«Senti, perché non lasci fare a me, per stavolta?» disse. «Buttarla sul ridere può essere il sistema migliore.»
Nick rifletté un momento. «Forse hai ragione» disse. «Va’ prima tu.»
Troy si fece vedere proprio nel momento in cui la conversazione fra Carol e il capitano Homer volgeva al termine. «Uhéee, salve, angelo!» gridò da quaranta metri di distanza. «Che succede?»
Carol levò la mano in segno di saluto, ma non si girò. «Allora, 2748 Columbia, appena dopo il Pelican Resort, domani sera alle otto e mezzo?»
«Sì» rispose Homer Ashford, che, dopo un cenno del capo all’indirizzo di Troy, si avviò. «La aspetteremo pronti. Si porti parecchio nastro, perché è una storia lunga.» Poi, con un chiocciolio tutto suo: «E preveda di restare per una festicciola, dopo».
Troy arrivò accanto a Carol quando lui era già a metà dei gradini.
«Salve, capitano Homer. Arrivederci, capitano Homer» disse sommessamente, continuando a recitare la parte del comico. Poi si chinò a baciare Carol sulla guancia. «E ciao a te, angelo…»
«Acc…» fece Carol, ritraendo la guancia «puzzi come una birreria! Per forza che vi ho cercato invano in tutta la città!» Vedendo Nick in arrivo, con la sacca sportiva in mano, continuò, alzando la voce: «Ma che piacevole sorpresa, signor Williams! Davvero gentili, lei e il suo compare, qui, a lasciare gli sgabelli del bar il tempo necessario a venire all’appuntamento».
Un’occhiata all’orologio, e, in tono traboccante di sarcasmo: «E come siamo bravi a osservare il codice mondano del giungere in ritardo, accipicchia! Mi dica, mi dica: se si deve aspettare un quarto d’ora per un professore vero, quanto si aspetta per uno fasullo?»
«Basta con le stronzate, Miss Arroganza» sbottò iroso Nick alla punzecchiatura. Poi, giunto all’altezza di Troy e di Carol, continuò, dopo un sospirone: «Qualche cosina da dirle, l’abbiamo pure noi. Si può sapere che ci faceva a parlare con quel cazzone di Ashford?».
A quel tono carico di minaccia, Carol indietreggiò. «Ma sentitelo, il tipico macho !» disse. «Quello che scarica sempre la colpa sulla donna. “Ehi, tu, puttana” — dice — “scorda che in ritardo sono io, scorda che sono un bastardo arrogante, è stata colpa tua…”»
«Ehi, ehi… hei! » intercedette Troy, Carol e Nick si fissavano furenti, e già stavano per parlare entrambi, quando lui pensò bene di tornare a interrompere. «Bambini, bambini, su, per favore! Ho qualcosa di importante da dire.» Al loro sguardo, alzò le braccia a chiedere silenzio. Quindi, irrigidendosi in posa, finse di sermoneggiare: «Ottantasette anni orsono, i padri nostri generarono su codesto continente una nazione nuova…».
La prima a esplodere fu Carol. «Troy,» rise a dispetto della collera «tu sei proprio un’altra cosa. E sei anche ridicolo.»
Un Troy sogghignante disse a Nick, dandogli una pacca sulla spalla: «Come sono andato, professore? Sarei un Lincoln credibile? Potrebbe, un bravo ragazzo negro come me, recitare Lincoln per i bianchi?».
Nick sorrise suo malgrado, e lasciò correre lo sguardo lungo l’asfalto mentre Troy continuava a cianciare. Alla fine delle ciance: «Mi spiace del ritardo,» disse Nick in tono conciliante e misurato «non ci siamo resi conto del tempo. Ecco il tridente».
Consapevole dello sforzo che doveva essergli costato lo scusarsi, Carol rispose garbatamente con un breve sorriso e un gesto delle mani. «Lo tenga lei ancora un po’» disse, dopo un istante di silenzio. «Adesso abbiamo un sacco di altre cose di cui parlare.» Si guardò in giro. «Ma, forse, questi non sono né il luogo né il momento adatti.»
