Attraversò la piazza, e la folla rimase in silenzio. Cercò Anita con lo sguardo, ma non la trovò.
Sui gradini c’erano quattro uomini in attesa, gli stessi dell’altra volta.
Si fermò davanti a loro.
«Buonasera,» disse.
«L’abbiamo sentito arrivare,» fece Andrews.
«Non sono arrivato a Pierre,» disse Blaine. «Ho cercato di arrivarci, per trovare un aiuto. Ma il temporale mi ha sorpreso sul fiume.»
«Ci hanno bloccati i telefoni,» disse Jackson. «Ma ci siamo serviti di telepatici capaci di comunicare a grandi distanze. Abbiamo raggiunto qualcuno degli altri gruppi, e abbiamo passato la parola. Non sappiamo fin dove abbiamo potuto diffondere l’avvertimento.»
«E non sappiamo neppure se siamo riusciti a farlo accettare,» disse Andrews.
«I vostri telepatici possono mettersi ancora in contatto con quei gruppi?» chiese Blaine.
Andrews annuì.
Jackson disse: «Gli uomini di Finn non sono comparsi. E questo ci preoccupa. Finn ha avuto un guaio…»
«Avrebbero dovuto comparire qui,» disse Andrews. «Avrebbero dovuto venire a mettere sottosopra il paese, per cercare lei.»
«Forse non vogliono trovarmi.»
«Forse,» gli disse freddamente Jackson, «lei non è quello che dice di essere.»
Blaine esplose.
«Andatevene al diavolo!» gridò. «Per poco non sono morto per voi! Arrangiatevi! Salvatevi da soli!»
Girò sui tacchi e si allontanò, mentre la collera saliva dentro di lui.
Non era la sua battaglia. Non era mai stata la sua battaglia. Ma l’aveva accettata. Per Stone, per via di Rand, per Harriet, per quel prete che l’aveva seguito per mezzo continente, lui aveva cercato di combattere. E forse, anche per qualcosa di indefinibile che era ignoto persino a lui stesso, per un idealismo pazzesco, per un senso profondamente radicato di giustizia, per una avversione innata verso i prepotenti e i bigotti e i riformatori.
Era venuto in quel villaggio per portare un dono… si era affrettato a ritornare lì per poterlo offrire. E loro avevano messo in dubbio l’onestà delle sue intenzioni.
Andatevene al diavolo! aveva detto.
Aveva fatto tutto il possibile. E adesso non avrebbe fatto altro.
C’era una cosa soltanto che valeva ancora la pena di fare, e lui l’avrebbe fatta e poi, a partire da quel momento, si disse, non ci sarebbe più stato nulla che avesse importanza, per lui o per chiunque altro.
«Shep!»
Lui continuò a camminare.
«Shep!»
Si fermò, si voltò.
Anita stava uscendo dalla folla.
«No,» disse lui.
«Ma non ci sono soltanto loro,» disse Anita. «Ci siamo anche tutti noi. E noi ti ascolteremo.»
E aveva ragione, naturalmente.
C’erano tutti gli altri.
Anita e tutti gli altri. Le donne e i bambini e gli altri uomini che non erano i maggiorenti del villaggio. Perché era l’autorità che rendeva gli uomini sospettosi. L’autorità e la responsabilità li cambiavano, li trasformavano in una specie di organizzazione che cercava di pensare come un’organizzazione, e non come una persona.
E in questo, un para od una comunità di para non erano diversi da una persona normale o da una comunità di persone normali. Le facoltà paranormali, in fin dei conti, non cambiavano un individuo: gli offrivano semplicemente la possibilità di diventare migliore.
«Non ce l’hai fatta,» disse Anita. «Non potevamo pretendere che ce la facessi. Ma hai tentato, e questo è sufficiente.»
Blaine avanzò di un passo verso di lei.
«Ma ce l’ho fatta,» disse.
Adesso stavano venendo tutti verso di lui, tutti quanti, una massa di persone che avanzavano lentamente, silenziosamente, verso di lui. E in testa a tutti c’era Anita.
Lo raggiunse e si fermò davanti a lui e alzò gli occhi per guardarlo in faccia. Poi parlò, senza alzare la voce.
«Dove sei stato?» domandò. «Alcuni di noi sono andati a cercarti, sul fiume. Abbiamo trovato la canoa.»
Blaine tese un braccio, afferrò Anita e l’attirò al suo fianco, la tenne stretta a sè.
