Carlo Botta - Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4
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Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4: краткое содержание, описание и аннотация
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Divisava egli, e mandava ad effetto tre spedizioni; perciocchè non voleva nè lasciar freddare i suoi, nè respirar il nemico; l'una verso il fiume Savanna nella Giorgia, l'altra a Ninetysix al di là del fiume Saluda, queste due per far levar in capo i leali molto abbondanti in quei luoghi; la terza per disperdere affatto le reliquie delle bande americane, le quali tuttavia andavano ronzando tra il Cooper e la Santee, e principalmente per rompere una testa di repubblicani, che sotto la condotta del colonnello Buford si ritiravano a gran giornate dalla Carolina. Ebbero tutte e tre felice fine. Accorrevano da ogni banda gli abitatori verso le genti regie, dichiarando di voler all'antica leanza ritornare, ed offerendosi di voler armata mano difendere e sostenere la causa del Re. Molti si affoltavano per le stesse cagioni e fini nella città stessa di Charlestown, a ciò ancora invitati da un bando mandato fuori da Clinton. Il conte di Cornwallis, spazzate le rive del Cooper, e varcata la Santee, s'impadroniva di Georgetown. Sì grand'era lo zelo dei popoli, o vero o simulato pel Re, ed il desiderio, parte per paura, parte per amore di gratuirsi il vincitore, che non contenti al venire essi stessi, conducevano anco prigioni seco loro quei libertini, che potevano aver fra le mani, ai quali poco prima con tanta prontezza obbedito avevano, e che ora col nome di oppressori appellavano. Intanto Buford colla sua schiera già si era assai dilungato, ed era assai difficile impresa quella di raggiungerlo. Ma Tarleton si offeriva pronto, e dava speranza di trarla a buon fine. Cornwallis gli concedè a tal uopo una buona frotta di cavalleggieri, ed un centinaio di fanti montati in groppa. Camminando egli con grandissima celerità arrivò il giorno 28 maggio a Cambden, dove ricevè le novelle, che Buford era partito il dì precedente da Rugeley's-mills, e che a gran giornate marciando era vicino a congiungersi con un'altra schiera di repubblicani, ch'era in via per venire da Salisbury a Charlotte nella Carolina Settentrionale. Conosceva Tarleton, di quanta importanza fosse il prevenire la congiunzione di queste genti. E perciò malgrado la stanchezza degli uomini e dei cavalli, dei quali alcuni per questa sola cagione erano morti, ed il calore della stagione, raddoppiò i passi, e tanto fu presta la mossa delle sue genti, che venne sopra il nemico in un luogo chiamato Wacsaws, trascorso avendo 105 miglia in cinquantaquattr'ore. Gl'Inglesi intimavano la resa agli Americani; questi ricusavano le condizioni animosamente rispondendo, volersi difendere. Ordinò Buford i suoi alla battaglia, ch'erano da quattrocento stanziali della Virginia con una torma di cavalleggieri del Washington. Gli distendeva in una sola fila; i cannoni, le bagaglie, tutta la salmerìa continuavano intanto ad andar al viaggio loro. Comandava, non traessero, finchè i cavalli inglesi non fossero vicini a venti passi. Tarleton non metteva tempo in mezzo; ma a trabocco si mescolava col nemico. Fatta una leggiera resistenza, andarono gli Americani in volta. Gli seguitarono ferocemente gl'Inglesi, e ne fecero strage. Fu piena la vittoria. Quasi tutti furono o uccisi o sconciamente feriti, o fatti prigioni. Tanto fu il furore degl'Inglesi in questo fatto, che spietatamente manomisero anche coloro, che si arrendevano. Da ciò si accanirono viemmaggiormente gli Americani, e nacque tra di loro un proverbio volgare, che volendo significare un crudel nemico, od una strage orribile dicevano: I quartieri di Tarleton . Le armi, inclusi i cannoni, le munizioni, le bagaglie, il carreggio, tutto vennero in poter del vincitore. E' pare che abbia Buford commesso in questo fatto due errori, dei quali il primo si fu quello di aver aspettato l'inimico, che prevaleva di cavalleria, in luogo aperto. Se invece di aver mandato il carreggio indietro, tosto ch'ebbe scoperto i regj, ne avesse fatto carrino tutto all'intorno delle sue genti, o non lo avrebbero gl'Inglesi assaltato, o ne sarebbero forse rimasti colla peggio. Il secondo poi fu quello di aver vietato a' suoi, non traessero al nemico, se non vicino; il che fu causa, che i cavalli di Tarleton caricarono avventati ed ordinati. Ritornò questi subitamente, conducendo seco le conquistate spoglie a Cambden, dove si ricongiunse con Cornwallis. Quella schiera di Americani, che si era avviata a Charlotte, udita la rotta di Wacsaws, fece altri pensieri, e se ne tornò più che di passo a Salisbury.