Sia Nick sia Troy la guardarono con aria interrogativa. «Ho delle novità emozionanti,» spiegò «alcune delle quali stanno nella vostra copia di foto che ho sviluppato stamattina. Il succo è che il telescopio ha captato un segnale infrarosso in uscita dalla fessura e proveniente da un grosso oggetto o da più oggetti.» Poi, rivolta a Nick: «Può trattarsi di altri pezzi di tesoro, ma, dalle immagini, non è possibile stabilirlo».
Nick allungò la mano verso la busta, ma Carol si ritrasse. «Non qui e non ora; troppi occhi e troppe orecchie, credetemi. Quello che dobbiamo fare adesso è concordare un piano. Voi due potete portarmi fuori domattina presto ed esser preparati a recuperare oggetti magari anche sul quintale? S’intende che pagherò un nuovo noleggio.»
«Un quintale: fiuu!» esclamò Nick. «Non vedo l’ora di guardare le foto.» Poi, ritrovando in fretta la sobrietà: «Dovremo farci prestare una draga e…».
«E io ho sempre il telescopio: possiamo usarlo» aggiunse Carol. «Sono quasi le cinque, ormai» disse, dopo uno sguardo all’orologio. «Quanto vi ci vorrà per i preparativi?»
«Tre, quattro ore al massimo» rispose Nick, dopo un rapido calcolo. «Con l’aiuto di Troy, naturalmente» aggiunse.
«Felice di darvelo, amici miei» disse Troy. «E, già che Angie ha riservato un tavolo speciale per me allo Sloppy Joe per il suo spettacolo delle dieci e mezzo di stasera, perché non ci troviamo là per concordare i particolari di domani?»
«Angie Leatherwood è amica tua?» disse Carol, manifestamente colpita. «Non la vedo da quando è diventata una celebrità.» Un secondo silenzio, e consegnò la busta a Nick. «Guardatele in privato. Sono state scattate tutte proprio sotto la barca, nel punto della nostra immersione. Alcune, ovviamente, sono primi piani di altre. Vi ci vorrà un po’ per adeguare gli occhi a tutti i colori, ma quello che a noi interessa è l’oggetto o gli oggetti marrone.» Sia Nick sia Troy non vedevano chiaramente l’ora di averle sotto gli occhi. Carol li accompagnò alla macchina di Nick. «Allora, a stasera verso le dieci e un quarto allo Sloppy Joe» disse, voltandosi per andare alla propria auto.
«Ah, Carol, scusi un istante» la fermò Nick. Lei attese paziente che lui, d’un tratto impacciato, trovasse il modo di porre la domanda in modo cortese. «Le spiacerebbe dirci come mai parlava col capitano Homer?» gli venne finalmente.
Carol spese un minuto a guardare l’uno e l’altro, poi disse ridendo: «Mi è capitato fra i piedi mentre ero là dentro a tentare di telefonare a voi due. Voleva sapere del pezzo recuperato ieri, e io l’ho messo fuori strada rifilandogli che sto facendo un servizio su tutti i membri dell’equipaggio che otto anni fa ha trovato il tesoro della Santa Rosa !».
Nick lanciò a Troy uno sguardo di finto disgusto. «Visto, Jefferson?» disse quindi con eccessiva enfasi. «Te l’avevo detto che c’era una spiegazione perfettamente naturale.» Poi, tutti e due, la salutarono a gesti mentre si avviava.
«Tenente Todd,» disse, esasperato, il capitano Winters «comincio a pensare che la Marina degli Stati Uniti abbia sopravvalutato la sua intelligenza o la sua esperienza — o entrambe. Io proprio non riesco a capire come lei possa persistere anche solo nel considerare la possibilità che il Panther sia stato comandato fuori traiettoria dai russi — e, a maggior ragione, alla luce delle informazioni da lei presentate questo pomeriggio!»
«Ma resta pur sempre un’ipotesi possibile, signor comandante» insistette, caparbio, il giovane ufficiale. «E lei stesso, durante il rapporto, ha detto che una buona analisi delle cause di mancato funzionamento non esclude ogni altra ragionevole possibilità.»
I due uomini erano nell’ufficio del capitano Winters. Questi andò a guardare dalla finestra. Fuori, era ormai quasi buio. Atmosfera pesante, immobile, carica di umidità. A sud, sull’oceano, s’annunciavano tempeste. La base era quasi vuota. Dopo un po’, Winters guardò l’orologio, tirò un sospiro e, tornando verso il giovane ufficiale, riprese con un vago sorriso sulle labbra:
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