Riluttante, Andrew si scostò da Callista, e Ellemir cinse con un braccio le spalle tremanti della gemella. Non avevano bisogno di parlare, in quel momento.
Vieni con me tesoro, non soffriranno troppo ad aspettare che tu sia pronta. La condusse nell’altra stanza, dicendole: Questa è la tua vera notte nuziale, Callista, e non ci saranno battute e scherzi grossolani.
Docile come una bambina (e a Ellemir sembrava quasi una bambina, veramente), Callista lasciò che!a sorella la spogliasse, le togliesse i cosmetici con cui aveva nascosto i segni dei graffi, le spazzolasse sulle spalle i lunghi capelli, le infilasse una camicia da notte, il contatto mentale schiudeva le due donne una all’altra: anche la guardia di Ellemir cedeva sotto la crescente influenza del kireseth. Sentì il flusso dei ricordi che la sua gemella non aveva potuto condividere quando avevano tentato, la notte prima delle nozze, di scambiarsi confidenze esitanti.
Ellemir sentì e provò , insieme a Callista, il condizionamento ai rifiuto, la dura disciplina che vietava anche il contatto casuale di un’altra mano umana. Con orrore schiacciante, guardò le piccole cicatrici rimarginate sui polsi e sulle mani di Callista, inondata dall’angoscia fisica ed emotiva di quei primi terribili anni alla Torre. E Damon aveva avuto una parte in tutto questo! Per un momento condivise il tormentoso risentimento di Callista, la rabbia che non trovava mai sfogo o espressione, riversata in una tensione e in una forza che trovavano una via d’uscita solo nell’energia concentrata degli schermi e dei relè della matrice.
Rivisse insieme a Callista il lento e inesorabile smorzarsi delle reazioni fisiche normali, l’attutirsi dei riflessi, l’indurimento delle tensioni della mente e del corpo in una rigida armatura. Callista, al terzo anno di soggiorno ad Arilinn, non si era più sentita sola, non aveva più desiderato contatti umani o nutrimento emotivo.
Era una Custode.
Era un miracolo, pensò Ellemir, che le fosse rimasto un po’ di compassione umana, un po’ di autentico sentimento. Ancora qualche anno e sarebbe stato troppo tardi: neppure il kireseth avrebbe potuto dissolvere l’impenetrabile armatura degli anni, l’impressione di una simile tensione incisa nella mente.
Ma il kireseth le aveva dissolto quello schema, lasciandola trasformata in una bambina impaurita. La sua mente era libera, e il suo corpo non era più prigioniero degli inesorabili riflessi dell’addestramento: ma erano scomparse anche l’accettazione e la maturità intellettuale con cui Callista aveva nascosto l’inesperienza, e adesso era solo una ragazzina spaventata. Sostanzialmente, pensò Ellemir con profonda compassione, Callista era più giovane di quanto lo era lei stessa quando si era presa il primo amante.
Dopo essersi liberata in quel modo, Callista avrebbe dovuto disporre di un anno o due per diventare adulta normalmente, per raggiungere prima la coscienza emotiva e poi quella fisica dell’amore. Ma non ne aveva il tempo. Aveva soltanto quella notte per varcare un abisso di molti anni.
Con angosciosa empatia, cullando tra le braccia la bambina tremante, Ellemir si augurò di poter trasmettere a Callista qualcosa della propria accettazione. A Callista non mancava il coraggio: non poteva mancare a chi era riuscito a sopportare quel genere di addestramento. Si sarebbe fatta forza, avrebbe compiuto la consumazione delle nozze, per poter affrontare il Consiglio, l’indomani, e giurare che il matrimonio era valido; ma, temeva Ellemir, sarebbe stata un’ordalia, una prova di coraggio, e non la gioia che avrebbe dovuto essere.
Era una crudeltà, pensò. Stavano chiedendo a una bambina di acconsentire allo stupro… perché in sostanza non sarebbe stato altro!
Non sarebbe stata la prima. Tante donne dei Comyn si sposavano, quasi bambine, con uomini che conoscevano appena e che non amavano. Callista era coraggiosa, e non si sarebbe ribellata. E amava veramente Andrew. Eppure, pensò Ellemir, sarebbe stata per lei una triste notte di nozze, povera piccola.
