Carlo Botta - Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4

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Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4: краткое содержание, описание и аннотация

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Ma il fatto fu che non ne potè mandare, che quindici centinaia, soldati stanziali però della Carolina Settentrionale e della Virginia. Mandò inoltre due fregate, una corvetta, ed alcune altre navi minori, per contrastare, se possibil fosse, il passo verso la città per la via del mare. Aveva anche esortato i Caroliniani, armassero gli schiavi. La qual cosa non ebbe effetto, sia perchè a ciò ripugnavano essi universalmente, sia perchè non si avevano in pronto sufficienti armi a por loro in mano. Nonostante questa freddezza dei popoli, i maestrati di Charlestown, confortati anco dalla presenza e dalle parole del generale Lincoln, il quale governava tutte le faccende appartenenti alla guerra, fatta sopra di ciò una consulta, con unito consenso deliberarono di voler difendere sino all'ultimo la città. Nè contenti a questo, sapendo benissimo, quanto nelle cose della guerra, e nei casi massimamente più gravi, vaglia l'unità dei consiglj, diedero la potestà dittatoria a Giovanni Rutledge, loro governatore, dandogli facoltà di fare tutto ciò, che necessario credesse alla salute della repubblica; solo non gli diedero autorità sopra il sangue, e vollero che non potesse tor la vita ad un cittadino senza un legale giudizio. Avuta una tanta autorità, chiamò Rutledge a campo le milizie; ma pochi accorrevano. Mandò poscia fuori un bando, col quale comandò a tutte le squadre regolari di milizie, a tutti gli abitanti, ed a tutti coloro i quali qualche proprietà avessero nella città, dovessero sotto le insegne porsi, e venir a congiungersi col presidio. Se non obbedissero, fossero i beni loro posti al fisco. A questo aspro comandamento alcuni si mossero, comunque a gran pezza tanti armati non si ottenessero, quanti si sarebbero desiderati, tanta era la freddezza dei popoli; perciocchè erano sbigottiti, e volevano star a vedere, che sesto piglierebbero le cose, e brevemente tutto il presidio di una sì gran città poco passava i cinquemila uomini, inclusi gli stanziali, le milizie ed i marinari. Dei primi, i quali erano il membro più grande della difesa, se ne annoveravano da circa due migliaia. Lavoravasi intanto con incessabile fatica alle fortificazioni. Consistevano le difese della città dalla parte di terra, da quel lato che si distende dietro di quella dal fiume Ashley a quello, che chiamano Cooper, in una tela di bastioni, di trincee e di batterie, ove si annoveravano ottanta grossi cannoni, e parecchie bombarde. Le opere esteriori, che fronteggiavano l'aperta campagna, erano da due fianchi protette da paludi, le quali nate dall'una parte e dall'altra dai due fiumi si distendevano all'indentro verso il miluogo posto tra i medesimi. Per serrare poi il passo di mezzo, le due paludi erano state congiunte da un canale artefatto, che correva dall'una all'altra. In mezzo allo spazio compreso tra queste opere esteriori e le trincee avevano gli Americani fatto due forti palafitte coll'aver ficcato dentro in terra grossi alberi di modo, che i rami colle punte loro fossero volti all'infuori. Tra le due palafitte avevano scavato un fosso molto affondo con entrovi l'acqua. Tra lo steccato interiore e le trincee avevano per maggior sicurezza fatte certe buche qua e là da trappolarvi dentro gli assalitori, se fin là fossero penetrati. Le trincee poi ed i ripari fattivi erano da fianco, cioè a riva i due fiumi da ambe le parti fortissimi, e sì fattamente costrutti, che le artiglierie loro tiravano rasente terra, e spazzavano la campagna. Ma le trincee nel mezzo essendo più deboli, si praticò in questo luogo un puntone ammattonato, il quale a guisa di rivellino fortificasse l'entrata della Terra, e la porta principale di lei coprisse. Quest'erano le fortificazioni, che stendendosi a traverso del promontorio dietro la città da un fiume all'altro, la difendevano dalla parte di terra. Ma sui due lati, dov'ella è bagnata dalle acque dei fiumi, avevano piantato spesse e grosse artiglierie su certi ripari fatti con molta diligenza, e costrutti, perchè meglio resistessero ai colpi delle artiglierie, con terra frammescolata al legno di palmetto. I luoghi poi, dove si sarebbe potuto sbarcare, avevano accuratamente fortificati con grosse palificate. Oltreacciò, e per cooperare con quella difesa, che dalle batterie di terra si sarebbe fatta, e per impedir alle navi inglesi il passo dentro del porto, apparecchiato avevano una nave, che portava 44 cannoni, sette fregate loro proprie, una fregata francese di 36 cannoni con altri legni minori, principalmente galee. Tutto questo barchereccio da principio con ottimo consiglio avevano fermato nello stretto passo, che si trova tra l'Isola di Sullivan ed il Middle-ground; nella quale positura se avessero continuato a starsene, avrebbero potuto grandemente danneggiare la flotta inglese nel suo approssimarsi al Forte Moultrie, posto su quell'isola, e tanto celebrato per la valorosa difesa fatta contro gli Inglesi nel 1776. Ma quando l'ammiraglio Arbuthnot si avvicinò colle sue navi allo scanno, abbandonato quel luogo, ed alle proprie forze il Forte Moultrie, si avvicinarono vieppiù alla città, ed andarono a porsi di traverso a quel canale, che non è altro che il fiume Cooper, e scorre tra il sinistro lato della città, ed un renaio assai basso, che chiamano Shutte's-folly. Ivi furono le fregate affondate in un con altri legni mercantili, e sopra di esse con gomene, catene e barre fu fatta come una barricata, che si stendeva da una riva all'altra; e per assicurarla vieppiù v'intralciaron dentro gli alberi delle navi affondate. Così non rimase agl'Inglesi altro impedimento all'entrar nel porto, ed a venir sopra alla città per cooperar colle genti di terra fuori di quello del Forte Moultrie. In cotal modo i Caroliniani con grand'animo si apparecchiarono contro gli assalti inglesi, stando anche in isperanza degli aiuti delle vicine province della Carolina Settentrionale, e della Virginia. Lincoln, e Rutledge grandissima lode meritarono per lo zelo e per l'industria singolari, coi quali si adoperarono nel confortar i popoli, e fortificar la città. Gli ingegneri francesi De-Laumoy, e De-Cambray con molt'arte gli secondarono. Furono gli stanziali posti a difendere le trincee, dov'era maggiore il pericolo, le milizie i lati a riva il fiume.

