“Tu lo sapevi, Hulda Gunnison, che la signora Carr si era impadronita dell’anima di Tansy Saylor che tu tenevi prigioniera, esattamente allo stesso modo in cui tu l’avevi rubata a Evelyn Sawtelle, e per le stesse ragioni. Ma non hai voluto rivelare questo punto a Norman Saylor perché avresti perduto la tua carta migliore di ricatto. Questa sera tu hai sospettato che qualcosa non quadrava, ma non hai osato fare domande.
“Ed ora, il risultato dell’esperimento di questa sera, effettuato con il vostro aiuto, è questo: l’anima della signora Carr è tornata nel corpo della signora Carr, e quella di Tansy Saylor nel corpo di questa. Nel mio corpo. Buona notte, Evelyn, buona notte, Hulda, ciao, Flora, cara.»
La porta dai sei pannelli si chiuse dietro di loro e la ghiaia del vialetto scricchiolò sotto i loro passi.
«Ma come hai fatto a capirlo?» fu la prima domanda di Tansy. «Quando mi hai visto in piedi nell’arco della porta, che ti guardavo dietro gli occhiali, col fiato grosso per aver corso verso di te, con un unico pensiero nella mente, quello di trovarti… come hai fatto a sapere che ero io?»
«In parte» disse pensandoci un po’ «è stato perché lei, alla fine si era tradita. Aveva cominciato a parlare gonfiando le parole, in quel suo modo enfatico, caratteristico. Ma questo gesto, da solo, non sarebbe bastato. Era un’attrice troppo consumata. Deve aver studiato il tuo comportamento per anni e anni. Ma ora che ho veduto come facevi bene la sua parte questa sera, così, senza alcuna preparazione o quasi, mi chiedo come sono riuscito a vedere attraverso la sua persona…»
«Ma allora…?»
«È stato anche per il modo in cui correvi nel vialetto: non mi è sembrato il modo di correre della signora Carr. E c’era un’altra cosa, il modo come si teneva eretta. Ma è stato soprattutto il momento in cui hai scosso il capo, tre volte di seguito. Era impossibile non riconoscerti. Dopodiché ho scoperto tutte le altre cose.»
«Ma non credi che dopo tutto ciò che è successo, ti verrà sempre da chiederti chi sono io, in realtà?»
«Probabilmente sì» rispose con fare serio «ma sarò sempre in grado di dominare i miei sospetti.»
Udirono dei passi affrettati in fondo al giardino e uno scambio di saluti fra due figure nell’ombra.
«Ciao, voi due» disse Gunnison. «È già finito il bridge? Pensavo di tornare indietro con Linthicum e riportare a casa Hulda con la macchina. Senti, Norman. Pollard è venuto a parlarmi dopo la lettura della tesi. Ha cambiato improvvisamente parere sulla faccenda che sai. Di conseguenza i consiglieri hanno annullato la loro riunione di domani.»
«È stata una tesi interessantissima» disse il professor Carr. «Ho avuto la soddisfazione di chiedere al laureando un paio di cosucce birichine alle quali, devo dire, ha risposto molto bene, dopo che qualche punto di secondaria importanza era stato chiarito. Mi spiace non aver potuto essere al bridge. Mah! Penso non cambi nulla.»
«E la cosa più buffa» disse Tansy dopo che ebbero ripreso la strada «è che egli troverà effettivamente che non è cambiato nulla!» e scoppiò a ridere di quel riso contagioso, segno di grande sollievo.
«Tesoro mio» gli disse ancora Tansy «credi veramente a queste cose, o fai finta di crederci per il mio bene? credi veramente di aver ricuperato l’anima di tua moglie imprigionata nel corpo di un’altra? Oppure la tua scienza, la tua mente scientifica ti ha già spiegato che hai trascorso quest’ultima settimana facendo finta di credere alla stregoneria per guarire tua moglie e tre vecchie nevrotiche dall’illusione di essere l’un l’altra e varie altre sciocchezze?»
«Non lo so» disse Norman piano e con la stessa serietà di prima. «Non lo so proprio…»
FINE