenti ci erano ancora accessibili. Ne vennero elaborate altre, che in genere si basavano su principi del tutto diversi. Furono formate le Corporazioni per ridare ordine alla società: Dominatori, Padroni, Mercanti, e tutte le altre. I Ricordatori lottarono per salvare ciò che si poteva strappare ai rottami del passato.
Inostri debiti verso i soccorritori erano enormi. Completamente falliti, non avevamo nessun modo per ripagarli; speravamo invece di ottenere una dichiarazione di impossibilità a pagare, una specie di assoluzione. Erano già stati avviati dei negoziati in quel senso quando si verificò un intervento inaspettato. Gli abitanti di H362 avvicinarono il comitato dei curatori fallimentari della Terra e si offrirono di rimborsare le loro spese… in cambio del passaggio ad H362 di ogni futuro diritto sulla Terra.
Così venne fatto.
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