Appena avuto assetto tutte queste cose, il dì 29 di marzo Clinton, lasciate le guardie a Wappoo-cut, dov'erano i magazzini, varcava colle altre genti, senza ostacolo veruno incontrare, il fiume Ashley a dodici miglia distante sopra Charlestown. E subito posto piede in terra mandò i soldati armati alla leggiera sì fanti che cavalli, ad occupar la strada maestra ed a correre il paese sino a gittata dei cannoni della città. Seguitò poscia tutto l'esercito, e pigliò gli alloggiamenti a traverso l'istmo dietro la città ad un miglio e mezzo distante. In tal modo fu del tutto infrachiusa la via di terra al presidio; ed essendo gl'Inglesi padroni delle rive dell'Ashley, gli rimaneva solo aperta a poter ottener rinfrescamento di vettovaglia e di genti quella a sinistra a traverso il fiume Cooper. Non tardarono i regj a trasportar al campo loro, prestando in ciò un'opera eccellente co' suoi battelli e galere il Capitano Elphinstone, le grosse artiglierie, le bagaglie e le munizioni sì da guerra che da bocca. La notte del primo aprile incominciarono a lavorare alle trincee, e nel termine di una settimana, avendo gli assediati tratto con poco frutto, già erano i cannoni posti sulle batterie e pronti a batter la piazza.

Nel medesimo tempo l'ammiraglio Arbuthnot si era messo in punto per passare lo scanno, a fine di entrare nel porto di Charlestown. Le fregate, siccome più leggieri, trapassarono senza difficoltà alcuna. Ma a volere che le navi più grosse varcassero, fu mestiero alleggerirle col tor via le artiglierie, le munizioni e per fino l'acqua che portavano. Ebbe luogo il passaggio il dì 20 di marzo. Arbuthnot gettò l'ancora a Five-Fathom-Hole. Rimaneva a superarsi, perchè la sua armata potesse avvicinarsi a Charlestown e cooperare colle genti di terra, l'ostacolo del Forte Moultrie, alla guardia del quale era posto il colonnello Pinckney con un sufficiente presidio. L'ammiraglio inglese pigliando la opportunità di un vento da ostro, e della crescente, levate le ancore il dì nove aprile, e camminando a piene vele, passò oltre facilmente, ed andò a fermarsi a tiro di cannone dalla città presso l'isola di San Jacopo. Non aveva tralasciato Pinckney di sparar le sue artiglierie nel momento in cui gl'Inglesi passavano; ma tanta fu la celerità loro, che ne ricevettero poco danno. I morti ed i feriti non arrivarono a trenta. Solo una nave da carico fu abbandonata ed arsa.

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