Clifford Simak - Pescatore di stelle

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L’Uomo vuole raggiungere le Stelle, ma non con mezzi tecnici comuni o strabilianti astronavi, bensì mediante una forma superiore di telecinetica, capace di proiettare la mente e quindi il corpo negli spazi infiniti. Il lettore compirà con la fantasia un viaggio che contempla mete raggiungibili soltanto dopo centinaia o migliaia di anni-luce, addentrandosinei misteri della più straordinaria categoria di mutanti, superando i pericoli più insidiosi dell’incomprensione e dell’odio.

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La canoa danzava e sobbalzava furiosamente, seguendo la direzione delle onde, e Blaine si teneva aggrappato, disperatamente, sperduto, senza sapere che cosa fare, sopraffatto da quell’assalto furioso.

Improvvisamente un gruppo si salici incappucciati di neve uscirono dal grigiore, proprio davanti a lui, a meno di sei metri, e la canoa si avventò diritta in quella direzione.

Blaine ebbe soltanto il tempo di prepararsi all’urto, accovacciandosi sul sedile, con le gambe flesse, le mani che stringevano i bordi della canoa.

La canoa si avventò fra i salici con un suono stridente che venne smorzato del vento, travolto e scagliato via. Lo scafo colpì il suolo e penetrò nello schermo di fronde, poi s’arrestò, inclinandosi lentamente, e rovesciò Blaine nell’acqua.

Dibattendosi ciecamente, tossendo e sputacchiando, si rimise in piedi sul fondo morbido e viscido, aggrappandosi ai salici per tenersi eretto.

La canoa era ormai inutilizzabile. Una pietra nascosta ne aveva squarciato il fondo. Si stava riempendo d’acqua e incominciava ad affondare, lentamente.

Blaine scivolò, quasi cadde, si dibatté, avanzò in mezzo allo schermo di salici, verso il terreno solido. E soltanto quando fu uscito dall’acqua si rese conto che l’acqua era tiepida. Il vento, che lo colpiva attraverso gli indumenti bagnati, sembrava formato da un milione di aghi di ghiaccio.

Blaine si fermò, rabbrividiva. Guardò il gruppo di salici aggrovigliati che si agitavano selvaggiamente nella tempesta di neve.

Sapeva di dover trovare un angolo riparato. Doveva accendere un fuoco. Altrimenti, non sarebbe riuscito a sopravvivere fino alla mattina dopo. Accostò il polso agli occhi, e l’orologio indicava che erano soltanto le quattro del pomeriggio.

Aveva a disposizione, forse, un’altra ora di luce, ed entro quell’ora doveva trovare qualcosa, un rifugio che lo proteggesse dalla neve e dal freddo.

Si avviò, barcollando, costeggiando la riva… e all’improvviso si ricordò che non avrebbe potuto accendere il fuoco. Non aveva più fiammiferi, e anche se li avesse avuti sarebbero stati bagnati, inutili. Molto probabilmente, però avrebbe potuto asciugarli: così si fermò a controllare. Frugò freneticamente tutte le tasche inzuppate d’acqua. E non aveva fiammiferi.

Andò avanti. Se fosse riuscito a trovare un riparo, sarebbe riuscito a sopravvivere anche senza fuoco. Una buca sotto le radici di un albero caduto, magari, o un grosso albero cavo in cui potesse infilarsi… un qualsiasi spazio coperto, dove sarebbe stato protetto dal vento, dove il calore stesso del suo corpo avrebbe potuto asciugare almeno parzialmente i suoi abiti.

Ma non c’erano grossi alberi. Non c’era niente, tranne quei salici interminabili, che si agitavano, sbattendo pazzamente nelle raffiche gelide del vento.

Avanzò incespicando, scivolò, cadde, si rimise in piedi, inciampò su pezzi di legna buttati a riva chissà quando da una piena del fiume. Era coperto di fango, i suoi abiti si stavano gelando, ma lui continuava ad avanzare. Doveva continuare a muoversi: doveva trovare un posto dove nascondersi: se si fosse fermato, se non fosse più riuscito a muoversi, sarebbe morto per congelamento.

Inciampò di nuovo, e si risollevò sulle ginocchia, e lì, sull’orlo dell’acqua, incastrata fra i salici, galleggiava una canoa semisommersa, che oscillava pesantemente sotto la spinta del fiume.

Una canoa!

Si passò una mano infangata sulla faccia, per cercare di schiarirsi la vista.

Era la stessa canoa, perché non poteva essercene un’altra.

