Marco Buticchi - L'anello dei re

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Un attentato a New York semina il panico tra la popolazione, ma si tratta solo di un primo caso di una serie di agguati verso la popolazione musulmana. Il rivendicatore si firma “Giusto in nome di Dio” e imprime sulle sue lettere il sigillo a 6 punte del re Salomone. Si alternano quindi le vicende dei possessori dell’anello. Dalla Venezia del 1300 si passa al fronte carsico della Grande Guerra e poi fino alla dittatura di Ceausescu in Romania.Questi flash-back si alternano alla ricerca del “Giusto” da parte di Oswald Breil e Cassandra Ziegler. Dopo numerosi colpi di scena , intrighi di potere, di cui sono protagonisti anche personaggi realmente esistiti, i protagonisti riescono a scoprire la vera identità del “Giusto” e evitare l’ennesimo massacro.

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«Lei non mi deve nulla, eccellenza. Mi sono comportato come ogni altra persona avrebbe fatto in quella circostanza.»

«Mi permetto di insistere, mi piacerebbe poterle essere utile in qualche modo, dottor Breil.»

I pensieri di Oswald tornarono all’impenetrabile cordone di sicurezza che si ergeva attorno alla Città Santa.

«Qualche cosa da chiedere forse l’avrei, vostra maestà… o meglio, custode dei luoghi sacri della Mecca e di Medina…»

Oswald era vestito con gli abiti rituali dei pellegrini: questi consistevano in due panni di stoffa bianca senza cuciture; l’uno, l’ izar , era posto intorno alla vita; l’altro, la rida , era gettato sulle spalle come un mantello. Gli uomini dovevano avere il capo scoperto.

Al fianco di Oswald camminava Cassandra Ziegler, quasi irriconoscibile: i capelli sotto il velo erano neri corvini e la carnagione chiara era stata scurita artificialmente.

Le donne, limitatamente ai vincoli che la legge musulmana imponeva loro, avevano maggiore libertà riguardo all’abbigliamento. A differenza degli uomini erano obbligate a tenere il capo coperto.

Ogni pellegrino doveva osservare il divieto di pettinarsi, radersi, profumarsi, congiungersi carnalmente, litigare e cacciare.

Oswald si grattò infastidito il mento, allontanando i peli ispidi della barba.

«Ma guarda un po’ come mi sono dovuto conciare: mi sembra di essere una brutta copia del fauno di Fantasia. »

«Lo dici a me, Oswald?!» gli rispose Cassandra. «Pensa che ho dovuto sottopormi a una decina di sedute di lampada abbronzante per sembrare più scura, proprio io che tengo tanto alla mia carnagione color della luna.»

«Devo dire, però, che questa abbronzatura ti dona. Se non mi sentissi a tutti gli effetti un pellegrino ti farei una proposta indecente.»

«Speravo proprio di averti sedotto, Oswald», scherzò Cassandra. «Peccato che i precetti di castità valgano anche per noi donne.»

Il fiume di fedeli scorreva lento, proveniente dagli ampi viali d’afflusso. Quindi il serpente umano si contorceva attorno al Masgid Al Haram e qui incominciava a compiere volute sempre più strette su se stesso, come una gigantesca spirale.

«Non mi sento affatto tranquilla, Oswald», disse Cassandra, controllando che il velo le coprisse il capo, lasciandole scoperto il volto così come comandava il precetto.

«E fai bene a esserlo: nonostante le amicizie altolocate che ci hanno consentito di giungere sino qui indisturbati, da ora in poi, in caso di incidente o se qualcuno dovesse riconoscerci, dovremmo cavarcela da soli. Non credo che un ebreo e una cittadina americana infiltrati sotto mentite spoglie nel luogo più santo dell’Islam, se scoperti, riuscirebbero a sfuggire a un linciaggio di massa.»

«Ciò che mi consola è che in mezzo a questa folla è piuttosto improbabile che qualcuno presti attenzione proprio a noi.»

Avevano compiuto il settimo giro attorno alla costruzione a forma di parallelepipedo, rivestita da grandi drappi di velluto nero ricamato in oro. Al suo interno era custodita la Pietra Nera, oggetto venerato dalla religione islamica. La Ka’ba , la cui origine è ancor oggi sconosciuta, sarebbe stata donata ad Abramo dall’arcangelo Gabriele: secondo la credenza, la roccia in origine era bianca e avrebbe assunto in seguito il colore nero a causa dei peccati degli uomini che l’avevano contaminata.

