Edward Gibbon - Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13
Здесь есть возможность читать онлайн «Edward Gibbon - Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13» — ознакомительный отрывок электронной книги совершенно бесплатно, а после прочтения отрывка купить полную версию. В некоторых случаях можно слушать аудио, скачать через торрент в формате fb2 и присутствует краткое содержание. Издательство: Иностранный паблик, Жанр: foreign_antique, foreign_prose, на итальянском языке. Описание произведения, (предисловие) а так же отзывы посетителей доступны на портале библиотеки ЛибКат.
- Название:Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13
- Автор:
- Издательство:Иностранный паблик
- Жанр:
- Год:неизвестен
- ISBN:нет данных
- Рейтинг книги:3 / 5. Голосов: 1
-
Избранное:Добавить в избранное
- Отзывы:
-
Ваша оценка:
- 60
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13: краткое содержание, описание и аннотация
Предлагаем к чтению аннотацию, описание, краткое содержание или предисловие (зависит от того, что написал сам автор книги «Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13»). Если вы не нашли необходимую информацию о книге — напишите в комментариях, мы постараемся отыскать её.
Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13 — читать онлайн ознакомительный отрывок
Ниже представлен текст книги, разбитый по страницам. Система сохранения места последней прочитанной страницы, позволяет с удобством читать онлайн бесплатно книгу «Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13», без необходимости каждый раз заново искать на чём Вы остановились. Поставьте закладку, и сможете в любой момент перейти на страницу, на которой закончили чтение.
Интервал:
Закладка:
A. D. 1444
Erano su questo campo funesto i Cristiani allorchè invece di trovare la flotta che secondar dovea le loro fazioni, seppero che Amurat, abbandonata la sua solitudine di Magnesia, veniva con tutte le forze dell'Asia a sostenere le proprie conquiste in Europa. Alcuni Storici pretendono che l'Imperator greco intimorito o sedotto gli avesse dato libero il passo del Bosforo; e l'Ammiraglio genovese, cattolico e nipote del Papa, non è riuscito a scolparsi dell'accusa di aver consegnata, vinto dai doni, la guardia dell'Ellesponto. Da Andrinopoli il Sultano, forzando il cammino, si trasse fino a veggente dei Cristiani con un esercito di sessantamila uomini; talchè quando Uniade e il Legato ebbero scorto da vicino l'ordine e il numero dei turchi combattenti, questi guerrieri dianzi sì fervidi, proposero una ritirata che in quel momento non si potea più eseguire. Il solo Re si mostrò risoluto alla vittoria o alla morte. Generosa deliberazione che per poco dal trionfo non fu coronata. I due Monarchi combatteano nel centro, l'uno a fronte dell'altro, e i Beglerbegs, o Generali della Natolia e della Romania, comandavano la diritta e la sinistra rimpetto alle soldatesche d'Uniade e del despota. Dopo il primo impeto, le ali dell'esercito turco furono rotte, vantaggio che, in disastro si convertì; perchè nel loro ardor d'inseguire, i vincitori avendo oltrepassato l'esercito de' nemici, privarono i lor compagni di un necessario soccorso. Nel primo istante che Amurat vide i suoi squadroni prender la fuga, disperò della fortuna sua e dell'Impero; e stava per seguirla, quando un giannizzero veterano lo fermò per la briglia del suo cavallo; il Sultano ebbe la generosità di perdonare e anzi concedere un premio al soldato che, accortosi del terror del Monarca, ardì impedirgli la fuga. I Turchi portavano esposto a capo dell'esercito il Trattato di pace, monumento della cristiana perfidia, e aggiugnesi che il Sultano volgendo i suoi sguardi al Cielo implorasse la protezione del Dio di verità, chiedendo inoltre al Profeta Gesù Cristo che vendicasse questo empio scherno del suo nome e della sua religione 30 30 Alcuni Autori cristiani affermano che Amurat si trasse dal seno un'ostia diversa da quella su di cui avea giurato di mantenere i patti della negoziazione. I Musulmani più semplicemente suppongono ch'ei si appellasse al Profeta Gesù Cristo , nella quale opinione sembra accordarsi anche Callimaco (l. III, p. 516; Spondan., A. D. 1444, n. 8).
