Marco Buticchi - L'anello dei re

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Un attentato a New York semina il panico tra la popolazione, ma si tratta solo di un primo caso di una serie di agguati verso la popolazione musulmana. Il rivendicatore si firma “Giusto in nome di Dio” e imprime sulle sue lettere il sigillo a 6 punte del re Salomone. Si alternano quindi le vicende dei possessori dell’anello. Dalla Venezia del 1300 si passa al fronte carsico della Grande Guerra e poi fino alla dittatura di Ceausescu in Romania.Questi flash-back si alternano alla ricerca del “Giusto” da parte di Oswald Breil e Cassandra Ziegler. Dopo numerosi colpi di scena , intrighi di potere, di cui sono protagonisti anche personaggi realmente esistiti, i protagonisti riescono a scoprire la vera identità del “Giusto” e evitare l’ennesimo massacro.

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‹CAPT. BERNSTEIN.›

Cassandra posò il foglio sul tavolino: era veramente spaventata.

«Prova a immaginare se si dovesse ripetere la situazione della scuola di Pasadena», disse la donna.

«Cioè?»

«Se anche fossimo riusciti a individuare la bomba, non avremmo mai potuto disinnescarla.»

«Hai ragione, Cassandra. Chiedi a Deuville se può metterci a disposizione, nella più vicina base americana in Arabia, una squadra di artificieri esperti in questo genere di ordigni. Chiedi che siano mantenuti in stato di massima allerta, pronti a partire in ogni momento del giorno e della notte.»

Quella notte Oswald, in preda ai più cupi pensieri, non riusciva a prendere sonno, quando sentì un rumore nella stanza. Si alzò a sedere sul letto.

«Sono io, Oswald», disse la voce di Cassandra. «Posso stare qui a chiacchierare ancora un po’?»

«Anche tu non riesci a dormire?» disse Oswald, invitando la donna a sedersi sul bordo del letto.

Ma, con sua somma sorpresa, Cassandra sollevò il lenzuolo e si infilò sotto le coperte. «Sai, mi terrorizza il fatto che domani qualche milione di persone potrebbe morire e che noi, pur sapendolo, non riusciamo a fare nulla per fermare un massacro di innocenti», disse Cassandra raggomitolandosi accanto a Oswald.

Un fremito percorse le membra del piccolo uomo, mentre la pelle vellutata di Cassandra premeva contro di lui, separata dalla sua dal sottile strato di seta della camicia da notte.

«È la sensazione di essere a un punto di non ritorno che ti ha spinto sotto le mie coperte? Qualsiasi scialuppa, anche se molto piccola, va bene pur di abbandonare la nave che affonda?»

Non finì la frase: la bocca di Cassandra Ziegler era incollata alla sua.

Fecero l’amore con la foga di chi ha la sensazione che sia per l’ultima volta.

Al mattino seguente tutto sembrava rientrato nei limiti della normalità: in fondo una profonda amicizia e il rispetto reciproco avevano sempre caratterizzato il loro rapporto. Entrambi sapevano che non si sarebbero mai innamorati l’uno dell’altra, né avrebbero desiderato che ciò avvenisse. Il piacevole intermezzo della notte sarebbe stato considerato come uno sfogo della loro ansia. Uno sfogo che li aveva aiutati a dimenticare per qualche ora l’angoscia.

«Un po’ di caffè?» chiese Cassandra porgendogli una tazzina. «Non so tu, ma io non sono riuscita a chiudere occhio.»

«Anche io ho dormito poco… scialuppe di salvataggio a parte.»

«Sei stato una scialuppa straordinaria: e il tuo fisico, per quanto mi riguarda, non influisce minimamente sul tuo fascino. Non è detto che si debba essere un bronzo greco per suscitare l’interesse di una donna. Forse sarà strano, ma ho provato una forte attrazione fisica per te da quando ti ho conosciuto e sono contenta di aver soddisfatto la mia curiosità.»

«Ehm… bene, Cassandra…» Quello sembrava uno dei pochi argomenti in grado di mettere Breil a disagio. «Ma ora abbiamo un altro genere di curiosità da soddisfare: domani un ordigno nucleare potrebbe radere al suolo La Mecca, dove si calcola che, in questo momento, ci siano quasi due milioni di pellegrini. Innanzitutto dobbiamo scoprire dove si nascondono Glakas e Cruner.»

La mattinata era volata, come se fosse durata un attimo, mentre Oswald e Cassandra si aggiravano tra i luoghi sacri, senza trovare traccia di coloro che stavano cercando.