Oswald e Cassandra si trovarono nel flusso che si dirigeva verso l’interno del mausoleo. La pietra, danneggiata durante un incendio alla fine del Seicento, era racchiusa in una cornice rotonda d’argento. Oswald si chinò e la sfiorò con la fronte: «Un oggetto è sacro indipendentemente dal valore divino che gli attribuiscono gli uomini. È sacro per l’anima, le gioie e i dolori di tutti coloro che si sono rispecchiati in quell’oggetto e vi hanno riposto speranze, desideri, felicità e angosce», era solito ripetere Breil.

Era un fatto decisamente inusitato che un’alta autorità dello Stato d’Israele fosse ferma in religioso silenzio dinanzi a una reliquia islamica. Ma in realtà per Oswald Breil i dogmi religiosi erano solo dei pretesti: secondo lui, se gli uomini avessero fatto miglior uso della loro intelligenza, il fanatismo religioso non avrebbe avuto ragione di esistere e tante tragedie umane si sarebbero potute evitare.

Terminata la venerazione della Ka’ba , i precetti prevedono che il pellegrino si disseti alla fonte di Zarnzam.

Fu mentre si incamminavano verso la fonte che Cassandra si irrigidì. La donna si alzò sulla punta dei piedi, guardando davanti a sé.

«Che succede, Cassandra?»

«Mi è sembrato… mi è sembrato… No, non è possibile. Forse sono soltanto stanca. Ma sì, è proprio lui!»

A una trentina di metri da loro, la testa di George Glakas appariva e spariva come il capo di un naufrago tra i flutti.

«Vieni, cerchiamo di raggiungerlo», disse Oswald prendendola per mano e tentando con notevole fatica di oltrepassare la massa di persone che si frapponeva tra loro e la meta.

Erano trascorsi alcuni giorni da quando Glakas aveva emanato il suo ultimo ordine riguardo alle indagini sul Giusto: il mandato di cattura nei confronti del sergente Kingston aveva preceduto di poco la sospensione dal servizio del dirigente della CIA.

La vendetta personale del greco-cipriota naturalizzato americano era diventata ormai la sua unica ragione di vita. Ma per portare a conclusione il suo regolamento di conti verso le popolazioni di religione musulmana, Glakas aveva bisogno di sfruttare il braccio terribile e violento del Giusto in nome di Dio.

Aveva ragione il terrorista: loro due erano indissolubilmente legati e la sua sospensione passava in secondo piano dinanzi al fatto che, depistando le indagini, Glakas aveva concesso al complice un notevole vantaggio sugli inseguitori.

Una volta ottenuto il suo scopo, poco sarebbe importato a Glakas se lo avessero indagato per la sua complicità col serial bomber: dopo aver lavorato per tanti anni alla CIA, conosceva almeno una ventina di posti in cui avrebbe potuto vivere indisturbato, dimenticandosi dei sensi di colpa e dei debiti con la giustizia.

Per questo non si era tirato indietro nemmeno di fronte all’ultima, incredibile richiesta del Giusto.

«Abbiamo una cosa in comune tu e io, Glakas. Una cosa che ci rende insensibili a qualsiasi pietà nei confronti di quei figli di puttana: entrambe le nostre madri sono state uccise nel nome di Allah dalle mani degli assassini musulmani. Per questo so che tu sarai dalla mia parte sino in fondo», gli aveva detto il Giusto nel corso di una delle loro ultime conversazioni telefoniche. «E ormai ci siamo quasi arrivati, al fondo. Adesso ascoltami bene e stai a sentire che cosa mi serve.»

Anche un uomo abituato a tutto come George Glakas era trasalito nell’ascoltare la richiesta di quell’invasato, ma poi, nonostante tutto, si era dato da fare per accontentarlo, pur sapendo che non sarebbe stato facile.

Quando Glakas era stato sollevato dal suo incarico alla CIA, la cosa non lo aveva turbato più di tanto. Esaurite le sue mansioni ufficiali, si sentiva ora libero di agire come meglio credeva. Anche al di fuori dei limiti della legalità. La terribile azione che la perversa mente del Giusto aveva partorito poteva avviarsi a compimento.

Pareva che la muraglia umana avesse una consistenza elastica e nel contempo impenetrabile: Oswald e Cassandra non erano riusciti a guadagnare che pochi metri, quando Glakas scomparve dalla loro vista. La donna scrutò in ogni direzione con la speranza di veder ricomparire l’ex agente della CIA.

Ma quando stava ormai per abbandonare le speranze, lo vide di nuovo: Glakas, vestito anch’egli come un pellegrino, si trovava a fianco di una piccola porta sul lato destro della fonte di Zarnzam.

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