. Con un corpo inferiore di numero e a malgrado del disordine delle sue file, Ladislao si lanciò coraggioso sugl'inimici, addentrandosi fino in mezzo alla falange quasi impenetrabile dei giannizzeri. Allora Amurat, avendo ferito d'un dardo, se prestiamo fede agli Annali ottomani, il cavallo del Re d'Ungheria 31 31 Un critico giudizioso, crederà difficilmente a quegli spolia opima di un general trionfante, ottenuti sì rare volte dal valore, e sì spesso inventati dall'adulazione (Cantemiro, p. 90, 91). Callimaco (l. III, p. 517) dice con più semplicità e verisimiglianza: Supervenientibus janizaris, telorum multitudine, non tam confossus est, quam obrutus.
, Ladislao cadde sotto le lancie dell'infanteria, e un soldato turco con forte voce esclamò: «Ungaresi, ecco la testa del vostro Re» e la morte di Ladislao divenne il segnale della sconfitta de' Cristiani; e tardo fu il soccorso di Uniade, che, tornando addietro dopo avere inseguito imprudentemente il nemico, deplorò il suo errore e la pubblica calamità; vani ne riuscirono gli sforzi per ritirare il corpo del Re, calpestato dai vincitori e dai vinti che insieme si confondevano, onde le ultime prove del coraggio e della abilità di Uniade si adoperarono a salvare gli avanzi della sua cavalleria valacca. La fatal giornata di Warna costò la vita a diecimila Cristiani, e ad un numero molto maggiore di Turchi, ma che, atteso il loro numero, sì grande non compariva. Cionnullameno il Sultano filosofo non ebbe vergogna di confessare che una seconda vittoria simile a quella avrebbe avuta per conseguenza la distruzione del vincitore. Fece innalzare una colonna sul luogo ove Ladislao cadde morto; ma la modesta iscrizione scolpita su quel monumento celebrava il valore e deplorava la sventura del giovane Re, senza far cenno della sconsigliatezza con cui se la procacciò 32 32 Oltre ad alcuni passi preziosi di Enea Silvio accuratamente raccolti dallo Spondano, i nostri migliori testi sono tre Storici del secolo XV, Filippo Callimaco ( De rebus a Wladislao Polonorum atque Hungarorum rege gestis, libri III, in Bell., scriptor. rer. hungar. , t. I, p. 433-518), Bonfinio ( Décad. III, l. V, pag. 460-467) e Calcocondila (l. VII, p. 165-179). I due primi erano Italiani, ma trascorsero la loro vita in Polonia e nell'Ungheria (Fabricius, Bibl. lat. medii infimae aetatis , t. I, p. 524; Vossius, De Hist. lat. , l. III, c. 8-11; Dictionn. de Bayle , Bonfinius) v. quanto al teatro della guerra del secolo XV un Trattatello di Felice Petancio, Cancelliere di Segnia ( ad calcem Cuspinian. de Caesaribus , p. 716-722).
.
Non so risolvermi ad abbandonare il campo di Warna senza offrire ai leggitori un saggio del carattere e della Storia de' due primarj personaggi di questa impresa, Giovanni Uniade, e il Cardinale Giuliano. Giuliano Cesarini 33 33 Il sig. Lenfant ne fa conoscere l'origine del Cardinale Giuliano ( Hist. du concil. de Bâle , t. I, p. 247, ec.) e le guerre da esso fatte in Boemia (p. 515, ec.). Spondano e il Continuatore di Fleury raccontano, secondo le circostanze, i servigi da esso prestati a Basilea ed a Ferrara, e l'infausto fine che ebbe.