Si erano appena seduti all’ombra di un lungo porticato quando il telefono di Oswald, nascosto sotto l’ izar , la fascia che gli cingeva la vita, prese a vibrare.

Breil si guardò attorno: il luogo era abbastanza deserto e ciò gli consentì di rispondere. Sorrise quando vide da chi proveniva la chiamata.

L’anziano re non si perse in preamboli: «Una persona con caratteristiche simili a quelle che lei mi ha indicato ha preso alloggio ieri l’altro all’hotel Fatma. Spero che questa informazione possa esserle utile, dottor Breil», disse Fahd. Quindi, dopo un breve saluto, chiuse la comunicazione.

Oswald era soddisfatto: aveva dovuto insistere non poco per poter condurre quella delicata indagine da solo con Cassandra. Breil aveva addotto motivi di sicurezza: uno spiegamento di agenti segreti avrebbe creato gravi disagi, e forse anche il temutissimo panico nella città invasa dai pellegrini.

In realtà Oswald non si sarebbe fidato di nessuno, oltre che di Cassandra, per condurre a buon fine quella delicata indagine. L’unico aiuto che aveva accettato da parte dei servizi sauditi era stato una sorta di appoggio logistico esterno. Adesso forse avrebbe raccolto i frutti della sua oculatezza.

L’hotel Fatma era piuttosto scadente e anonimo. Oswald e Cassandra si trovavano davanti all’ingresso dell’albergo da poco più di quaranta minuti, quando i loro sforzi vennero premiati.

Glakas uscì in strada, si guardò intorno con aria circospetta e quindi si avviò verso la Ka’ba.

«Non ha né una borsa né una valigia con sé: è probabile che l’abbia già consegnata a Cruner. Seguiamolo. E questa volta cerchiamo di non perderlo di vista», disse Breil.

Ogni volta che Glakas si voltava per assicurarsi che nessuno lo stesse seguendo, Oswald e Cassandra trovavano riparo tra la folla. Giunto nei pressi della fonte di Zarnzam, lo stesso luogo dove l’avevano perso di vista il giorno prima, Glakas si fermò. Si guardò attorno, aprì una porticina poco distante dalla fonte sacra e scomparve.

«L’acqua… la roccia battuta con la verga… credo che ci siamo», sussurrò Oswald a Cassandra.

Attesero qualche minuto prima di avvicinarsi alla piccola porta.

Nel frattempo Oswald fece una chiamata: in una principesca residenza sul lago di Ginevra, un telefono prese a suonare.

Oswald aprì la porta.

Il battente chiudeva una lunga galleria naturale, scavata nella roccia friabile dal flusso dell’acqua della fonte di Zarnzam. L’acqua era stata ora incanalata in grossi tubi d’acciaio che correvano saldamente ancorati al soffitto. Il percorso era illuminato da lampade a forma di tartaruga allineate lungo il lato destro. La galleria era abbastanza ampia da far passare un paio di persone affiancate ed era alta, in media, un paio di metri.

Oswald e Cassandra camminavano lentamente, attenti a non far rumore. Entrambi impugnavano una pistola.

Percorsi un centinaio di metri giunsero a una biforcazione. Oswald si fermò, incerto. Furono delle voci provenienti dalla sua sinistra a indicargli la direzione da seguire.

Cruner e Glakas si trovavano in un’ampia grotta naturale, vicini a una profonda fenditura della roccia. La voce di Cruner giungeva sino a Oswald e Cassandra amplificata dalle volte.

«Ecco fatto. Adesso che l’abbiamo sistemata nella faglia, dobbiamo soltanto allontanarci il più in fretta possibile: tra un’ora e trenta minuti esatti l’ordigno salterà in aria con la devastante potenza di una bomba nucleare di dieci megatoni. All’impatto dell’esplosione si aggiungeranno le conseguenze dovute alla pioggia radioattiva e alla contaminazione che subiranno cose, animali e persone», stava dicendo Cruner. «Quello che è proprio impossibile calcolare è la magnitudo del terremoto che si svilupperà a seguito dell’esplosione: abbiamo collocato la bomba all’interno di una faglia sismica di superficie. Le conseguenze potrebbero essere ben più gravi dell’esplosione atomica: il recente terremoto in Oriente e il relativo tsunami possono dare un’idea della catastrofe generata dallo smottamento di una faglia. Il Piper che ho noleggiato fingendomi un ricco arabo ci aspetta su una pista poco distante da qui. Ci godremo lo spettacolo dall’alto, a una debita distanza di sicurezza.»

«Alzate le mani immediatamente o apriamo il fuoco!»

Glakas e Cruner si girarono nella loro direzione, con un’espressione incredula.

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