La vittoria di Wacsaws, siccome quella, ch'ebbe rotte le ultime speranze dei Caroliniani, ridusse tutta la Carolina ad una intiera soggezione. Scrisse Clinton al ministro a Londra, che tutto vi seguitava il nome degl'Inglesi, e che pochi uomini vi rimanevano, i quali non fossero o prigionieri sulla fede loro, o coll'armi in mano in servizio del Re. Ma conosceva benissimo, che quello che acquistato aveva coll'armi, bisognava coi buoni ordinamenti civili confermare. Volse perciò l'animo a dar forma alle cose della provincia. Nel che fare si consigliava di volere e quetar gli animi colle perdonanze, e far concorrere i popoli alla difesa della provincia, ed al ristoramento in ella dell'autorità del Re. Bandì a questo fine congiuntamente coll'ammiraglio Arbuthnot un indulto pieno e libero in favor di coloro, i quali immediatamente alla leanza loro ritornassero, promettendo, che dei delitti e delle trasgressioni commesse per il passato circa le cose dello Stato non sarebbero riconosciuti. Solo eccettuò quelli, i quali posto avessero, sotto la coperta di schernevoli forme della giustizia, le mani nel sangue di quei concittadini loro, che la ribellione e le usurpazioni abborrito avevano. Considerato poscia, che molti tra gli abitatori della Carolina erano sotto la fede loro prigionieri di guerra, e che sino a tantochè in tale condizione continuassero, non si potevano convenevolmente costringere a pigliar le armi in favore del Re, Clinton poco curandosi, siccome vincitore, del rompimento della fede pubblica, dichiarò con un pubblico bando, mandato fuori espressamente il dì 3 giugno, ch'erano sciolti e liberi dalle parole, che date avevano, eccettuati solamente gli stanziali stati fatti prigionieri nel Forte Moultrie, e nella città di Charlestown. Aggiunse, ch'erano restituiti a tutti i diritti ed a tutti i doveri dei cittadini inglesi. Perchè poi non vi potesse esser dubbio intorno le intenzioni sue, e per chiarir anche i sospetti, fece a sapere, che ognuno doveva attivamente adoperarsi nel ristabilire ed assicurare il governo del Re, e nel liberar la contrada da quell'anarchia, che già da troppo lungo tempo afflitta l'aveva. E per dar sesto ed ordine alla cosa comandò, che ognuno si tenesse pronto a marciare al primo avviso, e che coloro che avevano famiglia si ordinassero in bande di milizia per le difese di casa, ma quei, che non ne avevano, dovessero militare in compagnia delle forze regie per cacciare, siccome diceva, i ribelli oppressori dalla provincia, e dalle calamità della guerra liberarla. Non durasse però la loro condotta oltre sei mesi, e non potessero adoperati essere fuori delle due Caroline e della Giorgia. Così i cittadini si spingevano contro i cittadini, i fratelli contro i fratelli; e coloro, i quali erano stati riconosciuti come soldati del congresso, poichè erano stati ammessi alla condizione di prigionieri di guerra, si costringevano a militare in favore del Re; cosa, se non nuova, certo non tollerabile, e che fu di pessimi effetti cagione, come racconteremo in appresso, contro coloro, che la usarono. Vedutasi da Clinton la quiete della provincia e l'ardore che pareva universale dei popoli nell'aiutare i regj, distribuite le genti nei presidj pe' luoghi più opportuni, e lasciate tutte quelle che stanziavano nella Carolina e nella Giorgia sotto la condotta del conte di Cornwallis, se ne partì da Charlestown per ritornarsene alla Nuova-Jork.
Non erano in questo mezzo state le cose di quest'ultima città senza travaglio; perchè si trovò improvvisamente esposta ad un gravissimo pericolo. Era la vernata stata sì aspra, che il fiume del Nort con tutti i vicini stretti e canali ne erano invetrati e rassodati. Tale era la spessezza e la durezza del diaccio, che i più gravi pesi e le artiglierie stesse potevano passarvi sopra sicuramente. A questo inaspettato accidente si risentirono grandemente i generali del Re, e molto temevano della città stessa della Nuova-Jork, essendovi dentro assai deboli i presidj, e fuori l'esercito di Washington poco lontano. Non tralasciarono però nissuna di quelle diligenze, che in simil caso usare si potevano. Tutti i Jorchesi di qualsivoglia ordine o condizione si fossero, furono arruolati, armati ed ordinati in compagnie. I marinari stessi furono descritti in queste. Gli uffiziali e le ciurme delle fregate si posero alle artiglierie, quei delle navi da carico, annonarie e mercantili, armati di picche, stavano alle difese delle navi medesime, delle rive e dei magazzini. Ma Washington non era da sè stesso bastante a tentare cosa di momento alla vittoria. Le sue genti ch'erano baraccate a Morristown, non arrivavano al novero degli stanziali inglesi, che si trovavano nella Nuova-Jork. Mandò bene per tentar la cosa lord Stirling con una grossa banda di soldati sopra l'Isola degli Stati; ma questi, veduto, che niuno accidente nasceva dentro della città, che potesse dare speranza di prospero evento, se ne tornò a' suoi primi alloggiamenti. Così gli Americani per quella peste della brevità delle ferme, e per la tiepidezza, che presso di loro prevaleva a quei tempi, perdettero la più propizia occasione, che desiderar potessero, di affliggere con un gran fatto la potenza britannica.
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