, uscito di nobile famiglia romana, avea fatti i suoi principali studj sull'erudizion de' Greci e de' Latini, e possedè tal pieghevolezza d'ingegno, per cui comparve splendidamente nelle scuole, alla Corte, e ne' campi. Vestita appena la porpora romana, ebbe l'incarico di trasferirsi in Alemagna, per chiedere all'Impero un soccorso d'armi contra i ribelli e gli eretici della Boemia. La persecuzione è indegna d'un Cristiano; la professione dell'armi non si addice ad un Sacerdote; ma le costumanze de' tempi scusavano la prima, e Giuliano nobilitò l'altra colla intrepidezza che mostrò rimanendo solo ed impavido in mezzo alla vergognosa sconfitta degli Alemanni. Come Legato del Pontefice aperse il Concilio di Basilea, ma Presidente di questa adunanza, si diè ben tosto a divedere campione zelantissimo dell'ecclesiastica libertà, e sostenne sette anni, con zelo ed intelligenza, l'opposizione mossa alle pretensioni pontificie. Autore de' più vigorosi espedienti che vennero presi contro l'autorità è la persona d'Eugenio, cedè indi ad alcuni motivi segreti d'interesse e di coscienza, per cui abbandonò all'impensata la fazion popolare. Ritiratosi da Basilea a Ferrara, intervenne nelle discussioni che agitarono i Greci e i Latini, ed entrambe le nazioni furono costrette ad ammirare la saggezza de' suoi argomenti e la profondità della sua teologica erudizione 34 34 Syropulo fa un elogio ben generoso de' meriti del suo nemico (p. 117): τοιαυτα τινα ειπεν ο Ιουλιανος, πεπλατυσμε ως αγαν και λογικως, και μετ’ επιστημης και δεινοτητος Ρητορικης, disse Giuliano alcune cose molto ampiamente e logicamente, e con sapiente e vigorosa rettorica .
. Vedemmo nell'ambasciata d'Ungheria quai fossero i funesti effetti degli eloquenti sofismi di questo Prelato; ma ne cadde ancor prima vittima, morto nella sconfitta di Warna, mentre accoppiava gli uffizj del Sacerdozio a quei della guerra. Le circostanze della sua morte vengono narrate in varie guise; ma l'opinion generale è che l'oro di cui andava carico, oltre al ritardarne la fuga, seducesse la barbara rapacità di alcuni fuggitivi Cristiani.
Da oscura origine, o almeno dubbiosa, Uniade si era innalzato per merito al comando degli eserciti dell'Ungheria. Valacco erane il padre, greca la madre; ed è possibile che la sua stirpe, ignota, derivasse dagli Imperatori di Costantinopoli. Le pretensioni de' Valacchi e il soprannome di Corvino, venutogli dal luogo ove nacque, potrebbero anche somministrare pretesti per attribuirgli qualche consanguinità co' patrizj dell'antica Roma 35 35 V. Bonfinius ( Déc. III, l. IV. p. 423). Come mai gli Italiani poteano pronunziare senza vergogna, o il Re d'Ungheria ascoltare, nè arrossirne, la ridicola adulazione che confondea il nome di un villaggio della Valachia col soprannome glorioso, ma accidentale, di un ramo della famiglia Valeria dell'antica Roma?
. Giovane ei fece le guerre d'Italia, e fu tra i dodici Cavalieri che tenne cattivi il Vescovo di Zagrado. Sotto nome di Cavalier Bianco 36 36 Filippo di Comines ( Mém. , l. VI, cap. 13) si fonda sulla tradizione de' tempi, e tesse uno splendido elogio ad Uniade, chiamato col singolar nome di Cavalier Bianco di Valeigne (Valachia). Calcocondila e gli Annali turchi del Leunclavio però ne mettono in dubbio il valore e la fedeltà.
