Edward Gibbon - Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13
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- Название:Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13
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A. D. 1448-1453
Dopo avere trascorsa tanta parte dell'intervallo frapposto allo scadimento e alla caduta dell'Impero Romano, eccomi finalmente al Regno dell'ultimo di questi Imperatori di Costantinopoli che il nome e la maestà de' Cesari sì debolmente sostennero. Dopo la morte di Giovanni Paleologo, che sopravvisse circa quattro anni alla Crociata dell'Ungheria 51 51 Chiara ed autentica è la Cronaca di Franza, ma invece di quattro anni e sette mesi, lo Spondano (A. D. 1445, n. 7) attribuisce sette o otto anni al regno dell'ultimo Costantino, fondandosi sopra una lettera apocrifa di Eugenio IV al Re di Etiopia.
, la famiglia Imperiale, si trovò, per la morte di Andronico e la professione monastica di Isidoro, ridotta ai tre figli dell'Imperator Manuele, Costantino, Demetrio, e Tommaso. Il primo e l'ultimo di questi viveano in fondo della Morea, ma Demetrio padrone degli Stati di Selimbria, venuto era ne' sobborghi a capo di una fazione. Le sciagure della patria non aveano raffreddati gli ambiziosi disegni di cotest'uomo, che già avea turbata la pace dell'Impero cospirando coi Turchi e cogli Scismatici. Straordinaria e perfino sospetta fu la sollecitudine da lui posta nel dar tumulo all'Imperatore defunto; e a giustificare le sue pretensioni al trono, Demetrio si valse di un debole e vieto sofisma, adducendo che egli era il primogenito dei figli nati nella porpora, e in tempo che il padre regnava. Ma l'Imperatrice madre, il Senato e i soldati, il Clero e il popolo, chiarendosi unanimi pel successore legittimo, anche il Despota Tommaso, che casualmente, e ignaro della morte del padre, era tornato a Costantinopoli, sostenne con fervore i diritti del fratello suo Costantino. Venne immantinente spedito, quale Ambasciadore ad Andrinopoli, lo Storico Franza, che Amurat ricevè con onore, rimandandolo poscia carico di donativi; ma, in mezzo alla benevolente condiscendenza del Sovrano turco, trapelavano le sue pretensioni a riguardare il Greco, siccome vassallo, indizio della prossima caduta dell'Impero di Oriente. Coronato a Sparta da due illustri Deputati del Regno, Costantino partì in primavera dalla Morea, evitando lo scontro di una squadra turca; e giunto a Costantinopoli fra le acclamazioni de' sudditi, celebrò il suo avvenimento al trono con feste e con liberalità che impoverirono l'erario, o piuttosto condussero ad estremo termine la miseria dello Stato. Ceduto immantinente ai suoi fratelli il possedimento della Morea, i due Principi Demetrio e Tommaso si riconciliarono alla presenza della loro madre, con giuramenti ed amplessi, pegni mal fermi della fragile loro amicizia. L'Imperatore pensò indi a scegliersi una moglie, che gli venne additata nella figlia del veneto Doge; ma i Nobili di Bisanzo ponendo in campo la distanza che v'era fra un Monarca ereditario ed un Magistrato elettivo, lo indussero ad un rifiuto, di cui in appresso, ne' momenti più angustiosi di Costantinopoli non si dimenticò il Capo di una tanto poderosa Repubblica. Costantino stette perplesso fra le famiglie reali di Georgia e di Trebisonda. Le relazioni dell'ambasceria di Franza, o ne riguardino i pubblici ufizj, o la vita privata, ci dipingono gli ultimi momenti del greco Impero 52 52 Il Franza (l. III, c. 1, 6) è meritevole di confidenza e di stima.
.
