«Io ti amo» dice Jeannette.
…e alla fine i capi di Ledom poterono conferire quietamente.
«Ma è esistito davvero un Charlie Johns?» chiese Nasive.
«Oh, sì, è esistito veramente.»
«Non… non è una cosa allegra» disse Nasive. «Quando io affermavo che dovevamo dividere con l' homo sapiens tutto ciò che abbiamo, era una specie di… discussione irreale. Non c'era nulla di reale, in un certo senso: soltanto i nomi delle cose.» Sospirò. «Mi piaceva. Sembrava… capire… molte cose… come la nostra statua… il Creatore, sì, e la festa.»
«Capiva, certo» disse Seace con una sfumatura di sarcasmo. «Mi sarebbe piaciuto vedere quanto avrebbe capito se gli avessimo detto la verità sul nostro conto prima che vedesse la statua e la festa, invece che dopo.»
«Chi era, Mielwis?»
Mielwis cambiò uno sguardo con Seace, scrollò lievemente le spalle e rispose: «Tanto vale che te lo dica. Si trovava a bordo di una macchina volante dell' homo sapiens che precipitò sulle montagne qui vicino. Si sfasciò durante il volo. Quasi tutto bruciò e cadde dall'alto, molto lontano. Ma una parte precipitò proprio sopra il nostro “cielo” e rimase lì. Dentro c'era Charlie Johns, gravemente ferito, e un altro homo sapiens che però era già morto. Ora, sapete che il “cielo” sembra un gruppo di montagne, se lo si guarda dall'alto, ma non sarebbe stato molto piacevole, in ogni caso, se le squadre di soccorso vi si fossero arrampicate.
“Seace vide il rottame con i suoi strumenti e immediatamente realizzò un trasportatore a campo-A e lo portò giù. Feci del mio meglio per salvargli la vita, ma era ferito troppo gravemente. Non riprese mai conoscenza. Ma riuscii ad ottenere una registrazione completa in cerebrostilo della sua mente.»
Seace disse: «È la registrazione più completa d'una mente che noi possediamo».
«Poi venne l'idea, a me e a Seace, che avremmo potuto usare quella registrazione per scoprire che cosa avrebbe pensato di noi l' homo sapiens se avesse saputo della nostra esistenza. Tutto quello che dovevamo fare era sopprimere l' id , la parte “me” di qualcuno per mezzo dell'ipnosi profonda, e sostituirla con la registrazione in cerebrostilo di Charlie Johsn. Poiché avevamo Quesbu, è stato semplice.»
Grocid agitò il capo, sbalordito. «Non sapevamo neppure di Quesbu, noi.»
«Il Controllo Naturale. No, non lo sapevate. Era una proprietà del Centro Medico. Non c'è mai stata ragione di parlare di Quesbu. È stato trattato bene, era addirittura felice, credo, sebbene non abbia mai conosciuto altro tranne che il suo ambiente, nel Centro Medico.»
«Ma adesso è diverso» disse Nasive.
Grocid chiese: «E che cosa sarà di loro… di Quesbu e dell'altro?».
Mielwis sorrise: «Se non fosse stato per questo incredibile Philos che ha nascosto il suo Froure e la loro creatura per tutti questi anni… e li ha veramente nascosti, io non ho mai sospettato niente… sarebbe difficile rispondere. Quesbu potrebbe difficilmente venir tenuto isolato, dopo la sua esperienza come Charlie Johns, anche se la considera un sogno. Perché gran parte della sua esperienza non è stata affatto un sogno… in realtà, ha veramente visitato i Centri, tutti. Eppure ormai è troppo adulto per venire trasformato in un ledom, se non parzialmente; e non gli farei mai una cosa simile. Ma questa creatura, Soutin ci dà una nuova possibilità. Riuscite a immaginare quale può essere?».
Grocid e Nasive si scambiarono un'occhiata. «Potremmo costruire una casa per loro?»