Il tempo era il fattore indispensabile, ed era l’unica cosa che Ellemir non poteva darle.
Sentì nella mente l’incerto contatto di Callista, una richiesta di rassicurazione, e all’improvviso si rese conto che c’era un modo per condividere la propria esperienza con la gemella. Entrambe erano telepati. Ellemir aveva sempre avuto dubbi circa il proprio laran , ma sotto l’effetto del kireseth anche lei stava scoprendo un potenziale nuovo.
Fiduciosamente, stringendo tra le proprie le mani di Callista, lasciò che la mente ritornasse a quando lei aveva quindici anni: la gravidanza di Dorian, la crescente intimità col suo giovane marito, l’accordo tra le due sorelle perché Ellemir prendesse il posto di Dorian nel letto di lui. Ellemir aveva avuto un po’ di paura, ma non dell’esperienza in sé: aveva temuto che Mikhail la giudicasse ignorante e infantile, troppo giovane, troppo inesperta, inadatta a sostituire Dorian. Quando Mikahil era andato da lei per la prima volta (di questo non si ricordava più da anni), si era sentita paralizzata dalla paura, quasi com’era adesso Callista. Lui l’avrebbe considerata goffa e brutta?
Eppure, dopotutto, com’era stato facile e semplice e piacevole, e quanto le era parsa sciocca la sua apprensione. Quando era nata la creatura di Dorian e tutto era finito, lei l’aveva rimpianto.
Lentamente avanzò nel tempo, fondendo la propria consapevolezza con quella di Callista, condividendo l’intensificarsi del proprio amore per Damon. La prima volta che avevano ballato insieme a Thendara, alla Festa del solstizio d’estate, le era parso troppo anziano per lei: era solo uno degli ufficiali di suo padre, silenzioso, chiuso, che si mostrava cortese con la cugina per pura educazione, nulla più. Solo quando Callista era caduta prigioniera degli uomini-felini, e lei l’aveva mandato a chiamare, spinta dal panico, si era accorta che Damon era qualcosa di più di un parente premuroso, l’amico di suo fratello maggiore morto da tanto tempo. E poi aveva compreso cosa significava per lei. Divise con Callista, come non avrebbe mai potuto fare a parole, la crescente frustrazione dell’attesa, l’insoddisfazione per i baci e i casti abbracci, l’estasi del primo accoppiamento. Se l’avessi saputo allora, Callie, come condividere tutto questo con te!
Rivisse, con gioia frammista al ricordo del timore, le sensazioni di quando aveva incominciato a sospettare di essere incinta: la felicità, la paura e il malessere, il tumulto del suo corpo che era diventato all’improvviso ostile ed estraneo, ma soprattutto la goia. Sentì se stessa singhiozzare di nuovo, irrefrenabilmente, rivivendo il giorno in cui quel fragile legame si era spezzato e la figlia di Damon era morta prima di nascere. E poi, con maggior esitazione ( Puoi accettarlo? Ti offende? ), rivisse la consapevolezza del bisogno di Andrew, il momento in cui l’aveva accolto nel proprio letto, temendo per qualche istante che questo attenuasse il legame con Damon; e poi la gioia di scoprire che lo rinsaldava perché adesso era una scelta e non solo una consuetudine, perché il vincolo con Damon era diventato ancora più profondo quando lei aveva imparato a conoscere se stessa e i propri desideri attraverso Andrew.
Sapevo che tu volevi che lo facessi, ma non potevo fare a meno di chiedermi se era perché non sapevi veramente cosa significasse per me.
Callista si sollevò a sedere sul letto, cinse Ellemir con le braccia e la baciò per rassicurarla. Aveva gli occhi spalancati per lo stupore e lo sgomento. Ellemir fu colpita dalla sua bellezza. Sapeva che anche Damon amava Callista, che aveva in comune con Callista qualcosa che lei non poteva condividere. Eppure poteva accettarlo, come sapeva che Callista accettava il fatto che sarebbe stata Ellemir e non lei a dare il primo figlio a Andrew. Indipendentemente, giunse alla conclusione cui era arrivato Andrew: non erano due coppie che si scambiavano di tanto in tanto, come in una complessa figura di danza. Erano qualcosa di diverso, e ognuno di loro aveva qualcosa di unico da donare agli altri.
Читать дальше