A. D. 1450-1452
Franza, Protovestiario , o gran Ciamberlano, partì da Costantinopoli munito dell'autorità Imperiale, e sfoggiando con tal pompa che a renderla luminosa furono adoperati gli ultimi avanzi delle ricchezze del Regno. Il suo numeroso corteggio era composto di Nobili, di guardie, di frati e di medici, cui venne aggiunta una brigata di musicanti; ambasceria dispendiosa che durò oltre a due anni. Al suo arrivo nella Georgia, o Iberia, gli abitanti delle città e de' villaggi si affoltarono attorno a questi stranieri, ed eran sì semplici che provavano grande diletto in udendo armoniosi suoni senza sapere da che derivassero. In mezzo a quella folla trovavasi un vecchio più che centenario, stato lungo tempo prigioniero de' Barbari 53 53 Supponendo che cotest'uomo fosse preso nel 1394, allorchè Timur invase la Georgia la prima volta, (Serefeddino l. III, cap. 50), egli è possibile che abbia seguito il suo padrone tartaro nell'Indostan, nell'anno 1398, e di lì siasi imbarcato per le Isole degli aromi.
, e che allettava i suoi uditori raccontando le maraviglie dell'India 54 54 I felici e virtuosi Indiani vivevano oltre a cencinquanta anni, e possedevano le più perfette produzioni de' regni vegetabili e minerali; gli animali vi erano di statura gigantesca, draghi di settanta cubiti, formiche lunghe nove pollici (formica indica), pecore grandi come gli elefanti, e anche elefanti grandi come pecore. Quidlibet audendi… etc.
, dal qual paese per un mare incognito era tornato nel Portogallo 55 55 Il nostro centenario s'imbarcò in una nave che veleggiava alle Isole degli aromi, per trasferirsi a uno de' porti esterni dell'India, invenitque navem grandem ibericam qua in Portugalliam est delatus . Un tal passaggio descritto nel 1477 (Franza, l. III, c. 30), vent'anni avanti la scoperta del Capo di Buona Speranza, è immaginario, o miracoloso; però questa singolare geografia sente l'antico e vecchio errore che collocava le sorgenti del Nilo nell'India.
. Da questa ospite contrada, Franza continuò il suo viaggio fino a Trebisonda, ove dal Principe di quell'Impero intese la morte di Amurat recentemente seguìta. Anzichè allegrarsene, questo esperto politico fu preso da giusta tema che un Principe, giovane ed ambizioso, non rispetterebbe a lungo il sistema saggio e pacifico del padre suo. Dopo la morte del Sultano, Maria, vedova del medesimo 56 56 Cantemiro che chiama la figlia di Lazzaro Ogli, l'Elena de' Serviani, mette l'epoca delle sue nozze con Amurat nell'anno 1424. Non sarà cosa sì facile da credersi che durante ventisei anni in cui stettero insieme il Sultano corpus ejus non tetigit . Dopo la presa di Costantinopoli, ella si rifuggì presso Maometto II, Franza (l. III, c. XXII).
, cristiana e figlia del despota della Servia, era stata onorevolmente ricondotta alla sua famiglia. Mosso dalla rinomanza della beltà e de' pregi di questa Principessa, l'Ambasciatore la riguardò come la più degna su di cui la scelta dell'Imperatore potesse cadere; al qual proposito, lo stesso Franza racconta e combatte tutte le obbiezioni che su di tal parentado insorgeano. «La maestà della porpora, egli dice, basta per nobilitare un disuguale connubio, l'ostacolo della parentela può togliersi mercè la dispensa della Chiesa e il pagamento di alcune elemosine; la specie di macchia contratta dalla Principessa maritandosi con un Turco, è tal circostanza, alla quale si è data sempre passata». Aggiunge Franza, che benchè l'avvenente Maria toccasse da vicino i cinquant'anni, potea nondimeno sperar tuttavia di dare un erede all'Impero. Costantino ben accolse questo consiglio, che il suo Ambasciatore gli fe' pervenire valendosi della prima nave che partiva da Trebisonda; ma le fazioni della Corte si opposero a tal maritaggio, che per altra parte la Sultana rendè impossibile, consacrando piamente il resto de' suoi giorni alla professione monastica. Ridotto alla prima alternativa, Franza preferì la Principessa di Georgia, il cui padre abbagliato da un parentado sì luminoso, non solamente non pose, giusta l'uso di sua nazione un prezzo alla figlia, ma di più la dotò di cinquantaseimila ducati e di cinquemila di assegnamento annuale 57 57 Il leggitore istrutto avrà a memoria le offerte di Agamennone ( Iliade , l. V, n. 144) e l'uso generale degli antichi.