, si acquistò splendida rinomanza, aumentatisi inoltre, il suo patrimonio per nobili e ricche nozze contratte, e la sua gloria per avere difese le frontiere dell'Ungheria, e riportate in un medesimo anno tre vittorie sugli Ottomani. Solo in virtù del credito di cui Uniade godeva, Ladislao di Polonia ottenne l'ungarese Corona; servigio importante di cui gli divennero ricompenso il titolo e l'ufizio di Vevoda della Transilvania. Due lauri alla sua corona militare aggiunse la prima Crociata di Giuliano, e, in mezzo ai comuni disastri, essendosi dimenticato il fatale errore ch'ei commise a Warna, fu nominato Generale e Governatore della Ungheria, durante l'assenza e la minorità di Ladislao III, Re titolare di questo Stato. Ne' primi momenti il timore impose silenzio all'invidia; indi un regno di dodici anni provò che ai meriti del guerriero univa quelli ancor del politico. Cionnullameno, esaminando più d'appresso le imprese sue militari, non ci dimostrano queste in Uniade un Generale che espertissimo potesse dirsi. Il Cavalier Bianco mostrò nell'armi più valor di braccio che di mente, e combattè qual Capo di una banda di Barbari indisciplinati, che assalgono senza timore, nè poi si vergognano di fuggire. La vita militare di Uniade offre una romanzesca vicenda di vittorie e disastri. I Turchi che del nome di lui si valeano per far paura agl'indocili fanciulli, lo chiamavano corrottamente jancus laïn , o il maladetto ; odio che dava a divedere quanto lo apprezzassero. Non riuscì mai loro di penetrare nel Regno finchè Uniade lo difese; e allorquando speravano vedere inevitabilmente perduti e lui e la sua patria, Uniade apparve formidabile più di prima. Anzichè limitarsi ad una guerra di difesa, quattro anni dopo la rotta di Warna, ei si spinse una seconda volta nel cuore della Bulgaria, resistendo fino al terzo giorno agli sforzi d'un esercito ottomano quadruplo di quello che egli comandava. Abbandonato da' suoi, questo Eroe fuggiva solo per mezzo ai boschi della Valachia, allorquando il fermarono due masnadieri. Ma intantochè coloro si disputavano una catena d'oro che gli pendeva dal collo, ei riprese la spada uccidendo un d'essi, fugando l'altro. Dopo avere esposta a nuovi cimenti la vita e la libertà, riconfortò finalmente colla sua presenza un popolo afflitto. Belgrado difesa contra tutte le forze ottomane comandate da Maometto II (A. D. 1456), fu l'ultima impresa e la più gloriosa della sua vita. Durò quaranta giorni quell'assedio, e i Turchi erano pervenuti fino alla città, quando Uniade li costrinse a ritirarsi, onde le nazioni giubilanti confusero i nomi di Uniade e di Belgrado, intitolandoli i baloardi della Cristianità 37 37 V. Bonfinio (Déc. III, l. VII, p. 492), e Spondano (A. D. 1457, n. 17). Uniade ebbe comune la gloria di difendere Belgrado con Capistrano, Frate dell'Ordine di S. Francesco; ma ne' lor racconti nè il Santo, nè l'Eroe si degnano far menzione l'uno dell'altro.
. Ma questa famosa liberazione venne seguìta circa un mese dopo, dalla morte di quello che la operò; e può riguardarsi come luminosissimo epitafio di Uniade il rincrescimento espresso dal Sultano Maometto, perchè questa morte gli togliea la speranza di vendicarsi del solo nemico che lo avea vinto. Appena rimase vacante il trono dell'Ungheria, grato quel popolo alla memoria del suo benefattore, coronò il figlio di lui, Mattia Corvino, in età allora di diciotto anni. Ebbe questi un lungo e prospero regno, ed aspirò alla gloria di Santo e di conquistatore; ma il merito che più certa gloria gli partorì si fu l'incoraggiamento dato alle scienze, onde la stessa fama di Uniade ha dovuto il suo più grande splendore all'eloquenza degli Oratori e degli Storici latini, che il figlio di lui chiamò dall'Italia 38 38 V. Bonfinio (Déc. III, l. VIII, Déc. IV, l. VIII). Ridondano di sana critica le singolari osservazioni che ha fatte lo Spondano sul carattere e sulla vita di Mattia Corvino (A. D. 1464, n. 1; 1475, n. 6; 1476, n. 14-16; 1490, n. 4, 5). La prima ambizione di questo Principe era volta a meritarsi l'ammirazione degl'Italiani. Pietro Ranzani, Siciliano, ne ha celebrate le imprese nell' Epitome rerum hungaricarum . (p. 322-412). Galesto Marzio di Narni ha raccolte tutte le arguzie e le sentenze di Mattia Corvino (p. 528-568); e abbiamo inoltre una relazione particolare sul suo matrimonio e sulla cerimonia della sua incoronazione. Queste tre Opere trovansi unite nel primo volume Scriptores rerum hungaricarum del Bell.
.
Интервал:
Закладка:
Похожие книги на «Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13»
Представляем Вашему вниманию похожие книги на «Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13» списком для выбора. Мы отобрали схожую по названию и смыслу литературу в надежде предоставить читателям больше вариантов отыскать новые, интересные, ещё непрочитанные произведения.
Обсуждение, отзывы о книге «Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13» и просто собственные мнения читателей. Оставьте ваши комментарии, напишите, что Вы думаете о произведении, его смысле или главных героях. Укажите что конкретно понравилось, а что нет, и почему Вы так считаете.