Era la canoa che lui aveva abbandonato per avviarsi, costeggiando la riva.

Ed era ritornato al punto di partenza.

Lottò con il proprio cervello confuso, per cercare una spiegazione… e c’era una spiegazione, l’unica possibile.

Era bloccato su una piccola isola dove crescevano soltanto quei salici.

Non c’erano altro che quei salici. Non c’era un vero albero caduto, un albero cavo, un albero di qualunque genere. Non aveva fiammiferi, e anche se li avesse avuti, non c’era combustibile, a parte qualche pezzo di legno portato da una piena precedente.

I calzoni erano rigidi come cartone, induriti dal ghiaccio, e scricchiolavano quando lui piegava le ginocchia. Di minuto in minuto, gli sembrava, la temperatura scendeva… anche se era impossibile saperlo con certezza… aveva troppo freddo per poterlo stabilire.

Si rimise in piedi, lentamente, e rimase ritto, immerso nel vento tagliente, mentre la neve sibilava tra i salici e il fiume ringhiava collerico sotto la sferzata della tempesta, e l’oscurità si addensava, e c’era un’altra risposta, ad una domanda che non era ancora stata formulata.

Non sarebbe riuscito a sopravvivere su quell’isola fino al mattino dopo, e non avrebbe potuto andarsene. A quanto ne sapeva, poteva trovarsi a poche decine di metri dalla riva: ma anche in questo caso, che differenza avrebbe fatto? C’era da scommettere che anche se fosse arrivato a riva non avrebbe potuto cavarsela molto meglio.

Doveva esserci un modo, insistette. Non poteva morire su quel lurido, minuscolo isolotto. Non che la sua vita valesse molto… forse non aveva molto valore neppure lui stesso. Ma era l’unico uomo al mondo che poteva arrivare fino a Pierre, a cercare aiuto.

E quello era un bello scherzo. Non sarebbe mai arrivato a Pierre. Non sarebbe mai arrivato a lasciare l’isola. Sarebbe rimasto dov’era, e molto probabilmente nessuno lo avrebbe più trovato.

E quando fossero venute le piene primaverili, lui avrebbe disceso il fiume con gli altri detriti che la corrente avrebbe raccolto e trascinato via.

Si voltò, si allontanò dall’orlo dell’acqua, trovò un posto dove i salici erano così fitti che lo riparavano parzialmente dalla furia del vento, e sedette, lentamente, con le gambe distese. Alzò il collo della giacca, e fu solo un gesto automatico che non servì a nulla. Incrociò le braccia sul petto e infilò le mani semigelate nel debole tepore delle ascelle, e guardò diritto davanti a sè, in quel crepuscolo spettrale.

Era un errore, lo sapeva. Quando un uomo si trova in una situazione del genere, doveva continuare a muoversi.

Si batteva per rimanere vivo.

Ma era inutile, pensò. Un uomo poteva combattere disperatamente fino in fondo… e morire egualmente.

Doveva, doveva esserci un altro modo: un modo migliore di quello.

Un uomo veramente in gamba sarebbe riuscito a trovare un sistema migliore.

Il problema, si disse, cercando di isolarsi dalla situazione per acquistare maggiore obbiettività, il problema era di portare se stesso, il suo corpo, via da quell’isola: e non soltanto via da quell’isola, ma in un posto sicuro.

Ma non c’erano posti sicuri.

E all’improvviso seppe che ce n’era uno.

C’era un posto dove poteva andare. Poteva ritornare in quella stanza azzurra dove abitava il Rosa.

Ma no! sarebbe stato meglio che rimanere sull’isola, perché se vi fosse andato, sarebbe andato soltanto con la mente, e avrebbe lasciato lì il suo corpo. E quando sarebbe ritornato, il suo corpo, sicuramente, non sarebbe più servito a nulla.

Se avesse potuto portare anche il corpo, sarebbe stato tutto sistemato.

Ma non poteva portare il suo corpo.

E, anche se avesse potuto portarlo, sarebbe stato un errore, e forse un errore mortale.

Cercò di ricordare i dati di quel pianeta lontano, e non ci riuscì. Continuò a cercarli, e finalmente li tirò fuori dai recessi profondi dove li aveva sepolti, e li considerò, inorridito.

Se vi si fosse recato con il suo corpo, non sarebbe riuscito a sopravvivere neppure un minuto.

Per un essere della sua specie, quel mondo era veleno.

Ma dovevano esserci altri posti. Ci dovevano essere altri posti, se fosse riuscito ad andarci… se avesse potuto andarci tutto intero.

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