Mielwis scosse il capo. «Non nel Centro dei Bambini» disse con sicurezza. «Sono troppo… diversi. Qualsiasi attenzione e qualsiasi dimostrazione d'affetto non basterebbe a rimediare. Sarebbe chiedere troppo a loro e forse anche a noi stessi. Non dimenticare mai chi siamo Grocid… che cosa siamo e perché esistiamo. L'umanità non ha mai raggiunto la sua massima capacità di ragionare, la sua massima obiettività, se non ora, perché è sempre tormentata dalle dicotomie. In noi, nel concetto stesso di noi, sono state eliminate le differenze, tranne quelle individuali. E Quesbu e Soutin non sono diversi in senso individuale; sono una specie diversa. Noi ledom potremmo affrontare probabilmente questa situazione meglio di loro, ma siamo ancora giovani, nuovi, privi di esperienza; siamo soltanto nella quarta generazione…»
«Davvero?» disse Nasive. «Pensavo… voglio dire, non pensavo. Non lo sapevo.»
«Pochi di noi sanno, e a pochi di noi interessa, perché non ha importanza. Siamo condizionati a guardare avanti, non indietro. Ma poiché questo pesa sulla decisione che dobbiamo prendere circa Quesbu e Soutin, vi dirò brevemente in che modo hanno cominciato ad esistere i ledom.
“Dovrò dirlo in breve; perché sappiamo così poco.”
“Vi fu un homo sapiens , un autentico grande; non so se fosse noto come tale fra la sua gente. Mi sembra probabile. Credo che fosse un fisiologo o un chirurgo; doveva essere l'una cosa e l'altra e anche di più. Era nauseato dall'umanità, e non tanto per il male che essa commetteva, quanto per il bene che distruggeva in se stessa. Pensò che l'umanità, dopo essersi resa schiava per parecchie migliaia di anni, stesse inevitabilmente per annientarsi, a meno che fosse fondata da una società al di sopra delle partigianerie che l'avevano divisa, a meno che questa società venisse imbevuta di una lealtà assoluta verso l'umanità e nient'altro che l'umanità.
“Forse lavorò da solo per molto tempo; so che alla fine fu aiutato da un grande numero di persone che pensavano come lui. Il suo nome, i loro nomi non ci sono noti; l'umanità onora per emulazione e lui non voleva che copiassimo nulla dall' homo sapiens , se era possibile evitarlo. Lui e i suoi amici ci fecero, progettarono il nostro modo di vivere; ci diedero la nostra religione e il nostro cerebrostilo e i rudimenti del campo-A, e aiutarono la prima generazione a raggiungere la maturità.»
Nasive disse, all'improvviso: «Allora alcuni di noi debbono averli conosciuti!».
Mielwis alzò le spalle. «Credo di sì. Ma che cosa sapevano? Vestivano, agivano e parlavano come ledom; uno ad uno morirono e scomparvero. Da bambino, tu accetti ciò che vedi attorno a te. Noi quattro siamo insegnanti… esatto? E lo erano anche loro.
“E tutto quello che ci chiesero fu di tenere viva l'umanità. Non la sua arte, la musica, la letteratura, l'architettura. L'umanità; nel senso più vasto, dell' io dell'umanità.
“Noi non siamo veramente una specie. Noi siamo una costruzione biologica. A sangue freddo, potremmo definirci una specie di macchina con una funzione. La funzione è tenere viva l'umanità mentre viene assassinata, e dopo che sarà morta…»
«Per renderla!»
«Questo è un aspetto di Ledom di cui non abbiamo mai parlato a Charlie Johns, perché non l'avrebbe mai creduto. Nessun homo sapiens vorrebbe o potrebbe crederlo. Virtualmente, mai nella storia umana un gruppo al potere ha avuto la saggezza di abdicare, di ritirarsi, se non sotto pressione.
“ E poi, sebbene noi usiamo ancora le tecniche medicochirurgiche, abbiamo scoperto come indurre la mutazione e ottenerla spontaneamente, così il nostro sacrificio è anche più grande! Per noi, è un articolo di fede essere transitori.
“Noi dobbiamo essere come siamo, rimanere come siamo, mantenere la capacità di coltivare il suolo, tenere aperte le due grandi strade verso l'io interiore… la religione e l'amore… e studiare l'umanità come l'umanità non si è mai presa la briga di studiarsi, prima, dall'esterno. E di tanto in tanto dobbiamo incontrarci con l' homo sapiens , per vedere se è pronto a vivere, ad amare, ad adorare senza la gruccia di una bisessualità imposta. Quando lo sarà… e lo sarà, occorranno diecimila anni o cinquantamila, noi ledom cesseremo semplicemente di esistere. Noi non siamo un'Utopia. Un'Utopia è qualcosa di finito, di completo. Noi siamo transitori custodi… o un ponte, se preferite.
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