«Te lo dirò,» le disse. «Fra poco. E questa gente?»
«Hanno tutti paura,» disse lei. «Si aggrapperanno a qualunque speranza.»
La folla si arrestò ad una dozzina di passi di distanza, e un uomo che stava in prima fila parlò.
«Tu sei l’uomo dell’Amo.»
Blaine annuì.
«Ero dell’Amo. Ma adesso non sono più con quelli.»
«Come Finn?»
«Come Finn,» ammise Blaine.
«E come Stone,» disse Anita. «Anche Stone era dell’Amo.»
«Voi avete paura,» disse Blaine. «Avete paura di me e di Finn e del mondo intero. Ma io ho trovato un posto dove non dovrete avere paura, mai più. Ho trovato un mondo nuovo, per voi: e, se lo volete, è vostro.»
«Che genere di mondo, signor mio? Uno dei mondi alieni?»
«Un mondo come la migliore delle Terre,» disse Blaine. «Io sono appena ritornato …»
«Ma è sceso dalla collina. L’abbiamo visto mentre scendeva dalla collina…»
«State zitti, stupidi!» gridò Anita. «Dategli la possibilità di spiegarsi!»
«Ho trovato un sistema,» disse Blaine. «O l’ho rubato, se preferite… per andare fra le stelle con la mente e con il corpo. Io sono andato fra le stelle, ieri sera. E sono ritornato questa mattina. Non è necessaria nessuna macchina. Tutto ciò che occorre è un po’ di comprensione.»
«Ma come possiamo sapere…»
«Non potete saperlo,» disse Blaine. «Dovete rischiare, ecco tutto.»
«Ma neppure l’Amo…»
«Ieri sera,» disse Blaine, «lentamente, l’Amo è diventato una cosa superata. Non abbiamo più bisogno dell’Amo. Possiamo andare dovunque vogliamo. Non abbiamo bisogno di macchine. Ci bastano le nostre menti. E questo è il fine ultimo di tutte le ricerche paranormali. Le macchine non sono mai state altro che grucce per aiutare le nostre menti zoppicanti. Ma adesso possiamo buttare via le grucce. Non ci servono più.»
Una donna dal volto scarno si fece largo in mezzo alla folla.
«Tagliamo corto con tutte queste chiacchiere,» disse. «Lei afferma di avere trovato un pianeta?»
«Sì,» disse Blaine.
«E può portarci lassù?»
«Non c’è bisogno che vi ci porti qualcuno. Potete andarci da soli.»
«Lei è uno di noi, giovanotto. Ha una faccia onesta. Non ci sta mentendo?»
Blaine sorrise.
«No.»
«E allora ci dica come si fa.»
Qualcuno gridò: «Possiamo portare un po’ di roba, con noi?»
Blaine scosse il capo.
«Non molta. Una madre può portare in braccio il suo bambino. Potete riempire uno zaino e caricarvelo sulle spalle. Potreste prendere una borsa, una valigia. Potreste portarvi dietro un badile o un forcone e qualche altro attrezzo.»
Un uomo uscì dalla prima fila.
«Dovremo pensarci bene. Dovremo decidere che cosa vogliamo portarci dietro. Avremo bisogno di viveri e di semi e di qualche vestito e di utensili…»
«Potrete tornare a prendere quello che vi serve,» disse Blaine.
«Quando vorrete. Non è per niente difficile.»
«Bene,» disse la donna dal volto scarno. «Cosa stiamo qui a fare? Mettiamoci al lavoro. Ci spiega come si fa, giovanotto?»
«C’è solo una cosa,» disse Blaine. «Ci sono telepatici capaci di comunicare a grande distanza, qui?»
«Io,» disse la donna. «Io, e Myrtle, laggiù, e là, più indietro, c’è Jim e…»
«Dovrete passare parola. A tutti quelli che potete. E quelli che avvertirete dovranno avvertire altri. Dobbiamo aprire i cancelli a tutti quelli che possiamo.»
La donna annuì.
«Ce lo spieghi,» disse.
Vi fu un mormorio, fra la folla: avanzarono, tutti insieme, fluendo attorno a Blaine e ad Anita, formando un cerchio attorno a loro.
«Va bene,» disse Blaine. «Inseritevi.»
Li sentì inserirsi nella sua mente, delicatamente, come se stessero per fondersi con lui.
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