. Assicurò inoltre l'Ambasciatore che le sollecitudini di lui non anderebbero prive di guiderdone, e poichè Franza avea una figlia e un figlio che era stato adottato al fonte battesimale dall'Imperatore, il Georgiano promisegli che della figlia sarebbesi preso pensiero la futura Imperatrice di Costantinopoli. Tornato in patria il messaggero, Costantino confermò il Trattato imprimendo di sua mano tre croci rosse sopra la bolla d'oro che lo guarentiva, e assicurando l'inviato del Principe di Georgia che, all'incominciare di primavera, le sue galee avrebbero salpato da Costantinopoli ai lidi georgiani, per condurgli da quelli la sposa. Conchiusa questa bisogna, l'Imperatore chiamò in disparte il fedele Franza, e usando seco lui i modi non della contegnosa benevolenza, ma di un amico sollecito di versare nel seno d'un altro amico, che dopo lunga lontananza rivede, i segreti affanni del proprio cuore, lo abbracciò, favellandogli in cotal guisa: «Dopo che ho perduti mia madre e Cantacuzeno, i quali soli mi consigliavano senza interesse o fini di passioni individuali 58 58 Cantacuzeno (ignoro se fosse parente dell'Imperatore di questo nome) era Gran Domestico, zelante difensore del simbolo greco, e fratello della regina di Servia, presso la quale fu inviato col carattere d'ambasciadore (Siropulo, p. 37, 38-45).
, mi vedo attorniato d'uomini ai quali non posso concedere nè amicizia, nè confidenza, nè stima. Voi conoscete Luca Notaras, il grand'Ammiraglio; idolatra ostinato delle proprie idee, millanta per ogni dove ch'ei regola a piacer suo i miei pensieri e le mie azioni. Il rimanente de' cortigiani è guidato da spirito di parte, o da mire di personale vantaggio: sarò io dunque costretto, sopra cose di politica, o di nozze a non consultare che frati? Avrò d'uopo ancora per lungo tempo del vostro zelo e della vostra solerzia. In primavera, andrete a trovare uno de' miei fratelli per indurlo a sollecitare in persona i soccorsi delle Potenze dell'Occidente. Dalla Morea vi trasferirete a Cipro per eseguire una commissione segreta, e di lì nella Georgia, d'onde mi condurrete la sposa». – «I vostri comandi, o Sire, rispose Franza, non ammettono repliche; ma degnatevi pensare, gravemente sorridendo soggiunse, che se mi allontano sì spesso dalla mia famiglia, potrebbe venire a mia moglie la tentazione di cercarsi un altro marito, ovvero di farsi monaca». Dopo essersi alquanto scherzato su questi timori, l'Imperatore, assumendo un tuono più serio, assicurò il suo favorito, che lo allontanava per l'ultima volta, e che serbava al figlio di esso la mano della erede di un ricco ed illustre patrimonio, e allo stesso Franza il rilevante ufizio di Gran Logoteta, ossia di primario Ministro di Stato. Le nozze del figlio di Franza furono tosto concluse, ma quanto alla carica di Logoteta se l'era arrogata il Grande Ammiraglio, benchè questi due impieghi fossero incompatibili nel medesimo tempo. Fu d'uopo di una negoziazione, che durò qualche tempo, per ottenere, mediante un compenso, il consentimento di Notaras; e nondimeno la nomina di Franza non ebbe una assoluta pubblicità; tanto paventava l'Imperatore di inimicarsi questo audace e poderoso favorito. Fattisi durante il verno gli apparecchi dell'ambasceria, Franza deliberò di cogliere una tale opportunità per allontanare il proprio figlio, e collocarlo, ove meno imminenti pareano i pericoli, vale a dire nella Morea, presso i congiunti di sua madre. Questi erano i pubblici e privati divisamenti, che scompigliati ben tosto dalla guerra co' Turchi, sotto le rovine del greco Impero andaron sepolti.
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